Frederick Forsyth.
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LA LISTA NERA.
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Titolo originale: The kill list. 
Traduzione di: Giuseppe Costigliola.
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2014. Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano onlus
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       ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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Una segretissima lista di nomi di terroristi che minacciano la sicurezza nazionale degli USA al punto di dover essere fisicamente eliminati. Solo poche persone tra cui il Presidente conoscono l'esistenza della lista nera che va tenuta segreta per non creare allarme. Chi c' dietro la catena di omicidi di personaggi in vista negli USA e in Gran Bretagna perpetrati da terroristi radicali islamici, improvvisati ma non per questo meno pericolosi? Nei computers e tablet degli attentatori vengono trovati video in cui un misterioso personaggio, noto solo come "il Predicatore" incita alla guerra santa e quello del "Predicatore"  il primo nome nella lista. Il problema  che nessuno sa n chi sia n dove si trovi e sar compito del Colonnello dei Marines Kit Karson detto "il Segugio" identificarlo e localizzarlo per arrivare alla sua eliminazione, anche perch questo  diventato per il Colonnello Carson un fatto personale. Un aiuto inatteso arriver da un giovanissimo hacker con la sindrome di Asperger che fornir un indizio decisivo per localizzare "il Predicatore" ed iniziare la caccia con l'obiettivo finale di neutralizzare la minaccia da esso rappresentata.
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L'AUTORE.
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Frederick Forsyth (Ashford, 25 agosto 1938)  uno scrittore britannico.
 noto come autore di spy-story come Il giorno dello sciacallo, I mastini della guerra, Dossier Odessa, Il pugno di Dio e Il quarto protocollo.
All'et di 19 anni, divenne uno dei pi giovani piloti che la Royal Air Force abbia mai avuto. Lasci l'aviazione nel 1958. Quindi divent un giornalista. per un piccolo giornale,ma poi venne assunto dalla Reuters nel 1961 come corrispondente da Parigi, e successivamente pass alla BBC come reporter, sia in radio che in televisione. 
Durante la guerra in Nigeria  in Biafra per conto della BBC. Sul posto conosce la realt dei mercenari, che descriver ne I mastini della guerra. Tornato a Londra, la sua indagine sulla guerra in Biafra viene giudicata poco obiettiva, cio di appoggio alla causa dell'indipendenza della regione. Per questo motivo lascia la BBC.
Nel 1970 scrive Il giorno dello sciacallo, che nel 1972 ottiene negli USA l'Edgar Allan Poe Award per il romanzo thriller pi venduto. Nel romanzo scrive esattamente come era possibile all'epoca crearsi una falsa identit in Inghilterra; questo espose il governo (che usava abitualmente questa possibilit) a pesanti critiche da parte dei media.
Il suo metodo di scrivere i romanzi ha due caratteristiche principali: lo stampo chiaramente giornalistico (tanto che i suoi libri spesso sembrano veri e propri report giornalistici), e l'attenzione per la dimensione internazionale.
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LA LISTA NERA.
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PROLOGO.
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Nell'oscuro e segreto cuore di Washington si custodisce un elenco breve ed estremamente riservato. Contiene i nomi di terroristi ritenuti cos pericolosi per gli Stati Uniti, i suoi cittadini e i suoi interessi da essere condannati a morte senza tentare neppure di arrestarli e sottoporli a giudizio o a giusto processo. Viene chiamato la "lista nera".

Ogni marted mattina nello Studio Ovale la lista viene esaminata, per apportarvi eventuali modifiche, dal presidente e da altri sei uomini; non uno di pi, non uno di meno. Tra loro vi sono il direttore della CIA e il generale a quattro stelle che comanda il pi grande e temibile esercito privato al mondo. Si tratta del JSOC, il Comando congiunto delle operazioni speciali, un'agenzia che ufficialmente non esiste.

Una fredda mattina di primavera del 2014 un altro soggetto si aggiunse alla lista. Quell'uomo era cos misterioso che non se ne conosceva neppure il vero nome, e la gigantesca macchina dell'antiterrorismo americano non aveva sue foto. Come Anwar al-Awlaki, il fanatico americano-yemenita che diffondeva su internet sermoni inneggianti all'odio, gi presente nella lista nera ed eliminato nel 2011 con un missile sganciato da un drone nel Nord dello Yemen, anche il nuovo entrato predicava online. Le sue parole erano cos potenti che i giovani musulmani sparsi in tutto il mondo si convertivano a un Islam ultraradicale e commettevano omicidi in suo nome.

Al pari di Al-Awlaki, il nuovo entrato si esprimeva in un inglese perfetto. Non avendo nome, era noto semplicemente come "il Predicatore".

La missione fu affidata al JSOC, il cui comandante la pass alla TOSA, un'organizzazione cos segreta che il novantotto per cento degli ufficiali statunitensi in servizio non ne ha mai sentito parlare.

In realt la TOSA  un piccolissimo dipartimento, con sede nella Virginia settentrionale, il cui compito  quello di scovare i terroristi che cercano di sottrarsi alla giustizia punitiva americana.

Quel pomeriggio il direttore della TOSA, conosciuto in tutti i rapporti ufficiali come Volpe Grigia, entr nell'ufficio del suo cacciatore di uomini pi esperto e gli mise un foglio sulla scrivania. C'erano scritte poche, semplici parole:

Il Predicatore. Identificarlo. Localizzarlo. Eliminarlo.

Sotto c'era la firma del comandante in capo, il presidente. Il che rendeva quel documento un ordine esecutivo presidenziale, un EXORD.

L'uomo che aveva davanti a s quell'ordine era un enigmatico tenente colonnello del corpo dei marine di quarantacinque anni, a sua volta noto, dentro e fuori quell'edificio, solo con il nome in codice. Lo chiamavano "il Segugio".



1.
Se glielo avessero chiesto, Jerry Dermott si sarebbe messo una mano sul cuore e avrebbe giurato di non aver mai recato intenzionalmente danno ad alcuno e di non meritare la morte. Ma ci non valse a salvarlo.

Era met marzo a Boise, nell'Idaho; l'inverno, riluttante, stava allentando la sua morsa. Ma sulle alte vette intorno alla capitale dello Stato c'era la neve, e il vento che scendeva dalle montagne era ancora pungente. I passanti erano imbacuccati nei loro caldi cappotti quando il deputato lasci la sede dell'assemblea legislativa al 700 di West Jefferson Street.

L'uomo pass dall'entrata principale e scese i gradini che univano l'edificio di arenaria alla strada dove lo aspettava la sua auto. Come sempre cordiale, salut con un cenno il poliziotto sulle scale accanto all'ingresso sul colonnato e vide che Joe, il suo fedele autista da tanti anni, stava girando intorno alla limousine per aprire lo sportello posteriore. Non si accorse della persona infagottata che si era alzata da una panchina per incamminarsi lungo il marciapiede.

Era avvolta in un lungo soprabito scuro, sbottonato davanti ma tenuto chiuso con le mani infilate dentro. In testa aveva una sorta di zucchetto ricamato, e l'unica stranezza, se qualcuno lo avesse osservato - il che non accadde -, era che sotto il soprabito non portava dei jeans ma una specie di veste bianca. In seguito si sarebbe appurato che si trattava di un dishdasha arabo.

Jerry Dermott era quasi arrivato allo sportello aperto quando si sent chiamare: "Deputato". Si volt. L'ultima cos che vide su questa terra fu un volto bruno che lo fissava, due occhi come persi nel vuoto, quasi stessero guardando un punto lontano. Il soprabito si apr e spunt un fucile a canne mozze prima nascosto sotto la stoffa.

In seguito la polizia avrebbe accertato che le canne avevano sparato contemporaneamente e che il fucile era stato caricato con pallettoni di grosso calibro, e non con i pallini che si usano per la caccia agli uccelli. Il tutto da una distanza di circa tre metri.

Visto che le canne erano molto corte, la rosa dei pallettoni fu piuttosto ampia. Alcuni sfrecciarono accanto al deputato su entrambi i lati e colpirono Joe, facendolo girare e barcollare. Sotto la giacca aveva una pistola, ma essendosi portato le mani al viso non fu in grado di usarla.

Il poliziotto in cima alle scale assistette alla scena, estrasse il suo revolver e scese di corsa. L'assalitore alz le mani, tenendo il fucile con la destra, e grid qualcosa. L'agente, non sapendo se la seconda canna avesse sparato, esplose tre colpi. Da poco pi di cinque metri, ed essendo un tiratore esperto, non poteva mancarlo.

I proiettili centrarono in pieno petto l'uomo che gridava e lo sbalzarono all'indietro; piomb sul cofano della limousine, rimbalz, cadde in avanti e mor riverso sul marciapiede. Alcune persone si affacciarono dall'entrata sul colonnato, videro i due corpi a terra, l'autista con le mani insanguinate e il poliziotto che si ergeva sopra l'attentatore impugnando con entrambe le mani la pistola, puntata verso il basso. Corsero dentro a chiamare i soccorsi.

I due cadaveri furono portati all'obitorio mentre Joe venne condotto all'ospedale, dove gli estrassero i tre pallettoni che aveva conficcati in volto. Il deputato era morto con il torace crivellato da oltre venti pallettoni d'acciaio che avevano perforato cuore e polmoni. Stessa sorte per l'assalitore.

Quest'ultimo, denudato sul tavolo dell'obitorio, non pot essere identificato. Non aveva documenti personali e, particolare inconsueto, era completamente glabro, a parte la barba. Ma i giornali della sera pubblicarono la sua foto e due persone si presentarono alla polizia: il preside di un college in periferia lo riconobbe come uno studente di origine giordana e la proprietaria di una pensione come uno dei suoi inquilini.

Gli investigatori passarono al setaccio la stanza dell'attentatore ucciso, prelevando molti libri in arabo e un computer portatile, il cui contenuto fu esaminato nel laboratorio della polizia. Rivel una cosa che alla centrale di Boise nessuno aveva mai visto. Sull'hard disk vi era una serie di prediche, o sermoni, pronunciati da un individuo con il volto coperto che fissava lo schermo con occhi di brace e parlava in un inglese fluente.

Il messaggio era semplice e brutale. Il Vero Credente doveva seguire un percorso di abbandono dell'eresia per abbracciare la fede musulmana. Doveva, entro i limiti della propria coscienza, senza confidare e avere fiducia in nessuno, convertirsi alla jihad e diventare un autentico e leale soldato di Allah. Quindi doveva individuare un personaggio importante al servizio del Grande Satana e mandarlo all'inferno, poi morire come uno shahid, un martire, e salire nel paradiso di Allah dove avrebbe dimorato in eterno. I sermoni erano una ventina, e tutti diffondevano lo stesso messaggio.

La polizia pass le prove all'ufficio dell'FBI di Boise, il quale inoltr l'intero dossier al J. Edgar Hoover Building di Washington DC. Al quartier generale del Bureau non rimasero sorpresi. Avevano gi sentito parlare del Predicatore.

1968.

La signora Lucy Carson entr in travaglio l'8 novembre e fu subito portata nel reparto di ostetricia dell'ospedale della marina di Camp Pendleton, in California, dove lei e il marito risiedevano. Due giorni dopo nacque il suo primo e unico figlio maschio.

Fu battezzato Christopher come il nonno paterno, ma poich l'anziano ufficiale della marina americana veniva chiamato Chris, per evitare confusioni il bimbo fu soprannominato Kit, con un riferimento del tutto casuale all'antico pioniere.

Altrettanto fortuita fu la sua data di nascita: 10 novembre, lo stesso giorno della fondazione del corpo dei marine nel 1775.

Il capitano Alvin Carson era di stanza in Vietnam, dove la guerra infuriava e sarebbe continuata con la stessa violenza per altri cinque anni. Ma la sua assegnazione era prossima al termine e cos a Natale ottenne una licenza per riunirsi con la moglie e le due figliolette, e per abbracciare il suo primo maschietto.

Rientr in Vietnam dopo Capodanno, per fare definitivamente ritorno nella grande base dei marine a Pendleton nel 1970. Non fu assegnato ad altra destinazione, e infatti rimase l per tre anni, durante i quali pot assistere alla crescita di suo figlio.

In quel luogo, lontano dalle giungle micidiali, la coppia condusse una tranquilla esistenza tutta all'interno della base, tra l'alloggio di servizio, l'ufficio del capitano, il club, lo spaccio militare e la chiesa. Carson pot insegnare al figlio a nuotare nel bacino artificiale di Del Mar. In seguito avrebbe ripensato agli anni trascorsi a Pendleton come a un periodo felice.

Il 1973 vide il suo trasferimento a un'altra destinazione per ufficiali "con famiglia", a Quantico, nell'immediata periferia di Washington. All'epoca il luogo era un'enorme distesa di terra incolta infestata da zanzare e zecche, dove un bambino poteva cacciare scoiattoli e procioni nei boschi.

La famiglia Carson viveva ancora alla base quando Henry Kissinger e il nordvietnamita Le Duc Tho si incontrarono a Parigi per sottoscrivere il trattato internazionale che segn la fine ufficiale del decennio di stragi chiamato guerra del Vietnam.

L'ormai maggiore Carson torn per la terza volta in Vietnam, un paese ancora pericoloso dal momento che l'esercito del Nord era pronto a rompere gli accordi invadendo il Sud. Ma Carson fu rimpatriato presto, poco prima della forsennata e caotica fuga dal tetto dell'ambasciata.

In quegli anni suo figlio Kit segu le normali tappe di un bambino americano: tornei giovanili di baseball, lupetto negli scout e scuola. Nell'estate del 1976 il maggiore Carson e famiglia furono trasferiti in una terza enorme base dei marine: Camp Lejeune, nel North Carolina.

In qualit di comandante in seconda del suo battaglione, il maggiore Carson lavorava fuori dall'Ottavo quartier generale dei marine su "C" Street e viveva con la moglie e i tre figli in uno dei tanti alloggi di servizio per ufficiali. Non si parlava mai di cosa avrebbe fatto da grande il ragazzino. Era nato in seno a due famiglie: i Carson e il corpo dei marine. Si dava per scontato che avrebbe seguito le orme del nonno e del padre alla scuola ufficiali e che avrebbe indossato la divisa.

Dal 1978 al 1981 il maggiore Carson fu assegnato a una destinazione cui da lungo tempo ambiva di essere trasferito, la grande base della marina militare sulla sponda meridionale della Baia di Chesapeake, nella Virginia settentrionale. La famiglia rimase a vivere nella base, il maggiore s'imbarc come ufficiale sulla Nimitz, l'orgoglio della flotta di portaerei. Fu da quell'osservatorio privilegiato che assistette al fallimento dell'Operazione Eagle Claw, il vano tentativo di liberare i diplomatici americani tenuti in ostaggio all'ambasciata di Teheran da "studenti" agli ordini dell'ayatollah Khomeini.

Il maggiore Carson era sul ponte laterale della Nimitz con un binocolo a lungo raggio e vide gli otto enormi elicotteri Sea Stallion levarsi con un rombo verso la costa per fornire appoggio ai berretti verdi e ai ranger che dovevano prelevare gli ostaggi e condurre in salvo i diplomatici liberati.

Li vide rientrare quasi tutti malconci. Prima i due finiti in avaria sulla costa iraniana perch, sprovvisti di filtri appositi, erano incappati in una tempesta di sabbia. Poi gli altri con a bordo i feriti, dopo che uno degli elicotteri aveva sfondato il parabrezza di un Hercules, trasformandosi in una palla di fuoco. Il ricordo di quell'azione assurda continu a suscitargli grande amarezza per il resto dei suoi giorni.

Dall'estate del 1981 al 1984 Alvin Carson, ora colonnello, risiedette a Londra con la famiglia in qualit di attach dei marine presso l'ambasciata di Grosvenor Square. Kit venne iscritto alla scuola americana di St John's Wood. In seguito il ragazzo ripens con nostalgia ai tre anni trascorsi nella capitale britannica. Era l'epoca di Margaret Thatcher e di Ronald Reagan, e del loro straordinario sodalizio.

Le Falkland furono invase e liberate. Una settimana prima che i par inglesi entrassero a Port Stanley, Ronald Reagan fece una visita di Stato a Londra. Charlie Price fu nominato ambasciatore e divenne l'americano pi popolare della citt. Si organizzarono ricevimenti e balli. La famiglia Carson si mise in fila all'ambasciata e fu presentata alla regina Elisabetta. Il quattordicenne Kit Carson si prese la prima cotta per una ragazza. E il padre comp il suo ventennale nel corpo.

Il colonnello Carson fu promosso al comando del secondo battaglione, terzo reggimento dei marine con il grado di tenente colonnello e la famiglia si trasfer a Kaneohe Bay, nelle Hawaii, un luogo con un clima notevolmente diverso da Londra. L'adolescente cominci a dedicarsi al surf, allo snorkeling, alle immersioni, alla pesca e alle ragazze, per le quali manifest un particolare interesse.

Intorno ai sedici anni si rivel un atleta formidabile, ma i voti scolastici dimostravano che aveva anche un'intelligenza estremamente pronta. Quando un anno dopo il padre fu promosso G3 e torn nel continente, Kit Carson era un'Aquila scout e una matricola nel corpo di addestramento degli ufficiali della riserva. La congettura di qualche anno prima si stava dimostrando vera; il ragazzo era decisamente avviato a seguire le orme del padre nei ranghi dei marine.

Rientrato negli Stati Uniti, doveva prendere una laurea. Il giovane si iscrisse al college William e Mary di Williamsburg, in Virginia, dove risiedette per quattro anni in un convitto, studiando storia e chimica. Trascorse le tre lunghe vacanze estive frequentando la scuola di paracadutismo, quella per subacquei e la scuola allievi ufficiali di Quantico.

Si laure a vent'anni, nella primavera del 1989, e ottenne contemporaneamente la mostrina per il grado di sottotenente dei marine. Il padre, ora generale a una stella, e la madre, entrambi gonfi d'orgoglio, presenziarono alla cerimonia.

La sua prima destinazione fu la scuola per giovani ufficiali dove rimase fino a Natale, poi la scuola ufficiali di fanteria fino al marzo del 1990, distinguendosi in varie discipline. Segu poi la scuola ranger di Fort Benning, in Georgia, e con la mostrina dei ranger fu destinato a Twentynine Palms, in California.

L frequent il centro combattimento terra/aria, noto come "I Pali", e fu quindi assegnato al primo battaglione, settimo reggimento nella stessa base. Poi, il 2 agosto 1990, un uomo di nome Saddam Hussein invase il Kuwait. I marine degli Stati Uniti tornarono in guerra e il tenente Kit Carson and con loro.

1990.

Una volta deciso che l'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein non poteva essere tollerata, si form una grande coalizione che si schier lungo il confine desertico fra Iraq e Arabia Saudita, dal Golfo Persico a est alla frontiera giordana a ovest.

I marine intervennero con un corpo di spedizione agli ordini del generale Walter Bloomer che comprendeva la prima divisione marine, al comando del generale Mike Myatt. A un gradino piuttosto basso della gerarchia militare c'era il tenente Kit Carson. Le truppe vennero schierate all'estremit orientale del fronte della coalizione, con alla destra solo le azzurre acque del Golfo.

Durante il primo mese, un agosto sorprendentemente caldo, l'attivit fu febbrile. Si dovette sbarcare e posizionare lungo il settore l'intera divisione con i mezzi corazzati e l'artiglieria di copertura. Una flotta di navi giunse nel fino ad allora tranquillo scalo petrolifero di Al-Jubail per sbarcare le salmerie necessarie. Solo a settembre Kit Carson sostenne il colloquio per l'affidamento dell'incarico. Affianc un maggiore veterano dalla lingua affilata, forse scavalcato di grado e per nulla contento di ci.

Il maggiore Dolan scorse attentamente il dossier del giovane ufficiale. Alla fine vi colse un particolare inconsueto. Alz lo sguardo.

"Da bambino ha vissuto a Londra?"

"Sissignore."

"Gente strana." Il maggiore Dolan termin di esaminare il fascicolo e lo chiuse.

"Schierata di fianco a noi, a ovest, c' la settima brigata corazzata inglese. Si definiscono Topi del deserto. Gente strana, come dicevo. Chiamano topi i propri soldati."

"Veramente si tratta di gerboa, signore."

"Di che cosa?"

"Gerboa. Animali del deserto, come i suricati. Gli inglesi assunsero quel soprannome durante la Seconda guerra mondiale, quando combatterono nel deserto libico contro Rommel. Lui era la Volpe del deserto. Il gerboa  pi piccolo, ma sfuggente."

Il maggiore Dolan non rimase affatto colpito.

"Non faccia il saputello con me, tenente. In qualche modo dobbiamo cercare di andare d'accordo con questi Topi del deserto. Proporr al generale Myatt di inviarla l come ufficiale di collegamento. Pu andare."

I contingenti della coalizione dovettero trascorrere altri cinque mesi in quel deserto soffocante mentre le forze aeree alleate ottenevano il risultato di "ridimensionare" del cinquanta per cento l'esercito iracheno, cos che il comandante in capo delle operazioni, generale Norman Schwarzkopf, aveva preteso prima di sferrare l'attacco. Per una parte di quel periodo, dopo essersi presentato a rapporto dal generale inglese Patrick Cordingley, comandante della settima brigata, Kit Carson fece da ufficiale di collegamento tra le due forze.

Ben pochi soldati americani riuscivano a dimostrare interesse, o empatia, nei confronti della cultura dell'Arabia Saudita. Carson, con la sua naturale curiosit, era un'eccezione. Tra le file inglesi trov due ufficiali con un'infarinatura di arabo e da loro impar alcune frasi. Durante le trasferte ad Al-Jubail sentiva i cinque richiami giornalieri alla preghiera e osservava le figure vestite con la tunica prostrarsi ripetutamente, fronte a terra, per compiere il rituale.

Decise di salutare i sauditi che aveva occasione di incontrare con il formale "Salam aleikum" ("La pace sia con te"), e impar a rispondere "Aleikum salam" ("E con te sia la pace"). Not la loro sorpresa quando vedevano uno straniero prendersi quel disturbo e la cordialit che ne seguiva.

Dopo tre mesi la brigata inglese fu accresciuta a divisione e il generale Schwarzkopf la spost pi a est, con disappunto del generale Myatt. Quando alla fine le forze di terra attaccarono, la guerra fu breve, cruenta e brutale. I mezzi corazzati iracheni furono spazzati via dai carri armati inglesi Challenger II e dagli Abrams americani. Il dominio dello spazio aereo era totale, come accadeva da mesi.

La fanteria di Saddam era stata polverizzata dai bombardamenti a tappeto delle trincee per opera dei B-52 americani e si era arresa in massa. L'assalto dei marine si risolse in una scorribanda nel Kuwait, dove vennero acclamati, e poi in un'ultima corsa fino al confine iracheno, dove il comando supremo ordin loro di fermarsi. L'azione sulla terraferma era durata solo cinque giorni.

Il tenente Kit Carson doveva essersi comportato bene. Al suo ritorno, nell'estate del 1991, ebbe l'onore di essere trasferito all'81esimo plotone come miglior tenente del battaglione. Chiaramente destinato a ben altri incarichi, a quel punto, per la prima ma non ultima volta in vita sua, fece qualcosa di non convenzionale. Present domanda e ricevette una borsa di studio Olmsted. Quando gliene chiesero il motivo, rispose che voleva essere destinato all'Istituto linguistico della Difesa, situato presso il Presidio di Monterey in California. Incalzato dal suo interlocutore, ammise che voleva imparare a fondo l'arabo. Una decisione che in futuro gli avrebbe cambiato la vita.

I suoi superiori, alquanto perplessi, lo accontentarono. Con la Olmsted in tasca, trascorse il primo anno a Monterey e i due anni seguenti fece uno stage all'Universit americana del Cairo. In quella sede scopr di essere l'unico marine, e l'unico membro delle forze armate, ad aver partecipato a un'azione bellica. Mentre si trovava l, il 26 febbraio 1993 uno yemenita di nome Ramzi Yusuf cerc di far saltare in aria una delle Torri gemelle del World Trade Center di Manhattan. Fall, ma, nell'inconsapevolezza della classe dirigente americana, aveva lanciato il primo assalto in grande stile della jihad islamica contro gli Stati Uniti.

A quei tempi non esistevano giornali online, ma il tenente Carson pot seguire alla radio lo sviluppo delle indagini al di l dell'Atlantico. Era disorientato, incuriosito. Alla fine and a trovare l'uomo pi saggio che conoscesse in Egitto. Il professor Khaled Abdulaziz insegnava all'Universit Al-Azhar, uno dei maggiori centri di studi coranici in tutto l'Islam. Di tanto in tanto teneva conferenze all'Universit americana. Ricevette il giovane ufficiale nel suo appartamento al campus dell'Al-Azhar.

"perch lo hanno fatto?" chiese Kit Carson.

"perch vi odiano" rispose in tono pacato il vecchio erudito.

"Ma perch? Che gli abbiamo fatto?"

"A loro personalmente? Ai loro paesi? Alle loro famiglie? Niente. Tranne forse spargere dollari. Ma non  questo il punto. Parlando di terrorismo non lo  mai. Con i terroristi, che siano di Al-Fatah, di Settembre nero o del nuovo sedicente ramo religioso, la rabbia e l'odio sono in cima alla lista. Poi viene la giustificazione. Per l'IRA  il patriottismo, per le Brigate rosse la politica, per i jihadisti salafiti la devozione. Una falsa devozione."

Il professore stava preparando il t sul suo fornelletto a spirito.

"Per affermano di seguire gli insegnamenti del Sacro Corano. Affermano di obbedire al profeta Maometto. Affermano di servire Allah."

Il vecchio studioso sorrise mentre l'acqua bolliva. Aveva notato la parola "sacro" inserita davanti a "Corano". Un atto di cortesia, ma gradito.

"Ragazzo, io sono quello che si definisce un "hafiz". Cio una persona che ha imparato a memoria tutti i 6236 versetti del Sacro Corano. A differenza della vostra Bibbia, che  opera di centinaia di autori, il nostro Corano  stato scritto, in effetti dettato, da uno solo. Eppure ci sono passaggi che sembrano in contraddizione tra loro.

"I jihadisti prendono una o due frasi fuori contesto, le distorcono ulteriormente e poi pretendono di avere una giustificazione divina. Invece no. Non c' nulla in tutto il nostro Libro sacro che ordini di massacrare donne e bambini per compiacere colui che chiamiamo Allah, il Misericordioso, il Compassionevole. Tutti gli estremisti lo fanno, compresi i cristiani e gli ebrei. Ma non lasciamo raffreddare il t. Va bevuto bollente."

"Professore, queste contraddizioni sono mai state affrontate, spiegate, razionalizzate?"

Il vecchio studioso vers il t all'americano. Aveva dei domestici, ma amava prepararlo di persona.

"Costantemente. Da milletrecento anni i dotti studiano e compongono commentari a quell'unico libro. Sono chiamati collettivamente "hadith". Ne esistono circa centomila."

"Li ha letti?"

"Non tutti. Ci vorrebbero dieci vite. Ma molti s. E ne ho scritti due."

"Uno degli attentatori, Shaikh Omar Abd al-Rahman, quello che chiamano il religioso cieco, era... ... anche lui uno studioso."

"Ed  in errore. Niente di nuovo, capita in ogni religione."

"Eppure non capisco. perch tanto odio?"

"perch non siete loro. Provano una profonda rabbia per chi  diverso. Gli ebrei, i cristiani, quelli che chiamiamo i "kuffar", i miscredenti che non si convertono all'unica vera fede. Ma anche quelli che non sono abbastanza musulmani. In Algeria i jihadisti massacrano interi villaggi di fellagha, contadini, tra cui donne e bambini, nella loro guerra santa contro Algeri. Non lo dimentichi, tenente. Prima vengono la rabbia e l'odio. Poi la giustificazione, l'esibizione di una profonda piet, tutta una messinscena."

"E lei, professore?"

Il vecchio sospir.

"Io li aborro e li disprezzo. perch prendono il volto del mio amato Islam e lo presentano al mondo deformato dalla rabbia e dall'odio. Ma il comunismo  morto e l'Occidente  debole ed egoista, interessato solo al piacere, all'avidit. Saranno in molti ad ascoltare il nuovo messaggio."

Kit Carson guard l'orologio. Di l a poco per il professore sarebbe arrivato il momento della preghiera. Si alz. Lo studioso not il gesto e sorrise. Si alz a sua volta e accompagn l'ospite alla porta. Appena l'americano fu uscito, gli si rivolse ad alta voce.

"Tenente, ho paura che il mio amato Islam stia entrando in una lunga e oscura notte. Lei  giovane, ne vedr la fine, inshallah. Quanto a me, prego di non vivere abbastanza da assistervi."

Tre anni dopo il vecchio studioso mor nel suo letto. Ma i massacri erano gi iniziati con una deflagrante esplosione in un edificio residenziale occupato da civili americani in Arabia Saudita. Un uomo di nome Osama bin Laden aveva lasciato il Sudan ed era tornato in Afghanistan come riverito ospite di un nuovo regime, quello dei talebani, che si era instaurato nel paese. E l'Occidente continu a non adottare misure per difendersi, e a godere di quegli anni di vacche magre.

Ai giorni nostri.

Il mercatino della citt di Grangecombe, nella contea inglese di Somerset, in estate attirava turisti che passeggiavano per le sue strade acciottolate del diciassettesimo secolo. Nelle altre stagioni, essendo lontano dagli itinerari per le spiagge e le calette del Southwest, il luogo era abbastanza tranquillo. Ma aveva una storia, un decreto reale di istituzione, un consiglio comunale e un sindaco. Nell'aprile del 2014 il primo cittadino era Sua Eccellenza Giles Metravers, un negoziante di stoffe in pensione, con un incarico annuale attribuito in base all'anzianit e il diritto di portare il collare da sindaco, la toga bordata di pelliccia e il tricorno.

E cos era vestito mentre inaugurava la nuova sede della Camera di commercio, proprio dietro la via principale, quando una figura si stacc correndo dal capannello degli astanti, percorse i dieci metri che lo separavano dal sindaco prima che qualcuno potesse reagire e gli piant un coltello da macellaio nel petto.

Erano presenti due poliziotti, ma disarmati. Il sindaco morente fu soccorso dal segretario comunale e altri, invano. Gli agenti affrontarono il killer che non tent di fuggire ma grid ripetutamente una frase che nessuno cap e che in seguito gli esperti decifrarono come "Allahu akbar", cio "Allah  grande".

Uno dei poliziotti ricevette un fendente alla mano mentre cercava di afferrare il coltello, poi l'aggressore fu sopraffatto. I detective arrivarono puntualmente dal capoluogo della contea, Taunton, per avviare un'inchiesta formale. L'assalitore sedeva in silenzio al commissariato, rifiutandosi di rispondere alle domande. Vestiva un dishdasha lungo fino ai piedi, per cui venne convocato un interprete arabo dalla centrale di polizia della contea, ma senza risultato.

L'uomo fu identificato come uno scaffalista del locale supermercato, che aveva una stanza in una pensione. La proprietaria rivel che era iracheno. All'inizio si pens che la sua azione fosse scaturita dalla rabbia per quanto stava accadendo nel suo paese, ma il ministero degli Interni rifer che era arrivato in Inghilterra come rifugiato e che gli era stato concesso asilo. Alcuni giovani della cittadina si fecero avanti per testimoniare che Faruk, noto come Freddy, fino a tre mesi prima amava partecipare alle feste, bere alcol e frequentare ragazze. Poi era cambiato, era diventato scostante e silenzioso, e sembrava disprezzare il tipo di vita che aveva condotto in precedenza.

Nella sua stanza si trov ben poco, a parte un computer portatile il cui contenuto sarebbe risultato molto familiare alla polizia di Boise, nell'Idaho. Una serie di sermoni tenuti da un uomo a volto coperto seduto davanti a una specie di fondale con iscrizioni di versi del Corano che esortavano i proseliti a distruggere i kuffar. Gli agenti della polizia del Somerset guardarono una decina di quei sermoni, sconcertati, visto che l'uomo si esprimeva in un inglese praticamente privo di accento.

Mentre il killer, sempre silenzioso, veniva rinviato a giudizio, il file e il computer furono inviati a Londra. La polizia metropolitana pass tutti i dettagli della vicenda al ministero degli Interni, che consult l'MI5, il servizio per la sicurezza interna. Avevano gi ricevuto un rapporto dal loro uomo presso l'ambasciata britannica a Washington in merito a un episodio simile accaduto nell'Idaho.

1996.

Tornato negli Stati Uniti, il capitano Kit Carson fu trasferito per tre anni a Camp Pendleton, il luogo dove era nato e dove aveva trascorso i primi quattro anni di vita. Durante quel periodo il nonno paterno, un colonnello dei marine in congedo che aveva combattuto a Iwo Jima, mor nella casa di riposo in North Carolina dove risiedeva. Il padre di Kit fu promosso generale a due stelle, un avanzamento che il nonno apprese con orgoglio poco prima della morte.

Kit Carson conobbe e spos un'infermiera della marina che lavorava nello stesso ospedale dov'era venuto al mondo. Per tre anni lui e Susan cercarono di avere un bambino, finch gli esami non decretarono che lei era sterile. Decisero di comune accordo di adottarne uno, ma non subito. Poi, nell'estate del 1999, Carson fu assegnato alla scuola militare di Quantico e, nel 2000, fu promosso maggiore. Subito dopo il passaggio di grado lui e sua moglie furono trasferiti di nuovo, stavolta a Okinawa, in Giappone.

Fu l, molti fusi orari a ovest di New York, mentre cercava di sintonizzarsi sui notiziari della tarda serata prima di andare a letto, che assistette, incredulo, alle immagini dell'evento in seguito designato semplicemente come 11 settembre.

Con altri colleghi del circolo ufficiali rimase seduto tutta la notte a guardare e riguardare in silenzio l'esplosione dei due aerei di linea che si schiantavano prima contro la Torre Nord e poi contro quella Sud.

A differenza delle persone che lo circondavano conosceva la lingua araba, il mondo arabo e la complessit della religione islamica, professata da oltre un miliardo di abitanti del pianeta.

Gli venne in mente il professor Abdulaziz, benevolo, gentile, mentre serviva il t e profetizzava una lunga notte oscura per il mondo dell'Islam. E altre persone. Sent un brusio rabbioso montare intorno a lui a mano a mano che venivano diffusi i particolari. I responsabili erano diciannove arabi, tra cui quindici sauditi. Ricord i sorrisi radiosi dei negozianti di Al-Jubail quando li salutava nella loro lingua. Era la stessa gente?

All'alba l'intero reggimento si schier al completo per ascoltare il comandante. Il suo messaggio fu cupo. Era scoppiata una guerra, e il corpo dei marine avrebbe, come sempre, difeso la nazione in qualunque momento, ovunque e comunque gli fosse stato richiesto.

Il maggiore Kit Carson pens con amarezza a tutti gli anni sprecati, quando una serie di attacchi agli Stati Uniti in Africa e in Medio Oriente aveva provocato una settimana di indignazione da parte dei politici, ma senza portare a una profonda consapevolezza della reale entit del furibondo assalto che si stava preparando nelle grotte dell'Afghanistan.

Non si poteva certo sopravvalutare il trauma che l'11 settembre aveva inflitto agli Stati Uniti e al loro popolo. Niente sarebbe stato pi come prima. In ventiquattr'ore il gigante finalmente si svegli.

Sarebbe arrivato il castigo, Carson lo sapeva, e voleva partecipare. Ma era relegato su un'isola del Giappone, destinato a rimanervi ancora per anni.

Tuttavia l'evento che cambi per sempre l'America cambi anche la vita di Kit Carson. Lui non poteva sapere che a Washington un uomo con una grande esperienza alla CIA, un veterano della Guerra fredda di nome Hank Crampton, stava setacciando gli archivi di esercito, marina, aeronautica e corpo dei marine alla ricerca di un raro tipo di individuo. L'operazione era denominata "Repulisti" e l'uomo stava cercando ufficiali in servizio che conoscessero l'arabo.

Nel suo ufficio presso l'Edificio numero 2 del complesso della CIA a Langley, in Virginia, i vari dossier venivano inseriti nei computer che li analizzavano molto pi in fretta di quanto occhio umano avrebbe impiegato a leggerli o cervello a elaborarli. Nomi e carriere scorrevano, la maggior parte era ritenuta non idonea, solo pochi venivano presi in considerazione.

Un nome lampeggi a intermittenza nell'angolo superiore dello schermo. Maggiore dei marine, borsa di studio Olmsted, Istituto linguistico di Monterey, due anni al Cairo, perfetta conoscenza dell'arabo. Dov'? chiese Crampton. A Okinawa, rispose il computer. Bene, ci serve qui, decise Crampton.

Ci volle tempo e un po' di voce grossa. Il corpo dei marine si oppose, ma l'Agenzia era pi forte. Il direttore della CIA risponde solo al presidente, e George Tenet era molto ascoltato da George W. Bush. Lo Studio Ovale respinse le proteste dei marine. Il maggiore Carson fu distaccato con procedura urgente presso la CIA. Non voleva cambiare casacca, ma alla fine dovette lasciare Okinawa e giur di rientrare nel corpo appena possibile.

Il 20 settembre 2001 uno Starlifter decoll da Okinawa diretto in California. In fondo sedeva un maggiore dei marine. Sapeva che il corpo avrebbe provveduto a Susan, procurandole successivamente un trasferimento alla base dei marine a Quantico, in modo che da Langley lui potesse esserle vicino.

Dalla California il maggiore Carson fu inviato alla base dell'aeronautica di Andrews, nei pressi di Washington, e cos si present al quartier generale della CIA, come gli era stato ordinato.

Fu sottoposto a colloqui, esami di arabo, poi dovette indossare abiti civili e infine gli fu assegnato un piccolo ufficio nell'Edificio numero 2, a vari chilometri dai ranghi superiori dell'Agenzia agli ultimi piani dell'Edificio numero 1, l'originale.

Gli furono consegnate pile di intercettazioni radiofoniche in arabo da esaminare e commentare. Si irrit. Era un lavoro per l'NSA, l'Agenzia per la sicurezza nazionale a Fort Meade, sulla strada per Baltimora, nel Maryland. Esistevano ascoltatori, intercettatori, decrittatori. Non era entrato nei marine per analizzare notiziari trasmessi da Radio Cairo.

Poi una voce si diffuse nell'edificio. Il Mullah Omar, il misterioso capo del governo talebano in Afghanistan, si rifiutava di consegnare i responsabili dell'11 settembre. Osama bin Laden e il suo intero movimento di Al-Qaeda sarebbero rimasti al sicuro in Afghanistan. E la voce diceva: stiamo per invadere il paese.

I dettagli erano pochi ma precisi su alcuni punti. La marina si sarebbe schierata in forze al largo del Golfo Persico lanciando un massiccio attacco aereo. Il Pakistan avrebbe collaborato, seppure a malincuore e ponendo decine di condizioni. Sulla terraferma gli americani avrebbero schierato solo le forze speciali. E i loro omologhi inglesi li avrebbero fiancheggiati.

La CIA, a parte spie, agenti e analisti, aveva una divisione coinvolta in quelle che nel commercio si chiamano "misure attive", un eufemismo per definire lo sporco lavoro di ammazzare la gente.

Kit Carson fece un bel discorsetto e parl a chiare lettere. Affront il capo della Divisione attivit speciali e gli disse fuori dai denti: voi avete bisogno di me.

"Signore, non  mia abitudine starmene in una stia come un pollo da allevamento. Non parlo pashtu o dari, ma i nostri veri nemici sono i terroristi di Bin Laden, tutti arabi. Posso ascoltarli. Posso interrogare i prigionieri, leggere le loro istruzioni e i loro appunti scritti. Avete bisogno di me in Afghanistan; qui non servo a niente."

Si era fatto un alleato. Ottenne il trasferimento. Quando il 7 ottobre il presidente Bush annunci l'invasione, le unit in avanscoperta della Divisione attivit speciali erano in procinto di riunirsi all'Alleanza del Nord, antitalebana. Kit Carson and con loro.


2.

La battaglia di Shah-i Kot inizi male e and peggio. Il maggiore dei marine Kit Carson, distaccato presso la Divisione attivit speciali, avrebbe dovuto essere di ritorno a casa quando alla sua unit furono chiesti rinforzi.

Era gi stato a Mazar-i Sharif quando i prigionieri talebani si erano ribellati e gli usbechi e i tagichi dell'Alleanza del Nord li avevano falciati a colpi d'arma da fuoco. Aveva visto il collega della Divisione attivit speciali Johnny "Mike" Spann catturato dai talebani e picchiato a morte. Dall'estremit opposta della vasta zona militare aveva assistito al salvataggio del compagno di Spann, Dave Tyson, destinato a una sorte simile, da parte degli uomini delle forze speciali della marina britannica.

Poi ci fu l'impetuosa controffensiva verso sud per occupare la vecchia base aerea sovietica di Bagram e prendere Kabul. Carson non aveva partecipato alla battaglia sul massiccio di Tora Bora, quando il signore della guerra afgano prezzolato (ma non a sufficienza) dagli americani li aveva traditi permettendo a Osama bin Laden e al suo corpo di guardie di varcare furtivamente il confine con il Pakistan.

Poi alla fine di febbraio dalle fonti afgane giunse voce che c'era ancora qualche irriducibile nella valle di Shah-i Kot, nella provincia di Paktia. Ancora una volta le informazioni si rivelarono errate. Non si trattava di un manipolo di uomini; ce n'erano a centinaia.

I talebani sconfitti, in quanto afgani, avevano un luogo dove rifugiarsi: i loro villaggi natii. Potevano defilarsi e scomparire. Ma i combattenti di Al-Qaeda erano arabi, usbechi e, i pi feroci di tutti, ceceni. Non parlavano pashtu, i civili afgani li odiavano; potevano solo arrendersi o morire in battaglia. Quasi tutti scelsero la seconda possibilit.

Il comando americano rispose alla soffiata con un piano su piccola scala, definito Operazione Anaconda, che fu affidato ai SEAL, le unit speciali della marina. Tre enormi Chinook carichi di uomini decollarono e si diressero verso la valle, che si presumeva vuota.

In fase di atterraggio l'elicottero di testa era a muso in su e a coda in gi, con il portello spalancato, a pochi metri dal suolo, quando gli uomini di Al-Qaeda appostati aprirono il fuoco. Una granata pass cos vicino che trafisse la fusoliera senza esplodere. Non aveva fatto in tempo a innescarsi. cos entr da una parte, senza colpire nessuno, e usc dall'altra, lasciando due grossi fori.

A creare danni fu il tiro incrociato delle mitragliatrici piazzate fra le rocce ricoperte di neve. Anche in questo caso non venne colpito nessuno, ma i comandi dell'elicottero furono distrutti dalle pallottole che saettavano dentro la cabina di pilotaggio. Con una manovra abilissima il pilota fece rialzare in volo il Chinook agonizzante e dopo cinque chilometri, usando tutte le accortezze del caso, riusc a compiere un atterraggio di fortuna su un terreno pi sicuro. Gli altri due elicotteri della formazione lo seguirono.

Ma un uomo dei SEAL, il sottocapo Neil Roberts, che aveva sganciato il cavo di sicurezza, scivol su una chiazza di fluido idraulico e cadde fuori. Atterr illeso in mezzo a un gruppo di membri di Al-Qaeda. I SEAL non lasciano mai un compagno sul campo, vivo o morto che sia. Una volta atterrati, tornarono indietro per salvare il sottocapo Roberts. Nel frattempo chiamarono rinforzi. Era scoppiata la battaglia di Shah-i Kot. Dur quattro giorni. cost la vita a Neil Roberts e ad altri sei americani.

Tre unit erano abbastanza vicine da intervenire in appoggio. Un plotone delle forze speciali della marina britannica arriv da una parte e l'unit della Divisione attivit speciali dall'altra. Il gruppo pi numeroso che giunse in rinforzo fu un battaglione del 75esimo reggimento ranger.

Si gelava, c'erano diversi gradi sotto zero. La neve spinta dal vento entrava negli occhi. Tutti si chiedevano come avessero fatto gli arabi a superare l'inverno. Ma c'erano riusciti, ed erano pronti a morire fino all'ultimo uomo. Non facevano prigionieri e non si aspettavano di essere catturati. Secondo le testimonianze successive, sbucavano da fessure nella roccia, grotte invisibili e postazioni per mitragliatrici nascoste.

Qualsiasi veterano pu confermare che le battaglie precipitano rapidamente nel caos, e a Shah-i Kot ci avvenne pi in fretta che mai. Le unit si separarono dal corpo principale e i singoli soldati dalla loro unit. Kit Carson si ritrov solo in mezzo al ghiaccio e alle raffiche di neve.

Vide un altro americano - lo riconobbe perch in testa aveva l'elmetto - a una quarantina di metri di distanza, solo come lui. Una figura avvolta in una tunica spunt da terra e con un RPG lanci una granata contro il soldato in mimetica. Stavolta l'ordigno scoppi. Non centr l'americano ma esplose ai suoi piedi e Carson lo vide cadere.

Abbatt l'assalitore con la carabina. Ne apparvero altri due che gli si precipitarono contro al grido di "Allahu akbar". Li stese entrambi, il secondo a meno di due metri dalla punta del fucile. Quando lo raggiunse, il suo connazionale era vivo ma in pessime condizioni. Una scheggia incandescente della granata gli aveva praticamente reciso la caviglia sinistra. Il piede dentro l'anfibio era appeso a un nervo, un tendine e qualche lembo di carne. L'osso non esisteva pi. L'uomo era nello stato iniziale di shock e sgomento, senza dolore, che precede le sofferenze successive.

Le loro divise erano coperte di neve, anche se Carson riconobbe la mostrina di un ranger. Cerc di mettersi in contatto con qualcuno via radio, ma si udivano solo scariche elettrostatiche. Sfil lo zaino al ferito, ne estrasse il kit di primo soccorso e iniett nel polpaccio scarnificato dell'uomo l'intera dose di morfina.

Il ranger cominciava a sentire dolore e digrignava i denti. Poi la morfina fece effetto e l'uomo si accasci semicosciente. Carson sapeva che se fossero rimasti l sarebbero morti entrambi. In mezzo alle folate di neve la visibilit non superava i venti metri. Non si vedeva nessuno. Si caric sulla schiena il ferito come avrebbe fatto un vigile del fuoco e si avvi.

Camminava su un suolo pi accidentato che mai: massi lisci grandi come un pallone sotto trenta centimetri di neve, da rompersi le gambe. Oltre ai suoi ottanta chili, aveva lo zaino che ne pesava una trentina. E poi il ranger, altri ottanta chili; il suo zaino lo aveva abbandonato. Pi la carabina, le granate, le munizioni e l'acqua.

Non seppe mai quanto a lungo aveva dovuto trascinarsi per uscire da quella valle di morte. A un certo punto la morfina che aveva iniettato al ranger non fece pi effetto, cos depose il compagno a terra e gli iniett la dose contenuta nel proprio zaino. Dopo un'eternit sent il ruggito di un motore. Con le dita ormai insensibili tir fuori il suo razzo di segnalazione, lo apr con i denti e lo punt in alto, in direzione del rumore.

L'equipaggio del Blackhawk addetto al salvataggio dei feriti gli disse in seguito che il razzo era scoppiato cos vicino alla cabina che avevano pensato di essere stati colpiti. Poi avevano guardato in basso e in una pausa della bufera avevano visto due pupazzi di neve sotto di loro, uno steso, l'altro che agitava le mani. Atterrare era troppo pericoloso. Il Blackhawk rimase in aria a mezzo metro dalla coltre nevosa, mentre due portaferiti con una barella vi assicuravano con una cinghia il ranger ferito e lo issavano a bordo dell'elicottero. Il suo compagno us le ultime forze per salire a bordo anche lui, poi svenne.

Il Blackhawk li port a Kandahar, dove ora c' un'enorme base aerea americana, a quei tempi ancora in allestimento. Per aveva un ospedale di base, dove il ranger venne immediatamente ricoverato in terapia intensiva. Kit Carson immagin che non lo avrebbe pi rivisto. Il giorno dopo l'uomo, steso su una barella e sedato, venne imbarcato su un volo diretto per la base aerea americana di Ramstein, in Germania, dove c' una struttura sanitaria di livello mondiale.

Purtroppo il ranger, tenente colonnello Dale Curtis, perse il piede sinistro. Non ci fu modo di evitarlo. Dopo l'amputazione, che si limit a completare l'opera della granata, l'uomo rimase con un moncone, una protesi, l'andatura claudicante, un bastone e la prospettiva della fine imminente della sua carriera militare. Quando fu in grado di viaggiare, venne rimpatriato e ricoverato nel centro Walter Reed, nei pressi di Washington, dove segu una terapia psicologica e una riabilitazione per l'uso della protesi. Il maggiore Kit Carson non lo rivide per anni.

Il capo della CIA a Kandahar chiese direttive dall'alto e Carson fu spedito a Dubai, dove l'Agenzia contava su una cospicua presenza. Era il primo testimone oculare della battaglia di Shah-i Kot e dovette riferire ampiamente a una schiera di alti papaveri. Fu interrogato da pezzi grossi dei marine, della marina e della CIA.

Al circolo ufficiali conobbe un uomo della sua et, un comandante di marina di stanza a Dubai, che ospitava anche una base navale americana. Cenarono insieme. Il comandante gli rivel di appartenere all'NCIS, il Servizio investigativo della marina militare.

"perch non si fa trasferire da noi quando rientra in patria?" gli chiese.

"Per fare il poliziotto?" rispose Carson. "Non credo proprio, comunque grazie."

"Siamo pi importanti di quanto immagina" replic il comandante. "Non stiamo parlando di marinai in ferma prolungata. Noi perseguiamo reati gravi, scoviamo criminali che hanno commesso furti milionari e abbiamo dieci grandi basi navali in paesi di lingua araba. Sarebbe una sfida."

Fu quest'ultima frase a convincere Carson. I marine appartengono alla marina militare. E lui praticamente si sarebbe solo spostato all'interno dell'istituzione. Al suo ritorno negli Stati Uniti immaginava che gli avrebbero riassegnato il compito di analizzare materiali in arabo nell'Edificio n. 2 di Langley. Present domanda di ammissione all'NCIS, che fu subito accolta.

Cos usc dalla CIA per rientrare in qualche modo nel corpo dei marine. Si assicur una destinazione a Portsmouth, Newport News, in Virginia, dove il grande ospedale della marina trov in fretta un posto per Susan, che pot raggiungerlo.

Il trasferimento a Portsmouth gli consent anche di andare spesso a trovare la madre, in cura per un tumore al seno che tre anni dopo l'avrebbe uccisa. Suo padre, il generale Carson, si conged lo stesso anno della morte della moglie, e Kit pot stare vicino anche a lui. Il generale si ritir in un complesso residenziale per pensionati nelle vicinanze di Virginia Beach, dove poteva giocare al suo amato golf e partecipare a serate per i veterani con altri marine stabilitisi anche loro su quel tratto di costa.

Kit Carson rimase quattro anni nell'NCIS, con il risultato di scovare e assicurare alla giustizia una decina di ricercati accusati di reati gravi. Nel 2006 ottenne il reintegro nel corpo dei marine con il grado di tenente colonnello e venne destinato a Camp Lejeune, in North Carolina. Mentre attraversava in macchina la Virginia per raggiungerlo, Susan, sua moglie, fu uccisa da un automobilista ubriaco che perse il controllo della vettura e la invest.

Ai giorni nostri.

Il terzo assassinio in un mese fu quello di un alto ufficiale della polizia di Orlando, in Florida. Stava uscendo di casa in una bella mattina di primavera quando venne pugnalato alle spalle mentre apriva lo sportello della macchina. Pur morente, estrasse la pistola e spar due volte, uccidendo il suo assalitore.

Le indagini identificarono il killer come un giovane di origine somala, anch'egli un rifugiato cui era stato concesso asilo per motivi umanitari, che lavorava nel servizio della nettezza urbana.

I colleghi testimoniarono che da circa due mesi era cambiato, diventando introverso e scontroso, critico verso lo stile di vita americano. I compagni di turno sullo stesso furgone avevano finito per emarginarlo perch era sempre pi intrattabile. Avevano attribuito quel mutamento di umore alla nostalgia per il suo paese.

Non era cos. La causa di quella trasformazione era, come risult dalla perquisizione del suo appartamento, la conversione a un jihadismo integralista fomentata, cos pareva, dall'ossessione per una serie di sermoni online che la padrona di casa sentiva provenire dalla sua stanza. Un rapporto completo sull'accaduto venne inoltrato all'ufficio dell'FBI di Orlando e quindi allo Hoover Building a Washington.

L la vicenda non suscit sorpresa. La stessa storia, un individuo che si convertiva segretamente all'Islam dopo aver ascoltato per molte ore i sermoni online di un predicatore mediorientale che parlava un inglese impeccabile, e imprevedibilmente, di punto in bianco, uccideva un importante personaggio del luogo, era stata riferita quattro volte negli Stati Uniti e due in Gran Bretagna, secondo quanto risultava al Bureau.

Erano gi stati effettuati controlli con la CIA, il Centro antiterrorismo e il dipartimento per la Sicurezza interna. Ogni agenzia americana anche lontanamente interessata al terrorismo islamico era stata informata e aveva acquisito il dossier, ma nessuna fu in grado di dare notizie utili. Chi era quell'uomo? Da dove veniva? Dove registrava le sue trasmissioni? Era indicato solo come "il Predicatore" e cominci a salire nella graduatoria dei ricercati pi pericolosi.

Negli Stati Uniti viveva ben oltre un milione di musulmani nati o figli di persone nate in Medio Oriente e nell'Asia centrale, e questo rappresentava un enorme bacino di potenziali proseliti indottrinati dai sermoni estremamente aggressivi del Predicatore inneggianti al jihadismo e dal loro continuo appello ad assestare un colpo al Grande Satana per poi raggiungere Allah nella beatitudine eterna.

Il Predicatore fin per essere oggetto di discussione alle riunioni del marted mattina nello Studio Ovale e il suo nome si aggiunse alla lista nera.

La gente affronta il dolore in modi diversi. Per alcuni solo un pianto isterico  prova di sincerit. Per altri la reazione giusta  un sommesso sprofondare in una lamentosa impotenza, soprattutto in pubblico. Ma c' chi tiene il dolore dentro di s come un animale ferito.

Si soffre in solitudine, a meno che non si abbia un parente o un compagno vicino, e si piange in silenzio. Kit Carson and a fare visita al padre, ma la sua destinazione era Lejeune e non pot trattenersi a lungo.

Solo nella sua casa vuota alla base si gett nel lavoro e spinse il suo corpo al limite con corse campestri solitarie e sedute di allenamento in palestra finch il dolore fisico non attut quello interiore, e perfino l'ufficiale medico della base gli consigli di ridurre il ritmo.

Carson era uno degli ideatori del Programma di combattimento e caccia all'uomo, nell'ambito del quale i marine frequentavano un corso per l'apprendimento di tecniche di inseguimento e caccia all'uomo in ambienti selvaggi, rurali e urbani. Il motto era: resta sempre il cacciatore, non diventare mai la preda. Ma mentre si trovava a Portsmouth e Lejeune grandi eventi stavano avendo luogo.

L'11 settembre aveva provocato una svolta radicale nelle forze armate americane e nell'atteggiamento del governo verso qualsiasi possibile minaccia, anche remota, nei confronti degli Stati Uniti. Lo stato di allerta nazionale stava rasentando sempre pi la paranoia. Il risultato fu un'improvvisa espansione del settore dell'intelligence. Dalle sedici precedenti agenzie si pass a pi di un migliaio.

Nel 2012 stime precise valutavano in ottocentocinquantamila il numero di americani autorizzati ad accedere a documenti top secret. Pi di milleduecento organizzazioni governative e duemila aziende private lavoravano su progetti altamente riservati relativi all'antiterrorismo e alla sicurezza nazionale in oltre diecimila localit di tutto il paese.

Nel 2001 l'obiettivo era evitare, come accadeva in precedenza, che le principali agenzie di intelligence rifiutassero di condividere le loro informazioni, permettendo a diciannove fanatici di compiere un massacro approfittando delle falle del sistema. Ma a dieci anni di distanza, con costi che hanno distrutto l'economia, la situazione appare molto simile a quella del 2001. La portata stessa e la complessit del meccanismo di autodifesa hanno prodotto circa cinquantamila rapporti top secret l'anno, troppi per essere letti e tanto pi compresi, analizzati, sintetizzati o confrontati. Per cui ci si  limitati ad archiviarli.

L'organismo che ha conosciuto l'incremento maggiore  stato il Comando congiunto delle operazioni speciali, o JSOC. Questo corpo esisteva da anni prima dell'11 settembre, ma come struttura di basso profilo e principalmente a scopo difensivo. Due uomini l'avrebbero trasformato nel pi grande, aggressivo e micidiale esercito privato del mondo.

L'aggettivo "privato" si giustifica in quanto  strumento personale del presidente e di nessun altro. Pu condurre una guerra non dichiarata senza alcuna ratifica da parte del Congresso; il suo budget multimiliardario  approvato senza nemmeno disturbare la Commissione per gli stanziamenti, e pu uccidere chiunque senza turbare minimamente le consuete attivit dell'ufficio del procuratore generale. E' tutto top secret.

Il primo ad avviare la trasformazione del JSOC fu il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Questo spietato personaggio affamato di potere, ai vertici del governo di Washington, non vedeva di buon occhio la potenza e i privilegi della CIA. Per legge l'Agenzia era tenuta a rispondere solo al presidente, non al Congresso. Con le sue unit della Divisione attivit speciali poteva condurre operazioni coperte e mortali all'estero con l'autorizzazione del direttore. Questo era potere, autentico potere, e il segretario Rumsfeld era deciso a ottenerlo. Ma il Pentagono  notevolmente subordinato al volere del Congresso e alla sua illimitata possibilit di ingerenza.

Se voleva competere con George Tenet, il direttore della CIA, a Rumsfeld serviva un'arma che sfuggisse al controllo del Congresso. E la trov nella radicale trasformazione del JSOC.

Con l'assenso del presidente George W. Bush, il JSOC si ampli a dismisura, per dimensioni, fondi e poteri. Assorb tutte le forze speciali dello Stato. Esse includevano la squadra 6 dei SEAL (che in seguito avrebbe ucciso Osama bin Laden), la Delta Force o D-Boys provenienti dai berretti verdi, il 75esimo reggimento ranger, il 160esimoreggimento per le operazioni speciali dell'aviazione (detto anche Night Stalkers, dotato di elicotteri a lunga percorrenza) e altri. Inglob anche la TOSA.

Nell'estate 2003, mentre l'Iraq era ancora a ferro e fuoco e in pochi guardavano altrove, accaddero due fatti che completarono la trasformazione del JSOC. Fu nominato un nuovo comandante, il generale Stanley McChrystal. Se qualcuno pensava che il JSOC avrebbe continuato a giocare un ruolo in gran parte nazionale e rivolto alle questioni interne, si sbagliava. Nel settembre del 2003 il segretario Rumsfeld si assicur il placet del presidente e firm l'EXORD.

L'ordine esecutivo era un documento di ottanta pagine, tra le cui righe, ben nascosto, c'era nientemeno che un importantissimo decreto presidenziale, il provvedimento di massimo grado in America, ma senza termini specifici. In pratica l'EXORD diceva: fate ci che volete.

Pi o meno in quel periodo un tenente colonnello dei ranger zoppo di nome Dale Curtis stava terminando il suo anno di licenza pagata in seguito alle ferite riportate e alla convalescenza. Usava la protesi applicata al moncone del piede sinistro con tale padronanza che la sua andatura claudicante quasi non si notava. Per il 75esimo reggimento ranger non era per gente con la protesi. La sua carriera sembrava finita.

Ma, come i SEAL, i ranger non lasciano mai un commilitone in difficolt. Anche il generale McChrystal era un ranger, del 75esimo, e aveva sentito parlare del tenente colonnello Curtis. Aveva appena assunto la guida di tutto il JSOC, compresa la TOSA, il cui direttore stava per congedarsi. La destinazione dell'ufficiale non doveva necessariamente essere in una zona di guerra. Poteva trattarsi di un lavoro d'ufficio. Ci fu un incontro molto breve e il tenente colonnello Curtis colse al volo l'occasione.

Esiste un vecchio detto nell'ambiente dello spionaggio: se si vuole tenere segreta un'informazione non si deve cercare di nasconderla, perch qualche rettile della stampa la scover. Basta darle un nome innocuo e una descrizione assolutamente banale. TOSA sta per Attivit di supporto alle operazioni tecniche. Non si fregia nemmeno del nome di "Agenzia" o "Amministrazione" o "Autorit". Attivit di supporto pu voler dire cambiare le lampadine o eliminare politici scomodi del Terzo mondo. In questo caso la seconda opzione  pi plausibile.

La TOSA esisteva da molto prima dell'11 settembre. Aveva snidato ed eliminato, fra gli altri, Pablo Escobar, il signore colombiano della cocaina. Ecco cosa fa. E' il braccio armato per la caccia all'uomo cui ci si rivolge quando non si sa pi che pesci pigliare. Ha un organico di soli duecentocinquanta uomini ed  situata in un complesso del North Virginia camuffato da impianto di ricerca sulle sostanze chimiche tossiche. Non ci va nessuno.

Per tenerla ancora pi segreta le si cambia continuamente nome. Era chiamata semplicemente "l'Attivit", ma anche "Garante Ombra", "Centra Spike", "Torn Victor", "Vento di cimitero" e "Volpe Grigia". Quest'ultimo nome piacque cos tanto che fu scelto per designare in codice il direttore. All'atto della nomina il tenente colonnello Dale Curtis scomparve, per diventare Volpe Grigia. In seguito l'organismo fu chiamato Attivit di supporto all'intelligence (ISA), ma quando la parola "intelligence" cominci ad attirare l'attenzione cambi di nuovo nome in TOSA.

Volpe Grigia ricopriva l'incarico da sei anni quando nel 2009 il suo segugio capo si conged, portando via con s un mucchio di informazioni segretissime, per ritirarsi in una capanna di legno nel Montana a pescare trote. Il tenente colonnello Curtis poteva trovare un sostituto soltanto da dietro una scrivania, ma avere un computer e i codici di accesso alla macchina difensiva degli Stati Uniti era gi un vantaggio. Dopo una settimana sullo schermo comparve un volto che lo fece sobbalzare. Il tenente colonnello Christopher "Kit" Carson, l'uomo che lo aveva salvato a Shah-i Kot.

Ne lesse il curriculum. Combattente, studioso, conoscitore del mondo arabo, linguista, cacciatore di uomini. Prese in mano il telefono.

Kit Carson non voleva lasciare il corpo per la seconda volta, ma per la seconda volta la questione fu dibattuta e decisa sopra di lui.

Una settimana dopo entr nell'ufficio di Volpe Grigia, in un basso edificio situato in mezzo a un bosco nella Virginia settentrionale. Osserv l'uomo che zoppicando gli andava incontro per salutarlo, il bastone appoggiato in un angolo, le mostrine del 75esimoranger.

"Ti ricordi di me?" chiese il tenente colonnello. Kit Carson ripens al vento gelido, ai massi sotto gli anfibi, al peso terribile sulle spalle, allo sfinimento di quell'impresa.

"E' passato tanto tempo" rispose.

"So che non vuoi lasciare il corpo" disse Volpe Grigia "ma ho bisogno di te. A proposito, qui dentro usiamo solo i nomi di battesimo. In ogni caso, il tenente colonnello Carson ha smesso di esistere. Per tutto il mondo esterno sei semplicemente il Segugio."

Negli anni seguenti il Segugio, da solo o in collaborazione con altri, scov cinque o sei tra i ricercati pi pericolosi del suo paese. Baitullah Mehsud, un talebano pachistano, ucciso da un missile lanciato da un drone su una fattoria del Waziristan meridionale nel 2009; Abu al-Yazid, uno dei pi stretti collaboratori di Bin Laden e finanziatore degli attentati dell'11 settembre, eliminato da un altro drone in Pakistan nel 2010.

Fu il Segugio a identificare per primo Al-Kuwaiti come l'inviato personale di Bin Laden. Aerei spia lo rintracciarono mentre compiva il suo ultimo lungo viaggio in macchina attraverso il Pakistan finch, inaspettatamente, si diresse non verso le montagne ma dalla parte opposta, rendendo cos possibile la scoperta di una roccaforte ad Abbottabad.

C'era l'americano-yemenita Anwar al-Awlaki che predicava online in inglese. Fu scovato perch invit il collega americano Samir Khan, direttore del periodico jihadista "Inspire", a raggiungerlo nel Nord dello Yemen. E Fahd al-Quso, rintracciato mentre tornava a casa nel Sud dello Yemen. Un altro drone lanci un missile Hellfire attraverso la finestra della sua camera da letto mentre dormiva.

Un giorno di primavera del 2014 Volpe Grigia entr nella stanza del Segugio con un decreto presidenziale arrivato quella mattina per corriere dallo Studio Ovale.

"Un altro predicatore online, Segugio. Ma strano. Non ha nome n volto. Completamente sfuggente. E' tutto tuo. Qualunque cosa ti serva, non hai che da chiedere. Il decreto presidenziale copre ogni necessit." Usc dalla stanza zoppicando.

Esisteva un dossier, ma scarno. L'uomo aveva iniziato con i suoi sermoni online da due anni, poco dopo che il primo cyberpredicatore era morto con i suoi compagni su una pista del nord dello Yemen nel settembre 2011. Mentre Al-Awlaki, nato e cresciuto nel New Mexico, aveva un marcato accento americano, quello del Predicatore sembrava pi inglese.

Due laboratori linguistici avevano tentato di individuare la provenienza dell'uomo in base alla voce. Uno  a Fort Meade, nel Maryland, quartier generale dell'NSA. Si tratta di ascoltatori in grado di estrapolare brani di conversazione al cellulare, al telefono fisso, da documenti inviati via fax, e-mail o radio in ogni parte del mondo. Ma possono anche tradurre da un migliaio di lingue e dialetti, e decifrare codici.

L'altro laboratorio appartiene all'esercito e si trova a Fort Huachuca, in Arizona. Giunsero entrambi alle stesse conclusioni. L'ipotesi pi probabile era che fosse un pachistano nato in una famiglia colta e istruita. Nella pronuncia del Predicatore alcune parole terminavano in maniera tronca, il che faceva pensare all'inglese parlato nelle colonie. Ma c'era un problema.

A differenza di Al-Awlaki, che parlava a viso scoperto, guardando la telecamera, il nuovo arrivato non mostrava mai il volto. Indossava un tradizionale shemagh arabo, ma con il lembo che pendeva all'estremit tirato sulla faccia e infilato dietro la testa. Si vedevano solo gli occhi ardenti. Forse la stoffa, riferiva il dossier, distorceva la voce, rendendo l'ipotesi sulla provenienza dell'uomo una mera congettura. Il computer dal nome in codice Echelon, che identificava accenti di tutto il mondo, non pot fornire un risultato categorico.

Il Segugio diram il solito appello a tutte le centrali e a tutti i servizi per ottenere almeno uno straccio di informazione. La richiesta venne inoltrata a venti servizi segreti esteri impegnati nella lotta contro il jihadismo. Quello britannico era il primo nella lista. Gli inglesi un tempo governavano il Pakistan e avevano ancora buoni contatti nel paese. Il loro servizio segreto a Islamabad era una struttura grande e in stretto contatto con l'ancora pi grande apparato della CIA. Avrebbero tutti ricevuto il suo messaggio.

La seconda mossa fu scaricare l'intera raccolta dei sermoni del Predicatore dal sito web della jihad. Ci sarebbero volute ore e ore per ascoltare i discorsi che l'uomo diffondeva nel cyberspazio da quasi due anni.

Il messaggio del Predicatore era semplice, e questo forse spiegava perch era riuscito a ottenere tante conversioni alla causa del suo jihadismo ultraintegralista. Per essere un buon musulmano, diceva rivolto alla telecamera, bisognava amare sinceramente e profondamente Allah, che il suo nome sia lodato, e il suo profeta Maometto, che riposi in pace. Le semplici parole da sole non bastavano. Il Vero Credente avrebbe sentito l'impulso a trasformare in azione il suo amore.

E l'azione poteva significare soltanto punire i nemici di Allah e del suo popolo, la umma dei musulmani nel mondo. I primi di quei nemici erano il Grande Satana, gli Stati Uniti, e il Piccolo Satana, la Gran Bretagna. La sorte che li attendeva era il castigo per ci che avevano fatto e continuavano a fare, e amministrare quel castigo era un ordine divino.

Il Predicatore esortava chi guardava e ascoltava i suoi sermoni a dubitare di chiunque, anche di quelli che affermavano di pensarla allo stesso modo. perch perfino nelle moschee c'erano traditori pronti a denunciare il Vero Credente per i soldi dei kuffar.

Quindi il Vero Credente doveva convertirsi al Vero Islam nell'intimit della sua mente e non fidarsi di nessuno. Doveva pregare da solo e ascoltare soltanto il Predicatore, che gli avrebbe mostrato la Vera Via. La quale implicava che ogni convertito assestasse un colpo agli infedeli.

Ammoniva a non concepire piani elaborati con l'impiego di strane sostanze chimiche e di numerosi complici, perch se si acquistavano o nascondevano i componenti per fabbricare una bomba qualcuno lo avrebbe notato, o uno dei cospiratori avrebbe tradito. Le prigioni degli infedeli erano piene di fratelli che erano stati intercettati, osservati, spiati o traditi da gente di cui credevano di potersi fidare.

Il messaggio del Predicatore era semplice quanto mortale. Ogni Vero Credente doveva individuare un kaffir dalla posizione sociale rilevante nel luogo in cui viveva e spedirlo all'inferno mentre lui, benedetto da Allah, sarebbe morto pienamente appagato, nella certezza di raggiungere il paradiso eterno.

Era un'estensione della filosofia dell'"Agite ora" di Al-Awlaki, ma meglio esposta, pi persuasiva. La sua formula estremamente semplice rendeva pi facile decidere e agire in maniera autonoma. E dal numero crescente di omicidi improvvisi in entrambe le nazioni bersaglio appariva chiaro che, se il suo messaggio fosse stato accolto anche solo da uno sparuto un per cento di giovani musulmani, si sarebbe trattato comunque di un esercito di migliaia di persone.

Il Segugio esamin le risposte di tutte le agenzie americane e delle loro omologhe inglesi, ma a nessuna era mai giunto alcun riferimento a un "Predicatore" nei paesi musulmani. Quell'epiteto glielo avevano affibbiato gli occidentali, non sapendo in che altro modo chiamarlo. Ma era evidente che doveva essere sbucato da qualche parte, viveva da qualche parte, trasmetteva i suoi messaggi da qualche parte e aveva un nome.

Le risposte, si convinse il Segugio, erano nel cyberspazio. Ma i super esperti informatici a Fort Meade ne erano usciti sconfitti. Chiunque fosse la persona che diffondeva i sermoni online, aveva reso impossibile risalire alla loro fonte facendo rimbalzare il segnale da una sorgente all'altra, rivelando un centinaio di possibili indirizzi di provenienza, tutti falsi.

Il Segugio non volle portare nessuno, nemmeno individui autorizzati ad accedere a documenti riservati, nel suo rifugio nella foresta. La mania della sicurezza che pervadeva l'intera unit aveva contagiato anche lui. Se poteva, evitava anche di recarsi in altri uffici nell'immensa periferia di Washington. Preferiva mostrarsi solo alla persona con cui voleva parlare. Sapeva di essere considerato un tipo anticonformista, ma aveva una predilezione per i posti di ristoro lungo la strada. Anonimi e impersonali, sia le tavole calde sia i loro avventori. Incontr il mago del cyberspazio di Fort Meade in un locale del genere sulla strada per Baltimora.

I due erano seduti e rimescolavano i loro imbevibili caff. Si conoscevano gi da precedenti indagini. L'uomo con cui si trovava il Segugio era considerato il miglior detective informatico dell'NSA, una fama non da poco.

"Allora, come mai non riuscite a trovarlo?" chiese il Segugio.

L'esperto guard torvo il suo caff e scosse la testa mentre la cameriera rimaneva in attesa di riempirgli nuovamente la tazza, con il bricco a mezz'aria. Infine la donna si allontan. Chi avesse sbirciato nel separ avrebbe visto due uomini di mezza et, uno in forma e pieno di muscoli, l'altro con il classico pallore di chi lavora in un ufficio senza finestre ed  destinato all'obesit.

"perch  maledettamente astuto" rispose infine. Detestava essere fregato.

"Spiegami" riprese il Segugio. "Usando un linguaggio semplice, se possibile."

"Probabilmente registra i suoi sermoni su una videocamera digitale o su un computer portatile. Fino a qui niente di strano. Trasmette su un sito che si chiama Hejira. Cio la fuga di Maometto dalla Mecca a Medina."

Il Segugio rimase impassibile. Non gli servivano spiegazioni sull'Islam.

"Potete risalire a Hejira?"

"Non ce n' bisogno. E' solo un tramite. Quel tipo ha acquistato il dominio da un'oscura piccola ditta di Delhi, che ora  fallita. Quando deve trasmettere un nuovo sermone lo invia su Hejira ma tiene segreta l'esatta collocazione geografica, facendola scaturire da una sorgente dopo l'altra, sfrecciare in giro per il pianeta e rimbalzare da un centinaio di altri computer, i cui proprietari sono sicuramente all'oscuro del ruolo che stanno giocando. Alla fine il sermone potrebbe essere stato trasmesso da qualunque parte del mondo."

"Come fa a impedire che si risalga alla serie di diversioni?"

"Creando un "proxy server" per originare un falso IP, cio un protocollo internet. L'IP  come un indirizzo di casa con il suo codice postale. Quindi ha introdotto nel proxy server un malware o botnet per far rimbalzare il suo sermone in tutto il mondo."

"Traduci."

L'esperto dell'NSA sospir. Passava la vita a parlare in gergo informatico con dei colleghi che sapevano esattamente a cosa si riferiva.

"Malware. Mal, cio una cosa cattiva, malvagia. Un virus. Bot, abbreviazione di robot, uno strumento che esegue gli ordini senza fare domande o rivelare per chi lavora."

Il Segugio riflett su quelle parole.

"Quindi la potente Agenzia per la sicurezza nazionale ne esce sconfitta?"

Il mago del computer non era certo lusingato, ma annu.

"Naturalmente continueremo a provare."

"Non c' tempo da perdere. Forse dovr rivolgermi altrove."

"Fai tu."

"Voglio chiederti una cosa. Metti da parte la tua ovvia mortificazione. Ammettiamo che tu sia il Predicatore. Chi non vorresti assolutamente alle calcagna? Di chi avresti una paura fottuta?"

"Di uno pi in gamba di me."

"Ne esiste qualcuno?"

L'esperto dell'NSA sospir.

"Forse. Da qualche parte. Magari della nuova generazione. Prima o poi in ogni settore i veterani vengono surclassati da qualche sbarbatello."

"Conosci uno di questi sbarbatelli? Qualcuno in particolare?"

"Senti, non l'ho mai nemmeno incontrato. Ma a un recente seminario durante una fiera ho sentito parlare di un ragazzino proprio qui in Virginia. Il mio informatore ha detto che non era presente alla fiera perch vive con i genitori e non esce mai di casa. Mai, neanche una volta. E' un tipo strano. In questo mondo  un complessato, quasi non parla. Ma vola come un falco quando entra nel suo, di mondo."

"E sarebbe?"

"Il cyberspazio."

"Hai il nome? O almeno l'indirizzo?"

"Sapevo che me lo avresti chiesto." Tir fuori dalla tasca un pezzo di carta e glielo diede. Poi si alz. "Non prendertela con me se non ti sar utile. Era solo una voce, un pettegolezzo da addetti ai lavori."

Dopo che se ne fu andato il Segugio pag i muffin e il caff e usc. Nel parcheggio lesse il foglietto. Il nome era Roger Kendrick. E c'era un indirizzo di Centreville, in Virginia, una della miriade di piccole citt satellite sorte negli ultimi due decenni e poi destinate a scoppiare di pendolari a partire dall'11 settembre.

Tutti i segugi, tutti i detective, comunque e ovunque si svolga la caccia, chiunque sia la preda, hanno bisogno di un colpo di fortuna. Solo uno. A Kit Carson and bene. Gliene capitarono due.

Il primo fu l'incontro con uno strano adolescente, troppo spaventato per uscire dalla sua soffitta nella casa dei genitori in una strada secondaria di Centreville, in Virginia; e l'altro quello con un anziano contadino afgano che i reumatismi avevano costretto a deporre le armi e a scendere dalle montagne.

3.

Forse l'unica cosa anticonformista o audace che avesse mai fatto il tenente colonnello Musharraf Ali Shah, ufficiale dell'esercito regolare pachistano, fu sposarsi. Non tanto per il matrimonio in s , quanto per la ragazza che prese in moglie.

Nel 1979, quando aveva venticinque anni ed era ancora celibe, fu assegnato per breve tempo al ghiacciaio Siachen, una zona desolata e selvaggia nell'estremo Nord del paese, al confine con il nemico mortale del Pakistan, l'India. In seguito, dal 1984 al 1999, nella zona del Siachen si sarebbe svolta una guerriglia endemica, ma allora era solo un luogo freddo e brullo, una sede disagiata.

L'allora tenente Ali Shah era del Punjab, come la maggior parte dei pachistani, e immaginava, al pari dei suoi genitori, di fare un "buon" matrimonio, magari sposando la figlia di qualche alto ufficiale, cosa che avrebbe favorito la sua carriera, o di un ricco mercante, il che avrebbe accresciuto il suo conto in banca.

Sarebbe stato fortunato in entrambi i casi, perch non era un uomo interessante. Era uno di quelli che obbedivano ciecamente agli ordini, conformista, ortodosso, con l'immaginazione di un chapati. Ma tra quelle montagne frastagliate conobbe e si innamor di una ragazza del posto dalla sorprendente bellezza, di nome Soraya. La spos senza il permesso e la benedizione della propria famiglia.

La famiglia di lei fu felice del matrimonio, pensando che l'unione con un ufficiale dell'esercito regolare avrebbe portato a un avanzamento sociale nelle grandi citt della pianura. Magari un'ampia casa a Rawalpindi o perfino a Islamabad. Purtroppo Musharraf Ali Shah non aveva ambizione e per pi di trent'anni sal a fatica nella gerarchia militare fino al grado di tenente colonnello, chiaramente senza poter arrivare oltre. Nel 1980 gli nacque un figlio che fu chiamato Zulfiqar.

Il tenente Ali Shah era nella fanteria corazzata e fu nominato ufficiale a ventun anni. Dopo il suo primo incarico nel Siachen vi fece ritorno con la moglie in avanzato stato di gravidanza e fu promosso capitano. Gli venne assegnata una casa molto modesta nel complesso residenziale degli ufficiali a Rawalpindi, il centro dove si concentravano i militari a pochi chilometri dalla capitale Islamabad.

Non fece altri colpi di testa. Per tutti gli ufficiali dell'esercito pachistano i trasferimenti arrivavano ogni due o tre anni ed erano distinti in "duri" e "morbidi". Il trasferimento in una citt come Rawalpindi, Lahore o Karachi viene considerato "morbido" ed  per ufficiali "con famiglia". Quello in una guarnigione di Multan, Kharian o Peshawar nella gola del passo Khyber verso l'Afghanistan, o nella valle di Swat, infestata di talebani, viene considerato duro ed  riservato agli ufficiali celibi. Durante tutti questi spostamenti il piccolo Zulfiqar andava a scuola.

Ogni citt pachistana sede di presidi ha scuole per i figli degli ufficiali, ma esse si dividono in tre livelli. In quello inferiore ci sono le scuole governative, poi le scuole pubbliche dell'esercito e, per i benestanti, le scuole private di lite. Gli Ali Shah non avevano soldi a parte il modestissimo stipendio del capofamiglia, e Zulfiqar frequent le scuole dell'esercito. Avevano la reputazione di funzionare bene, tra gli insegnanti vi erano molte mogli di ufficiali, ed erano gratuite.

Il ragazzo si diplom a quindici anni e si iscrisse al college dell'esercito, intraprendendo gli studi di ingegneria, per volere del padre. Quella specializzazione gli avrebbe garantito un impiego sicuro e/o una nomina a ufficiale nell'esercito. Questo accadeva nel 1996. Al terzo anno di corso i genitori cominciarono a notare un cambiamento nel figlio.

L'ormai maggiore Ali Shah era ovviamente musulmano, praticante ma non profondamente devoto. Considerava impensabile non andare alla moschea il venerd o non partecipare alle preghiere rituali come e quando richiesto. Ma questo era tutto. Portava la divisa per ragioni di prestigio, ma se doveva vestire in borghese indossava la tenuta nazionale maschile: pantaloni a gamba stretta e giacca lunga abbottonata davanti, che insieme componevano la salwar kamiz.

L'ufficiale not che il figlio andava in giro con la barba incolta e portava lo zucchetto ricamato dei devoti. Si prostrava come prescritto cinque volte al giorno e quando vedeva il padre bere whisky, il liquore preferito dagli ufficiali, manifestava la sua disapprovazione precipitandosi fuori dalla stanza. I genitori immaginavano che quelle forme di zelo e di profonda religiosit rappresentassero una fase passeggera.

Il ragazzo si immerse nella lettura di opere sul Kashmir, il territorio conteso che avvelena le relazioni tra Pakistan e India dal 1947. Cominci anche a orientarsi verso il violento estremismo del Lashkar-e Taiba, il gruppo terroristico in seguito responsabile del massacro di Mumbai.

Il padre cerc di consolarsi al pensiero che entro un anno il figlio si sarebbe laureato e sarebbe entrato nell'esercito o avrebbe trovato un buon lavoro da ingegnere qualificato, una specializzazione sempre molto richiesta in Pakistan. Ma nell'estate del 2000 il ragazzo fu bocciato agli esami di fine corso, un disastro che il padre attribu al fatto di aver messo da parte gli studi per dedicarsi al Corano, oltre che all'apprendimento dell'arabo, l'unica lingua in cui fosse consentito studiare il Libro sacro.

L'episodio segn la prima di una serie di liti furibonde tra padre e figlio. Il maggiore Ali Shah fece ricorso a tutte le sue conoscenze per convincere i docenti che il figlio aveva avuto problemi di salute e meritava un'altra possibilit di sostenere gli esami. Poi ci fu l'11 settembre.

Come praticamente tutto il mondo in possesso di un televisore, la famiglia assistette inorridita alla scena degli aerei che si schiantavano contro le Torri gemelle. Ma non il giovane Zulfiqar. Il ragazzo esult ed espresse a gran voce il suo giubilo mentre l'emittente televisiva trasmetteva ripetutamente la scena. Fu allora che i genitori capirono che, oltre a un'estrema devozione religiosa, alla continua lettura degli scritti di Sayyid Qutb, uno dei primi propagandisti del jihadismo, e del suo discepolo Azzam e a un'avversione per l'India, il figlio aveva sviluppato un odio per l'America e l'Occidente.

Quell'inverno gli Stati Uniti invasero l'Afghanistan e nel giro di sei settimane l'Alleanza del Nord, con gli enormi aiuti delle forze speciali americane e della potenza aerea americana, rovesci il governo talebano. Mentre Osama, ospite dei talebani, fuggiva oltrepassando il confine pachistano in una direzione, il bizzarro leader talebano con un solo occhio, il Mullah Omar, si rifugiava nella provincia pachistana del Belucistan e si stabiliva con il suo alto consiglio, la Shura, nella citt di Quetta.

Per il Pakistan questo era ben lungi dal costituire un problema astratto. L'esercito pachistano e in effetti tutte le forze armate sono in realt controllati dall'Inter-Services Intelligence, l'agenzia nota semplicemente come ISI. Tutti i militari in Pakistan nutrono soggezione verso l'ISI. Ed  stata l'ISI la prima a formare e sostenere i talebani.

Inoltre, una percentuale insolitamente grande di agenti dell'ISI apparteneva all'ala estremista dell'Islam e non avrebbe abbandonato la propria creatura, i talebani, o gli ospiti di Al-Qaeda per diventare leale agli Stati Uniti, pur se costretta a fingere di farlo. Questa fu la causa delle incessanti frizioni che da allora avvelenarono i rapporti fra Stati Uniti e Pakistan. I pezzi grossi dell'ISI non solo sapevano che Bin Laden era nella roccaforte recintata di Abbottabad; erano stati loro a costruirgliela.

All'inizio della primavera del 2002 una delegazione di alti ufficiali dell'ISI si rec a Quetta per conferire con il Mullah Omar e la sua Shura. Normalmente non si sarebbero degnati di chiedere all'umile maggiore Ali Shah di accompagnarli, se non fosse stato per un motivo. I due generali dell'ISI non parlavano pashtu; il Mullah e i suoi seguaci pashtun non parlavano urdu. Nemmeno il maggiore Ali Shah parlava pashtu, ma suo figlio s.

La moglie del maggiore era una pathan della selvaggia zona montuosa del Nord. La sua lingua madre era il pashtu. Il figlio parlava correntemente entrambi gli idiomi. Il ragazzo accompagn la delegazione, inebriato da tanto onore. Tornato a Islamabad, ebbe l'ultimo dei suoi furiosi litigi con l'ultraconformista padre, che se ne rimase impalato alla finestra mentre il figlio abbandonava di corsa la casa. I genitori non lo rividero pi.

La persona che il signor Kendrick vide quando and ad aprire indossava la divisa. Non l'uniforme d'ordinanza, ma una mimetica ben stirata con le mostrine che indicavano unit, grado e decorazioni. Comprese che il visitatore era un tenente colonnello dei marine. Rimase colpito.

Era proprio ci che il Segugio voleva. Quando era in servizio alla TOSA non portava quasi mai la divisa d'ordinanza perch attirava l'attenzione, e nel suo nuovo ambiente quella era una cosa da evitare a tutti i costi. Ma Jimmy Kendrick era bidello in una scuola del posto. Si occupava dell'impianto di riscaldamento centralizzato e spazzava i corridoi. Non era abituato a trovarsi davanti un tenente colonnello dei marine. Sarebbe rimasto impressionato.

"Il signor Kendrick?"

"S."

"Sono il tenente colonnello Jackson. Roger  in casa?" James Jackson era uno dei nomi falsi che il Segugio usava di frequente.

Certo che era in casa. Non usciva mai. Il suo unico figlio era per Kendrick un'atroce delusione. Il ragazzo soffriva di agorafobia acuta, aveva il terrore di lasciare il suo rifugio nella soffitta e la madre, che rappresentavano per lui una rassicurante protezione.

"S. E' di sopra."

"Potrei parlargli, per favore?"

L'uomo condusse l'ufficiale dei marine al piano superiore. La casa non era grande; solo due stanze al pianterreno, due al primo e una scaletta di alluminio che portava al sottotetto. Il padre chiam, rivolto verso l'alto. "Roger, c' una persona che vuole vederti. Scendi."

Si ud uno scalpiccio di passi e nell'apertura sopra la scaletta apparve un volto. Era pallido, come quello di una creatura notturna abituata alla penombra; giovane, vulnerabile, ansioso. Sui diciotto o diciannove anni, nervoso, con gli occhi che evitavano gli sguardi. Pareva fissare la moquette del pianerottolo tra i due uomini.

"Ciao, Roger. Sono Jamie Jackson. Ho bisogno di un consiglio. Possiamo parlare?"

Il ragazzo consider la richiesta con aria grave. Non sembrava curioso, ma si limit ad accettare lo strano visitatore che gli poneva quella domanda.

"Okay" rispose. "Vuole salire?"

"Lass non c' spazio" disse il padre a mezza bocca. Poi aggiunse pi forte: "Scendi, figliolo". E al Segugio: "Meglio che parliate nella sua stanza. Non gli va di stare nel salone quando non c' la madre. Fa la cassiera al negozio di alimentari".

Roger Kendrick scese la scaletta ed entr in camera sua. Si sedette sul bordo del letto, lo sguardo rivolto al pavimento. Il Segugio prese una sedia con lo schienale diritto. Era l'unico arredo a parte un armadietto e un cassettone. Il ragazzo passava le giornate nella soffitta. Il Segugio guard il padre, che scroll le spalle.

"Sindrome di Asperger" disse rassegnato. Era evidente che per lui era una situazione frustrante. Gli altri avevano figli che uscivano con le ragazze o imparavano a fare il meccanico. Il Segugio lo guard e annu. Il significato era chiaro.

"Betty sar qui a momenti" disse l'uomo. "Far un po' di caff." Quindi usc.

L'uomo di Fort Meade lo aveva definito un tipo strano, ma non aveva specificato quanto e in che modo. Prima di andare l, il Segugio aveva cercato informazioni sulla sindrome di Asperger e l'agorafobia, la paura degli spazi aperti.

Come la sindrome di Down e la paralisi cerebrale, le due patologie variavano dalle forme lievi a quelle gravi. Dopo qualche minuto di conversazione con Roger Kendrick, apparve chiaro che non c'era bisogno di trattarlo come un bambino, nessun motivo di usare un linguaggio infantile.

Il giovane mostrava un'estrema timidezza nel dialogare con un'altra persona, accresciuta dalla sua paura del mondo esterno. Ma il Segugio sospettava che, se fosse riuscito a portare il discorso sull'argomento in cui l'adolescente si sentiva pi a suo agio, il cyberspazio, si sarebbe trovato di fronte una personalit molto diversa. Non si sbagliava.

Ricordava il caso dell'hacker inglese Gary McKinnon. Al governo americano che voleva processarlo, Londra obiett che era troppo fragile per viaggiare, figuriamoci per affrontare il carcere. Eppure aveva violato i sancta sanctorum della NASA e del Pentagono, penetrando attraverso i pi complicati firewall mai escogitati come un coltello nel burro.

"Roger, c' un uomo che si nasconde da qualche parte nel cyberspazio. Odia il nostro paese. Lo chiamano il Predicatore. Diffonde sermoni online, in inglese. Chiede alla gente di convertirsi al suo modo di pensare e di uccidere gli americani. Ho il compito di trovarlo e fermarlo. Ma non ci riesco. In quel campo  pi astuto di me. Si considera il pi abile navigatore del cyberspazio."

Not che il ragazzo non distoglieva pi lo sguardo. Per la prima volta il giovane alz gli occhi e lo fiss. Stava considerando l'idea di tornare nell'unico mondo che una natura matrigna gli aveva destinato come dimora. Il Segugio apr una valigetta e tir fuori una scheda di memoria.

"Lui li trasmette, Roger, ma tiene segreto il suo indirizzo IP, cos nessuno sa dov'. Se noi lo scoprissimo, potremmo fermarlo."

L'adolescente giocherell con la scheda di memoria che teneva fra le dita.

"Sono venuto qui, Roger, per chiederti se vuoi aiutarci a trovarlo."

"Potrei tentare" rispose il ragazzo.

"Dimmi, Roger, che apparecchiature hai di sopra?"

Il giovane glielo spieg. Non erano le peggiori sul mercato, ma era tutta roba alquanto ordinaria, acquistata nei negozi.

"Se qualcuno te lo chiedesse, cosa ti piacerebbe veramente avere? Qual  il computer dei tuoi sogni?"

Il ragazzo s'illumin. L'entusiasmo gli si dipinse sul viso. Lo guard di nuovo.

"Mi piacerebbe tanto un processore dual six core con 32 giga di RAM, con un sistema operativo Red Hat Enterprise Linux 6 o pi."

Il Segugio non aveva bisogno di prendere appunti. Il minuscolo microfono nascosto tra la sfilza di medaglie stava registrando tutto. Per fortuna, perch lui non aveva idea di cosa stesse parlando il ragazzo. Ma gli esperti s.

"Vedr cosa posso fare" concluse alzandosi. "Da' un'occhiata al materiale. Magari non riuscirai a craccarlo. Ma ti sar comunque grato se vorrai provarci."

Nel giro di due giorni un furgone con a bordo tre uomini e alcune apparecchiature informatiche molto costose arriv alla casa sulla stradina secondaria di Centreville. I tre si diedero da fare nella soffitta finch non ebbero installato tutto. Lasciarono quel diciannovenne estremamente vulnerabile con lo sguardo fisso sullo schermo, convinto di trovarsi in paradiso. Il ragazzo guard una decina di sermoni sul sito della jihad e cominci a digitare sulla tastiera.

Il killer si accovacci accanto al suo scooter fingendo di armeggiare con il motore mentre su quella stessa strada il senatore dello Stato usciva di casa, infilava le mazze da golf nel bagagliaio dell'auto e si metteva alla guida. Erano appena passate le sette in quella luminosa mattina di inizio estate. Non not l'uomo sullo scooter che lo seguiva.

Il killer non aveva bisogno di stare troppo vicino alla macchina perch aveva gi fatto due volte quel tragitto, non vestito come adesso ma in jeans e giubbotto con il cappuccio, molto meno appariscente. Segu l'auto del senatore per circa dieci chilometri attraverso Virginia Beach fino al campo da golf. Vide il senatore parcheggiare, prendere le mazze e scomparire dentro il circolo.

Il killer pass davanti all'ingresso del club, svolt a sinistra su Linkhorn Drive e s'infil nel bosco. Dopo duecento metri su Linkhorn svolt di nuovo a sinistra su Willow Drive. Un'altra macchina lo incroci ma senza notarlo, malgrado l'abbigliamento.

Portava un dishdasha candido come la neve lungo dal collo alle caviglie con uno zucchetto lavorato all'uncinetto sulla testa rasata. Super diverse residenze rurali su Willow Drive e sbuc dagli alberi nella luce del mattino nel punto in cui il colpo scoccato dalla piazzola della quinta buca, nota come la Cascata, attraversa Willow Drive. Accost e gett lo scooter nell'alto sottobosco accanto al fairway della quarta buca, chiamato Cipresso spoglio.

C'era gi qualche golfista su altre buche, ma erano tutti presi dal gioco e non si accorsero di niente. Il giovane in bianco si diresse con calma gi per il fairway di Cipresso spoglio avvicinandosi al ponte sul ruscello, scomparve in mezzo ai cespugli e attese. Sapeva da precedenti sopralluoghi che chi giocava una partita doveva salire su per il quarto fairway e attraversare il ponte.

Era l da mezz'ora e due coppie di giocatori avevano completato il Cipresso spoglio avanzando verso la piazzola di partenza della Cascata. Ben nascosto nel folto dei cespugli, li lasci passare. Poi vide il senatore. L'uomo era in coppia con un compagno della stessa et. Dentro il circolo il senatore si era infilato una giacca a vento verde e il suo avversario ne portava una di colore simile.

Mentre i due anziani attraversavano il ponte il giovane sbuc dai cespugli. Nessuno dei due golfisti si ferm, ma entrambi lo guardarono con fugace interesse, per i vestiti che indossava, e forse per la sua aria di tranquillo distacco. Avanz verso gli americani finch, a dieci passi di distanza, uno di loro gli chiese: "Serve aiuto, figliolo?".

Fu allora che il giovane tir fuori la mano destra dal dishdasha e la allung, come per offrire loro qualcosa. Quel "qualcosa" era una rivoltella. I due non ebbero il tempo di fiatare perch l'altro apr subito il fuoco. Piuttosto confuso, poich entrambi portavano berretti da baseball a tesa lunga e giacche a vento verdi, spar due volte a ciascuno, quasi a bruciapelo.

Una pallottola manc completamente il bersaglio e non fu ritrovata. Due centrarono il senatore al torace e alla gola, uccidendolo all'istante. L'ultimo proiettile colp l'altro golfista in pieno petto. I due uomini si accasciarono a terra. L'attentatore alz gli occhi al cielo azzurro chiaro del mattino, mormor "Allahu akbar", s'infil la pistola in bocca e premette il grilletto.

Quattro giocatori impegnati in una partita a coppie stavano lasciando il green della quarta buca, Cipresso spoglio. In seguito riferirono di essersi tutti voltati al rumore degli spari, in tempo per vedere gli schizzi di sangue fuoriuscire dalla testa del suicida, che era stramazzato al suolo. Due si precipitarono sul luogo del delitto. Un terzo era gi sul suo cart; invert la marcia e diede gas al silenzioso motore elettrico dirigendosi anch'egli verso la scena del duplice omicidio. Il quarto rimase a guardare per qualche secondo, a bocca aperta, poi prese il cellulare e compose il 911.

La chiamata fu raccolta dal Centro comunicazioni dietro la centrale di polizia, su Princess Ann Road. Il centralinista di turno raccolse i primi dettagli dell'accaduto e allert la centrale dalla parte opposta del complesso di edifici e il servizio ambulanze. Entrambi disponevano di personale locale con grande esperienza, che conosceva la strada per il Princess Ann Golf Club.

La prima ad arrivare sul luogo del delitto fu un'autopattuglia che stava percorrendo la Cinquantaquattresima Strada. Da Linkhorn Drive gli agenti videro il capannello sempre pi numeroso che si stava formando all'altezza del quarto fairway e senza troppi riguardi passarono sul prato immacolato per dirigersi verso la scena del crimine. Dieci minuti dopo dalla centrale di polizia giunse il detective di turno, Ray Hall, per assumere il comando delle operazioni. Gli uomini in uniforme avevano gi delimitato la zona quando sopraggiunse l'ambulanza del Pinehurst Centre su Viking Drive, a cinque chilometri da l.

Il detective aveva stabilito che i due erano morti. Riconobbe il senatore sia perch la sua foto appariva di tanto in tanto sui giornali, sia perch sei mesi prima aveva preso parte a una cerimonia della polizia per il conferimento di medaglie.

Anche il giovane dalla folta barba nera, identificato come il killer dai quattro giocatori inorriditi, era morto e giaceva a terra con la pistola ancora nella mano destra, a sei metri dalle sue vittime. Il secondo golfista mostrava una gravissima ferita in mezzo al petto, provocata da un singolo proiettile, ma respirava ancora. Il detective indietreggi per consentire ai paramedici di svolgere il loro lavoro. Erano in tre, pi un autista.

Dopo un rapido sguardo capirono che solo uno dei tre uomini stesi sull'erba ancora cosparsa di rugiada aveva bisogno del loro intervento. Gli altri due potevano aspettare di essere trasportati all'obitorio. E non c'era motivo di perdere tempo cercando di rianimare il paziente, come in caso di annegamento o asfissia. Era quello che i paramedici chiamano un "carica e via".

Erano in grado di praticare l'ALS - il sistema avanzato di soccorso - e lo avrebbero utilizzato per stabilizzare le condizioni del ferito durante la corsa verso l'ospedale di Virginia Beach. Caricarono il ferito a bordo e corsero via a sirene spiegate.

Coprirono la distanza fino a First Colonial Road in meno di cinque minuti. Di mattina presto il traffico era leggero, ed essendo un weekend non c'erano pendolari. Nell'udire le sirene le altre macchine si scansavano e il conducente dell'ambulanza guid tutto il tempo con l'acceleratore a tavoletta.

Nel retro due paramedici cercavano di stabilizzare l'uomo agonizzante mentre il terzo comunicava via radio con l'ospedale riferendo ogni particolare rilevato dagli altri. All'ingresso riservato alle ambulanze li attendeva una squadra specializzata nelle emergenze.

Nel frattempo era stata preparata una sala operatoria e l'quipe chirurgica si stava gi disinfettando mani e avambracci. Il chirurgo cardiovascolare Alex McCrae lasci a met la colazione che stava consumando in mensa e si precipit.

Il detective Hall era rimasto sul fairway della quarta buca con due corpi, una folla di cittadini di Virginia Beach sconcertati e inorriditi che si aggiravano intorno alla scena del crimine e parecchi misteri. Mentre la sua collega Lindy Mills raccoglieva nomi e indirizzi, lui aveva due questioni che lo assillavano. Tutti i testimoni affermavano categoricamente di aver visto un solo killer che si era suicidato subito dopo aver commesso il duplice omicidio. A quanto pareva non c'era alcun motivo di cercare un complice. Tra i cespugli, poco oltre il fairway, era stato rinvenuto uno scooter a un posto.

E poi c'era il fatto che i testimoni erano tutte persone mature e assennate, con la testa sulle spalle, che con ogni probabilit fornivano indizi validi e affidabili. A quel punto cominciavano i misteri, a partire dal primo: che diavolo era accaduto e perch ?

In ogni caso, non era mai successo niente di simile in una cittadina tranquilla, sonnolenta e ligia alle leggi come Virginia Beach. Chi era il killer e chi era l'uomo che ora lottava per la vita?

Il detective Hall affront subito la seconda domanda. Chiunque fosse il ferito, doveva avere una casa da qualche parte, magari una moglie e una famiglia che lo aspettavano, qualche parente. Data la gravit della ferita al torace, prima di sera sarebbe stato necessario contattarli.

Nessuna delle persone accalcate intorno al nastro che delimitava la scena del crimine pareva conoscere il compagno di gioco del senatore. Il portafoglio, a meno che non fosse rimasto nella sede del circolo, era sparito insieme all'ambulanza. Ray Hall lasci Lindy Mills e i due agenti alle prese con le procedure per l'identificazione dei testimoni e chiese un passaggio, che ottenne immediatamente, su un cart di ritorno al circolo. L l'istruttore del club, un uomo dal volto cereo, risolse uno dei due interrogativi. Il compagno del senatore morto era un generale in congedo. Vedovo, viveva da solo in un complesso residenziale per pensionati a diversi chilometri di distanza. In pochi secondi l'elenco dei soci forn l'indirizzo esatto.

Hall chiam Lindy al cellulare e ordin che uno degli agenti rimanesse con lei mentre l'altro doveva raggiungerlo con l'auto.

In macchina il detective Hall si consult tramite la radio di bordo con il suo capitano. La centrale si sarebbe occupata dei mezzi d'informazione, che stavano arrivando con una sfilza di domande cui nessuno sapeva ancora rispondere. La centrale si sarebbe anche assunta il compito penoso di informare la moglie del senatore prima che apprendesse la notizia dalla radio.

Gli venne comunicato che una seconda ambulanza, meno equipaggiata, il carro mortuario, stava portando i due cadaveri all'obitorio dell'ospedale dove il medico legale si preparava a eseguire l'autopsia.

"Che esamini prima l'assassino, capitano" disse Hall al microfono. "Indossa quella che sembra la veste di un fondamentalista musulmano. Ha agito da solo, ma forse aveva dei complici. Dobbiamo sapere chi era, se un killer solitario o il membro di un gruppo."

Mentre era a casa del generale, ordin che le impronte del killer fossero controllate con l'AFIS - il sistema di identificazione automatica delle impronte digitali - e lo scooter con l'ufficio della motorizzazione della Virginia. S, era un fine settimana; bisognava svegliare il personale e metterlo al lavoro. Chiuse la comunicazione.

Nel complesso residenziale il cui indirizzo risultava al golf club era chiaro che nessuno sapeva ancora cos'era accaduto sul fairway chiamato Cipresso spoglio. C'erano circa quaranta bungalow sparsi fra prati e alberi con un laghetto al centro e l'abitazione dell'amministratore del complesso.

L'uomo aveva appena finito di fare colazione, malgrado l'ora tarda, e si accingeva a falciare l'erba. Divenne bianco come un lenzuolo e si abbandon su una sedia da giardino, mormorando ripetutamente "Oh, mio Dio". Alla fine prese una chiave da una bacheca nel corridoio di casa e condusse il detective Hall al bungalow del generale.

Lindo e grazioso, sorgeva in mezzo a un giardinetto curato, con cespugli fioriti in vasi di terracotta; raffinato senza essere troppo pretenzioso. Dentro era pulito, rassettato, come la dimora di un uomo avvezzo all'ordine e alla disciplina. Hall svolse la sgradevole incombenza di ficcare il naso negli affari privati di un'altra persona. L'amministratore cerc di rendersi utile.

Il generale dei marine si era trasferito in quel complesso residenziale circa otto anni prima, poco dopo che la moglie era morta di cancro. Parenti? chiese Hall. Perquis la scrivania in cerca di lettere, polizze assicurative, prove dell'esistenza di congiunti. A quanto pareva il generale teneva i suoi documenti pi riservati presso un legale o in banca. L'amministratore telefon all'amico pi intimo del generale ferito, un vicino, architetto in pensione, che viveva l con la moglie e spesso invitava l'ufficiale per una gustosa cenetta casalinga.

L'architetto rispose e ascolt, sconvolto e inorridito. Voleva precipitarsi all'ospedale di Virginia Beach, ma il detective Hall prese il telefono e lo dissuase perch non avrebbe potuto vederlo. Sapeva se aveva qualche parente? gli chiese. Ha due figlie da qualche parte all'Ovest, rispose l'architetto, e un figlio, un ufficiale dei marine in servizio attivo, un tenente colonnello, ma non aveva idea di dove fosse assegnato.

Tornato alla centrale, Hall vi trov Lindy Mills e la sua auto civetta. C'erano novit. Lo scooter era stato controllato. Apparteneva a uno studente ventiduenne con un nome che aveva chiaramente qualcosa di arabo. Era un cittadino americano di Dearborn, nel Michigan, ma in quel periodo studiava ingegneria presso un politecnico a una ventina di chilometri a sud di Norfolk. La motorizzazione aveva inviato per fax una foto.

Non aveva la folta barba nera e il volto era intatto; non certo come quello che Ray Hall aveva visto sull'erba del fairway. Quel volto apparteneva a una testa senza pi nuca, sfigurata dalla deflagrazione del proiettile esploso. Ma gli assomigliava abbastanza.

Si fece passare il quartier generale del corpo dei marine, nei pressi del cimitero di Arlington, sulla sponda opposta del Potomac rispetto a Washington. Insistette per rimanere in linea finch non lo misero in contatto con un maggiore del reparto Affari pubblici. Spieg chi era e da dove chiamava e riassunse brevemente quanto era accaduto cinque ore prima sul campo da golf del Princess Ann.

"No" disse "non posso aspettare fino a luned. Non m'importa dov'. Devo parlargli adesso, maggiore, subito. E' un miracolo se il padre arriva a domattina."

Ci fu una lunga pausa. Alla fine l'altro rispose semplicemente: "Stia vicino a quel telefono, detective. Io o un collega la richiameremo fra poco".

Passarono solo cinque minuti. La voce era diversa. Un altro maggiore, stavolta dall'archivio dei fascicoli personali. L'ufficiale con cui vuole parlare non pu essere raggiunto, disse.

Hall si stava innervosendo. "A meno che non sia nello spazio o in fondo alla fossa delle Marianne, pu essere raggiunto. Lo sappiamo entrambi. Avete il mio numero di cellulare. La prego di farmi chiamare, e presto." Dopodich attacc. Adesso dipendeva tutto da loro.

Prese Lindy con s e lasci la centrale, diretto all'ospedale. Il suo pranzo consistette in una barretta energetica e una bibita gassata. Quando si dice un'alimentazione sana. All'altezza di First Colonial svolt su una strada laterale, quella con quel nome strano, Will o' the Wisp Drive, e pass dal retro, fino all'ingresso per le ambulanze. La prima tappa fu l'obitorio, dove il medico legale aveva terminato l'esame autoptico.

C'erano due corpi su dei lettini metallici, coperti da lenzuoli. Un assistente stava per portarli nella camera mortuaria. Il medico legale lo ferm e sollev uno dei lenzuoli. Il detective Hall guard il volto. Era deturpato e contorto, ma era comunque il ragazzo della foto della motorizzazione. La folta barba nera era arruffata, gli occhi chiusi.

"Lo avete gi identificato?" chiese il medico.

"S."

"Be', ne sapete pi di me. Ma forse posso ancora sorprendervi."

Il medico abbass il lenzuolo fino alle caviglie.

"Nota niente?"

Ray Hall osserv a lungo e attentamente.

"Non ha peli. A parte la barba."

Il medico ritir su il lenzuolo e fece cenno all'assistente di portare la barella e il suo carico nella camera mortuaria.

"Non l'ho mai visto di persona, ma ho visto le immagini. Due anni fa, a un seminario sul fondamentalismo islamico. Un segno di purificazione rituale, una preparazione al passaggio nel paradiso di Allah."

"Un attentatore suicida?"

"Un killer suicida" lo corresse il medico legale. "Se si uccide un illustre cittadino del Grande Satana le porte della beatitudine eterna si aprono per il servo di Allah che le varca da shahid, da martire. Negli Stati Uniti non succede spesso, ma  molto comune in Medio Oriente, Pakistan e Afghanistan. Al seminario gli hanno dedicato una lezione."

"Ma era nato e cresciuto qui" obiett il detective Hall.

"Be', qualcuno di sicuro lo ha convertito" spieg il medico legale. "A proposito, la Scientifica ha gi rilevato le impronte. Non aveva altro addosso, tranne la pistola, e credo che sia gi al reparto balistica."

La tappa successiva del detective Hall fu al piano superiore. Trov il dottor Alex McCrae nel suo studio, che consumava un pranzo tardivo con un tramezzino al tonno preso in mensa.

"Che vuole sapere, detective?"

"Tutto" rispose Hall. E il chirurgo glielo disse.

Quando il generale, in condizioni gravissime, era stato portato al pronto soccorso, il dottor McCrae gli aveva fatto immediatamente praticare un'infusione intravenosa. Poi aveva controllato i parametri vitali: ossigenazione del sangue, polso e pressione arteriosa.

L'anestesista aveva cercato e trovato un valido accesso venoso attraverso la giugulare, in cui aveva inserito una cannula di ampio calibro, iniettando subito una flebo di soluzione fisiologica seguita dalla trasfusione di due sacche gruppo 0 RH negativo come misura di supporto. Infine aveva inviato in laboratorio un campione di sangue del paziente per effettuare un test di compatibilit.

La preoccupazione immediata del dottor McCrae, con il paziente al momento in condizioni stabili, era capire cosa stava succedendo dentro il suo torace. Evidentemente c'era una pallottola conficcata perch il foro d'entrata era visibile ma non quello di uscita.

Consider se sottoporlo ai raggi X o a una TAC, ma decise di non muovere il paziente dalla barella e di effettuare la radiografia sul posto.

L'esame rivel che il generale aveva una lesione al polmone e che la pallottola era conficcata molto vicino all'ilo. Il chirurgo aveva tre opzioni, tutte rischiose. Poteva operare impiantando un bypass cardiopolmonare, ma esisteva il pericolo di danneggiare ulteriormente il polmone.

La seconda opzione era effettuare subito un intervento per cercare di estrarre il proiettile. Ma anche questa sarebbe stata altamente rischiosa perch non era ancora chiara la reale entit del danno, e avrebbe potuto rivelarsi fatale.

Il chirurgo scelse la terza possibilit, lasciar trascorrere ventiquattr'ore senza intervenire, nella speranza che la fibra dell'anziano paziente gli consentisse, almeno in parte, di riprendersi. Ci avrebbe permesso di affrontare un intervento chirurgico invasivo con maggiori probabilit di successo.

Dopo che la decisione fu presa, il generale venne trasferito al reparto di terapia intensiva, dove giaceva quando il detective and a parlare con il chirurgo.

Gli erano stati praticati accessi venosi su entrambi i lati del collo. Due tubicini nelle narici, i sondini nasali, assicuravano un costante rifornimento di ossigeno. La pressione sanguigna e il polso apparivano su un monitor accanto al letto che mostrava anche il battito cardiaco.

Infine il paziente aveva un drenaggio toracico sotto l'ascella sinistra, tra la quinta e la sesta costola. Serviva a raccogliere l'aria che filtrava costantemente dal polmone lesionato convogliandola in un grande recipiente di vetro sul pavimento, pieno per un terzo d'acqua. L'aria espulsa poteva uscire dalla cavit toracica e finiva sotto il livello dell'acqua, facendola gorgogliare in superficie, ma senza tornare nello spazio pleurico perch i polmoni sarebbero collassati uccidendo il paziente.

Quando seppe che non avrebbe assolutamente potuto parlare con il generale per i giorni successivi, il detective Hall se ne and. Tornato nel parcheggio alle spalle dell'entrata per le ambulanze chiese a Lindy di guidare lei. Doveva fare delle telefonate.

La prima fu al Willoughby College, dove studiava il killer, Mohammed Barre. Gli fu passata la docente responsabile delle ammissioni ai corsi. Quando le chiese se Barre fosse uno studente di Willoughby, la donna conferm senza esitazioni. Poi le rifer quanto era accaduto sul campo di golf del Princess Ann, e segu un silenzio sbigottito.

Ai mezzi d'informazione non erano state comunicate le generalit del killer. Hall spieg che sarebbe arrivato al college entro una ventina di minuti. La docente doveva fornirgli tutti i fascicoli personali degli studenti e consentirgli di ispezionare i loro alloggi. Nel frattempo non doveva informare nessuno, nemmeno i genitori del ragazzo nel Michigan.

La seconda telefonata fu alla Scientifica, per la questione delle impronte. S, avevano ricevuto dall'obitorio un rilievo perfetto di tutte e dieci e le avevano passate all'AFIS. Non c'erano riscontri; le impronte dello studente morto non erano nella banca dati.

Se fosse stato straniero l'Ufficio immigrazione avrebbe avuto un fascicolo, a partire dalla richiesta di visto. Ormai per appariva chiaro che Barre era un cittadino americano figlio di immigrati. Ma di dove? Era nato musulmano, o si era convertito cambiando nome?

La terza telefonata fu al reparto balistica. La pistola era una Glock 17 automatica di fabbricazione svizzera, dal cui caricatore pieno erano stati esplosi cinque colpi. Stavano cercando di rintracciare l'uomo che risultava il proprietario, il cui nome non era Barre e che viveva nei pressi di Baltimora, nel Maryland. Era stata rubata? Acquistata? Nel frattempo giunsero al college.

Mohammed era di origine somala. Quelli che lo conoscevano al Willoughby dichiararono che circa sei mesi prima sembrava aver subito un cambiamento di personalit, trasformandosi da ragazzo normale, estroverso e brillante in una specie di eremita silenzioso, chiuso in se stesso. Il vero motivo sembrava religioso. Nel campus c'erano altri due studenti musulmani, ma non avevano subito una tale metamorfosi.

Il giovane aveva smesso di portare jeans e giacche a vento per indossare solo lunghe vesti. Aveva cominciato a pretendere del tempo libero dagli studi per dedicarsi alla preghiera cinque volte al giorno, e questo gli era stato accordato senza obiezioni. La tolleranza religiosa era massima. Poi si era fatto crescere una folta barba nera.

Per la seconda volta quel giorno Ray Hall si ritrov a frugare tra gli effetti personali di uno sconosciuto, ma c'era una differenza fondamentale. A parte i manuali di ingegneria, c'erano solo testi islamici in arabo. Il detective Hall non capiva una parola, ma li raccolse tutti. La chiave era il computer. Almeno in quel caso Ray Hall sapeva che cosa doveva fare.

Trov numerosi sermoni, non in arabo ma in un inglese fluente, persuasivo. Un volto coperto, due occhi di brace, gli appelli a sottomettersi ad Allah, a essere totalmente pronti a servirlo, a combattere in Suo nome, a morire per Lui. E soprattutto a uccidere per Lui.

Il detective non aveva mai sentito parlare del Predicatore, ma spense il computer e lo sequestr. Rilasci una ricevuta per tutti gli oggetti che aveva prelevato e se ne and dal college, concedendo l'autorizzazione ad avvertire i genitori del ragazzo, con la raccomandazione di chiamarlo quando questi ultimi fossero giunti nel Sud per ritirare gli effetti personali del figlio. Nel frattempo avrebbe informato personalmente la polizia di Dearborn. Prese con s due sacchi per la spazzatura con dentro libri, testi e il computer portatile e torn alla centrale.

Sul computer c'erano altre cose, tra cui una ricerca su un sito di annunci per acquistare una pistola. Ovviamente l'operazione si era svolta senza espletare le dovute pratiche, il che comportava un'accusa grave per il venditore, ma di questo ci si sarebbe occupati in seguito.

Erano le otto di sera quando il suo cellulare squill e un uomo si present come il figlio del generale ferito. Non disse dov'era, solo che aveva ricevuto la notizia e stava tornando in elicottero.

Ormai era buio; dietro la centrale c'era uno spiazzo aperto ma senza lampioni.

"Dov' la base della marina pi vicina?" chiese la voce.

"A Oceania" rispose Hall. "Ma ha il permesso di atterrare l?"

"S" replic l'altro. "Tra un'ora."

"La verr a prendere" concluse Hall. Mentre aspettava, durante la prima mezz'ora consult l'archivio nazionale della polizia per controllare se in passato si fossero verificati omicidi simili. Con sua sorpresa constat che ce n'erano stati quattro. L'assassinio sul campo da golf era il quinto. In due dei precedenti casi i killer si erano immediatamente suicidati. Gli altri due erano stati catturati vivi ed erano in attesa di processo per omicidio di primo grado. Tutti avevano agito da soli. Tutti si erano convertiti all'ultraestremismo dopo aver ascoltato dei sermoni online.

Alle nove and a prendere il figlio del generale a Oceania e lo accompagn all'ospedale di Virginia Beach. Durante il tragitto gli spieg cos'era accaduto alle sette e mezzo di quella mattina.

L'uomo gli pose una fitta serie di domande su ci che aveva scoperto nell'alloggio di Mohammed Barre al campus. Poi mormor: "Il Predicatore". Il detective Hall pens che si riferisse a una professione, non a un nome in codice.

"Credo di s" rispose. Rimasero in silenzio finch non raggiunsero l'ospedale.

All'accettazione avvertirono che era arrivato il figlio del paziente in terapia intensiva e Alex McCrae usc dal suo studio. Mentre salivano al reparto il medico descrisse la gravit della ferita, che al momento impediva di effettuare un intervento chirurgico.

"Esistono solo minime possibilit che si riprenda" disse. "La prognosi  riservata."

Il figlio entr nella stanza. Prese una sedia e osserv alla fioca luce il volto rude dell'anziano padre, segregato in quel posto, mantenuto in vita da una macchina. Rimase l seduto tutta la notte, tenendo tra le sue le mani dell'uomo addormentato.

Poco prima delle quattro del mattino il paziente apr gli occhi. Il battito cardiaco aveva accelerato. Il figlio non poteva vedere il recipiente di vetro sul pavimento, dietro il letto. Si stava rapidamente riempiendo di sangue arterioso rosso vivo. In qualche punto del torace, in profondit, si era rotto un grosso vaso. L'emorragia che aveva colpito il generale era troppo violenta per salvarlo.

Il figlio avvert l'impercettibile pressione delle mani del padre. L'uomo fissava il soffitto e muoveva le labbra.

"Semper fi, figliolo" mormor.

"Semper fi, pap."

La linea sullo schermo, che somigliava a una serie di picchi montuosi, divenne piatta. Il bip lasci il posto a un unico suono lamentoso. Una squadra d'emergenza apparve sulla soglia. Alex McCrae era con loro. Pass accanto al figlio del generale seduto e guard il recipiente dietro il letto. Alz un braccio facendo cenno ai colleghi e scosse appena il capo. Gli altri si allontanarono.

Dopo qualche minuto il figlio si alz e usc dalla stanza. Non disse nulla, si limit ad annuire al chirurgo. Nel reparto di terapia intensiva un'infermiera tir un lenzuolo sul volto del defunto. Il figlio scese i quattro piani che lo separavano dal parcheggio.

Nella sua auto, a venti metri di distanza, il detective Hall avvert qualcosa e si riscosse da un leggero assopimento. Il figlio del generale attravers il parcheggio, si ferm e guard in alto. Mancava ancora un paio d'ore all'alba. Il cielo era scuro, la luna era tramontata. Nella volta celeste brillavano le stelle: insensibili, splendenti, eterne.

Quelle stesse stelle, invisibili in un cielo azzurro chiaro, posavano lo sguardo su un altro uomo, anch'egli invisibile in un deserto di sabbia.

Il figlio del generale alz gli occhi alle stelle e mormor qualcosa. Il detective della Virginia non cap. Il Segugio aveva detto: "Ora  un fatto personale, Predicatore".





4.

Nell'universo di nomi in codice usati per mascherare la propria identit, il Segugio aveva dato al suo nuovo aiutante lo pseudonimo di Ariel. Si era divertito a scegliere il folletto della Tempesta di Shakespeare, un essere invisibile in grado di volare e che si dilettava a combinare marachelle.

perch se Roger Kendrick sul pianeta terra si trovava in difficolt, era ben diverso quando si sedeva davanti al tesoro rappresentato dalle esaltanti apparecchiature fornitegli dai contribuenti americani. Come aveva detto l'uomo di Fort Meade, era diventato un asso che pilotava il miglior intercettatore disponibile sul mercato.

Aveva passato due giorni a studiare la struttura elaborata dal Predicatore per nascondere il suo indirizzo IP e quindi la sua ubicazione. Aveva anche guardato i sermoni e si era subito convinto di una cosa. Il genio del computer e l'uomo con il viso coperto che predicava l'odio religioso non erano la stessa persona. C'era qualcun altro, da qualche parte, il suo vero avversario, il formidabile nemico che doveva affrontare: abile, sfuggente, capace di individuare ogni errore che lui poteva commettere e di conseguenza neutralizzarlo.

Nessuno sapeva che il cybernemico di Ariel era Ibrahim Samir, nato in Inghilterra da genitori iracheni, che aveva studiato all'UMIST, l'Istituto di scienza e tecnologia dell'Universit di Manchester. Quando pensava al suo avversario, Kendrick lo chiamava "il Troll".

Era stato lui a inventare il proxy server per creare il falso indirizzo IP dietro il quale nascondeva la vera ubicazione del suo capo. Ma un tempo, all'inizio della campagna svolta dal Predicatore, c'era un indirizzo IP autentico, e se Ariel lo avesse scoperto avrebbe potuto localizzarne la provenienza, ovunque fosse.

Si era anche subito accorto che esisteva un gruppo di sostenitori. Discepoli entusiasti in grado di postare messaggi per conto del Predicatore. cos aveva deciso di entrare a farne parte.

Si rese conto che non avrebbe mai potuto ingannare il Troll se l'alter ego di Ariel non fosse stato plausibile nei minimi dettagli. Ariel si era inventato un giovane americano di nome Fahad, figlio di due immigranti giordani, nato e cresciuto nell'area di Washington. Ma l'aveva studiata bene.

Si era servito dei dati relativi al terrorista Al-Zarqawi, morto da diversi anni, un giordano che era stato a capo di Al-Qaeda in Iraq fino a quando non era rimasto ucciso in un attacco aereo delle forze speciali. In rete esisteva una ricca biografia. Era nativo del villaggio giordano di Zarqa. Ariel gli aveva dato genitori originari dello stesso villaggio, residenti nella stessa strada. Se qualcuno gli avesse posto delle domande, avrebbe potuto attingere alle informazioni disponibili online.

Si era attribuito una nuova identit, secondo cui il suo personaggio era nato due anni dopo l'arrivo dei genitori negli Stati Uniti. Avrebbe potuto descrivere la scuola in cui aveva studiato realmente, visto che c'erano parecchi ragazzi musulmani.

Grazie a corsi internazionali online aveva studiato l'Islam, la moschea che affermava di frequentare insieme ai genitori e il nome dell'imam che la presiedeva. Poi aveva chiesto di entrare a far parte del gruppo di fan del Predicatore. Gli erano state poste alcune domande, non personalmente dal Troll, ma da un altro discepolo in California. Aveva risposto. Dopo qualche giorno di silenzio, venne ammesso. Nel frattempo tenne il suo virus, il malware, nascosto ma pronto all'uso.

Quattro combattenti talebani erano in una casa di mattoni in un villaggio fuori Ghazni, il capoluogo dell'omonima provincia afgana. Non sedevano sulle sedie ma a terra, come preferivano.

Erano avvolti in tuniche e mantelli poich, malgrado fosse gi maggio, dalle montagne spirava ancora un vento gelido e gli edifici governativi di mattoni non avevano riscaldamento.

Con loro c'erano tre funzionari del governo giunti da Kabul e i due funzionari feringhee della NATO. Gli uomini delle montagne avevano il volto serio. Non sorridevano mai. L'unica volta che avevano visto dei soldati "feringhee" (stranieri, bianchi) impugnavano i kalashnikov. Ma erano venuti al villaggio per abbandonare quella vita.

In Afghanistan esiste un programma poco conosciuto chiamato semplicemente Reintegrazione. Frutto della collaborazione tra il governo di Kabul e la NATO, era condotto da un maggior generale britannico di nome David Hook.

Le teste pensanti pi illuminate sono convinte da lungo tempo che i talebani non verranno mai sconfitti solo sterminandoli. I comandanti angloamericani non fanno in tempo a gioire per l'"eliminazione" di cento, duecento, trecento combattenti talebani, che gi ne spuntano almeno altrettanti.

Alcuni sono semplici contadini afgani, come  sempre accaduto. Altri sono volontari spinti a quella scelta perch qualche parente - e in quella societ una famiglia pu arrivare a comprendere trecento persone -  stato ucciso da un missile mal diretto, da un attacco aereo a un obiettivo sbagliato o da una scarica di artiglieria imprecisa; altri ancora perch  stato loro ordinato di combattere dagli anziani della trib. Ma sono giovani, poco pi che ragazzi.

E giovani sono anche gli studenti pachistani, che giungono a frotte dalle madrase, le scuole religiose dove per anni studiano solo il Corano, indottrinati da imam estremisti fino al momento in cui sono pronti a combattere e morire.

Ma l'esercito talebano  diverso da ogni altro. Le sue unit sono localizzate soprattutto nelle aree in cui vengono costituite. E la venerazione verso i comandanti veterani  assoluta. Elimina i veterani, riconverti i capiclan, fai partecipare i capi tribali, e in un'area grande quanto una contea si deporranno le armi.

Per anni elementi delle forze speciali britanniche e americane si sono spacciati per uomini delle montagne, intrufolandosi sulle alture per assassinare i leader talebani di alto e medio rango, basandosi sull'assunto che il vero problema non sono i pesci piccoli.

In parallelo con i cacciatori notturni, il programma di Reintegrazione cerca di "convincere" i veterani a raccogliere il ramoscello di olivo offerto dal governo di Kabul. Quel giorno nel villaggio di Qala-e Zai il maggior generale Hook e il suo aiutante, il capitano australiano Chris Hawkins, rappresentavano la Cellula della Forza di Reintegrazione. I quattro incartapecoriti capi talebani accovacciati lungo il muro erano stati persuasi a lasciare le montagne e a tornare alla vita del villaggio.

Come sempre in questi casi, ci vuole un'esca. Un "reintegrato" deve seguire un corso di de-indottrinamento. In cambio ricever una casa, un gregge di pecore per consentirgli di riprendere l'allevamento, un'amnistia e l'equivalente afgano di cento dollari a settimana. Lo scopo dell'incontro in quella limpida ma fredda giornata di maggio era cercare di convincere i veterani che la propaganda religiosa cui erano sottoposti da anni in realt era tutta una menzogna.

Essendo di lingua pashtu non potevano leggere il Corano e come tutti i terroristi non arabi erano stati convertiti dall'eloquenza dei fautori della jihad, molti dei quali si spacciavano per imam o mullah senza esserlo affatto. Quindi era presente un mullah o un maulvi pashtun, il quale spiegava ai veterani che erano stati ingannati, che il Corano era un libro di pace e che i terroristi strumentalizzavano deliberatamente i pochi passaggi in cui si parlava di "uccidere".

In un angolo c'era un televisore, un oggetto che gli uomini delle montagne trovavano affascinante. Non diffondeva immagini in diretta, ma da un DVD. Un tale parlava in inglese, ma a ogni frase il mullah fermava la registrazione spiegando quello che aveva detto il predicatore e rivelandone le imposture sulla base del Sacro Corano.

Uno dei quattro uomini accovacciati a terra era Mahmud Gul, un comandante di alto rango ai tempi dell'11 settembre. Non arrivava alla cinquantina, ma i tredici anni trascorsi sulle montagne avevano lasciato il segno; il viso che spuntava sotto il pakol nero era solcato da rughe che lo rendevano simile al guscio di una noce, e le sue mani erano nodose e doloranti per l'artrite.

Era stato indottrinato fin da giovane, ma non contro gli inglesi e gli americani: loro avevano aiutato il suo popolo a liberarsi dal giogo russo. Sapeva poco di Bin Laden e dei suoi arabi, e quel poco non gli piaceva. Gli avevano detto quello che era accaduto a Manhattan anni prima, e non lo approvava. Si era unito ai talebani per combattere i tagichi e gli usbechi dell'Alleanza del Nord.

Ma gli americani non capivano la legge del pashtunwali, i sacri doveri di ospitalit che proibivano categoricamente al Mullah Omar di affidare i suoi ospiti di Al-Qaeda alla loro misericordia. E cos loro avevano invaso il suo paese. Li aveva combattuti per questo, e li stava ancora combattendo. Fino ad allora.

Mahmud Gul si sentiva vecchio e stanco. Aveva visto morire tanti uomini. Lui stesso aveva posto fine alle loro vite quando riportavano ferite cos gravi da poter sopravvivere appena qualche ora o qualche giorno, fra atroci sofferenze.

Aveva ucciso ragazzi britannici e americani, non sapeva nemmeno lui quanti. Le sue vecchie ossa gli dolevano e le mani si stavano trasformando in chele. La ferita a un fianco di tanti anni prima non gli dava requie nei lunghi inverni sulle montagne. Met della sua famiglia era morta e poteva vedere i nipoti soltanto durante le fugaci visite prima dell'alba, quando faceva ritorno nelle grotte.

Era arrivato il momento di darci un taglio. Tredici anni erano abbastanza. L'estate era vicina. Voleva starsene seduto al caldo a giocare con i bambini. Voleva che le figlie gli portassero da mangiare, come si fa con gli anziani. Aveva deciso di accettare l'offerta del governo: l'amnistia, una casa, un gregge di pecore e un sussidio, anche se ci comportava doversi sorbire uno stupido mullah e un tizio mascherato che cianciava alla tiv.

Quando il televisore fu spento e il mullah attacc a parlare in tono monotono, Mahmud Gul disse qualcosa tra s in pashtu. Chris Hawkins, che gli sedeva accanto, conosceva quella lingua ma non il dialetto rurale della provincia di Ghazni. Credeva di aver capito, per non ne era sicuro. Al termine del sermone, quando il mullah sal in tutta fretta sulla sua macchina con le guardie del corpo, venne servito il t. Forte, nero, e gli ufficiali feringhee avevano portato lo zucchero, che era buono.

Il capitano Hawkins scivol accanto a Mahmud Gul e insieme si misero a sorseggiare la bevanda in un cordiale silenzio. Poi l'australiano chiese: "Cosa hai detto quando  finito il sermone?".

Mahmud Gul ripet la frase. La scand a voce alta, ed era inequivocabile. Aveva detto: "Conosco quella voce".

Chris Hawkins doveva rimanere ancora due giorni a Ghazni per partecipare a un altro di quegli incontri di reintegrazione. Poi sarebbe rientrato a Kabul. Aveva un amico all'ambasciata britannica che, ne era quasi certo, faceva parte del SIS. Pens di parlargliene.

Ariel stava imparando a conoscere il Troll. L'iracheno di Manchester era di un'arroganza smisurata. Sapeva di essere il migliore nel cyberspazio. Qualsiasi cosa facesse in quel mondo recava il segno della perfezione. Insisteva su questo. Era il suo marchio distintivo.

Non si limitava a registrare i sermoni del Predicatore, ma da solo li diffondeva nel mondo dove sarebbero stati seguiti su chiss quanti schermi. E gestiva il gruppo crescente dei sostenitori. Passava al setaccio gli aspiranti membri in maniera estremamente accurata prima di accettare un commento o degnarsi di una risposta. Ma non aveva ancora notato il blando virus che si era intrufolato nel suo programma da una piccola soffitta buia a Centreville, in Virginia. Era stato programmato per dispiegare i suoi effetti una settimana dopo.

Il malware di Ariel semplicemente rallentava il sito web del Troll; periodicamente e solo in modo marginale. Produceva piccole interruzioni nella trasmissione delle immagini mentre il Predicatore parlava. D'un tratto il Troll not i minimi difetti che quelle pause apportavano al suo lavoro perfetto. Era inaccettabile. Ne fu prima irritato e poi inferocito.

Tent di porvi rimedio, ma l'imperfezione rimase. Arriv alla conclusione che se il sito aveva quel difetto sarebbe stato meglio crearne un altro. E cos fece. Quindi dovette trasferire il gruppo dei fan sul nuovo sito web.

Prima di realizzare il proxy server per creare un indirizzo IP falso, ne aveva uno vero, che utilizzava come una sorta di indirizzo e-mail. Per trasferire l'intero fanbase dal vecchio al nuovo sito web dovette passare per l'IP autentico. L'operazione dur un centesimo di secondo, forse meno.

E in quel passaggio l'IP originale fu visibile per un nanosecondo. Poi scomparve. Ma Ariel stava aspettando quella minuscola finestra temporale. Dall'indirizzo IP risal non solo alla nazione ma anche al proprietario: France Telecom.

Cos come i supercomputer della NASA non erano riusciti a impedire a Gary McKinnon di intrufolarsi, il database della France Telecom non resistette a lungo. Nel giro di un giorno Ariel vi entr, invisibile, senza creare sospetti. E, come un abile scassinatore, ne usc senza lasciare traccia. Adesso aveva le coordinate: una citt.

E aveva un messaggio per il tenente colonnello Jackson. Sapeva bene che non era il caso di mandarlo per e-mail. La posta elettronica si intercetta facilmente.

Il capitano australiano aveva visto giusto in entrambi i casi. Aveva fatto bene a riferire la casuale osservazione del vecchio capo talebano, e in effetti il suo amico faceva parte della grande e attiva unit del SIS, l'agenzia di spionaggio britannica per l'estero, che operava all'interno dell'ambasciata inglese. Non si perse tempo. Con un codice segreto la soffiata venne trasmessa a Londra e da l alla TOSA.

Tanto per cominciare in Gran Bretagna si erano gi verificati tre omicidi fomentati dallo sconosciuto e anonimo Predicatore. Inoltre era gi stata inoltrata una richiesta dettagliata a tutte le agenzie di intelligence amiche. Poich c'era il fondato sospetto che il Predicatore fosse pachistano, furono allertate in particolare le stazioni del SIS britannico di Islamabad e delle vicinanze di Kabul.

Nel giro di ventiquattr'ore un Grumman Gulfstream 500 del JSOC con a bordo un solo passeggero era decollato dal campo di Andrews, alla periferia di Washington. Aveva fatto rifornimento nella base americana di Fairford nel Gloucestershire, nel Regno Unito, e poi di nuovo nella grande base americana di Doha, nel Qatar. Si era fermato una terza volta nella base ancora in possesso degli Stati Uniti nell'enorme distesa di Bagram, a nord di Kabul.

Il Segugio decise di non andare a Kabul. Non ne aveva necessit e il suo volo sarebbe stato pi sicuro se fosse atterrato a Bagram, sorvegliata com'era, che all'aeroporto internazionale di Kabul. Ma aveva fatto delle richieste. Se esistevano limitazioni economiche per il programma di Reintegrazione, queste non riguardavano il JSOC. Il potere del dollaro produceva i suoi effetti. Il capitano Hawkins fu portato in elicottero a Bagram. Dopo aver fatto rifornimento, lo stesso mezzo port entrambi e un'unit di appoggio dei ranger a Qala-e Zai.

Era mezzogiorno quando atterrarono fuori dal villaggio ridotto in miseria, sotto un caldo sole primaverile. Trovarono Mahmud Gul intento a fare quello che da lungo tempo desiderava: stare seduto al sole a giocare con i nipotini.

Alla vista del rombante Blackhawk che si librava sopra le loro teste e dei soldati che sciamarono fuori quando atterr sul terreno pronto per la trebbiatura, le donne si precipitarono dentro le case. Porte e imposte sbatterono. In silenzio, uomini dai volti impassibili se ne stavano nell'unica strada che poteva vantare il villaggio a guardare i feringhee entrare nelle loro abitazioni.

Il Segugio ordin ai ranger di presidiare l'elicottero. Con il capitano Hawkins al suo fianco in qualit di accompagnatore e interprete, si avvi lungo la strada, salutando con cenni del capo e pronunciando il tradizionale saluto, "Salam". Qualcuno rispose con un riluttante salam. L'australiano sapeva dove abitava Mahmud Gul. Il veterano era seduto fuori. Numerosi bambini fuggirono via spaventati. Solo una piccola di tre anni, pi curiosa che impaurita, si aggrapp alla tunica del nonno e sgran i grandi occhi tondi. I due bianchi si sedettero a gambe incrociate di fronte all'anziano guerriero e gli porsero i loro saluti. L'uomo li salut a sua volta.

L'afgano alz lo sguardo e lanci un'occhiata lungo la strada. I ranger non si vedevano.

"Non avete paura?" chiese Mahmud Gul.

"Sono convinto di essere venuto a trovare un uomo di pace" rispose il Segugio. Hawkins tradusse la frase in pashtu. Mahmud Gul annu e grid qualcosa verso la strada.

"Sta dicendo agli uomini del villaggio che non c' pericolo" bisbigli Hawkins.

Tra una pausa e l'altra per la traduzione, il Segugio ricord a Mahmud Gul la seduta con la squadra di reintegrazione che si era tenuta il venerd precedente dopo le preghiere. Gli occhi castano scuro dell'afgano lo fissarono senza battere ciglio. Infine l'uomo annu.

"Sono passati tanti anni, ma la voce  la stessa."

"Per in televisione parlava in inglese. Tu non capisci l'inglese. Come fai a dirlo?"

"E' il modo di parlare" rispose, come se non ci fosse altro da aggiungere. Era un dono che possedeva anche Mozart, lo chiamavano "orecchio assoluto", cio la capacit di registrare e ricordare i suoni esattamente com'erano. Mahmud Gul sar anche stato un contadino analfabeta, ma se la sua convinzione si fosse dimostrata esatta aveva anche lui quella dote.

"Per favore, raccontami com' andata."

Il vecchio guerriero rimase in silenzio e lo sguardo cadde sull'involto che l'americano aveva portato con s lungo la strada.

"E' il momento di dargli il regalo" bisbigli l'australiano.

"Perdonami" disse il Segugio, aprendo il pacco. Ne estrasse il contenuto. Due tuniche in pelle di bufalo, prese in un negozio di cimeli di nativi americani. Foderate d'un caldo vello.

"Tanto tempo fa il popolo che abitava il mio paese cacciava il bufalo per la carne e la pelliccia. Questa  la pelle pi calda che si conosca. Indossala d'inverno. Dormi su una e copriti con l'altra. Non sentirai pi freddo."

Il viso simile al guscio d'una noce di Mahmud Gul si apr lentamente in un sorriso, il primo che il capitano Hawkins gli avesse visto fare. Gli rimanevano solo quattro denti, ma era pur sempre un largo sorriso. L'uomo accarezz la spessa pelliccia. Il forziere della regina di Saba non lo avrebbe reso cos felice. cos raccont la sua storia.

"Accadde durante la guerra contro gli americani, subito dopo l'invasione per rovesciare il governo del Mullah Omar. I tagichi e gli usbechi si erano riversati fuori dal loro territorio nel Nordest. Avremmo potuto fronteggiarli, ma avevano degli americani con loro e i feringhee guidavano aeroplani che arrivavano dal cielo con bombe e razzi. I soldati americani comunicavano con gli aerei e segnalavano dove eravamo, quindi le bombe fallivano raramente l'obiettivo. Era terribile.

"A nord di Bagram, mentre ci ritiravamo lungo la valle di Salang, fui sorpreso allo scoperto. Un aereo mi spar addosso parecchie volte. Mi nascosi dietro le rocce, ma quando and via mi accorsi che avevo un proiettile nel fianco. I miei uomini mi portarono a Kabul. L mi misero su un camion e mi portarono ancora pi a sud.

"Passammo per Kandahar e attraversammo il confine a Spin Boldak, cos entrammo in Pakistan. Erano nostri amici e ci diedero rifugio. Arrivammo a Quetta. L per la prima volta fui visitato da un dottore che mi cur la ferita.

"In primavera ricominciai a camminare. Allora ero giovane, forte, e le ossa rotte si saldarono bene. Per sentivo molto dolore e mi aiutavo con una stampella. Fui invitato a unirmi alla Shura di Quetta per sedere nelle trattative insieme al Mullah.

"Sempre in primavera arriv una delegazione da Islamabad per conferire con il Mullah Omar. C'erano due generali, ma non parlavano pashtu, solo urdu. Uno degli ufficiali aveva portato con s suo figlio. Era solo un ragazzo e parlava fluentemente pashtu, con l'accento delle zone dell'alto Siachen. Tradusse per i generali del Punjab. Ci dissero che avrebbero finto di collaborare con gli americani, ma che non ci avrebbero mai abbandonati e non avrebbero permesso che il movimento talebano fosse distrutto. E cos  stato.

"Parlai con il ragazzo di Islamabad, quello che predicava dallo schermo. Era lui dietro la maschera. E comunque aveva occhi color ambra."

Il Segugio lo ringrazi e and via. Risal la strada fino al campo pronto per la trebbiatura. Gli uomini erano in piedi o seduti e lo fissavano in silenzio. Le donne sbirciavano da dietro le imposte. I bambini si nascondevano dietro i padri e gli zii. Ma nessuno lo importun.

I ranger erano schierati in cerchio intorno all'elicottero, cui davano le spalle. Scortarono i due ufficiali al Blackhawk e saltarono a bordo. L'elicottero decoll, sollevando tutt'intorno polvere e fieno, e rientrarono a Bagram. In quella base gli alloggi degli ufficiali sono abbastanza confortevoli, il rancio  buono e non si servono alcolici. Ma il Segugio aveva bisogno di una sola cosa: dieci ore di sonno. Mentre dormiva il suo messaggio arriv all'ambasciata di Kabul attraverso la stazione della CIA.

Prima di lasciare gli Stati Uniti era stato assicurato al Segugio che la CIA, malgrado le rivalit interne, era pronta a fornirgli piena collaborazione. Ne aveva bisogno per due motivi.

Primo, l'Agenzia disponeva di ingenti organici a Kabul e a Islamabad, capitale dove con ogni probabilit ogni americano che arrivava era segretamente tenuto sotto stretta sorveglianza dalla polizia pachistana. Secondo, a Langley l'Agenzia aveva tutti i mezzi per creare falsi documenti da usare all'estero.

Quando si svegli trov ad aspettarlo il vicecomandante della stazione, giunto da Kabul, che aveva chiesto di incontrare. Il funzionario prese scrupolosamente nota delle richieste del Segugio, assicurandogli che sarebbero state inviate quel giorno stesso a Langley, in ogni dettaglio, dopo essere state cifrate. Non appena pronti, i documenti sarebbero arrivati dagli Stati Uniti con un corriere.

Quando l'uomo della CIA torn in elicottero a Kabul, il Segugio prese il jet di rappresentanza del JSOC a sua disposizione, che lo port nella grande base americana in Qatar, sul Golfo Persico. Stando ai registri ufficiali, nessuno di nome Carson aveva mai messo piede in quel paese.

E lo stesso risultava in Qatar. Aveva tre giorni liberi, il tempo che ci voleva per preparare i nuovi documenti che gli servivano, da passare nel perimetro della base americana. Quando era atterrato fuori Doha aveva congedato il Grumman, che aveva fatto ritorno negli Stati Uniti. Dalla base ordin l'acquisto di due biglietti aerei. Il primo di un'economica compagnia aerea locale per il breve tratto lungo la costa fino a Dubai, a nome Christopher Carson. Il secondo della British Airways, acquistato in un'altra agenzia di viaggi con sede in un albergo a cinque stelle, un biglietto di business class da Dubai a Washington via Londra, a nome di un certo John Smith. Quando ricevette il messaggio che stava aspettando, prese il breve volo fino al Dubai International.

Una volta atterrato si diresse verso il corridoio dei passeggeri in transito, dove c'era un enorme duty-free affollato da migliaia di persone che sciamavano nel maggiore snodo aereo del Medio Oriente. Senza scomodare l'impiegato addetto all'assistenza and subito nella sala d'attesa per i clienti di business class.

Come convenuto, il corriere arrivato da Langley lo stava aspettando davanti alle toilette degli uomini; si scambiarono mormorando la parola d'ordine. Era una procedura antiquata, usata da centinaia di anni, ma funzionava sempre. Cercarono due poltrone isolate, in un angolino tranquillo.

Portavano entrambi il solo bagaglio a mano. Non erano identici, ma non importava. Il corriere era arrivato con un passaporto autentico a nome di John Smith e un biglietto con volo di ritorno intestato allo stesso nome. Aveva ritirato la carta d'imbarco al banco della British Airways al piano di sotto. Essendo arrivato dagli Emirati Arabi, John Smith avrebbe preso un volo per gli Stati Uniti dopo una sosta brevissima ma con una diversa compagnia aerea e senza dare nell'occhio.

Si scambiarono i bagagli. La borsa che il Segugio diede al corriere non conteneva niente di importante. Lui invece ricevette un trolley contenente camicie, abiti, articoli da toeletta, scarpe e il solito corredo che si porta per i viaggi brevi. Tra gli indumenti e i thriller acquistati in aeroporto c'erano vari conti, ricevute e lettere in grado di confermare che il proprietario della valigia era il signor Daniel Priest.

Il Segugio diede al corriere tutto ci che aveva a nome Carson. Anche queste cose sarebbero tornate inosservate negli Stati Uniti. In cambio ricevette un portafoglio pieno di documenti che l'Agenzia aveva preparato in tre giorni.

C'era un passaporto intestato a Daniel Priest, caporedattore del "Washington Post", con un visto valido del consolato pachistano a Washington che garantiva al signor Priest l'ingresso nel paese. Ci significava che la polizia pachistana era a conoscenza del fatto che sarebbe arrivato e lo stava aspettando. I giornalisti sono di estremo interesse per i regimi sospettosi.

C'era anche una lettera dell'editore del "Post" che confermava come il signor Priest stesse preparando una serie di articoli sul tema "Islamabad, la creazione di una fiorente citt moderna". E c'era un biglietto di ritorno via Londra.

Il portafoglio conteneva inoltre alcune carte di credito, una patente, le solite scartoffie e i tesserini di plastica che si trovano in possesso di un cittadino americano rispettoso della legge e pezzo grosso di un giornale, oltre alla conferma della prenotazione di una stanza al Serena Hotel di Islamabad, che avrebbe mandato una macchina a prenderlo.

Il Segugio sapeva bene che altrimenti, una volta uscito dalla dogana dell'aeroporto internazionale di Islamabad, avrebbe dovuto confondersi nel brulicante formicolio all'esterno e salire in tutta fretta su un vecchio taxi.

Il corriere gli consegn anche la matrice della sua carta d'imbarco da Washington a Dubai e il biglietto non usato da Dubai a "Slammy", come veniva chiamata Islamabad negli ambienti delle forze speciali.

Una perquisizione accurata della sua stanza, praticamente certa, avrebbe solo rivelato che il signor Dan Priest era un corrispondente straniero proveniente da Washington con un visto valido e che la sua presenza in Pakistan era motivata, e inoltre che aveva intenzione di trattenersi qualche giorno prima di rientrare in patria.

Dopo essersi scambiati i documenti di identit e le istruzioni, i due scesero separatamente al piano inferiore, diretti a diversi banchi di accettazione delle compagnie aeree per ritirare le carte d'imbarco e proseguire con i rispettivi voli.

Era quasi mezzanotte, ma il volo EK612 del Segugio partiva alle 3.25 del mattino. Ammazz il tempo nella sala d'attesa e si present al cancello d'imbarco un'ora prima, quindi si mise in disparte a osservare i compagni di viaggio. Sapeva di dover dare nell'occhio il meno possibile.

Come sospettava, i passeggeri della classe economica erano perlopi operai pachistani che tornavano in patria dopo aver trascorso due anni, come da contratto, praticamente ai lavori forzati nei cantieri. Era consuetudine dei capisquadra delle imprese edili sequestrare loro il passaporto all'arrivo e restituirglielo solamente al termine del biennio contrattuale.

Durante tutto quel periodo i lavoratori vivono in veri e propri tuguri con servizi igienici ridotti al minimo, lavorando come muli sotto un sole feroce per salari ridicoli, che in parte cercano di inviare a casa. Mentre si affollavano davanti al cancello d'imbarco gli arriv la prima zaffata di sudore rancido misto a curry, l'ingrediente base della loro dieta. Per fortuna i passeggeri della classe economica e quelli della business furono presto separati e lui pot rilassarsi su una comoda poltrona imbottita insieme a uomini d'affari del Golfo Persico e pachistani.

Il volo dur pi di tre ore e il Boeing 777-300 della Emirates atterr in orario alle 7.30 locali. Mentre l'aereo rullava sulla pista il Segugio vide sfilare dall'obl l'Hercules C-130 militare e il Boeing 737 presidenziale.

Al controllo passaporti, quando arriv alla fila riservata ai viaggiatori stranieri, fu separato dalla calca di pachistani che si spintonavano a vicenda. Il nuovo documento a nome di Daniel Priest, che recava impressi solo qualche bollo di ingresso e uscita da paesi europei e il visto pachistano, venne esaminato meticolosamente, pagina per pagina. Gli furono rivolte cortesi domande di circostanza cui lui rispose senza difficolt. Mostr la sua prenotazione al Serena Hotel. I poliziotti in borghese rimasero in disparte, limitandosi a osservare la scena.

Prese il suo trolley e si fece largo in mezzo alla turba schiamazzante che cercava di recuperare i bagagli, ben sapendo che quello era un ordine teutonico in confronto al caos che lo aspettava fuori. In Pakistan non si fanno file.

Fuori dall'aeroporto splendeva il sole. Pareva che fossero accorse migliaia di persone, portandosi dietro intere famiglie, ad accogliere i lavoratori di rientro dal Golfo. Il Segugio scrut la folla finch non individu il nome Priest su un cartello tenuto da un giovane con la divisa del Serena Hotel. Lo raggiunse e fu accompagnato alla limousine, posteggiata nel piccolo parcheggio riservato ai passeggeri di riguardo sulla destra del terminal.

L'aeroporto si trova in mezzo alla distesa di case della vecchia Rawalpindi, e la strada, una volta lasciato lo scalo, si immette nell'autostrada che porta alla capitale Islamabad. Poich il Serena, l'unico albergo di Slammy costruito con criteri antisismici, sorge alla periferia della citt, il Segugio rimase sorpreso quando la macchina sterz e fece un breve zigzag: a destra, a sinistra, poi super una sbarra che bloccava il passaggio alle auto dei visitatori ma non alla limousine dell'albergo, quindi imbocc una breve ma ripida rampa che portava all'ingresso principale.

L'impiegato della reception lo accolse chiamandolo per nome e lo fece accompagnare nella sua stanza. Ad aspettarlo c'era una lettera. Recava lo stemma dell'ambasciata americana. Fece un gran sorriso e diede una mancia al fattorino, fingendo di non sapere che il controspionaggio aveva piazzato delle cimici nella stanza e aperto la lettera. Era dell'addetto stampa dell'ambasciata, che gli dava il benvenuto in Pakistan e lo invitava quella sera a cena a casa sua. Era firmata Gerry Byrne.

Il Segugio chiese al centralino dell'albergo di metterlo in contatto con l'ambasciata, quindi chiese di Gerry Byrne, con il quale, appena gli fu passato, scambi i soliti convenevoli. S, il volo era andato bene, l'hotel era discreto, la stanza anche e sarebbe stato ben lieto di partecipare alla cena.

Anche Gerry Byrne sarebbe stato lieto di quell'incontro. Abitava in citt, nella zona F-7, Strada 43. Non era facile arrivare, quindi avrebbe mandato una macchina. Avrebbero trascorso una piacevole serata. Ci sarebbe stato solo un piccolo gruppo di amici, americani e pachistani. Sapevano entrambi che la conversazione veniva intercettata da qualcuno forse pi annoiato che incuriosito. Probabilmente costui era seduto davanti a una console in uno scantinato, tra edifici fatti di mattoni cotti al sole in mezzo a prati e fontane, che davano pi l'idea di un'universit o di un ospedale che del quartier generale di una polizia segreta. Eppure il complesso di Khayaban-e-Suhrawardy Street, la sede dell'ISI, era proprio cos.

Il Segugio chiuse la telefonata. Fino a qui tutto bene, pens. Fece la doccia, si ras e si cambi. Era tarda mattinata. Decise di pranzare presto e di schiacciare un pisolino per recuperare il sonno perduto quella notte. Prima di pranzo si fece portare un bel boccale di birra fresca e firm la dichiarazione con cui attestava di non essere musulmano. Il Pakistan  un paese di rigida osservanza islamica e gli alcolici sono proibiti, ma il Serena aveva una licenza per servirli, anche se solo agli ospiti.

Alle sette in punto arriv la macchina, una berlina a quattro porte di marca giapponese del tutto anonima (per ovvi motivi). Per le strade di Slammy ne circolavano a migliaia. Non avrebbe attirato l'attenzione. La guidava un pachistano che lavorava all'ambasciata.

L'autista conosceva la strada: salirono per Ataturk Avenue, attraversarono Jinnah Avenue, poi svoltarono a sinistra lungo Nazimuddin Road. Anche il Segugio la conosceva, ma solo perch era tutto spiegato nelle istruzioni che gli aveva dato all'aeroporto di Dubai il corriere giunto da Langley. Era soltanto una precauzione. Prima di lasciare l'isolato dove sorgeva il Serena individu la macchina dell'ISI che lo seguiva e che non perse mai di vista la berlina lungo la zona dei grattacieli residenziali e in Marvi Road fino alla Strada 43. Per cui nessuna sorpresa. Il Segugio non gradiva le sorprese, a meno che non fosse lui a organizzarle.

Sull'ingresso della casa non c'era una targa con la scritta EDIFICIO GOVERNATIVO, ma si capiva che lo era. Si trattava di un'abitazione piacevole, sufficientemente spaziosa, una della decina assegnata al personale dell'ambasciata che viveva fuori dalla sede diplomatica. Venne accolto da Gerry Byrne e da sua moglie Lynn, che lo condussero in una terrazza sul retro dove gli fu servito da bere.

Sembrava quasi di essere in un quartiere residenziale degli Stati Uniti, se non fosse stato per alcuni dettagli. Tutte le abitazioni della Strada 43 erano circondate da muri di cemento di oltre due metri, con cancelli d'acciaio altrettanto alti. I cancelli si erano aperti senza che avessero suonato al citofono, come se dall'interno qualcuno li avesse visti arrivare. Il portiere indossava una divisa scura, un berretto da baseball e una pistola. Proprio come in un qualsiasi quartiere residenziale.

C'era gi una coppia di pachistani, un medico e sua moglie. Altri arrivarono in seguito. Un'altra macchina dell'ambasciata entr nel complesso residenziale. Altre parcheggiarono sulla strada. La coppia, che lavorava presso un'agenzia umanitaria, illustr la difficolt di convincere gli integralisti religiosi a Bajaur a far praticare la vaccinazione antipolio ai bambini del posto. Il Segugio sapeva che, dei due uomini con cui doveva parlare, finora ne era arrivato uno solo. Il resto degli ospiti era una "copertura", come tutta la cena.

Il secondo uomo arriv con i genitori. Il padre era una persona alla mano e gioviale. Era titolare di concessioni minerarie per l'estrazione di pietre semipreziose in Pakistan e perfino in Afghanistan, e spieg con dovizia di particolari le difficolt che la situazione attuale causava ai suoi affari.

Il figlio era sui trentacinque anni e si limit a dire che era nell'esercito, bench vestisse in borghese. Il Segugio aveva ricevuto informazioni anche sul suo conto.

L'altro diplomatico americano gli venne presentato come Stephen Dennis, attach culturale. costituiva una buona copertura, poich era del tutto naturale che l'addetto stampa organizzasse in onore di un famoso giornalista americano una cena alla quale fosse invitato anche l'attach culturale.

Il Segugio sapeva che in realt era il numero due della stazione della CIA. Il capo era un funzionario dell'intelligence senza copertura, e questo stava a significare che la CIA non si preoccupava di nascondere chi era e cosa faceva. In tutte le ambasciate situate in paesi pericolosi il gioco sta nello scoprire chi sono gli agenti "sotto copertura". Il governo locale di solito ha una lista di sospetti, sui quali per non vi  mai la certezza. Sono gli agenti sotto copertura a svolgere attivit di spionaggio, di solito servendosi di persone del luogo che possono passare alle dipendenze di un nuovo committente.

Fu una cena conviviale a base di vino e poi di bicchierini di Johnny Walker etichetta nera, il liquore preferito da tutti gli alti ufficiali, musulmani o no. Mentre gli ospiti conversavano sorseggiando il caff, Steve Dennis fece un cenno al Segugio e si avvi lentamente verso il terrazzo. Il Segugio lo segu. La terza persona che si un a loro fu il giovane pachistano. Dopo poche frasi fu chiaro che oltre a essere un militare dell'esercito era anche un agente dell'ISI. Grazie all'educazione occidentale impartitagli dal padre, era stato scelto per penetrare nella societ britannica e americana in citt e riferire le informazioni utili di cui fosse venuto a conoscenza. In realt avveniva il contrario.

Steve Dennis lo aveva individuato dopo pochi giorni e lo aveva reclutato. Javad era diventato la talpa della CIA all'interno dell'ISI. Era a lui che erano state dirette le richieste del Segugio. L'uomo era tranquillamente entrato nell'archivio del dipartimento con un pretesto e aveva rovistato nei documenti relativi all'anno 2002 e al Mullah Omar.

"Chiunque sia la sua fonte, signor Priest" mormor la spia sul terrazzo "ha una buona memoria. In effetti c' stata una visita segreta a Quetta per conferire con il Mullah Omar. Era guidata dall'allora generale a una stella Shawqat, ora comandante dell'esercito."

"E il ragazzo che parlava pashtu?"

"In realt non risulta. Della delegazione faceva parte un certo maggiore Musharraf Ali Shah della fanteria corazzata. Nell'elenco di quelli che hanno viaggiato in aereo c' suo figlio Zulfiqar, che ha dormito nella stanza del padre a Quetta."

Prese un foglietto di carta e lo fece girare. C'era segnato un indirizzo di Islamabad.

"Ci sono altri riferimenti al ragazzo?"

"Qualcuno. Ho controllato di nuovo sotto il suo nome e il patronimico. Sembra che abbia preso una brutta strada. Risulta che sia andato via di casa per raggiungere le aree tribali e unirsi all'organizzazione Lashkar-e Taiba. Da molti anni abbiamo parecchi agenti ben infiltrati. Pare che tra loro vi sia un giovane con quel nome, un fanatico della jihad sempre pronto a combattere. E' riuscito a entrare nella Brigata 313."

Il Segugio aveva sentito parlare della 313, una banda che prendeva il nome dal numero dei guerrieri, appunto trecentotredici, che avevano combattuto con il Profeta contro un migliaio di nemici.

"Poi  di nuovo scomparso. Le nostri fonti hanno riferito voci secondo le quali si  unito alla Rete Haqqani, facilitato dal fatto che conosce il pashtu, la lingua parlata da tutti loro. Ma non sappiamo dove sia. Da qualche parte nelle aree tribali, nel Nord o nel Sud del Waziristan, o nel distretto di Bajaur. Dopo questo niente, silenzio. Non ci sono pi notizie di Ali Shah."

Gli altri li raggiunsero sul terrazzo. Il Segugio mise in tasca il foglietto e ringrazi Javad. Un'ora dopo l'auto dell'ambasciata lo riport all'hotel.

Controll i piccoli tranelli che aveva predisposto: qualche capello attaccato con la saliva sui cassetti e sulla serratura del suo trolley. Non c'erano pi. Avevano perquisito la stanza.





5




Il Segugio aveva un nome e un indirizzo, insieme a una cartina stradale di Islamabad, consegnatagli da John Smith nella sala transiti dell'aeroporto di Dubai prima di ripartire. Era certo che l'indomani, una volta lasciato l'albergo, lo avrebbero seguito. Prima di andare a dormire scese alla reception e chiese un taxi per la mattina dopo. L'impiegato gli domand dove desiderava recarsi.

"Oh, voglio solo fare un giro per vedere i posti pi interessanti della citt" rispose.

Alle otto del mattino seguente trov il taxi ad aspettarlo. Rivolse all'autista il suo consueto sorriso affabile da "innocuo turista americano" e partirono.

"Ho bisogno del suo aiuto, amico" gli confid protendendosi verso il sedile anteriore. "Che cosa mi consiglia?"

L'auto stava percorrendo Constitution Avenue e super l'ambasciata francese e quella giapponese. Il Segugio, che aveva memorizzato la cartina stradale, annu con entusiasmo quando gli furono indicate la Corte suprema, la Biblioteca nazionale, la residenza presidenziale e il Parlamento. Prese appunti. E si volt diverse volte a guardare dal finestrino posteriore. Non li stava seguendo nessuno. Non ce n'era bisogno. L'uomo dell'ISI era alla guida.

Fu un lungo tragitto con solo due soste. L'autista lo port davanti all'entrata principale della Moschea di Faisal, un edificio davvero imponente; il Segugio chiese se poteva fare delle fotografie, e avendo ricevuto risposta affermativa ne scatt una decina dal finestrino.

Svoltarono nella Zona blu, con le sue strade piene di negozi esclusivi. La prima tappa fu a una sartoria nota come Sartoria Inglese.

Il Segugio disse all'autista che un amico gli aveva spiegato che l confezionavano abiti impeccabili in soli due giorni. L'autista glielo conferm, e il suo cliente americano entr nella sartoria.

Il personale era premuroso e attento alle esigenze della clientela. Il Segugio scelse un bel tessuto gessato di lana pettinata blu scuro con righe discrete. Il commesso si congratul vivamente per il buon gusto e lui ricambi con un sorriso. Per prendere le misure ci vollero solo quindici minuti e gli fu detto di tornare il giorno dopo per la prova. Lasci un acconto in dollari, cosa che fu molto apprezzata, e prima di andarsene chiese dov'era la toilette.

Come prevedibile si trovava in fondo al locale, oltre i rotoli di stoffa accatastati. Accanto alla porta del bagno ce n'era un'altra. Quando il commesso che l'aveva accompagnato se ne and, l'apr. Dava su un vicolo. Chiuse la porta, us la toilette e torn nel negozio. Lo accompagnarono all'uscita. Il taxi lo stava aspettando.

Pur non avendolo visto, immaginava che, mentre era in fondo al negozio, il tassista avesse fatto capolino dalla porta per controllare. Gli era stato detto che il cliente era "nel retro". Anche i camerini erano da quella parte. L'uomo aveva annuito ed era tornato in macchina.

L'unica altra fermata fu per una visita al mercato di Kohsar, una delle pi importanti attrattive della citt. Era met mattina e il Segugio espresse il desiderio di prendere un caff; fu indirizzato alla caffetteria Gloria Jeans. Compr anche dei biscotti al cioccolato inglesi nel negozio di generi alimentari AM e disse all'autista che potevano tornare al Serena.

Una volta in albergo gli elarg una lauta mancia, sapendo bene che sarebbe finita nelle sue tasche e non in quelle dell'ISI. Nel giro di un'ora l'agente avrebbe inoltrato un rapporto completo e sarebbe stata fatta una telefonata alla Sartoria Inglese. Giusto una verifica.

Nella sua stanza redasse e invi un articolo per il "Washington Post". Era intitolato Un tour mattutino nell'affascinante Islamabad. Era davvero noioso e non avrebbe mai visto la luce.

Non aveva portato un laptop perch non voleva che l'hard disk venisse rimosso e passato al setaccio. Us uno dei computer messi a disposizione dal Serena. L'articolo fu comunque intercettato e letto, dallo stesso agente relegato nello scantinato che aveva copiato e trasmesso la lettera dell'addetto stampa.

Pranz nel ristorante dell'albergo, poi, avvicinandosi alla reception, annunci che avrebbe fatto una passeggiata. Mentre usciva, un giovane con dieci anni meno di lui, ma tendente alla pinguedine, si alz da un divano, spense la sigaretta, ripieg il giornale e lo segu.

Il Segugio sar anche stato pi anziano, ma era un marine e amava camminare a passo spedito. Dopo aver percorso due lunghi viali il "pedinatore" fu costretto a procedere al trotto per stargli dietro, sbuffando e ansimando in un bagno di sudore. Quando infine perse la sua preda, pens al rapporto di quella mattina. Riflett che nella sua seconda uscita del giorno l'americano doveva essersi quasi certamente diretto alla Sartoria Inglese. Quindi si avvi da quella parte. Era preoccupato. Stava pensando ai suoi superiori, per niente indulgenti.

Appena fece capolino nella sartoria, le sue preoccupazioni svanirono. S, l'americano era proprio l, ma si trovava "nel retro". Il pedinatore si ferm davanti a un negozio di telefonia cellulare della Mobilink, trov un ingresso adatto ai suoi scopi, si appoggi al muro, apr il giornale e si accese una sigaretta.

In realt il Segugio non era affatto entrato nel camerino. Dopo che i commessi lo ebbero accolto spieg con un certo imbarazzo che aveva mal di pancia e chiese di poter usare il bagno. S, sapeva dov'era.

Un feringhee che afferma di avere mal di pancia  una cosa pi che normale. Sgusci dalla porta sul retro, percorse in fretta il vicolo e sbuc su una strada principale. Fece segno a un taxi, che accost al marciapiede.

Stavolta era un taxi vero, guidato da un pachistano qualsiasi che si guadagnava da vivere. Con gli stranieri si pu allungare la strada con la scusa di mostrare loro il panorama senza che se ne accorgano, e i dollari sono dollari.

Il Segugio sapeva che l'uomo stava adottando questa tattica, ma evit di fare rimostranze. Pagando venti dollari invece dei cinque che avrebbe dovuto fu lasciato dove aveva chiesto, all'incrocio tra due strade nella Zona rosa, alla periferia di Rawalpindi, nell'area dove sorgevano le abitazioni militari. Quando il taxi si allontan percorse gli ultimi duecento metri a piedi.

Era una piccola villetta, elegante ma non sfarzosa, con una targa in inglese e urdu che recava la scritta: COL. M.A. SHAH. Sapeva che nell'esercito si cominciava e si finiva presto di lavorare. Suon. Si ud un rumore di passi. La porta si apr di uno spiraglio. Un volto scuro si stagli nell'oscurit, un viso di donna segnato ma che un tempo doveva essere stato molto bello. La signora Shah? Non era una domestica; quella non era una casa di gente benestante.

"Buon pomeriggio, signora. Sono qui per parlare con il colonnello Ali Shah. E' in casa?"

Da dentro risuon una voce maschile, che disse qualcosa in urdu. La donna si volt e rispose. La porta si spalanc e apparve un uomo di mezza et. Aveva un taglio di capelli impeccabile, baffi curati, era ben rasato e aveva un portamento molto marziale. Il colonnello non indossava l'uniforme ma era in borghese. Anche cos emanava una certa boria. Eppure rimase sinceramente sorpreso di trovarsi davanti un americano in abito scuro.

"Buon pomeriggio, signore. Ho l'onore di parlare con il colonnello Ali Shah?"

Era solo tenente colonnello, ma non avrebbe obiettato. E sentirsi apostrofato in quel modo gli avrebbe fatto certo piacere.

"S, sono io."

"Lieto di conoscerla, signore. Le avrei telefonato, ma non avevo il suo numero. Spero di non disturbare."

"Be', ehm, no, ma cosa..."

"Vede, colonnello, il mio caro amico generale Shawqat ieri sera a cena mi ha detto che potevo rivolgermi a lei per la mia inchiesta. Potremmo..."

Il Segugio indic l'interno della casa e lo sconcertato ufficiale arretr di un passo, tenendo la porta aperta. Sarebbe scattato tremante sull'attenti e si sarebbe appiattito contro la parete se il comandante in capo fosse entrato in casa sua. Il generale Shawqat, nientemeno, e l'americano aveva cenato con lui.

"Certo, mi scusi. Si accomodi."

Lo guid in un salotto dall'arredamento modesto. Sua moglie attendeva istruzioni. "Chai" ordin secco il colonnello, e la donna si dilegu per andare a preparare il t, il rituale di benvenuto per gli ospiti di riguardo.

Il Segugio porse all'uomo il suo biglietto da visita, intestato a Dan Priest, caporedattore del "Washington Post".

"Signore, ho avuto incarico dal mio direttore, con la piena approvazione del vostro governo, di preparare un ritratto del Mullah Omar. Come pu intuire, anche dopo tanti anni  un personaggio molto sfuggente e poco noto. Il generale mi ha lasciato intendere che lei lo ha incontrato e ha parlato con lui."

"Be', non so se..."

"Oh, andiamo, non faccia il modesto. Il mio amico mi ha detto che dodici anni fa lo ha accompagnato a Quetta e che ha svolto un ruolo cruciale durante le trattative."

Il tenente colonnello Ali Shah s'impett tutto mentre l'americano si profondeva in complimenti. E cos il generale Shawqat lo aveva notato. L'uomo allarg i palmi delle mani e ammise di aver parlato con il leader talebano con un solo occhio.

Arriv il t. Mentre la moglie di Ali Shah lo versava, il Segugio not che aveva straordinari occhi verde giada. Aveva sentito parlare di quella particolarit. Era tipica delle trib montane che vivevano lungo la Linea Durand, la frontiera selvaggia tra Afghanistan e Pakistan.

Si raccontava che duemilatrecento anni prima Alessandro Magno, la giovane divinit dell'alba del mondo, dopo aver sconfitto l'impero persiano si fosse spinto fra quelle montagne con l'intento di conquistare l'India. Ma i suoi uomini erano stanchi, esausti per le incessanti battaglie, e al termine della campagna d'India avevano disertato in massa. Non fecero ritorno alle colline macedoni e si stabilirono fra quelle alture e valli, presero moglie, si misero a coltivare la terra e non combatterono pi.

La bimba che si era nascosta dietro la veste di Mahmud Gul nel villaggio di Qala-e Zai aveva occhi d'un azzurro vivo, non castani come gli abitanti del Punjab. E il figlio scomparso?

Il t era ancora nelle tazze quando il colloquio fin. Il Segugio non immaginava che sarebbe terminato cos bruscamente.

"Mi risulta che lei fosse accompagnato da suo figlio, colonnello, che parla il pashtu."

L'ufficiale dell'esercito scatt in piedi e rimase dritto come un fuso, con l'aria profondamente offesa.

"Lei si sbaglia, signor Priest, io non ho figli."

Anche il Segugio si alz, posando la tazza, in segno di scuse.

"Ma mi era sembrato di capire... un ragazzo di nome Zulfiqar..."

Il colonnello si avvicin rigido alla finestra e si mise a guardare fuori, le mani dietro la schiena. Fremeva d'ira repressa, se verso l'ospite o il figlio il Segugio non avrebbe saputo dirlo.

"Glielo ripeto, signore, non ho figli. E temo di non poterla pi aiutare."

Segu un silenzio gelido. Era chiaro che l'americano doveva andarsene. Il Segugio lanci un'occhiata alla moglie del colonnello.

Gli occhi verde giada erano colmi di lacrime. Evidentemente in quella famiglia si consumava un dramma che andava avanti da anni.

Mormorando delle goffe scuse, il Segugio arretr verso la porta. La donna lo accompagn. Mentre gli apriva l'uscio, lui mormor: "Sono spiacente, signora, terribilmente spiacente".

Era chiaro che la donna non parlava inglese e forse nemmeno arabo, ma qualcosa doveva avere capito. Alz lo sguardo, gli occhi gonfi di lacrime, colse la comprensione nel viso dell'uomo e annu. Poi lui se ne and e la porta si chiuse alle sue spalle.

Percorse quasi un chilometro prima di sbucare sulla strada che conduceva all'aeroporto, poi ferm un taxi per tornare in citt. Una volta in albergo chiam l'attach culturale dalla sua stanza. Avrebbero intercettato la telefonata, ma non importava.

"Salve, sono Dan Priest. Mi chiedevo se era riuscito a trovare quel materiale sulla musica tradizionale del Punjab e le agenzie tribali."

"S, certo" rispose l'uomo della CIA.

"Fantastico. Potrei ricavarne un bel pezzo. Pu portarmelo al Serena? Le va di prendere un t in sala?"

"perch no, Dan. Va bene alle sette?"

"Splendido. A dopo."

Mentre prendevano il t quella sera il Segugio spieg cosa gli serviva per il giorno seguente, venerd. Il tenente colonnello sarebbe andato alla moschea per le preghiere del giorno sacro dei musulmani. Non avrebbe osato mancare. Ma le mogli di solito non accompagnavano i mariti. L non erano a Camp Lejeune.

Quando l'uomo della CIA and via, chiese al portiere di prenotargli il volo serale della Qatar Airways per il Qatar, e da l la coincidenza della British Airways per Londra.

La mattina seguente, dopo aver pagato il conto, usc con la sua unica valigia e trov l'auto ad aspettarlo. Era il solito veicolo anonimo, ma aveva una targa diplomatica per evitare perquisizioni o fastidi agli occupanti.

Al volante c'era un americano bianco di mezza et con i capelli grigi, dipendente dell'ambasciata da anni, che guidava in quella citt da tempo sufficiente per conoscerla bene. Seduto accanto c'era un giovane addetto del dipartimento di Stato che in patria aveva studiato la lingua pashtu, specializzandosi in quell'idioma. Il Segugio sal sul sedile posteriore e diede l'indirizzo. Scesero per la rampa del Serena e una macchina dell'ISI si mise alle loro calcagna.

Parcheggiarono in fondo alla via dove sorgeva la casa del tenente colonnello Ali Shah e attesero che tutti gli abitanti maschi della strada si recassero alla moschea per le preghiere del venerd. Solo allora il Segugio ordin che lo accompagnassero alla porta.

Anche stavolta apr la signora Shah. Apparve subito turbata e spieg che il marito non era in casa. Sarebbe tornato fra un'ora, forse pi. Parl in pashtu. L'addetto dell'ambasciata replic che il colonnello li aveva invitati ad aspettarlo. Per quanto incerta, poich il marito non le aveva dato istruzioni in merito, la donna li fece entrare e li condusse nel soggiorno. Rimase l, imbarazzata, ma non si sedette, n se ne and. Il Segugio le indic la poltrona davanti alla sua.

"La prego, signora Shah, non si allarmi se mi vede di nuovo qui. Sono venuto a scusarmi per ieri. Non volevo turbare suo marito. Ho portato un piccolo dono per esprimere il mio rincrescimento."

Pos la bottiglia di Johnny Walker etichetta nera sul tavolino. L'avevano portata gli uomini in macchina, come aveva chiesto. La donna fece un sorriso nervoso mentre l'interprete traduceva, e si sedette.

"Ignoravo che i rapporti tra padre e figlio fossero incrinati" riprese il Segugio. "Che tragedia. Mi era stato riferito che il vostro ragazzo, Zulfiqar, era un giovane di talento, parlava bene tanto l'inglese quanto l'urdu e il pashtu, che naturalmente deve aver imparato da lei."

La donna annu e gli occhi le si colmarono di lacrime.

"Mi dica, non ha per caso una fotografia di Zulfiqar, anche da bambino?"

Dagli occhi caddero due grosse lacrime, che le rigarono il volto. Nessuna madre dimentica il suo splendido bambino che ha tenuto in grembo. Annu lentamente.

"Me la mostrerebbe... per favore?"

La donna si alz e usc dalla stanza. Da qualche parte nascondeva all'insaputa del marito una fotografia del figlio da lungo tempo perduto. Torn con una foto in una cornice di cuoio.

Era del giorno del diploma e ritraeva due ragazzi che sorridevano felici. Risaliva a prima della conversione alla jihad, ai giorni spensierati della fine degli studi, due giovani con un diploma in mano e legati da un'amicizia innocente. Non c'era bisogno di chiedere quale fosse il figlio. Quello sulla sinistra aveva luminosi occhi color ambra. Le restitu la foto.

"Joe" disse con calma il Segugio "chiama al cellulare l'autista e digli di bussare alla porta."

"Ma sta aspettando fuori."

"Fa' come ti ho chiesto, per favore."

L'uomo telefon. La signora Shah non cap una parola. Pochi istanti dopo si ud un colpo secco alla porta. La signora Shah parve allarmata. Non era suo marito; era troppo presto, e poi sarebbe entrato senza bussare. Non aspettava altre visite. Si alz, si guard intorno con aria smarrita, apr un cassetto nella credenza addossata alla parete e vi infil la foto. Bussarono di nuovo. La donna si allontan dalla stanza.

Con un balzo il Segugio la attravers. Prese la foto dal cassetto e fece due scatti con l'iPhone. Quando la signora Shah torn con l'autista, perplesso, l'ospite pi anziano era di nuovo seduto e quello pi giovane, sconcertato, era in piedi accanto a lui. Il Segugio si alz con un sorriso cordiale.

"Ah,  ora di andare, vedo. Devo prendere un aereo. Mi spiace di non aver potuto vedere suo marito. La prego di porgergli i miei ossequi e le mie scuse per averlo turbato."

Le sue parole furono tradotte e gli uomini uscirono senza farsi accompagnare. Quando se ne furono andati la signora Shah riprese la sua preziosa foto e la rimise nel posto dove la teneva nascosta.

A bordo dell'auto che lo conduceva all'aeroporto il Segugio ingrand l'immagine e la osserv. Non era un uomo crudele e non voleva ingannare quella donna dagli occhi verde giada, un tempo bellissima. Ma come si fa, riflett, a dire a una madre che ancora piange per il suo bambino perduto che devi dargli la caccia e ucciderlo perch  diventato un mostro?

Venti ore dopo atterr al Washington Dulles.

Il Segugio si accovacci nell'esiguo spazio che aveva a disposizione nella soffitta della casetta di Centreville e guard lo schermo. Accanto a lui Ariel sedeva davanti alla tastiera come un concertista davanti al suo pianoforte a coda. Il ragazzo aveva il controllo totale della situazione; grazie agli strumenti che la TOSA gli aveva fornito il mondo intero era suo.

Le sue dita guizzavano sui tasti e le immagini scorrevano mentre spiegava quello che aveva fatto.

"Il traffico internet del Troll parte da qui" disse.

Le immagini provenivano da Google Earth, ma era riuscito a ingrandirle. Dallo spazio l'obiettivo precipitava verso il basso come l'audace paracadutista Felix Baumgartner in caduta libera verso la terra. La Penisola arabica e il Corno d'Africa campeggiarono sullo schermo, poi parvero sfrecciargli accanto mentre la telecamera si tuffava sempre pi gi. Alla fine interruppe la sua folle picchiata e il Segugio si ritrov a fissare un tetto: quadrato, d'un grigio sbiadito. Sembrava che ci fosse un cortile e un cancello. Nel cortile erano parcheggiati due furgoni.

"Il Predicatore non  nello Yemen, come si poteva pensare, ma in Somalia. Questa  Chisimaio, una citt sulla costa meridionale del paese" spieg Ariel.

Il Segugio osservava, affascinato. Avevano sbagliato tutti - CIA, TOSA, il Centro antiterrorismo - a credere che la loro preda fosse passata dal Pakistan allo Yemen. Forse c'era stato, ma poi si era spostato, in cerca di un rifugio non presso l'AQAP, l'Al-Qaeda della Penisola arabica, ma dai fanatici che controllavano l'AQHA: l'Al-Qaeda del Corno d'Africa, un tempo chiamata Al-Shabaab, l'organizzazione che controllava la parte meridionale della Somalia, uno dei paesi pi turbolenti del mondo.

C'erano da fare molte ricerche. Per quanto ne sapeva, la Somalia, al di fuori dell'enclave protetta che circondava Mogadiscio, la capitale ufficiale, era praticamente off-limits dai tempi del massacro dei diciotto ranger nell'incidente noto come Blackhawk Down, un evento impresso a fuoco nella memoria dei militari americani, e non certo in senso positivo.

La Somalia era conosciuta pi che altro per i pirati che da dieci anni dirottavano le navi al largo della costa e saccheggiavano bastimenti, cargo ed equipaggi per milioni di dollari. Ma i pirati erano al Nord, nel Puntland, un'estesa e selvaggia zona desertica abitata da clan e trib che l'esploratore di epoca vittoriana Sir Richard Burton aveva un tempo definito come la popolazione pi selvaggia del mondo.

Chisimaio sorgeva nel profondo Sud, trecento chilometri a nord del confine con il Kenya; fiorente centro commerciale italiano in epoca coloniale, era adesso una brulicante baraccopoli governata da fanatici della jihad pi estremisti di tutti gli altri musulmani.

"Sai che edificio  quello?" chiese ad Ariel.

"No. Un magazzino, un grosso capannone, non lo so. Ma  da l che il Troll gestisce il gruppo dei sostenitori. Il suo computer  l dentro."

"Lo sa che lo sai?"

Il giovane sorrise con aria modesta.

"Oh, no. Non mi ha mai individuato. Continua a gestire il suo gruppo. Se si fosse accorto che lo controllavo avrebbe chiuso."

Il Segugio usc dalla soffitta e scese la scala che portava al piano inferiore. Avrebbe comunicato le informazioni alla TOSA. Avrebbe chiesto un APR, un aeromobile a pilotaggio remoto, cio un drone, che nel giro di pochi giorni avrebbe volteggiato silenzioso e invisibile su quel capannone, osservando e captando ogni bisbiglio elettronico, un mezzo in grado di rilevare qualsiasi spostamento all'interno grazie al calore corporeo, e che avrebbe fotografato chiunque entrasse o uscisse. Avrebbe trasmesso in tempo reale i dati agli schermi della base aeronautica di Creech, in Nevada, o di Tampa, in Florida, e da l alla TOSA. Nel frattempo c'era parecchio da fare con il materiale che lui aveva portato da Islamabad.

Il Segugio esamin per ore l'immagine che aveva ricavato furtivamente dalla foto incorniciata tanto cara alla signora Ali Shah. Aveva chiesto al laboratorio di lavorare sulla definizione fino a ottenere un'immagine nitida. Osservava quei volti sorridenti, chiedendosi dove fossero adesso i due giovani. Quello sulla destra non aveva alcuna rilevanza. A interessarlo era il ragazzo con gli occhi color ambra, che lui studi come durante la Seconda guerra mondiale il generale Montgomery aveva studiato il viso di Rommel, il generale tedesco noto come la Volpe del Deserto, cercando di prevederne le mosse.

In quella fotografia aveva quindici anni. L'immagine risaliva a prima della sua conversione al jihadismo, a prima dell'11 settembre, a prima di Quetta, a prima che lasciasse la famiglia per unirsi agli assassini di Lashkar-e Taiba, alla Brigata 313 e alla Rete Haqqani.

Le esperienze, l'odio, gli omicidi cui aveva inevitabilmente assistito, la dura vita sui monti delle Agenzie tribali: tutto ci aveva certo invecchiato il viso di quel ragazzo sorridente.

Il Segugio mand una foto nitida del Predicatore, anche se con il viso coperto, e la parte sinistra della fotografia sottratta a Islamabad a un'unit di superspecialisti. Esiste una struttura dell'FBI, che ha sede a Clarksburg, nella Virginia occidentale, con un laboratorio specializzato nel ricostruire i volti tenendo conto dell'invecchiamento.

Chiese che riproducessero la faccia che quell'uomo doveva avere adesso. Poi and da Volpe Grigia.

Il direttore della TOSA esamin la fotografia con aria di approvazione. Finalmente avevano un nome. Presto avrebbero avuto un volto. Avevano una nazione, forse persino una citt.

"Credi che viva l, in quel deposito di Chisimaio?" chiese al Segugio.

"Ne dubito. Ha una vera e propria fissazione riguardo alla propria inafferrabilit. Scommetto che si trova da qualche altra parte, registra i suoi sermoni con una videocamera portatile e un lenzuolo sullo sfondo con i consueti versetti coranici che vediamo sullo schermo, poi li affida al suo assistente, quello che chiamiamo il Troll, il quale li porta a Chisimaio e li trasmette da l. Non  ancora in trappola, tutt'altro."

"E adesso che si fa?"

"Mi serve un APR su quel magazzino, notte e giorno. Una missione a bassa quota in modo da fotografare le facciate di quell'edificio per vedere se c' il nome di una ditta, anche se probabilmente servir a poco. Ma devo scoprire a chi appartiene."

Volpe Grigia fiss l'immagine rilevata dallo spazio. Era abbastanza nitida, ma la tecnologia militare era in grado di contare i chiodi in un tetto da un'altezza di un chilometro e mezzo.

"Lo dir ai ragazzi dei droni. Hanno delle rampe di lancio nel Sud del Kenya, nell'Etiopia occidentale e nel Nord del Gibuti, e la CIA ha un'unit segreta nell'enclave di Mogadiscio. Avrai le tue foto. Adesso che hai il nome e la faccia, che a quanto pare non vuole mostrare a nessuno, hai intenzione di smascherarlo?"

"Non ancora. Ho un'altra idea."

"Fa' come credi, Segugio. Procedi."

"Un'ultima cosa. Potrei chiederlo io stesso, ma l'autorevolezza del JSOC non guasterebbe. La CIA o qualcun altro ha un agente infiltrato nel Sud della Somalia?"

Una settimana dopo accaddero diverse cose. Il Segugio aveva passato il tempo a studiare la tragica storia della Somalia. Un tempo era divisa in tre zone. La Somalia francese nell'estremo Nord costituiva l'odierna Repubblica di Gibuti, ancora sotto una forte influenza francese, dove si trovavano un presidio della Legione straniera e un'enorme base americana i cui proventi erano fondamentali per l'economia del paese. Sempre a nord, l'ex Somalia britannica, ora chiamata Somaliland, era un territorio tranquillo, pacificato, persino democratico, ma curiosamente non riconosciuto come Stato. Ma la gran parte del territorio somalo era costituita dall'ex Somalia italiana, colonia che l'Italia aveva perso con la Seconda guerra mondiale, amministrata per un periodo dal Regno Unito prima di raggiungere l'indipendenza. Dopo qualche anno di prevedibile dittatura, la colonia un tempo fiorente e raffinata dove italiani facoltosi trascorrevano le vacanze era precipitata nella guerra civile. Clan, trib e signori della guerra si combattevano per la supremazia. Mogadiscio e Chisimaio si erano trasformate in un mare di rovine, abbandonate a se stesse dal resto del mondo.

Quei luoghi avevano riacquistato una tardiva notoriet quando i pescatori del Nord ridotti in misera si erano trasformati in pirati e il fanatismo islamico si era diffuso nel Sud del paese. Pi che una propaggine, il gruppo insurrezionale islamico Al-Shabaab era diventato un alleato di Al-Qaeda e aveva conquistato tutto il Sud. Mogadiscio era divenuta la capitale simbolica di un regime corrotto che si reggeva sugli aiuti, ma all'interno di un'enclave i cui confini erano presidiati da miliziani kenioti, etiopi, ugandesi e del Burundi.

Attraverso quelle frontiere armate si era riversato un fiume di denaro straniero sotto forma di aiuti umanitari e vari personaggi si erano fatti avanti spacciandosi per quello che non erano.

Mentre il Segugio leggeva, la testa tra le mani, o studiava le immagini sullo schermo al plasma nel suo ufficio, un RQ-4 Global Hawk si posizion su Chisimaio. Non aveva armi a bordo, la sua missione era un'altra.

Era decollato dalla vicina base in Kenya, presidiata da un manipolo di soldati e tecnici americani che soffocavano nel caldo tropicale, e dove gli approvvigionamenti arrivavano con gli aeroplani e gli uomini risiedevano in alloggi provvisti di aria condizionata come una troupe cinematografica che gira in esterni. Disponevano di quattro Global Hawk, di cui due si trovavano in volo.

Uno era in missione prima che arrivasse la richiesta. Sorvegliava il confine con la Somalia e le acque internazionali per individuare raid e incursioni. Il nuovo ordine era di stazionare su un'ex area commerciale di Chisimaio per sorvegliare un edificio. Poich gli Hawk dovevano "darsi il cambio", ci significava che adesso tutti e quattro i velivoli erano operativi.

Il Global Hawk aveva una notevole autonomia, trentacinque ore. Operando vicino alla base, poteva rimanere sull'obiettivo per trenta ore. A diciottomila metri di altezza, quasi il doppio di un aereo di linea, era in grado di perlustrare una zona di sessantamila chilometri quadrati al giorno. Oppure poteva restringere il raggio a sei chilometri quadrati e zumare trasmettendo immagini estremamente nitide.

L'Hawk su Chisimaio era equipaggiato con un radar ad apertura sintetica, un sistema elettro-ottico a infrarossi in grado di funzionare notte e giorno, con o senza nuvole. Intercettava anche la minima trasmissione sonora a bassissimo voltaggio, rilevava il calore corporeo e seguiva gli spostamenti degli esseri umani. Tutte le informazioni venivano trasmesse in Nevada praticamente in tempo reale.

La seconda cosa che accadde fu il risultato del lavoro effettuato a Clarksburg sulla fotografia. Dalle immagini tiv dell'uomo mascherato i tecnici avevano notato che il tessuto che gli copriva il volto era leggermente pi in rilievo sulla parte inferiore. Ne dedussero che l'uomo ora portava una folta barba. Quindi avevano proposto due alternative, una con la barba e una senza.

Avevano aggiunto delle rughe sulla fronte e intorno agli occhi, quindi adesso il viso appariva notevolmente invecchiato. E aveva un'espressione dura. La bocca e la mascella trasmettevano una certa crudelt. La dolcezza e l'allegria del ragazzo erano scomparse.

Il Segugio aveva appena finito di esaminare le nuove fotografie quando arriv un messaggio di Ariel.

"Sembra che l dentro ci sia anche un altro computer" diceva. "Ma non trasmette i sermoni. Chiunque vi operi, e credo sia il Troll, riceve messaggi con dei ringraziamenti. Senza indicazione dell'oggetto. Comunque qualcun altro comunica per e-mail con quell'edificio."

E Volpe Grigia gli aveva risposto. Negativo. Nessuno aveva un infiltrato in Al-Shabaab.

"Della serie: se vuoi scendere in quell'inferno, sbrigatela da solo."


6.

Avrebbe dovuto pensarci mentre era a Islamabad, si sarebbe mangiato le mani per quella svista. Javad, la talpa della CIA nell'ISI, gli aveva detto che il giovane Zulfiqar Ali Shah si era dileguato nel 2004, dopo essersi unito al Lashkar-e Taiba, il gruppo terroristico che si batteva contro la sovranit indiana nel Kashmir.

Da allora pi niente. O almeno niente sotto quel nome. Fu solo mentre fissava quel volto nel suo ufficio che gli torn in mente un altro indizio. Chiese alla CIA di ricontattare Javad per porgli una semplice domanda: qualcuno dei loro agenti infiltrati nei vari gruppi terroristici che operavano lungo quella micidiale frontiera aveva sentito parlare di un terrorista con gli occhi color ambra?

Nel frattempo aveva un'altra telefonata da fare con la stessa richiesta che aveva invano inoltrato a Langley.

Prese una macchina di servizio, ma stavolta and in borghese, in giacca e cravatta. Dopo l'11 settembre le misure di protezione dell'ambasciata britannica a Massachusetts Avenue erano state notevolmente potenziate. L'imponente edificio sorgeva accanto all'Osservatorio navale dove risiedeva il vicepresidente, anch'esso altamente presidiato.

All'ambasciata non si accede dal portico colonnato dell'ingresso principale ma da una stradina laterale. Il Segugio si ferm con l'auto davanti alla garitta accanto alla sbarra ed esib il passi dal finestrino. Segu una consultazione telefonica. Probabilmente fu dato l'assenso al suo ingresso, perch la macchina entr nel piccolo parcheggio. I visitatori meno importanti parcheggiano fuori ed entrano a piedi. Lo spazio  limitato.

La porta non era imponente come quella dell'ingresso principale, ormai usato di rado per ragioni di sicurezza, e solamente dall'ambasciatore e dagli ospiti americani di alto rango. Una volta entrato, il Segugio si ferm davanti a uno sportello con il divisorio in vetro ed esib nuovamente il documento. Era intestato al tenente colonnello James Jackson.

Altra telefonata, quindi l'addetto lo invit ad accomodarsi. Dopo un paio di minuti la porta dell'ascensore si apr e ne usc un giovane, evidentemente un subalterno nella gerarchia militare.

"Il tenente colonnello Jackson?" Non c'era nessun altro nell'atrio.

Anche lui esamin il documento. "Prego, signore, mi segua."

Il Segugio sapeva che lo avrebbe accompagnato al quinto piano, dove si trovava l'addetto alla difesa, un posto dove il personale americano dell'impresa di pulizia non entrava mai. L le pulizie venivano effettuate da quelli che occupavano l'ultimo gradino della gerarchia, ma inglesi.

Giunti al quinto piano il giovane condusse il Segugio lungo un corridoio su cui si aprivano diverse porte con targhe recanti i nomi degli occupanti degli uffici, fino a una porta senza targa, che al posto della maniglia aveva una serratura a scheda. Buss, aspett il comando da dentro, quindi pass la scheda e apr la porta, facendo cenno al Segugio di entrare. Non lo segu, ma richiuse piano la porta alle sue spalle.

Era una stanza elegante con vetri antiproiettile alle finestre che si affacciavano sul viale. Era adibita a ufficio, ma non si trattava della "bolla", dove si tenevano solo riunioni top secret. Quella si trovava al centro dell'edificio, era completamente isolata sui sei lati e non aveva finestre. La tecnica di proiettare un raggio sul vetro della finestra per captare dalle vibrazioni la conversazione che vi si tiene dentro era stata impiegata contro l'ambasciata americana a Mosca durante la Guerra fredda e aveva richiesto la ricostruzione dell'intero edificio.

Un uomo si alz dalla scrivania e gli tese la mano; era anch'egli in borghese, con un abito e una cravatta a righe che il Segugio, dopo gli anni vissuti a Londra, suppose fosse il segno distintivo di qualche prestigioso college. Non era abbastanza esperto da riconoscere i colori di Harrow.

"Tenente colonnello Jackson? Benvenuto. Credo sia la prima volta che ci incontriamo. Konrad Armitage. Mi sono preso la libert di ordinare del caff. Come lo gradisce?"

Avrebbe potuto chiederlo a una delle giovani e avvenenti segretarie che lavoravano a quel piano, lo avrebbero servito entrando dalla porta laterale, ma fece da s . Giunto di recente da Londra, Konrad Armitage era il comandante della stazione locale del SIS.

Sapeva benissimo chi era il suo ospite, il suo predecessore lo aveva informato, ed era lieto di quella visita. Erano reciprocamente consapevoli di avere una causa, degli interessi e un nemico in comune.

"Allora, cosa posso fare per lei?"

"Ho una richiesta strana, ma semplice. Avrei potuto inoltrarla con l'iter consueto, ma ho pensato che un giorno o l'altro dovevamo conoscerci, e cos eccomi qui."

"Ha fatto benissimo. E la richiesta quale sarebbe?"

"Il suo servizio ha un contatto, o meglio un infiltrato, nel gruppo Al-Shabaab in Somalia?"

"E' davvero una richiesta singolare. Non  il mio ramo. Ovviamente abbiamo un ufficio. Dovr informarmi. Posso chiederle se ha a che fare con il Predicatore?"

Armitage non era un indovino. Sapeva chi era il Segugio e cosa faceva. In Gran Bretagna si era appena verificato il quarto assassinio commesso da un giovane fanatico ispirato dai sermoni diffusi online dal Predicatore, sette avevano avuto luogo negli Stati Uniti, e i servizi segreti dei due paesi avevano ricevuto l'ordine di fermare quell'uomo.

"Pu darsi" rispose il Segugio.

"Be', allora non dovrebbero esserci problemi. Di certo sapr che siamo presenti a Mogadiscio, come i suoi amici di Langley, ma se loro hanno qualcuno nella zona calda sarei sorpreso che non abbiano proposto un'operazione congiunta. Domattina inoltrer la richiesta all'ufficio di Londra."

La risposta arriv dopo soli due giorni, la stessa della CIA. E Armitage aveva ragione, se uno dei due governi avesse avuto un infiltrato nel Sud della Somalia sarebbe stato un peccato non condividere costi e informazioni.

La risposta di Javad che operava all'interno dell'ISI si rivel molto pi utile. Uno degli uomini cui fingeva di riferire le informazioni carpite spiando gli americani era un membro della famigerata S Wing, che "copriva" in ogni senso la miriade di gruppi dediti al jihadismo e alla violenza operanti lungo la zona di frontiera dal Kashmir a Quetta. Javad non poteva rischiare una domanda diretta, altrimenti si sarebbe scoperto. Ma per la sua attivit all'ISI era autorizzato a conoscere e frequentare gli americani. Fece credere di aver ascoltato di nascosto una conversazione tra diplomatici a un cocktail party. Incuriosito, l'uomo della S Wing consult l'archivio e Javad, che era alle sue spalle, sbirci il dossier che l'altro stava esaminando.

Alla fine l'agente della S Wing gli ordin di dire agli yankee che non esisteva alcun indizio. Poi, di notte, Javad aveva riaperto il database ed era riuscito ad accedere al dossier.

C'era un riferimento, ma risaliva a diversi anni prima. Proveniva da una spia dell'ISI infiltrata nella Brigata 313 di Ilyas Kashmiri, formata da fanatici e assassini. Vi si faceva menzione di un nuovo arrivo dal Lashkar-e Taiba, un fanatico per eliminare il quale i raid contro il Kashmir si erano dimostrati inefficaci. La giovane recluta parlava l'arabo, il pashtu e l'urdu, il che aveva facilitato il suo ingresso nel gruppo. La Brigata 313 era composta perlopi da arabi e collaborava strettamente con la Rete Haqqani, i cui membri parlavano pashtu. Il rapporto diceva anche quale fosse il compito del ragazzo, ma che doveva ancora dimostrare il suo valore di combattente. Aveva occhi color ambra e si faceva chiamare Abu Azzam.

Ecco perch era scomparso da dieci anni. Aveva cambiato nome e gruppo terroristico.

Il Centro antiterrorismo americano aveva un vasto archivio sui gruppi della jihad e digitando il nome di Abu Azzam venne fuori una gran quantit di dati.

Ai tempi dell'occupazione sovietica dell'Afghanistan c'erano sette signori della guerra che componevano le forze dei mujaheddin, approvati e sostenuti dagli occidentali, che li consideravano "patrioti", "partigiani", "combattenti per la libert". A loro e soltanto a loro erano destinate le ingenti quantit di denaro e di armi che affluivano tra le montagne afgane per sconfiggere i sovietici. Ma quando l'ultimo carro armato ebbe fatto rientro in Russia, due di loro tornarono a essere i brutali assassini che erano sempre stati. Uno era Gulbuddin Hekmatyar, l'altro Jalaluddin Haqqani.

Da signore della guerra e padrone della natia provincia di Paktia, quando i talebani misero da parte i signori della guerra e presero il potere, Haqqani cambi bandiera e divenne comandante delle forze talebane.

Dopo la loro sconfitta per opera degli americani e dell'Alleanza del Nord, cambi di nuovo campo, attravers la frontiera e si stabil nel Waziristan, in territorio pachistano.

Insieme ai tre figli che gli successero cre la Rete Haqqani, in pratica dei talebani pachistani.

Il gruppo divenne uno snodo cruciale per gli attacchi terroristici contro gli americani e le forze della NATO lungo il confine e contro il governo pachistano di Pervez Musharraf, ormai alleato degli Stati Uniti. Aveva attratto nella sua rete le forze residue di Al-Qaeda, i combattenti ancora vivi non in prigione e tutti gli altri fanatici jihadisti. Tra questi c'era Ilyas Kashmiri, che si era unito con la sua Brigata 313, parte dell'esercito ombra.

Il Segugio ne dedusse che il fanatico e ambizioso Zulfiqar Ali Shah, che ora si faceva chiamare Abu Azzam, era tra loro.

Ma non poteva sapere che, sebbene evitasse di partecipare ai pericolosissimi raid in Afghanistan, Abu Azzam aveva sviluppato un gusto per l'assassinio ed era diventato il carnefice pi accanito della Brigata 313.

Gli americani avevano individuato gli esponenti pi importanti della Rete Haqqani, dei talebani, di Al-Qaeda e della Brigata 313 grazie a informazioni raccolte sul posto, e li avevano colpiti con incursioni dei droni. Su quelle montagne inespugnabili era impossibile stanarli con attacchi tradizionali, come avevano scoperto i pachistani dopo ingenti perdite, ma non potevano sfuggire a lungo ai pattugliamenti degli APR che volteggiavano in continuazione sulle loro teste, silenziosi, invisibili, ai quali nulla sfuggiva, che fotografavano e intercettavano ogni cosa.

Gli obiettivi di alto livello venivano via via eliminati e sostituiti da altri, che a loro volta venivano annientati; detenere il comando era praticamente diventato una condanna a morte.

Ma gli antichi legami con la S Wing dell'ISI pachistano non si erano mai spezzati. In primo luogo l'ISI aveva creato il movimento talebano senza mai dimenticare una cosa: gli yankee avevano gli orologi, ma gli afgani avevano il tempo. Un giorno, prevedevano, gli americani avrebbero fatto le valigie e se ne sarebbero andati. Il movimento talebano avrebbe riconquistato il potere, e il Pakistan non voleva due paesi nemici, India e Afghanistan, come confinanti. Ne bastava uno, ed era l'India.

C'era un altro capitolo nel turbine di dati che il Segugio aveva scatenato. La Brigata 313, con i suoi leader tra cui Kashmiri spazzati via per sempre, si dissolse, ma venne sostituita dagli ancora pi fanatici e sadici Khorosan, e Abu Azzam era al centro di tutto ci.

I Khorosan erano non pi di duecentocinquanta oltranzisti, perlopi arabi e usbechi, e prendevano di mira i nativi locali che vendevano informazioni agli agenti al soldo degli Stati Uniti, in particolare quelle riguardanti i luoghi frequentati dagli obiettivi pi importanti. I Khorosan non erano in grado di raccogliere a loro volta informazioni, ma avevano un'illimitata capacit di terrorizzare gli abitanti infliggendo torture in pubblico.

Ogni volta che un missile lanciato da un drone distruggeva una casa con dentro un leader del terrore, i Khorosan arrivavano e agguantavano un certo numero di cittadini del luogo, imponendo i cosddetti "tribunali", preceduti da interrogatori brutali con l'impiego di scosse elettriche, trapani o ferri incandescenti. Il tribunale era presieduto da un imam o da un mullah, spesso autonominatosi tale. Le confessioni erano praticamente garantite e quasi sempre seguiva una condanna a morte.

Di solito le esecuzioni avvenivano con il taglio della gola. Il procedimento pi clemente prevede che il coltello penetri di lato, con la lama in avanti. Un taglio reciso verso l'esterno apre la giugulare, la carotide, la trachea e l'esofago, e la morte  immediata.

Le capre non si uccidono cos perch per ammorbidire la carne l'animale deve dissanguarsi. Quindi si squarcia la gola sul davanti assestando un fendente con un movimento oscillatorio. Ma per far soffrire un prigioniero e mostrare disprezzo, si usa questo sistema.

Una volta pronunciata la sentenza, il religioso che funge da presidente si siede e si assicura che venga eseguita la condanna. Uno di loro era Abu Azzam.

Nel dossier del Centro antiterrorismo c'era un'altra informazione. All'incirca nel 2009 un predicatore itinerante aveva cominciato a tenere sermoni nelle moschee lungo i monti nel Nord e nel Sud del Waziristan. Il documento non ne riportava il nome, diceva solo che parlava urdu, arabo e pashtu e aveva un'eloquenza straordinaria, in grado di trascinare l'uditorio a livelli di parossismo religioso. Poi, intorno al 2010, era scomparso. Da allora in Pakistan non si era pi sentito parlare di lui.

I due uomini seduti in un angolo del bar del Washington Mandarin Oriental non attiravano l'attenzione. Non ve n'era ragione. Entrambi sui quarantacinque anni, abito scuro, camicia e cravatta di colore neutro. Erano snelli e dall'aspetto energico, il portamento lievemente marziale, con un'aria indefinibile che pareva dire "sono stato al fronte".

Uno era il Segugio. L'altro si era presentato come Simon Jordan. Non gradiva incontrarsi con dei perfetti sconosciuti all'interno dell'ambasciata, se poteva evitarlo. Ecco perch si trovavano in quel bar appartato.

Nel suo paese di origine in realt il suo nome era Shimon, e il cognome non aveva nulla a che fare con i fiumi. Era il comandante della stazione del Mossad all'ambasciata israeliana.

Il Segugio gli aveva avanzato la medesima richiesta inoltrata a Konrad Armitage, e anche in questo caso la risposta era stata la stessa. Simon Jordan sapeva perfettamente chi era il Segugio, cosa faceva veramente la TOSA, ed essendo israeliano approvava tutto ci. Ma al momento non aveva la risposta.

"Naturalmente nella nostra sede c' qualcuno che si occupa di quella parte del mondo, dovr chiedere a lui. Immagino che abbia fretta, vero?"

"Sono americano. Come potrei non averla?"

Jordan rise di cuore apprezzando la battuta. Gli piaceva l'autoironia. Tipicamente israeliana.

"Inoltrer subito la domanda, con urgenza." Aveva in mano il biglietto da visita a nome di Jackson datogli dal Segugio. "Immagino sia un numero sicuro."

"Sicurissimo."

"Allora lo user. Da una delle nostre linee riservate."

Sapeva benissimo che gli americani ascoltavano tutte le comunicazioni in uscita dall'ambasciata israeliana, ma fra alleati si cercava di usarsi delle cortesie.

Si salutarono. L'israeliano aveva una macchina ad attenderlo, con un autista. L'avrebbe accompagnato direttamente all'ingresso principale dell'ambasciata. Non gli piaceva ostentare il proprio potere, ma era una persona in vista, quindi poteva essere riconosciuto. Non era saggio guidare da solo o muoversi in taxi se si voleva evitare un rapimento. Meglio avere un ex membro della Brigata Golani al volante e un'Uzi dietro. D'altra parte, non essendo un personaggio noto, non doveva sottostare alle lunghe e complicate procedure che prevedevano strani andirivieni e l'uso di ingressi laterali.

Un'altra delle caratteristiche del Segugio che lasciava perplessi era che non gli piaceva essere scarrozzato, e se poteva lo evitava. N amava passare ore in mezzo al traffico intasato del centro di Washington per arrivare al suo ufficio nei boschi. Si muoveva in motocicletta, con il casco che lasciava nel portapacchi sotto il sellino. Ma non era una poltroncina girevole. Era una Honda Fireblade, un mezzo di trasporto su cui c' da discutere.

Dopo aver letto il fascicolo fornitogli da Javad, il Segugio si era convinto, pur non avendone la certezza, che Abu Azzam avesse lasciato le montagne del confine afgano-pachistano, ormai troppo pericolose, per luoghi pi sicuri nello Yemen.

Nel 2008 la fazione di Al-Qaeda presente nella penisola araba, l'AQAP, era in fase di costituzione, ma tra i suoi leader c'era uno yemenita cresciuto negli Stati Uniti, Anwar al-Awlaki, che parlava fluentemente l'inglese con un accento americano. Con i suoi sermoni su internet si stava facendo notare come un brillante ed efficace predicatore, in grado di raggiungere le migliaia di giovani musulmani emigrati in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Era diventato il mentore del nuovo arrivato, un pachistano che parlava anch'egli l'inglese.

Al-Awlaki era nato da genitori yemeniti nel New Mexico, dove suo padre studiava scienze agrarie. Cresciuto in pratica come un americano, Al-Awlaki fu portato per la prima volta nello Yemen a sette anni, nel 1978. L complet gli studi superiori, quindi torn negli Stati Uniti e si iscrisse all'universit nel Colorado e a San Diego. Nel 1993, a ventidue anni, and in Afghanistan, dove probabilmente si convert al jihadismo pi violento.

Come la maggior parte dei terroristi jihadisti non aveva alcuna conoscenza del Corano, ma si limitava alla propaganda estremista. Tuttavia negli Stati Uniti era diventato imam della moschea Rabat di San Diego e di quella di Falls Church, in Virginia. Aveva evitato l'arresto per detenzione di passaporto falso fuggendo in Gran Bretagna.

 l aveva viaggiato tenendo prediche un po' ovunque. Poi era arrivato l'11 settembre e l'Occidente si era infine svegliato. La rete si era stretta e nel 2004 era tornato nello Yemen. Venne arrestato e imprigionato per un breve periodo, con le accuse di rapimento e di terrorismo, ma fu rilasciato per le pressioni della sua influente trib. Nel 2008 aveva ormai scoperto il suo vero campo d'azione, quello di infiammare gli animi con i suoi sermoni lanciati dal pulpito di internet.

E ottenne dei risultati. Giovani estremisti si convertirono ascoltando le sue prediche inneggianti all'assassinio e alla distruzione e commisero numerosi omicidi. In seguito si era associato a un brillante esperto di esplosivi saudita, Ibrahim al-Asiri. Era stato Al-Awlaki a convincere il giovane nigeriano Abdulmutallab a immolarsi in un attacco suicida con una bomba su un aereo di linea diretto a Detroit, e Al-Asiri aveva costruito l'ordigno sfuggito ai controlli che il giovane si era nascosto nella biancheria intima. Soltanto un malfunzionamento aveva impedito che l'aereo fosse distrutto, ma non fu cos per i genitali del nigeriano.

Mentre i sermoni di Al-Awlaki si rivelavano sempre pi efficaci su YouTube - venivano regolarmente scaricati centocinquantamila volte -, Al-Asiri metteva a punto la sua perizia con le bombe. Nell'aprile del 2010 finirono entrambi sulla lista nera. Nel frattempo Al-Awlaki era stato raggiunto dal suo riservato e schivo discepolo pachistano.

Si era tentato due volte di rintracciare e uccidere Al-Awlaki. La prima con il coinvolgimento dell'esercito yemenita, che se lo fece sfuggire dopo aver circondato il suo villaggio; la seconda quando un missile americano lanciato da un drone aveva distrutto la casa dove si riteneva che fosse. Ma non c'era.

Infine la giustizia lo aveva raggiunto su un sentiero solitario nel Nord dello Yemen il 30 settembre 2011. Fermatosi nel villaggio di Khashef, era stato identificato da un accolito che aveva fatto la soffiata in cambio di una ricompensa in dollari. Dopo poche ore un Predator, decollato da una piattaforma segreta nel deserto saudita oltre il confine, volteggiava su di lui.

In Nevada c'era chi osservava le tre Toyota Land Cruiser - i veicoli preferiti da Al-Qaeda - parcheggiate nella piazza del villaggio, ma il permesso di lanciare il missile venne negato perch nei pressi c'erano donne e bambini. All'alba del 30 lo videro salire a bordo sulla prima vettura. Le telecamere erano cos raffinate che quando l'uomo alz gli occhi al cielo il suo viso campeggi sullo schermo al plasma della base aerea di Creech.

Due Land Cruiser partirono, ma la terza sembrava accusare qualche problema. Aveva il cofano aperto e qualcuno si stava dando da fare con il motore. Coloro che osservavano la scena non sapevano che in attesa di salire sul veicolo c'erano altri tre uomini su cui gli Stati Uniti avrebbero volentieri messo le mani.

Uno era proprio Al-Asiri, il costruttore di bombe. Un altro era Fahd al-Quso, luogotenente di Al-Awlaki nell'AQAP. Era uno dei responsabili dell'uccisione di diciassette marinai americani del cacciatorpediniere Cole avvenuta nel porto di Aden nel 2000. Sarebbe poi morto in seguito a un altro attacco dei droni nel maggio del 2012.

Il terzo era sconosciuto agli americani. Non guardava mai in alto, aveva la testa fasciata e coperta per proteggersi dalla polvere, e nessuno not i suoi occhi color ambra.

I primi due SUV si avviarono lungo una pista polverosa nella provincia di Jawf, ma si tenevano distanti e gli osservatori in Nevada non sapevano quale dei due colpire. Poi fecero una sosta per la colazione e parcheggiarono l'uno accanto all'altro. Intorno alle vetture c'erano otto uomini: i due autisti e quattro guardie del corpo; gli altri due erano cittadini americani: lo stesso Al-Awlaki e Samir Khan, direttore della rivista jihadista online in lingua inglese "Inspire".

Il sottufficiale a Creech comunic al superiore che l'obiettivo era inquadrato. Da Washington una voce mormor: "Fuoco". Era un maggiore del JSOC, una tipica mamma bianca della classe media, che quella sera avrebbe portato i figli a fare sport.

Il pulsante venne premuto in Nevada. Nel Nord dello Yemen, a diciottomila metri di altezza in una splendida alba, due missili Hellfire si staccarono dal Predator, annusarono il segnale dell'ogiva come cani da caccia e scesero in picchiata sul deserto. Dodici secondi dopo le due Land Cruiser e gli otto uomini si disintegrarono.

Nei sei mesi seguenti il JSOC raccolse ampie prove che Al-Asiri, un giovane di soli trent'anni, aveva continuato a costruire bombe sempre pi sofisticate. Aveva cominciato a fare esperimenti con l'impianto di esplosivi nel corpo umano, in modo che nessuno strumento potesse individuarli.

Mand il fratello minore ad assassinare il comandante dell'Antiterrorismo saudita, il principe Muhammad bin Nayef. Il giovane affermava di aver rinunciato al terrorismo, di voler rimpatriare, di essere in possesso di molte informazioni, e aveva chiesto un incontro. Il principe aveva accettato.

Quando questi entr nella stanza, l'attentatore salt in aria. Il principe ebbe fortuna, venne scaraventato all'indietro verso la porta da cui era appena passato riportando solo ferite e contusioni.

Il giovane aveva un piccolo ma potente ordigno nascosto nell'ano. Il detonatore era un congegno all'interno di un cellulare attivato oltre confine. Era stato suo fratello a idearlo e innescarlo.

Il defunto Al-Awlaki trov un successore. Un uomo conosciuto solo come il Predicatore cominci a diffondere sermoni nel cyberspazio. Penetranti, traboccanti d'odio, pericolosi. L'inadeguato presidente dello Yemen cadde durante la primavera araba. Un uomo nuovo prese il potere, pi giovane, pi energico, pronto a collaborare con gli Stati Uniti in cambio di consistenti aiuti allo sviluppo.

L'area di copertura dei droni aument. Gli agenti al soldo degli Stati Uniti si moltiplicarono. Contro i leader dell'AQAP fu impiegato l'esercito. Al-Quso venne eliminato. Ma si presumeva che il Predicatore, chiunque fosse, si trovasse ancora nello Yemen. Adesso, grazie a un ragazzo in una soffitta a Centreville, il Segugio sapeva che non era cos. 

Quando il Segugio chiuse il fascicolo sulla vita di Al-Awlaki, arriv un rapporto inoltrato dai "ragazzi dei droni", come li aveva chiamati Volpe Grigia. Per quell'operazione il JSOC non si serviva della base della CIA in Nevada, ma della propria unit specializzata nella base aeronautica di Pope nei pressi di Fayetteville, nel North Carolina.

Il rapporto era stringato e pertinente. Al magazzino/deposito di Chisimaio erano stati avvistati dei camion. Alcuni arrivavano, entravano nella struttura e andavano via. Arrivavano pieni e partivano vuoti. Due avevano l'area di carico scoperta. Sembrava che trasportassero frutta e verdura. Punto.

Il Segugio si volt a guardare il ritratto del Predicatore appeso alla parete. Che diavolo ci fai con frutta e verdura, disse tra s .

Si stiracchi, si alz e usc fuori, nel caldo estivo. Ignorando i sorrisi delle persone che si trovavano nel parcheggio, tolse il cavalletto della Fireblade, indoss il casco con la visiera abbassata e usc dal cancello. Quando giunse sulla strada si diresse a sud verso Washington e poi prese per Centreville.

"Fammi questo controllo" disse ad Ariel, accovacciandosi nella soffitta semibuia. "Qualcuno compra frutta e verdura a Chisimaio. Puoi scoprire da dove viene e dove va?"

Avrebbe potuto fare quella richiesta ad altri tecnici seduti davanti al computer, ma nel vasto settore bellico e dello spionaggio industriale, brulicante di rivali con la lingua lunga, Ariel aveva due vantaggi inestimabili: riferiva a una sola persona e non parlava mai con nessuno. Le dita di Ariel guizzarono sulla tastiera. Sullo schermo apparve la cartina della Somalia meridionale.

"Non  tutto deserto" disse. "C' un'area densamente boschiva e coltivata lungo le sponde della bassa Valle del Giuba. Guardi, si vedono le fattorie."

Il Segugio osserv il mosaico di frutteti e piantagioni, una macchia verde che contrastava con l'ocra opaco del deserto. L'unica zona fertile del paese, la dispensa del Sud. Se quei carichi provenivano dalle piantagioni che aveva davanti, ed erano trasportati a Chisimaio, dove finivano? Nei mercati locali o all'estero?

"Vai alla zona portuale di Chisimaio."

Come tutto il resto, il porto era distrutto. Un tempo scalo fiorente, adesso il molo era interrotto in una decina di punti, le vecchie gru rovesciate e inservibili. Forse ogni tanto arrivava ancora qualche nave mercantile. Ma non per scaricare. cosa poteva importare e pagare un piccolo Stato in bancarotta governato dalle milizie di Al-Shabaab? Ma qualcosa si poteva caricare? Frutta e verdura? Forse s. Dove finiva quella merce? E perch quel traffico?

"Fai una ricerca nel settore del commercio, Ariel. Vedi se qualche societ fa affari con Chisimaio. Se qualcuno acquista frutta e verdura prodotta nella bassa Valle del Giuba. Se esiste, chi sono i proprietari? Forse il magazzino  loro."

Lasci il ragazzo e torn alla TOSA.

Nei sobborghi all'estremo nord di Tel Aviv, lungo la strada per Herzliya, in una via tranquilla dove sorge un mercato alimentare, c' un grosso e anonimo edificio adibito a uffici che i suoi frequentatori chiamano semplicemente l'Ufficio. E' il quartier generale del Mossad. Due giorni dopo l'incontro del Segugio con Simon Jordan al Mandarin Oriental, tre uomini in camicia a maniche corte e colletto aperto si incontrarono nella stanza del direttore. In quel posto si erano prese decisioni importanti.

Fu l, nell'autunno del 1972, dopo la strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco, che Zvi Zamir aveva ordinato ai suoi kidonim (baionette) di scovare e uccidere i fanatici di Settembre Nero responsabili dell'azione. cos aveva deciso il primo ministro Golda Meyer, che aveva lanciato l'Operazione Collera di Dio. Dopo quarant'anni era ancora una stanza squallida.

Gli uomini avevano gradi ed et diversi, ma si chiamavano per nome. Il pi anziano era l da vent'anni e poteva contare sulle dita di una mano le volte che aveva sentito usare dei cognomi. C'era Uri, il direttore brizzolato, David, il capo delle operazioni, e Benny, il pi giovane, che dirigeva l'ufficio del Corno d'Africa.

"Gli americani hanno chiesto il nostro aiuto" disse Uri.

"Mi sorprende" mormor David.

"Forse hanno rintracciato il Predicatore."

Non aveva bisogno di spiegare. Il terrorismo della jihad aveva parecchi obiettivi su cui convogliare la sua violenza e Israele era tra i primi della lista, insieme agli Stati Uniti. Tutti i presenti sapevano della lista con i cinquanta criminali pi pericolosi al mondo, anche se Hamas a sud, Hezbollah a nord e le canaglie iraniane di Al-Qud a est si contendevano il primato. I sermoni del Predicatore avevano come obiettivo l'America e la Gran Bretagna, ma loro sapevano la sua identit.

"Pare che sia in Somalia, sotto la protezione di Al-Shabaab. La loro richiesta  molto semplice. Abbiamo un infiltrato nel Sud della Somalia?"

I due uomini pi anziani guardarono Benny. Era il pi giovane, aveva fatto parte del reparto speciale Sayeret Matkal e parlava correntemente l'arabo tanto da poter passare la frontiera senza farsi notare, e per questo era un mistaravim. L'uomo si mise a osservare la matita che aveva in mano.

"Allora, Benny, ce lo abbiamo?" chiese gentilmente David. Sapevano bene cosa sarebbe accaduto, e chi gestisce gli agenti detesta usare i suoi uomini per gli interessi di un servizio segreto straniero.

"S, ce l'abbiamo. Solo uno. Opera nel porto di Chisimaio."

"Come comunichi con lui?" chiese il direttore.

"Con estrema difficolt" rispose Benny. "E lentamente. Ci vuole tempo. Non possiamo semplicemente inviare un messaggio. Lui non pu mandare biglietti. Anche il traffico e-mail potrebbe essere sotto controllo. Adesso laggi ci sono degli apprendisti dinamitardi. Hanno studiato in Occidente. Esperti in tecnologia. perch ?"

"Se gli yankee vogliono servirsi di lui, dovremo velocizzare le comunicazioni. Con una ricetrasmittente miniaturizzata" spieg David. "E devono pagare."

"Oh, certo che devono pagare" approv il direttore. "Ma questo spetta a me. Li terr sulle spine, e discuteremo il prezzo."

Non si riferiva al denaro. Intendeva un altro tipo di compenso: il programma iraniano per la messa a punto dell'atomica, la fornitura di attrezzature ad alta tecnologia. Avrebbe redatto una lista della spesa.

"Ha un nome?" s'inform David.

"Opal" rispose Benny. "Agente Opal. Controlla le merci al molo dei pescatori."

Volpe Grigia non perse tempo.

"Hai parlato con gli israeliani" disse.

"S. Hanno risposto?"

"Eccome. Hanno un uomo. Ben infiltrato. Guarda caso proprio a Chisimaio. Ci aiuteranno, ma hanno fatto richieste esose. Conosci gli israeliani. Non ti regalano nemmeno la sabbia del Negev."

"Vogliono trattare sul prezzo?"

"S" disse Volpe Grigia "ma non al nostro livello. Molto pi in alto. Il loro capo all'ambasciata si  rivolto direttamente al comandante del JSOC."

Cio all'ammiraglio William McRaven.

"E lui ha rifiutato le loro pretese?"

"Difficile da credere ma no, le ha accettate. Puoi procedere. Il tuo contatto  il loro comandante della base. Lo conosci?"

"S. Pi o meno."

"Be', spiegagli cosa vuoi e faranno in modo di trasmettere le tue richieste."

Quando torn nel suo ufficio trov un messaggio di Ariel.

"A quanto pare c' chi acquista frutta, verdura e spezie somale. Una societ che si chiama Sottaceti Masala. Produce anche chutney e altri condimenti, la roba che gli inglesi mangiano con il curry. Il prodotto  imbottigliato, congelato o inscatolato in uno stabilimento a Chisimaio e poi trasportato alla fabbrica principale."

Il Segugio lo chiam al telefono. Chi avesse ascoltato quella conversazione non ci avrebbe ricavato nulla, cos decise di non criptarla.

"Ho ricevuto il tuo messaggio, Ariel. Ottimo lavoro. Solo un particolare. Dove si trova la fabbrica principale?"

"Oh, mi scusi, tenente colonnello. A Karachi."

A Karachi. In Pakistan. Naturalmente.


7.


Un bimotore Beech King Air decoll prima dell'alba da Sde Dov, l'aeroporto a nord di Tel Aviv, fece rotta verso sudest e prese quota. Sorvol Beersheva, attravers la no-fly zone sopra la centrale nucleare di Dimona e lasci lo spazio aereo israeliano a sud di Eilat.

Era bianco come la neve e aveva la scritta UNITED NATIONS sulla fusoliera. Sulla coda campeggiava a lettere cubitali l'acronimo WFP, che stava per World Food Programme, il Programma alimentare mondiale. Se qualcuno avesse controllato il numero di matricola avrebbe scoperto che il velivolo era di propriet di una societ fantasma con sede nelle isole Cayman ed era noleggiato a lungo termine al WFP. Il che era assurdo.

In realt apparteneva al Metsada, una divisione del Mossad che si occupava di operazioni speciali, ed era alloggiato nell'hangar di Sde Dov che un tempo ospitava lo Spitfire nero di Ezer Weizman, fondatore dell'aeronautica militare israeliana.

A sud del golfo di Aqaba il King Air segu una rotta tra le masse continentali dell'Arabia Saudita verso est e dell'Egitto e del Sudan verso ovest. Rimase nello spazio aereo internazionale per tutta l'estensione del Mar Rosso fino a quando attravers la costa del Somaliland e giunse sulla Somalia. Nessuno dei due Stati disponeva di attrezzature di intercettazione.

L'aeroplano bianco riattravers la costa somala con l'Oceano Indiano a nord di Mogadiscio e modific la rotta in direzione sudovest, volando parallelo alla costa a millecinquecento metri di altezza in mare aperto. Chi lo avesse visto avrebbe immaginato che veniva da una vicina base di aiuti umanitari, poich non disponeva di serbatoi esterni e quindi aveva un'autonomia limitata. Non poteva sapere che gran parte dello spazio interno era occupato da due enormi serbatoi.

Poco a sud di Mogadiscio il cameraman prepar le attrezzature e cominci a filmare la citt di Merca. Ne ricav ottime immagini di tutta la spiaggia fino a un punto a ottanta chilometri a nord di Chisimaio, una distesa di trecentoventi chilometri di arenile sabbioso.

Poi il cameraman spense la cinepresa e il King Air vir. Riprese la rotta, pass dall'uso dei serbatoi interni a quelli principali e torn in patria. Dopo dodici ore di volo si ferm nell'aeroporto di Eilat, fece rifornimento e si diresse a Sde Dov. Un motociclista port il materiale video all'unit analisi fotografiche del Mossad.

Benny cercava un luogo lungo la strada costiera adatto a organizzare un incontro con l'agente Opal per trasmettergli le nuove istruzioni e fornirgli le attrezzature necessarie. Doveva essere facilmente riconoscibile da chi provenisse dalla strada e da chi arrivasse con un gommone dal mare.

Quando lo individu, prepar il messaggio per Opal.

Il direttore Doherty si sforzava di gestire in maniera decente il penitenziario e ovviamente la struttura aveva una cappella. Ma non voleva che sua figlia si sposasse l. Come padre della sposa stava organizzando una giornata davvero memorabile, e la cerimonia era fissata nella chiesa cattolica di St Francis Xavier, mentre il ricevimento si sarebbe tenuto al Clarendon Hotel, in centro.

Sul "Phoenix Republic" era comparso un trafiletto che annunciava il luogo e l'ora del matrimonio, quindi non c'era da stupirsi che una folla di curiosi e persone che volevano felicitarsi con gli sposi si fosse radunata fuori dalla chiesa, quando la coppia usc.

Nessuno fece particolare attenzione al giovane di carnagione scura mescolato tra la gente, quello con una lunga tunica bianca e lo sguardo assente. Almeno non fino a quando si fece largo nella ressa e corse verso il padre della sposa portando qualcosa nella mano destra, come se volesse offrirgli un dono. Non era un regalo, bens una Colt 45. Spar quattro volte contro il direttore Doherty, che fu sbalzato all'indietro dai colpi e stramazz al suolo.

Come sempre accade negli attimi successivi a una tragedia, ci fu qualche istante di sconcertato silenzio. Quindi seguirono le reazioni. Grida, urla e in questo caso altri spari perch due poliziotti di Phoenix in servizio estrassero le pistole e fecero fuoco. Anche l'aggressore cadde al suolo. Altri si gettarono a terra nel caos che segu: la signora Doherty in preda a una crisi isterica, la sposa in lacrime che veniva trascinata via, le sirene delle autopattuglie e delle ambulanze, la folla in preda al panico che schizzava via all'impazzata.

Infine le autorit assunsero il controllo della situazione. La scena del crimine fu delimitata con il nastro, l'arma da fuoco recuperata e messa in una busta di plastica per le prove, l'assassino identificato. Quella sera i notiziari dell'Arizona annunciarono alla nazione intera che era successo di nuovo. Nel piccolo appartamento dove viveva il fanatico attentatore, sopra l'officina in cui lavorava, era stato rinvenuto il suo computer portatile, che conteneva un lungo elenco di sermoni del Predicatore.

L'Unit cinematografica dell'esercito americano si chiama TRADOC e ha sede a Fort Eustis, in Virginia. Di regola produce filmati per l'addestramento e documentari che spiegano ed esaltano i vari aspetti inerenti alle attivit e ai compiti dell'esercito. Quindi l'ufficiale in comando non ebbe alcuna esitazione ad accettare di incontrare un certo tenente colonnello Jamie Jackson, che operava nel quartier generale del JSOC nella base aeronautica di MacDill, alla periferia di Tampa, in Florida.

Anche nell'ambiente militare, il Segugio non vedeva alcuna ragione per rivelare che in realt era il tenente colonnello Kit Carson della TOSA, e che prestava servizio a pochi chilometri da l in quello stesso Stato. Una semplice questione di "riservatezza".

"Voglio girare un breve film" disse. "Ma verrebbe classificato come top secret e sarebbe visto solo da un gruppo molto ristretto di persone."

Il comandante dell'Unit cinematografica era incuriosito e alquanto colpito, ma per niente turbato. Era orgoglioso del valore della sua unit. Non ricordava di aver mai ricevuto una richiesta cos strana, ma questo rendeva il lavoro pi interessante. Nella base aveva a disposizione ogni attrezzatura per la lavorazione di un film e studi di registrazione.

"Sar un cortometraggio molto breve, con una sola scena. Non verr girato in esterni. Richieder solo un piccolo set, probabilmente improvvisato. Non ci sar bisogno di telecamere, baster una sola videocamera che registri immagini e suono. Lo si vedr, se mai, solo su internet. Quindi la troupe sar molto ristretta, probabilmente non pi di sei persone, vincolate al segreto. Mi serve un giovane regista appassionato di cinema" spieg il visitatore.

Il Segugio ottenne quello che voleva, il capitano Damian Mason. Invece, il comandante non ottenne quello che voleva, cio una risposta alle sue numerose domande. E fu chiamato da un generale a tre stelle il quale gli ricord che nell'esercito bisogna obbedire agli ordini.

Damian Mason era giovane, entusiasta, ed era un patito di cinema dai tempi in cui portava i calzoni corti a White Plains, nello Stato di New York. Prestava servizio nel TRADOC, ma sognava di andare a Hollywood e girare dei veri film, con una storia e delle star.

"Deve essere un film finalizzato all'addestramento, signore?" chiese.

"Spero che a suo modo sia istruttivo" rispose il tenente colonnello dei marine. "Mi dica, esiste un archivio con le foto degli attori di questo paese?"

"Pi o meno. Credo che intenda l'Annuario degli attori. Tutti i direttori del casting ce l'hanno."

"Ce n' uno nella base?"

"Ne dubito, signore. Non usiamo attori professionisti."

"Questa volta lo faremo. Ne useremo almeno uno. Pu procurarmi una copia dell'annuario?"

"Certo, tenente colonnello."

Arriv due giorni dopo con un corriere della FedEx, un volume molto spesso, pagine e pagine di foto di aspiranti attori e attrici, dai pi giovani ai pi anziani.

Un'altra metodica di cui si servono le forze di polizia e le agenzie di intelligence di tutto il mondo  il confronto dei volti. Serve agli investigatori per rintracciare criminali fuggiaschi che cercano di cambiarsi i connotati.

Con l'avvento dell'informatizzazione  stata codificata in scienza quella che un tempo era poco pi che l'intuizione di un poliziotto. Negli Stati Uniti il software si chiama Echelon e si trova nel centro di ricerca elettronica dell'FBI a Quantico, nel Maryland.

In pratica vengono acquisite e memorizzate centinaia di misurazioni facciali. Gi solo le orecchie sono come le impronte digitali: uniche. Ma con i capelli lunghi non sempre sono visibili. La distanza fra le pupille, calcolata al micron, pu scartare una corrispondenza in una frazione di secondo, o essere di aiuto nella conferma. Nemmeno i massicci interventi di chirurgia plastica cui ricorrono alcuni criminali riescono a indurre all'errore il sistema Echelon.

I terroristi inquadrati dalle telecamere dei droni vengono identificati in pochi secondi, accertandosi cos che si tratta di obiettivi primari e non di tirapiedi. In questa maniera si evita di sprecare costosi missili. Il Segugio prese un volo per tornare a est e affid un compito agli uomini di Echelon. Esaminate tutti i volti maschili presenti nell'Annuario degli attori e trovatemi un sosia di quest'uomo. forn loro la fotografia del Predicatore senza barba. A quel dettaglio avrebbe pensato dopo.

Echelon pass in rassegna quasi un migliaio di facce e ne trov una che, pi delle altre, assomigliava a quella del pachistano di nome Abu Azzam. Apparteneva a un ispanico di nome Tony Suarez. Dal curriculum si evinceva che aveva avuto piccole parti e ruoli di comparsa, aveva partecipato a scene di massa e aveva anche recitato qualche battuta in uno spot pubblicitario che reclamizzava attrezzi da barbecue.

Il Segugio torn nel suo ufficio alla TOSA. Trov un messaggio di Ariel. Suo padre aveva scovato un negozio che vendeva prodotti esotici e gli aveva portato un vasetto di sottaceti Masala e un altro di chutney di mango. Il computer aveva rivelato che quasi tutta la frutta e le spezie che ne costituivano gli ingredienti provenivano dalle piantagioni della bassa Valle del Giuba.

E c'era dell'altro. Consultando alcune banche dati commerciali si era scoperto che i prodotti Masala riscuotevano grande successo in Pakistan e nel Medio Oriente, ma anche in Gran Bretagna, dove si apprezzavano i cibi speziati e le pietanze al curry indiane. Era di propriet esclusiva del suo fondatore, Mustafa Dardari, che possedeva un palazzo a Karachi e una villa a Londra. C'era anche un'immagine del magnate, l'ingrandimento di una foto di gruppo scattata durante un consiglio di amministrazione.

Il Segugio fiss quel volto. Liscio, ben rasato, allegro: aveva qualcosa di vagamente familiare. Dal cassetto della scrivania prese la stampa originale della foto che aveva scattato a Islamabad con il suo iPhone. Era piegata per eliminare la parte che non gli interessava. Adesso invece voleva esaminare proprio quella. S, era l'altro studente che sorrideva, diciannove anni prima.

Il Segugio sapeva che quando due ragazzi stringono una tale amicizia a scuola, il legame pu durare una vita. Si ricord di quello che aveva detto Ariel: qualcuno comunicava per e-mail con il magazzino di Chisimaio. Il Troll rispondeva per ricevuta ringraziando. Il Predicatore aveva un amico in Occidente.

Il capitano Mason studi il presunto volto del Predicatore, gi Zulfiqar Ali Shah, poi Abu Azzam, come avrebbe potuto essere oggi. Accanto teneva quella dell'ignaro Tony Suarez, squattrinato attore di particine che viveva in una casa occupata a Malibu.

"Certo, si pu fare" disse infine. "Con trucco, acconciatura, vestiario, lenti a contatto, un copione recitato a memoria, il gobbo elettronico." Batt sulla foto del Predicatore.

"Questo qui deve parlare?"

"A volte."

"Non posso fare molto per la voce."

"A quella ci penso io" disse il Segugio.

Il capitano Mason, in abiti civili e sotto il nome di signor Mason, vol a Hollywood con un pacco di dollari e torn con il signor Suarez. L'attore venne alloggiato nella comoda suite di un grande albergo a una trentina di chilometri da Fort Eustis. Per assicurarsi che non se ne andasse in giro gli fu assegnata una guardia del corpo nella persona di una bionda mozzafiato con il grado di caporale, cui fu detto che per servire il proprio paese doveva solo assicurarsi che l'ospite californiano non lasciasse l'albergo, magari entrando nel suo letto, per quarantott'ore.

Che il signor Suarez credesse davvero di essere stato ingaggiato per la pre-produzione di un film d'essai per un cliente mediorientale con un mucchio di quattrini da spendere era irrilevante. Che il film avesse una trama non era un suo problema. Lui era ben contento di starsene in una lussuosa suite con un bar provvisto di champagne, dollari sufficienti a comprare attrezzi da barbecue per parecchi anni e in compagnia di una ragazza in grado di fermare il traffico. Il capitano Mason aveva prenotato una spaziosa sala conferenze nello stesso albergo e gli aveva detto che il giorno seguente ci sarebbe stato il "provino".

La troupe della TRADOC arriv con due auto senza contrassegni e un furgoncino. Presero possesso della sala conferenze e coprirono tutte le finestre con fogli neri e nastro adesivo. Dopodich montarono il set cinematografico pi semplice del mondo.

In pratica si trattava di un lenzuolo attaccato a una parete, anch'esso nero e con iscrizioni coraniche in corsivo arabo. Il lenzuolo era stato preparato nel laboratorio di uno degli studi di registrazione a Fort Eustis. Era la riproduzione dello sfondo presente in tutti i filmati del Predicatore. Davanti venne sistemata una semplice sedia di legno con i braccioli. All'altro capo della sala, con sedie, tavoli e luci si crearono due spazi per il "camerino" e per il "trucco". Nessuno della troupe sapeva minimamente a cosa stesse lavorando.

Il tecnico delle riprese piazz la telecamera davanti alla sedia. Un suo collega vi si sedette per aiutarlo nell'inquadratura, nella messa a fuoco e nella chiarezza dell'immagine. L'ingegnere del suono controll il sonoro. L'addetto al gobbo elettronico sistem lo schermo appena sotto l'obiettivo della telecamera in modo che lo sguardo di chi parlava fosse indirizzato direttamente verso la cinepresa.

Suarez fu accompagnato dentro e condotto nel "camerino" dove un sergente dall'aria matronale, in borghese come tutti, aspettava con la tunica e il copricapo che l'attore doveva indossare. Anche questi erano stati scelti dal Segugio in mezzo all'enorme assortimento del TRADOC e adattati dalla costumista che aveva studiato le fotografie del Predicatore.

"Non dovr parlare airabo, vero?" protest Tony Suarez. "Nessuno mi ha parlato di airabo."

"Assolutamente no" lo rassicur il "signor" Mason, che apparve per dirigere la scena. "Be', un paio di parole, ma la pronuncia non importa. Tenga, dia un'occhiata, giusto per mantenere la sincronizzazione del labiale." Gli porse una scheda con diverse parole in arabo.

"Merda, amico,  complicato."

Un uomo pi anziano, che era rimasto appoggiato in silenzio alla parete, si fece avanti.

"Provi a imitarmi" disse, e pronunci le parole straniere come un arabo. Suarez prov. Il risultato non fu lo stesso, ma le labbra si muovevano in maniera corretta. Il doppiaggio avrebbe fatto il resto. Tony Suarez pass al trucco. Ci rimase un'ora.

L'esperto truccatore scur la carnagione. Applic la barba nera e i baffi. Lo shemagh, il copricapo, nascose i capelli. Infine le lenti a contatto conferirono all'attore i singolari occhi color ambra. Quando si alz e si volt, al Segugio sembr di trovarsi davanti al Predicatore.

Tony Suarez fu condotto alla sedia e prese posto. Furono fatti gli ultimi aggiustamenti alla videocamera, ai livelli del suono e alla messa a fuoco. L'attore aveva passato l'ora del trucco a studiare il testo che avrebbe letto dal gobbo elettronico. Ne aveva memorizzato la maggior parte, e anche se il suo arabo non suonava come quello di un madrelingua non si impappinava pi.

"Azione" ordin il capitano Mason. Un giorno, sognava, lo avrebbe detto a Brad Pitt e a George Clooney. La comparsa cominci a parlare.

Il Segugio mormor qualcosa all'orecchio di Mason.

"Pi solenne, Tony" disse Mason. "E' una confessione. Sei il gran visir che dice al sultano che non ha capito niente ed  dispiaciuto. Va bene, ricominciamo. Azione."

Dopo otto ciak Suarez si era stancato e aveva perso smalto. Il Segugio disse che potevano fermarsi.

"Okay, ragazzi, fine delle riprese" annunci Mason. Amava quella frase. La troupe smont il set. Tony Suarez torn a indossare jeans e felpa e gli furono tolti barba e baffi; emanava un lieve odore di crema detergente. Il lenzuolo venne tirato gi, arrotolato e portato via. Dalle finestre furono tolti i fogli di carta nera e il nastro.

Mentre si procedeva a tutto ci, il Segugio si fece mostrare sul video le cinque migliori riprese del breve discorso. Ne scelse una e le altre furono cancellate.

La voce dell'attore aveva un puro accento californiano. Ma il Segugio conosceva un imitatore inglese che faceva sganasciare il pubblico con le sue straordinarie imitazioni delle voci di personaggi celebri. L'avrebbero assoldato per un giorno, pagandolo bene. I tecnici avrebbero provveduto a sincronizzare il labiale.

Sgombrarono la sala conferenze che avevano affittato dall'albergo. Tony Suarez lasci con rammarico la sua suite e fu accompagnato all'aeroporto nazionale di Washington dove lo aspettava un volo notturno per Los Angeles. La troupe di Fort Eustis era molto pi vicina a casa e rientr prima del tramonto.

Avevano passato una giornata piacevole, ma non avevano mai sentito parlare del Predicatore e non avevano la pi pallida idea di quello cui avevano lavorato. Il Segugio invece lo sapeva. Era certo che quando avrebbe diffuso il contenuto del DVD che aveva in mano tra i gruppi jihadisti sarebbe scoppiato il caos.

L'uomo che scese con alcuni somali da un aereo di linea turco all'aeroporto di Mogadiscio aveva un passaporto danese e altri documenti in cinque lingue tra cui il somalo che attestavano la sua appartenenza all'organizzazione Save the Children.

In realt non si chiamava Jensen ed era un agente del Mossad. Il giorno prima aveva preso un volo dall'aeroporto Ben Gurion per Larnaca, a Cipro, aveva assunto nome e nazionalit nuovi ed era volato a Istanbul.

 L aveva dovuto sopportare una lunga e tediosa attesa nella sala transiti della business class per il volo verso il Sud della Somalia, che prevedeva uno scalo tecnico a Gibuti. Ma la compagnia di bandiera turca era ancora l'unica linea aerea nazionale ad arrivare a Mogadiscio.

Erano le otto del mattino e sulla pista di atterraggio faceva gi caldo quando i cinquanta passeggeri entrarono alla spicciolata nel terminal degli arrivi, con i somali della classe economica che si facevano largo a spallate fra i tre passeggeri della business. Il danese non aveva fretta; aspett il suo turno al controllo passaporti.

Non aveva il visto, naturalmente; i visti si acquisiscono all'arrivo, come sapeva, essendo gi stato l. L'addetto al controllo passaporti esamin i precedenti visti di entrata e di uscita e scorse un elenco. Non c'era alcun divieto d'ingresso a nome Jensen.

Il danese fece scivolare una banconota da cinquanta dollari sotto il divisorio di vetro. "Per il visto" mormor in inglese. L'agente fece scivolare la banconota verso di s , poi not un altro biglietto da cinquanta dollari infilato nel passaporto.

"Un pensierino per i suoi figli" mormor il danese.

L'agente annu. Non sorrise ma appose il visto, guard appena il timbro della vaccinazione per la febbre gialla, richiuse il passaporto, annu e lo restitu. Per i suoi figli; naturalmente. Un gesto apprezzabile. Era bello incontrare un europeo che conosceva le regole.

Fuori c'erano due taxi scalcagnati. Il danese caric il suo unico bagaglio sul primo, sal e disse: "Peace Hotel, per favore". L'autista si diresse verso il cancello d'ingresso, presidiato da soldati ugandesi.

L'aeroporto si trova al centro della base militare dell'Unione africana, una zona interna all'enclave di Mogadiscio, circondata da filo spinato, sacchi di sabbia e muri antiesplosione pattugliati da carri armati. All'interno della fortezza sorge un'altra fortezza: il campo Bancroft, dove vivono i "bianchi", le diverse centinaia di dipendenti di aziende ed enti assistenziali, i corrispondenti degli organismi d'informazione e alcuni ex mercenari che lavorano come guardie del corpo dei pezzi grossi.

Gli americani vivevano nella loro zona recintata al limitare della pista di atterraggio, dove sorgeva la loro ambasciata, vicino a hangar dal contenuto sconosciuto e una scuola di addestramento di giovani somali che un giorno sarebbero tornati nel loro pericoloso paese come agenti americani. Chi conosceva da lungo tempo la Somalia sapeva che era una speranza alquanto illusoria.

Sempre nella zona interna, off-limits dai finestrini del taxi, scorrevano gli altri piccoli insediamenti riservati ai membri delle Nazioni Unite, agli alti ufficiali dell'Unione africana, al personale dell'Unione europea, e perfino il fatiscente edificio dell'ambasciata britannica, che continuava a proclamare con veemenza, mentendo, di non essere l'ennesima "centrale spionistica".

Jensen non osava fermarsi nel Bancroft. Avrebbe potuto incontrare un altro danese o qualcuno che lavorava davvero con Save the Children. Era diretto verso l'unico hotel fuori dalle zone recintate dove un bianco potesse soggiornare con ragionevole sicurezza.

Il taxi oltrepass l'ultimo cancello presidiato - altri paletti a strisce rosse e bianche e altri ugandesi - e s'immise sulla strada lunga un chilometro e mezzo che portava al centro di Mogadiscio. Pur non essendo la prima volta che andava l, il danese si stupiva ancora alla vista della sconfinata distesa di macerie in cui venti anni di guerra civile avevano ridotto quella che un tempo era un'elegante citt africana.

Il taxi svolt in una traversa; un monello di strada pagato allo scopo spost di lato un groviglio di filo spinato e un cancello di acciaio alto tre metri si apr. Nessuno era stato avvertito, qualcuno doveva aver spiato attraverso un buco.

Il danese pag il taxi, quindi fece il check-in e fu accompagnato nella sua stanza; era piccola, appena funzionale, con le finestre dai vetri smerigliati (per garantire la privacy) e le tende tirate (contro il caldo). L'uomo si svest, indugi sotto il tiepido rivolo della doccia, fece del suo meglio per insaponarsi e asciugarsi e si cambi d'abito.

Indoss un paio di infradito, dei ruvidi jeans e una lunga camicia di cotone senza bottoni, un abbigliamento da somalo. Si mise una borsa a tracolla e degli occhiali scuri avvolgenti. Le mani erano abbronzate dal sole israeliano. Il viso chiaro e i capelli biondi erano chiaramente di un europeo.

Conosceva un posto dove affittavano scooter. Prese un altro taxi, chiamato dal Peace Hotel, per arrivarvi. Una volta a bordo, tir fuori lo shemagh dalla borsa. Si avvolse il semplice copricapo arabo intorno ai riccioli biondi e con una falda si copr il volto, infilandone l'orlo in una piega all'altra estremit. Non c'era niente di strano; spesso si portava lo shemagh per proteggersi il naso e la gola dalla polvere e dalla sabbia.

Prese a nolo un malandato motorino bianco della Piaggio; conosceva il noleggiatore, non era la prima volta che andava l. Lasciava sempre un congruo deposito in dollari e restituiva il motorino intatto, per cui non c'era bisogno di stupide formalit come l'esibizione della patente.

Il danese s'immise nel flusso di carretti trainati da asini, autocarri sgangherati, furgoncini e altri scooter, evitando i pochi cammelli o pedoni, in tutto simile a un somalo che girava per i fatti suoi, e procedette con il motorino scoppiettante per Maka al-Mukurama, la strada principale che attraversa il centro di Mogadiscio.

Super la bianca e rilucente moschea di Isbahaysiga, stranamente non danneggiata, e lanci uno sguardo al di l della strada verso qualcosa di meno interessante. Il campo profughi di Darwish era sempre l e certo non in condizioni migliori rispetto alla sua ultima visita. Era ancora una distesa di squallide topaie in cui alloggiavano diecimila profughi affamati e terrorizzati. Non c'erano fognature, cibo, possibilit di lavoro o speranza, e i bambini giocavano in pozze di urina. Erano davvero, gli venne da pensare, quelli che Frantz Fanon aveva definito "i dannati della terra", e Darwish era solo uno dei diciotto sobborghi poveri nell'enclave. Le organizzazioni umanitarie occidentali cercavano di portare aiuti, ma era un'impresa impossibile.

Il danese sbirci il dozzinale orologio che portava al polso. Era in orario. Gli appuntamenti erano sempre a mezzogiorno. L'uomo che doveva incontrare si sarebbe presentato nel posto convenuto. Se lui non fosse stato l - il novantanove per cento delle volte -, l'altro se ne sarebbe andato. Se c'era, si sarebbero scambiati un segnale.

Arriv con il motorino al quartiere italiano ormai distrutto. Per un bianco spingersi fino a l senza una consistente scorta armata era una pazzia. Il pericolo non era rimanere uccisi, ma essere rapiti. Un europeo o un americano poteva valere fino a due milioni di dollari. Ma con i sandali somali, una camicia in stile africano e lo shemagh avvolto intorno al capo e al volto, l'agente israeliano si sentiva al sicuro, purch non si fosse fermato a lungo.

Il pesce arriva a terra ogni mattina in una piccola baia a forma di ferro di cavallo di fronte all'Uruba Hotel, dove i marosi dell'Oceano Indiano gettano a riva le piccole barche a remi. Poi, dopo aver pescato tutta la notte, i macilenti uomini dalla pelle scura portano lucci, sgombri e pescecani al mercato, nella speranza di venderli.

Il mercato si trova a duecento metri dalla baia, un capannone lungo una trentina di metri, non illuminato, che puzza di pesce, non tutto fresco. L'agente del danese era il direttore del mercato. Alle dodici, com'era pagato per fare tutti i giorni, Kamal Duale usc dal suo ufficio e si mise a scrutare la folla che osservava il mercato.

La maggior parte era l per comprare, ma non era ancora il momento. Chi aveva soldi poteva permettersi il pesce fresco; con quaranta gradi di temperatura e senza mezzi di refrigerazione, avrebbe cominciato presto a puzzare. A quel punto sarebbero cominciate le contrattazioni.

Se Duale fu sorpreso di vedere il suo referente tra la folla non lo diede a vedere. Si limit a fissarlo, con un cenno di assenso. L'uomo in sella al motorino ricambi e sollev la mano destra all'altezza del petto. Apr e chiuse la mano, poi la riapr. Seguirono altri due impercettibili cenni del capo e l'uomo in motorino and via. L'incontro era stato fissato: al solito posto, alle dieci del giorno seguente.

L'indomani il danese scese a fare colazione alle otto. Era fortunato, c'erano le uova. Ne prese due, fritte, con pane e t. Non voleva mangiare troppo; stava cercando di non usare il gabinetto.

Il suo scooter era parcheggiato accanto al muro di cinta. Alle nove e mezzo lo mise in moto, aspett che il cancello d'acciaio si aprisse, quindi usc e si diresse verso la base militare dell'Unione africana. Mentre si avvicinava agli edifici di cemento e al corpo di guardia, si tolse lo shemagh. I capelli biondi rivelarono la sua identit.

Un soldato ugandese usc dalla baracca, con il fucile spianato. Ma giunto vicino alla sbarra il motociclista biondo sterz, alz una mano e grid: "Jambo".

Sentendo una parola nella sua lingua madre, lo swahili, l'ugandese abbass l'arma. Un altro mzungu pazzo. Avrebbe voluto tornare a casa, ma la paga era buona e presto avrebbe avuto abbastanza denaro da parte per comprare del bestiame e prendere moglie. Lo mzungu svolt nel parcheggio del Village Caf accanto al cancello d'ingresso, lasci il motorino ed entr.

Il direttore del mercato del pesce era seduto a un tavolino a bere caff. Il danese ordin lo stesso, pensando a quello ricco e profumato che prendeva nella caffetteria dietro il suo ufficio a Tel Aviv.

Fecero lo scambio nel bagno degli uomini del Village Caf, come sempre. Il danese gli diede i dollari, la moneta di scambio pi diffusa anche nei paesi ostili. Il somalo lo guard contare il denaro con aria compiaciuta.

Una parte spettava al pescatore che avrebbe portato il messaggio a Chisimaio la mattina dopo, ma lui sarebbe stato pagato in scellini somali, una moneta praticamente senza valore. Duale si sarebbe tenuto i dollari, mettendoli da parte per il giorno in cui ne avrebbe avuti abbastanza per emigrare.

Poi il danese gli consegn un tubetto di alluminio del tipo usato per conservare i sigari di qualit. Ma quello era fatto su misura, pi resistente e pi pesante. Duale lo nascose nella cintura.

In ufficio aveva un piccolo generatore scalcagnato donatogli in segreto dagli israeliani. Funzionava a cherosene, della peggiore qualit, ma produceva corrente elettrica. In quel modo poteva alimentare il condizionatore d'aria e il frigorifero con il freezer. Duale era l'unico nel mercato del pesce ad avere sempre il pesce fresco.

Tra il pescato c'era uno sgombro lungo quasi un metro, acquistato quella mattina e poi congelato. La sera il suo pescatore lo avrebbe portato via, con il tubetto ben infilato nelle interiora, avrebbe preso il mare diretto a sud, pescando durante il tragitto, e sarebbe approdato due giorni dopo al molo dove attraccavano i pescherecci di Chisimaio.

 l avrebbe venduto lo sgombro, non pi fresco, a un controllore del mercato locale, dicendogli che lo mandava il suo amico. Non sapeva perch, n gli interessava. Era solo un povero somalo impegnato a tirare su quattro figli, che avrebbero ereditato la sua barca a remi non appena fossero stati in grado di prendere il mare.

I due uomini lasciarono il Village Caf separatamente, dopo aver finito ognuno per conto proprio il caff. Duale port il tubetto a casa e lo infil nel capiente stomaco dello sgombro congelato. L'uomo biondo si avvolse lo shemagh intorno al capo e al volto e in motorino torn al noleggio degli scooter. Riconsegn il Piaggio, recuper quasi tutta la somma lasciata in deposito e il noleggiatore gli diede un passaggio in albergo. In giro non c'erano taxi e lui non voleva perdere un buon cliente, anche se non regolare.

Il danese dovette aspettare le otto della mattina seguente, quando partiva il volo della compagnia di bandiera turca. Trascorse il tempo leggendo un romanzo in inglese nella sua stanza. Poi cen con dello stufato di cammello e and a letto.

Al tramonto il pescatore mise lo sgombro avvolto in una sacca umida nell'armadietto della sua barca. Ma tagli la coda per non confonderlo con gli altri pesci che avrebbe pescato. Poi prese il mare, fece rotta verso sud e gett le reti.

Alle nove del giorno seguente, dopo la consueta confusione per l'imbarco, l'aereo di linea turco decoll. Il danese vide svanire gli edifici e le fortificazioni del campo Bancroft. Lontano, a sud, la barca di un pescatore, la vela triangolare al vento, superava lentamente Merca. L'aereo vir in direzione nord, fece rifornimento a Gibuti e a met pomeriggio atterr a Istanbul.

Il danese dell'organizzazione Save the Children rimase nella zona aeroportuale, si precipit a effettuare le procedure di transito e prese l'ultimo volo per Larnaca. Una volta nella stanza d'albergo cambi nome, passaporto e biglietto e prese il primo volo del giorno seguente per Tel Aviv.

"Problemi?" s'inform il maggiore conosciuto con il nome Benny. Era stato lui a mandare il danese a Mogadiscio con le nuove istruzioni per Opal.

"No. La solita routine" rispose il danese, che aveva riassunto il suo nome, Moshe.

A Simon Jordan, capo della stazione di Washington, arriv un'e-mail cifrata. Doveva incontrarsi con l'americano noto come il Segugio. Per gli appuntamenti preferiva i bar degli hotel, ma mai lo stesso di seguito. Il secondo appuntamento ebbe luogo al Four Seasons, a Georgetown.

Era piena estate. S'incontrarono nel bar all'aperto, sotto un tendone. C'erano altri uomini di mezza et che sorseggiavano cocktail, dopo essersi tolti la giacca. Ma erano tutti pi grassocci dei due seduti in fondo.

"Mi  stato riferito che il suo amico nel Sud ha ricevuto tutte le istruzioni" disse Simon Jordan. "Quindi devo chiederle: cosa vuole esattamente che faccia?"

Ascolt con attenzione mentre il Segugio spiegava cosa aveva in mente. Mescol con aria assorta il suo club soda. Non aveva il minimo dubbio circa il destino che l'ex marine seduto accanto a lui aveva in mente per il Predicatore, e non era certo una vacanza a Cuba.

"Se il nostro uomo  in grado di aiutarla in questo modo" disse alla fine "e c' la possibilit che muoia insieme alla persona cui date la caccia in seguito a un attacco missilistico, non coopereremo pi con voi per un bel pezzo."

"Non ho mai pensato a un'eventualit del genere" afferm il Segugio.

"Voglio solo che ci intendiamo su questo punto, Segugio. E' chiaro?"

"Come il ghiaccio nel suo bicchiere. Non ci sar alcun attacco missilistico, a meno che Opal non sia lontano diversi chilometri dall'obiettivo."

"Ottimo. Allora far diramare le istruzioni."

"Dove vuoi andare?" chiese Volpe Grigia.

"Solo a Londra. Sono impazienti quanto noi che il Predicatore sia ridotto al silenzio. A quanto pare il suo uomo all'estero si trova l. Voglio trovarmi pi vicino al centro dell'azione. Credo che possiamo chiudere i conti con quest'uomo del Predicatore. Ne ho parlato a Konrad Armitage. Dice che sar ben accetto e che i suoi uomini faranno il possibile. Basta una telefonata."

"Tienimi informato, Segugio. Devo relazionare l'ammiraglio sulla faccenda."

Sul molo del pesce a Chisimaio un giovane dalla pelle scura con in mano un portablocco scrutava le facce dei pescatori che approdavano. Chisimaio, che le forze governative avevano perso nel 2012, era stata riconquistata da Al-Shabaab dopo i sanguinosi combattimenti dell'anno precedente e i fanatici esercitavano una vigilanza feroce. La polizia religiosa era ovunque, per assicurarsi l'assoluta osservanza del Corano da parte della popolazione. Regnava una diffusa paranoia riguardo la presenza di spie provenienti dal Nord. Persino i pescatori, che di solito scaricavano chiassosamente la loro merce, erano soggiogati dalla paura.

Il giovane dalla pelle scura individu un viso conosciuto, una persona che non vedeva da settimane. Fingendo di voler annotare sul portablocco la consistenza del pescato riversato sul molo, si avvicin all'uomo che conosceva.

"Allahu akbar" inton. "Cos'hai preso?"

"Lucci e solo tre sgombri, inshallah" rispose il pescatore. Ne indic uno, che aveva perso il luccichio argenteo del pesce fresco e aveva uno squarcio lungo la coda. "Dal tuo amico" mormor.

Opal indic che si poteva procedere alla vendita. Mentre il pesce veniva deposto sulle lastre di pietra, fece scivolare quello segnalato in un sacco di tela. Persino a Chisimaio a un controllore era permesso prendere un pesce per cena.

Quando fu solo nella sua baracca sul litorale, appena fuori citt, l'uomo estrasse il tubetto di alluminio e tolse le viti al coperchio. Conteneva due rotoli, uno di dollari e l'altro con delle istruzioni. Doveva memorizzarle e bruciare il foglio. Il denaro lo seppell nel pavimento di terra battuta.

Erano mille dollari, dieci banconote da cento. Le istruzioni erano semplici.

"Con i soldi acquista uno scooter affidabile, una moto da fuoristrada o un motorino e qualche tanica di carburante da attaccare al sellino. C' da fare parecchia strada.

"Poi compra un buon apparecchio radio in grado di captare il segnale di Kol Israel. Domenica, luned, mercoled e gioved trasmettono un talk show sul canale otto. Va in onda alle 23.30. Il programma si chiama 'Yanshufim' ('I nottambuli').

"E' sempre preceduto dalle previsioni del tempo. Da qualche parte sulla strada costiera verso Merca  stato scelto un nuovo luogo per un incontro faccia a faccia. Lo troverai sulla mappa acclusa. Non puoi sbagliare.

"Quando sentirai le istruzioni cifrate, aspetta il giorno dopo. Parti al tramonto. Vai al luogo dell'appuntamento, ma arriva all'alba. Il tuo contatto sar l con altri soldi e le istruzioni.

"Le parole che dovrai sentire nelle previsioni del tempo sono: 'Domani sono previste lievi piogge su Ashkelon'. Buona fortuna, Opal."



8.


Il peschereccio era vecchio e malridotto ma serviva allo scopo. Una barca arrugginita che aveva bisogno almeno di una mano di pittura, ma anche quel particolare era stato ponderato. In un mare pieno di pescherecci che navigavano sotto costa non avrebbe attirato l'attenzione.

Moll gli ormeggi in piena notte dall'insenatura dove Rafi Nelson aveva il bar sulla spiaggia fuori Eilat. All'alba navigava a sud del golfo di Aqaba, avanzando lentamente nel Mar Rosso e superando i resort dove si facevano immersioni lungo la costa egiziana del Sinai. Il sole era alto quando super Taba Heights e Dahab; c'erano poche barche uscite di buon'ora per le escursioni subacquee oltre la barriera corallina, ma nessuno not il sudicio pescatore israeliano.

Un capitano era al timone e il suo secondo stava preparando il caff nella cambusa. A bordo c'erano solo due veri marinai. Due pescatori che sapevano maneggiare le lunghe lenze e le reti, quando sarebbe venuto il momento. Ma gli altri otto erano membri delle forze speciali del Sayeret Matkal.

La stiva destinata al pescato era stata lavata e ripulita a fondo per eliminare la puzza di pesce e allestire lo spazio per alloggiarli: otto cuccette lungo lo scafo e una mensa comune sull'assito. I boccaporti erano chiusi in modo che l'aria condizionata rinfrescasse quello spazio angusto mentre il sole rovente si levava nel cielo.

Durante la navigazione nel Mar Rosso tra l'Arabia Saudita e il Sudan la barca cambi nome. Divenne la Omar al-Dhofari, proveniente dal porto di Salalah, nell'Oman. Il suo equipaggio pareva davvero originario di quelle parti; per sembianze e padronanza della lingua potevano tutti passare per gente del Golfo Persico.

Nello stretto fra Gibuti e lo Yemen costeggi l'isola yemenita di Perim ed entr nel golfo di Aden. Ormai era nel territorio dove scorrazzavano i pirati, ma in pratica non correva pericoli. I predoni somali davano la caccia a prede con un valore commerciale e una propriet pronta a pagare il riscatto. Un peschereccio dell'Oman non suscitava alcun interesse.

Gli uomini a bordo videro una fregata della flotta navale internazionale che aveva reso la vita difficile ai pirati, ma non furono fermati. Scorsero i riflessi del sole sui potenti binocoli che li osservavano, ma non successe altro. Un'imbarcazione dell'Oman non interessava nemmeno ai cacciatori di pirati.

Il terzo giorno doppi Cape Guard, la punta pi orientale dell'Africa, e fece rotta verso sud, diretta alla base operativa lungo la costa tra Mogadiscio e Chisimaio. Quando raggiunse il punto convenuto si ferm. Furono gettate le reti per non dare nell'occhio e fu spedita una breve e innocente e-mail a un'immaginaria fidanzata per comunicare all'Ufficio che erano pronti e in attesa.

Anche il capodivisione Benny si diresse a sud, ma pi velocemente. Prese un volo El-Al per Roma e poi un altro per Nairobi. Da lungo tempo il Mossad aveva una forte presenza in Kenya e Benny trov ad aspettarlo il comandante della stazione locale, in borghese e con una macchina anonima. Era trascorsa una settimana da quando il pescatore somalo con lo sgombro puzzolente aveva consegnato il suo carico a Opal, e Benny sperava che l'uomo fosse riuscito a procurarsi qualche tipo di scooter.

Era un gioved e quella sera, intorno a mezzanotte, il talk show "Yanshufim" and in onda come al solito, preceduto dalle previsioni del tempo. Lo speaker annunci che, malgrado l'ondata di caldo, su Ashkelon erano previste lievi piogge.

La piena collaborazione degli inglesi con il Segugio era scontata. Il Regno Unito aveva subito quattro omicidi commessi da giovani fanatici in cerca di gloria o del paradiso, oppure di entrambi, ispirati dal Predicatore, e le autorit desideravano quanto gli americani che quel terrorista fosse messo in condizioni di non nuocere.

Il Segugio alloggiava in uno dei rifugi dell'ambasciata americana, un piccolo ma ben arredato cottage ricavato da antiche stalle, a Mayfair. Ci fu un breve incontro con il comandante del JSOC nell'organico della Difesa all'ambasciata e con il capo della stazione della CIA. Poi fu condotto a Vauxhall Cross, al quartier generale del SIS. Il Segugio era gi stato due volte nell'edificio in arenaria verde sul Tamigi, ma non conosceva l'uomo che doveva incontrare.

Adrian Herbert aveva pi o meno la sua et, sui quarantacinque anni, quindi frequentava l'universit quando nel 1991 Boris Eltsin aveva posto fine al comunismo nell'Unione Sovietica. Dopo la laurea in storia si era subito iscritto al Lincoln College, a Oxford, e aveva studiato un anno al SOAS, la scuola di studi orientali e africani a Londra. Si era specializzato nella cultura dell'Asia centrale e parlava urdu e pashtu, oltre a un po' di arabo.

Il comandante del SIS - spesso chiamato impropriamente MI6 -  sempre e soltanto conosciuto come il Capo; si affacci dalla porta per salutare e lasci Adrian Herbert solo con i suoi ospiti. Era anche presente, come forma di cortesia, un membro dell'agenzia britannica per la sicurezza interna, o MI5, con sede a Thames House, a cinquecento metri lungo il Tamigi, sulla riva settentrionale.

Come di consueto furono serviti caff e biscotti, quindi Herbert guard i tre ospiti e mormor: "Come possiamo aiutarvi?".

I due uomini dell'ambasciata americana lasciarono la parola al Segugio. Nessuno dei presenti ignorava il compito assegnato all'uomo della TOSA. Il Segugio non reput di dover spiegare il lavoro svolto fino ad allora, i risultati ottenuti e quello che intendeva fare. Anche tra amici e alleati ci deve sempre essere una certa "riservatezza".

"Il Predicatore non si trova nello Yemen, ma in Somalia" esord. "Non sappiamo ancora con esattezza dove, per sappiamo che il suo computer, e quindi il luogo da cui partono i suoi videomessaggi,  in un magazzino che serve anche da stabilimento di conserve alimentari nel porto di Chisimaio. Sono pi che certo che lui non  presente l fisicamente."

"Credo che Konrad Armitage l'abbia informata che non abbiamo nessuno a Chisimaio" disse Herbert.

"A quanto pare nessuno ha agenti l" ment il Segugio. "Ma non  questo che voglio chiedervi. Abbiamo accertato che qualcuno comunica con quel magazzino e ha ricevuto risposte e ringraziamenti per i suoi messaggi. Il magazzino  di propriet della Sottaceti Masala, che ha sede a Karachi. Forse ne avrete sentito parlare."

Herbert annu. Gli piaceva il cibo indiano e pachistano, e a volte, quando i suoi "collaboratori" capitavano a Londra, li portava in ristoranti dove si servivano pietanze a base di curry. Il chutney di mango della Masala era piuttosto conosciuto.

"Per una coincidenza straordinaria, che nessuno di noi reputa tale, l'unico proprietario della societ Masala  Mustafa Dardari, che in giovent  stato amico del Predicatore a Islamabad. Vorrei che indagaste su quest'uomo."

Herbert guard l'uomo dell'MI5, che annu.

"Si pu fare" mormor. "Vive qui?"

Il Segugio sapeva che sebbene l'MI5 avesse agenti nelle principali sedi in giro per il mondo, si occupava soprattutto di operazioni all'interno del territorio nazionale. E che il SIS, per quanto impegnato nello spionaggio estero e nel controspionaggio verso presunti nemici di Sua Maest in paesi stranieri, aveva la possibilit di organizzare operazioni in patria.

Sapeva anche che, come tra la CIA e l'FBI in America, c'erano stati periodi in cui la rivalit tra servizi segreti "interni" ed "esteri" aveva dato luogo a una certa animosit, ma la comune minaccia dell'estremismo jihadista e lo sviluppo del terrorismo nell'ultimo decennio avevano determinato un grado nettamente maggiore di cooperazione.

"Non ha una residenza fissa" rispose il Segugio. "Possiede un palazzo a Karachi e una villa a Londra. A Pelham Crescent. Secondo le mie informazioni ha trentatr anni, non  sposato,  di bell'aspetto e ben introdotto in societ."

"Credo di averlo conosciuto" disse Herbert. "Due anni fa, a una cena organizzata da un diplomatico pachistano. Un tipo alquanto mellifluo, se non ricordo male. E vuole che lo teniamo d'occhio?"

"Voglio che entriate in casa sua" precis il Segugio. "Dovreste piazzare delle cimici, audio e video. Soprattutto, voglio il suo computer."

Herbert guard Laurence Firth, l'uomo dell'MI5.

"Un'azione combinata?" sugger. Firth annu.

"Abbiamo i mezzi, ovviamente. Ma devo avere l'autorizzazione dai miei superiori. Non dovrebbe essere un problema. Al momento  qui in citt?"

"Non lo so" rispose il Segugio.

"Be', scoprirlo non sar un problema. E presumo che questa discussione debba rimanere tra noi, giusto?"

S, pens il Segugio, assolutamente. Rimasero d'accordo che entrambi i servizi avrebbero condotto un'operazione senza l'autorizzazione della magistratura: in altre parole, in maniera del tutto illegale. Le due spie inglesi confidavano sul fatto che, vista la scia di sangue e morte lasciata dal Predicatore in tutto il paese, non ci sarebbero state obiezioni a livello ministeriale, se la faccenda fosse venuta fuori. Come al solito l'unico ammonimento dei politici sarebbe stato: fate quello che ritenete necessario, ma noi non ne vogliamo sapere niente. Avrebbero agito in avanscoperta, come sempre.

Mentre lo riaccompagnavano nel suo cottage con una macchina dell'ambasciata, il Segugio riflett che a quel punto c'erano due strade possibili per scoprire dove si trovava il Predicatore. Una era il computer di Dardari, se si riusciva ad accedervi; l'altra per il momento se la sarebbe tenuta come asso nella manica.

Poco dopo l'alba del giorno seguente la Malmo usc dal porto di Goteborg e prese il mare. Era un cargo da ventiduemila tonnellate, di quelli che in gergo vengono definiti "maneggevoli". A poppa garriva la bandiera giallobl della Svezia.

Faceva parte della considerevole flotta di Harry Andersson, uno degli ultimi magnati rimasti in Svezia, una razza in via di estinzione. Andersson aveva creato la sua compagnia di navigazione molti anni prima partendo da una vecchia carretta, e adesso con quaranta navi da carico era il pi grande armatore della marina mercantile del suo paese.

Malgrado le alte imposte non aveva mai trasferito all'estero la sua attivit e non aveva mai adottato bandiere straniere per i suoi bastimenti. Aveva navigato solo sui mari autentici, senza mai avventurarsi in quelli procellosi della Borsa. Era l'unico proprietario della Compagnia di navigazione Andersson e, cosa rara in Svezia, un miliardario che si era costruito da s la propria fortuna. Aveva avuto due mogli e sette figli, ma di questi solo uno, il pi piccolo, tanto da poter essere suo nipote, aveva manifestato il desiderio di andare per mare come suo padre.

Un lungo viaggio aspettava la Malmo. Trasportava un carico di automobili Volvo, destinate a Perth, in Australia. Sul ponte c'era il capitano Stig Eklund; il primo e il secondo ufficiale erano ucraini mentre il direttore di macchina era polacco. L'equipaggio era formato da dieci filippini: un cuoco, un cambusiere e otto marinai.

L'unico in soprannumero era il cadetto Ove Carlsson, che studiava per ottenere il brevetto da ufficiale ed era al suo primo lungo imbarco. Aveva appena diciannove anni. Solo due uomini sulla nave erano a conoscenza della sua vera identit: lui stesso e il capitano Eklund. Il vecchio armatore aveva deciso che se il figlio pi giovane doveva prendere il mare sulle sue navi, gli avrebbe risparmiato le vessazioni causate dal risentimento o dal servilismo di chi cercava favori.

E cos il giovane guardiamarina viaggiava sotto il nome da nubile della madre. Un amico al governo aveva autorizzato il rilascio di un passaporto autentico sotto falso nome, e con quello il ragazzo aveva ottenuto dalla marina mercantile svedese i documenti necessari all'imbarco.

Quel mattino d'estate i quattro ufficiali e il cadetto erano sul ponte quando il cambusiere serv loro il caff e la Malmo spinse la prua affilata nei flutti montanti dello Skagerrak.

L'agente Opal era riuscito a procurarsi una sgangherata moto fuoristrada da un somalo che cercava disperatamente di lasciare il paese con moglie e figlio e che aveva bisogno di dollari per rifarsi una vita in Kenya. Per la legge di Al-Shabaab quello che stava facendo il somalo era assolutamente illegale e l'uomo rischiava la frusta o peggio, se veniva beccato. Ma possedeva anche un lurido pick-up ed era convinto di riuscire a passare la frontiera se si fosse mosso di notte nascondendosi di giorno in mezzo alla folta vegetazione tra Chisimaio e il confine keniano. Opal aveva legato alla parte posteriore del sellino una grossa cesta di vimini, di quelle dove si porta una magra spesa, ma che nel suo caso nascondeva una capiente tanica di benzina.

La mappa recuperata dalla pancia dello sgombro indicava che il luogo d'incontro scelto dall'agente da cui prendeva ordini si trovava a quasi centosessanta chilometri a nord, lungo la costa. Doveva percorrere la strada costiera ormai ridotta a una distesa di buche e solchi, fra il tramonto e l'alba.

Aveva poi comprato una vecchia ma funzionante radio a transistor con cui poteva captare varie emittenti straniere, cosa anch'essa proibita da Al-Shabaab. Ma poich viveva solo nella sua baracca fuori citt, con l'orecchio attaccato alla radiolina tenuta a volume basso poteva ascoltare Kol Israel senza che nessuno lo sentisse, anche a pochi metri di distanza. Fu cos che sent le previsioni che parlavano di piogge su Ashkelon.

Il giorno dopo gli abitanti di quella ridente cittadina sarebbero rimasti perplessi nell'alzare gli occhi al cielo e vedere la distesa blu completamente sgombra di nubi, ma questo non era un problema.

Benny si trovava gi sul peschereccio. Era arrivato a bordo di un elicottero guidato dal proprietario, un altro israeliano, che sosteneva di utilizzarlo come mezzo privato per un facoltoso turista che si spostava da Nairobi all'Oceans Sports Hotel a Waitamu, sulla costa a nord di Malindi.

In realt l'elicottero aveva superato la costa, si era diretto a nord oltre l'isola di Lamu, a est dell'isola somala di Ras Kamboni, fino a quando il sistema GPS aveva localizzato il peschereccio.

L'elicottero si era tenuto a sei metri sopra l'imbarcazione mentre Benny si calava con una scaletta di corda sul ponte, dove alcune mani lo afferrarono.

Quella sera Opal si mise in viaggio con il favore delle tenebre. Era un venerd sera, le strade quasi deserte, la popolazione intenta alle preghiere e il traffico rado. Per due volte, vedendo dei fari dietro di s, lasci la strada e si nascose, in attesa che il veicolo passasse. Faceva lo stesso quando scorgeva un bagliore di fari che sopraggiungeva in senso inverso. E procedeva solo con il chiarore della luna.

Era in anticipo. Quando ritenne di trovarsi a pochi chilometri dal luogo convenuto per l'incontro, usc dalla strada e aspett l'alba. Alle prime luci si rimise in cammino, ma lentamente; ed eccolo l. Uno uadi asciutto che proveniva dal deserto alla sua sinistra, e abbastanza grande, tanto che per attraversarlo c'era un ponte. Con il prossimo monsone si sarebbe allagato trasformandosi in un impetuoso torrente che scorreva sotto il ponte di cemento. Ed ecco il boschetto di giganteschi alberi di casuarina che sorgeva fra la strada e la costa.

Lasci la strada e guid con cautela la moto lungo i cento metri che lo separavano dalla riva. Poi si mise in ascolto. Dopo un quarto d'ora lo sent. Il flebile rombo di un motore fuoribordo. Fece segno due volte con le luci, su e gi, su e gi. Il ronzio si avvicin e la sagoma di un gommone rigido si profil nel mare buio. Si volt a controllare la strada. Non c'era nessuno.

Benny scese a riva. Si scambiarono le parole d'ordine. Poi abbracci il suo agente. Aveva notizie da casa, che l'altro aspettava con ansia. Dopodich gli diede le istruzioni e l'attrezzatura.

Quest'ultima fu estremamente gradita. Opal doveva nasconderla nel pavimento di terra battuta della sua baracca e poi coprire il buco con una tavola di compensato. Consisteva in una piccola ma modernissima ricetrasmittente. Avrebbe captato i messaggi inviati da Israele e li avrebbe conservati per trenta minuti mentre venivano trascritti o memorizzati. Poi si sarebbero autocancellati.

Opal avrebbe spedito all'Ufficio messaggi, che, pronunciati "in chiaro", sarebbero stati compressi in un'unica "stringa", cos breve che un eventuale ascoltatore avrebbe dovuto disporre di una tecnologia raffinatissima per cogliere quella scarica da un decimo di secondo e registrarla. A Tel Aviv la scarica sarebbe stata riconvertita in linguaggio normale.

E poi le istruzioni. Prima di tutto il magazzino: bisognava scoprire chi ci viveva, se qualcuno usciva e, in quel caso, dove andava. Doveva descrivere i veicoli usati dai suoi abitanti o da chi vi si recava regolarmente. Se qualcuno dei visitatori non viveva nel magazzino, lui avrebbe dovuto fornire la descrizione dettagliata della casa in cui risiedeva e l'esatta ubicazione.

Non c'era bisogno che Opal sapesse, e del resto Benny poteva solo immaginarlo, che da qualche parte su nel cielo stazionava un drone americano: un Predator, un Global Hawk, o forse il nuovo Sentinel, che volteggiava lento, ora dopo ora, controllando la situazione dall'alto, e a cui nulla sfuggiva. Ma nell'intrico di strade di Chisimaio un veicolo tra centinaia poteva sfuggire agli osservatori, a meno che non fosse stato descritto con precisione fino al minimo dettaglio.

Dopo essersi scambiati un ultimo abbraccio si separarono. Il gommone con a bordo il commando di quattro uomini armati riprese il mare. Opal riemp il serbatoio di benzina e si diresse a sud per tornare alla sua baracca e nascondere la ricetrasmittente e la batteria, che si ricaricava con la luce solare grazie a una cellula fotovoltaica.

Benny risal sull'elicottero grazie a una scala di corda. Quando and via il commando si prepar a un altro giorno di duri esercizi, nuoto e pesca per combattere la noia. Probabilmente non c'era pi bisogno del loro intervento, ma dovevano rimanere in zona per ogni evenienza.

Benny fu lasciato all'aeroporto di Nairobi, dove prese un volo per l'Europa e da l un altro per Israele. Opal perlustr le strade circostanti il magazzino e trov una stanza in affitto. Da una fessura nelle imposte poteva sorvegliare l'unico ingresso dotato di un doppio cancello.

Per non destare sospetti avrebbe dovuto continuare a lavorare come controllore. E doveva mangiare e dormire. Per il resto del tempo avrebbe tenuto d'occhio il magazzino come meglio poteva. Sperava che succedesse qualcosa.

Lontano da l, a Londra, il Segugio faceva del suo meglio perch quel qualcosa accadesse.

I tecnici che avevano installato il sistema di sicurezza nella villa di Pelham Crescent erano talmente sicuri della loro perizia da farsi addirittura pubblicit. Sul muro esterno, sotto la grondaia, era affissa un'elegante targhetta: QUESTA PROPRIETA' E' PROTETTA DAL SISTEMA DI SICUREZZA DEDALO. Venne fotografata con discrezione dal frondoso parco che si estendeva al centro della mezzaluna ai cui lati sorgevano le dimore.

Dedalo, riflett il Segugio quando vide la foto, era l'architetto e inventore greco che aveva progettato un paio di ali non proprio sicure per suo figlio, il quale mor precipitando in mare quando la cera che teneva insieme le piume si sciolse. Ma era anche colui che aveva costruito con diabolica ingegnosit il labirinto per conto di Minosse, re di Creta. Senza dubbio il moderno Dedalo voleva ispirarsi all'abilit del costruttore di un sistema complicatissimo di cui nessuno poteva venire a capo.

Scoprirono che era un tale Steve Bamping: aveva fondato e gestiva la sua ditta, che aveva una clientela di fascia alta, gente facoltosa nelle cui abitazioni montava sistemi antifurto. Con il permesso del direttore della divisione G dell'MI5, Firth e il Segugio andarono a trovarlo. Alla loro richiesta la sua prima reazione fu di netto rifiuto.

Era stato Firth a spiegare quello che volevano, ma poi il Segugio tir fuori una serie di fotografie che alline in due file sulla scrivania di Bamping. Erano una decina. Il capo della Dedalo le fiss sconcertato. Ognuna ritraeva un cadavere, su un tavolo di obitorio, con gli occhi chiusi.

"Chi sono questi?" domand.

"Gente morta" rispose il Segugio. "Otto americani e quattro inglesi. Cittadini innocenti che servivano al meglio il loro paese. Tutti ammazzati a sangue freddo da assassini jihadisti ispirati e incitati da un predicatore su internet."

"Il signor Dardari? Non pu essere."

"Infatti. Il Predicatore lancia la sua campagna d'odio dal Medio Oriente. Ma abbiamo prove sufficienti che il suo fiancheggiatore con base a Londra sia il signor Dardari. Per questo ho attraversato l'Atlantico e sono qui."

Steve Bamping continuava a fissare i volti dei cadaveri.

"Buon Dio" mormor. "In sostanza cosa volete?"

Firth glielo spieg.

"Avete l'autorizzazione?"

"A livello governativo" rispose Firth. "Per no, non ho la firma del ministro dell'Interno su un pezzo di carta. Ma se vuole parlare con il direttore generale dell'MI5 posso darle il suo numero diretto."

Bamping scosse la testa. Aveva gi visto il tesserino di Firth, che lo qualificava come un alto funzionario della divisione antiterrorismo dell'MI5.

"Non si deve assolutamente sapere" disse.

"Noi non parleremo certo" lo rassicur Firth. "Qualunque cosa accada."

Il sistema installato a Pelham Crescent era quanto di meglio offriva il mercato. Ogni porta e finestra era munita di un allarme invisibile a raggi infrarossi collegato al computer centrale. Quando l'allarme era attivato, lo stesso proprietario poteva entrare solo dall'ingresso principale.

L'aspetto era quello di una normale porta, con una serratura a chiave Bramah. Se si apriva quando il sistema era attivo, un cicalino cominciava a suonare. C'erano trenta secondi di tempo prima che partisse l'allarme. Poi smetteva di suonare, ma scattava un allarme silenzioso collegato al centro di emergenza della Dedalo. Questo avrebbe allertato la polizia, che avrebbe mandato una pattuglia.

Ma, per confondere un eventuale scassinatore che avesse voluto tentare la sorte, il cicalino risuonava da dietro uno sportello mentre il computer era da tutt'altra parte. Il padrone di casa aveva trenta secondi per raggiungere lo sportello giusto, trovarsi davanti il computer e digitare un codice a sei cifre su una pulsantiera illuminata. Esistevano milioni di combinazioni. Solo chi conosceva quella esatta poteva disattivare il cicalino in meno di trenta secondi e non far scattare l'allarme.

Se commetteva un errore e passavano i trenta secondi c'era un telefono, e con un numero a quattro cifre poteva mettersi in contatto con il centro di emergenza. In quel caso per far disattivare l'allarme avrebbe dovuto fornire il codice PIN che aveva memorizzato. Se il codice non era esatto quelli del centro avrebbero pensato che qualcuno lo minacciasse, lo avrebbero rassicurato di aver disattivato l'allarme, ma la procedura prevista per la "presenza di intrusi armati nell'abitazione" non si sarebbe interrotta.

C'erano poi due ulteriori precauzioni. In caso di effrazione i raggi invisibili attraverso gli ingressi e la tromba delle scale avrebbero attivato degli allarmi silenziosi, il cui minuscolo interruttore era occultato dietro l'alloggiamento del computer. Anche con una pistola puntata alla testa, il padrone di casa non sarebbe stato costretto a disattivare i raggi.

Infine una telecamera sempre accesa, nascosta dietro un forellino, riprendeva tutto l'atrio. In qualsiasi parte del mondo si trovasse, Dardari poteva digitare un numero per vedere il vestibolo di casa sul suo iPhone.

Ma, come spieg in seguito il signor Bamping al suo cliente, profondendosi in scuse, persino i sistemi tecnologici pi all'avanguardia sono talvolta soggetti a malfunzionamenti. Quando si verific un falso allarme mentre Dardari era a Londra ma non a casa, l'uomo dovette accorrere e la cosa lo infastid. I dipendenti della Dedalo si scusarono, la polizia fu molto cortese. Lo rabbonirono e gli assicurarono che avrebbero mandato qualcuno a risolvere quel piccolo problema.

Dardari fece entrare i tecnici e li osserv qualche minuto mentre cominciavano a controllare il sistema a partire dall'alloggiamento del computer, poi si annoi e and nel soggiorno a prepararsi un cocktail.

Quando i due tecnici, entrambi specialisti della sezione informatica dell'MI5, gli dissero che avevano finito, l'uomo pos il bicchiere e acconsent altezzoso ma divertito a un test di prova. Usc di casa e rientr. Il cicalino suon. Lui and verso lo sportello e spense l'allarme. Come ulteriore prova, rimase nell'atrio e con l'iPhone si colleg alla telecamera nascosta. Sul display si vide con i tecnici in mezzo all'atrio. Li ringrazi e gli uomini andarono via. Due giorni dopo part per Karachi, dove sarebbe rimasto una settimana.

Il problema dei sistemi basati sui computer  che questi ultimi controllano tutto. Se qualcosa va storto, non solo si rivelano inutili, ma collaborano con il nemico.

Gli uomini dell'MI5 non usarono l'antico stratagemma del camioncino della societ del gas o del furgone della compagnia telefonica. I vicini potevano sapere che il padrone di casa sarebbe stato via per un po'. Arrivarono alle due di notte nel silenzio pi assoluto, vestiti di nero e con scarpe di gomma. La luce dei lampioni manc per qualche minuto. In pochi secondi sgattaiolarono dentro mentre l'intero isolato era immerso nel buio. Il capo del commando disattiv subito l'allarme, allung la mano dietro l'alloggiamento del computer e spense il congegno dei raggi infrarossi. Poi digit alcuni numeri sulla pulsantiera del computer e blocc la telecamera su un'immagine fissa dell'atrio completamente vuoto. Se Dardari avesse chiamato dal Punjab lo avrebbe visto cos. Comunque era ancora in volo.

Stavolta erano in quattro e lavorarono in fretta. Furono installati minuscoli microfoni e telecamere nei tre ambienti principali: il soggiorno, il salotto da pranzo e lo studio.

Quando finirono, fuori era ancora buio pesto. Una voce nel microfono all'orecchio del capo del commando conferm che la strada era deserta e filarono via senza che nessuno li vedesse.

Rimaneva ancora un problema: il personal computer dell'uomo d'affari pachistano. Se l'era portato dietro. Ma torn dopo sei giorni, e un paio di giorni dopo and a un ricevimento. La terza visita fu la pi breve. Il computer era sulla scrivania.

L'hard disk fu rimosso e inserito in un duplicatore che i tecnici chiamavano "la scatola". Da una parte del congegno infilarono l'hard disk di Dardari, dall'altra un disco vuoto. Ci vollero quaranta minuti per copiare i dati sotto forma di immagine nel duplicato, quindi fu rimesso tutto a posto senza lasciare traccia. Questo per i dati gi presenti.

Inserirono una chiavetta USB e accesero il computer. Caricarono il malware, che ordinava di monitorare ogni tasto premuto e anche le e-mail in entrata. Quei dati sarebbero poi affluiti a un terminale del servizio di sicurezza, il quale avrebbe conservato un file di log ogni volta che il pachistano avesse usato il suo computer. Senza che lui si accorgesse di nulla.

Il Segugio era ben lieto di ammettere che gli uomini dell'MI5 erano davvero in gamba. Sapeva che il materiale sottratto sarebbe finito anche in un edificio a forma di ciambella che sorgeva nei pressi della citt di Cheltenham, nel Gloucestershire, sede del GCHQ, il Quartier generale governativo delle comunicazioni, l'equivalente britannico di Fort Meade. L i crittografi avrebbero esaminato i file per vedere se erano "in chiaro" o in codice. In questo caso li avrebbero decrittati. Gli abilissimi tecnici delle due agenzie sarebbero riusciti a mettere a nudo la vita del pachistano.

Ma il Segugio voleva ancora una cosa e i suoi ospiti non fecero obiezioni. Chiese che tutte le comunicazioni, passate e future, venissero inviate a un giovane curvo sul suo computer in una soffitta semibuia di Centreville. Aveva specifiche istruzioni che dovevano essere trasmesse solo ad Ariel.

La prima informazione arriv molto in fretta. Non esisteva il minimo dubbio che Mustafa Dardari fosse in continuo contatto con il computer che si trovava in un magazzino per l'inscatolamento dei cibi a Chisimaio, in Somalia. Scambiava notizie e avvertimenti con il Troll, che era il rappresentante personale su internet del Predicatore.

Nel frattempo i tecnici che lavoravano per decifrare il codice stavano cercando di scoprire cosa aveva detto esattamente, e cosa il Troll aveva detto a lui.

L'agente Opal sorvegliava il magazzino da una settimana quando le sue veglie notturne furono ricompensate. Una sera il cancello si spalanc. Quello che ne usc non era un autocarro vuoto per la consegna della merce, ma un pick-up vecchio e malandato, con il pianale scoperto. Si trattava del tipico veicolo usato in Somalia, sia nella regione settentrionale sia in quella meridionale. Quando il pianale  carico di una mezza dozzina di combattenti radunati intorno a una mitragliatrice, viene chiamato "tecnica". Quello che pass lungo la strada sorvegliata da Opal dalla fessura dell'imposta era vuoto, con a bordo solo l'autista.

L'uomo era il Troll, ma Opal non poteva saperlo. Lui doveva solo eseguire gli ordini impartitigli dal suo superiore. Qualsiasi cosa esca, tranne i camion che trasportano prodotti agricoli, seguila. L'uomo usc dalla stanza presa in affitto, tolse la catena alla sua moto e segu il camioncino.

Fu una lunga, dura scarrozzata notturna fino all'alba. La prima parte la conosceva bene. Percorse la litoranea che portava a nordest, costeggiando il mare, super lo uadi e il boschetto di casuarine dove si era incontrato con Benny e prosegu verso Mogadiscio. Era met mattina e la tanica di benzina era quasi vuota quando il pick-up svolt nella strada che conduceva alla citt costiera di Merca.

Come Chisimaio, Merca era stata una solida roccaforte di Al-Shabaab fino al 2012, quando le forze federali l'avevano riconquistata sottraendola ai jihadisti, con il consistente appoggio delle truppe della Missione africana in Somalia (AMISOM). Ma nel 2013 c'era stato un rovesciamento. I fanatici erano tornati alla carica e dopo sanguinosi combattimenti avevano espugnato le due citt e il territorio in mezzo.

Frastornato per la stanchezza, Opal segu il pick-up fino a quando questo non si ferm davanti a un cancello di legno dietro cui si apriva una specie di cortile. L'autista del veicolo suon il clacson. Un uomo fece capolino da una porticina nel cancello. Poi questo si apr. 

Opal smont dal motociclo e vi si accovacci dietro, fingendo di armeggiare con la ruota anteriore, mentre fra i raggi osservava la scena. L'autista doveva essere di casa, perch fu accolto da saluti e fatto entrare. Il cancello cominci a chiudersi. Prima che si chiudesse del tutto, Opal vide un gruppo recintato di tre bassi caseggiati biancastri con le imposte chiuse e al centro un cortile.

Era simile al migliaio di compound che sorgevano a Merca, una distesa di bassi edifici bianchi tra le colline color ocra e la riva sabbiosa dello scintillante oceano blu. Solo i minareti delle moschee svettavano sopra quei caseggiati.

Opal prosegu superando alcuni vicoli luridi, trov una zona d'ombra per ripararsi dal caldo sempre pi intenso, si abbass lo shemagh sulla testa e si addorment. Quando si svegli perlustr la citt fino a quando non trov un uomo con un fusto di benzina e una pompa a mano. Stavolta non pag in dollari; era troppo pericoloso. Potevano denunciarlo alla mutawa, la polizia religiosa con i suoi agenti dallo sguardo carico d'odio e i bastoni. Pag con una manciata di scellini.

Rifece il percorso inverso nella frescura della notte. Arriv in tempo per il suo turno al mercato del pesce. Solo nel pomeriggio riusc a comporre un breve messaggio verbale, recuperare la ricetrasmittente avvolta in un telo, attaccarla alla batteria appena caricata e premere il tasto INVIO. Il messaggio fu ricevuto dall'Ufficio a nord di Tel Aviv e, come da accordi, inoltrato alla TOSA in Virginia.

Nell'arco di un giorno un Global Hawk decollato dalla base americana nello Yemen individu il complesso recintato. Ci volle un po', ma il messaggio del Mossad menzionava un mercato della frutta con bancarelle sparse a un centinaio di metri dalla zona in questione, un minareto a due isolati e una rotatoria da cui si dipartivano varie strade costruite dagli italiani, a seicento metri su una via diritta che portava a nord, dove la strada per Mogadiscio costeggiava la citt. Non ci si poteva sbagliare.

Il Segugio si era collegato dall'ambasciata americana con il centro operativo dei droni del JSOC nei dintorni di Tampa. Se ne stava seduto a fissare i tre edifici all'interno del complesso recintato. Qual era dei tre? Nessuno? Se pure il Predicatore si trovava l, era al sicuro da un attacco dei droni. Un Hellfire o un Brimstone avrebbe ridotto in macerie quelle case ammassate le une alle altre. Con donne e bambini. Non era a loro che stava facendo la guerra, e non aveva prove.

Voleva quelle prove, ne aveva bisogno, ed era convinto che quando i crittografi avrebbero completato il loro lavoro il produttore di chutney con base a Karachi gliele avrebbe fornite.

Nella sua baracca a Chisimaio, Opal stava dormendo quando la Malmo si un alla fila di mercantili in attesa di entrare nel canale di Suez. Fermi sotto il sole egiziano, il caldo era stordente. Due dei filippini avevano gettato le lenze, nella speranza di prendere del pesce per la cena. Gli altri sedevano sotto il tendone steso sui container di acciaio, simili a radiatori, dov'erano alloggiate le automobili. Ma gli europei se ne stavano dentro, dove l'aria condizionata alimentata dal motore ausiliario rendeva sopportabile la vita. Gli ucraini giocavano a carte, il polacco era nella sala macchine. Il capitano Eklund stava scrivendo un'e-mail alla moglie e il cadetto Ove Carlsson studiava le sue lezioni di navigazione.

Molto pi a sud un fanatico jihadista, gonfio d'odio verso l'Occidente, esaminava i messaggi stampati che gli avevano recapitato da Chisimaio.

E in un fortino di fango e mattoni fra le colline dietro la baia di Garacad, un sadico capoclan noto come Al-Afrit, il Diavolo, stava progettando di spedire in mare una decina dei suoi giovani uomini, malgrado i rischi, a caccia di prede.


9.
Risult che i messaggi tra Dardari a Londra e il Troll a Chisimaio erano in codice, e vennero decifrati. Apparentemente i due uomini comunicavano "in chiaro" per non attirare l'attenzione del GCHQ in Inghilterra e di Fort Meade nel Maryland, che si insospettiscono quando scoprono messaggi in codice.

Il traffico commerciale e industriale nel cyberspazio  talmente vasto che  impossibile esaminare con attenzione tutto. cos i due centri di intercettazione tendono a dare priorit ai messaggi palesemente sospetti. Poich la Somalia  un posto altamente sospetto, i messaggi a prima vista innocui venivano studiati ma non erano tra quelli sottoposti con priorit a test di decrittazione. E cos fino a quel momento i messaggi tra Londra e Chisimaio erano passati inosservati. Ma ora non pi.

Queste comunicazioni apparivano come una corrispondenza di lavoro tra il proprietario di un'industria alimentare con sede a Londra e il suo manager che si trovava dove si producevano le materie prime. Quelle in uscita da Londra sembravano domande concernenti la disponibilit di frutta, verdure e spezie, e i relativi prezzi. I messaggi da Chisimaio erano le risposte del manager.

La chiave del codice era negli elenchi dei prezzi. I tecnici di Cheltenham e Ariel lo scoprirono pi o meno contemporaneamente. Avevano notato delle discrepanze. A volte i prezzi erano troppo alti, a volte troppo bassi. Non erano in linea con il mercato mondiale di quei prodotti in quella stagione dell'anno. Alcune cifre erano autentiche, altre palesemente inventate. In quest'ultimo caso i numeri corrispondevano a lettere, che componevano parole e quindi messaggi.

Le e-mail scambiate in quei mesi tra un'elegante villetta nel West End di Londra e un magazzino di Chisimaio provavano che Mustafa Dardari era il fiancheggiatore esterno del Predicatore. Lo finanziava e gli forniva informazioni. Dava consigli e avvertimenti.

Era abbonato a pubblicazioni specialistiche che analizzavano approfonditamente le posizioni dei paesi occidentali sulla lotta al terrorismo. Studiava il lavoro dei think tank sull'argomento, procurandosi documenti del Royal United Services Institute e dell'Istituto internazionale per gli studi strategici a Londra, nonch dei loro equivalenti americani.

Le e-mail inviate al suo amico rivelavano che frequentava personaggi di rilievo nell'ambito governativo, militare e della sicurezza. In poche parole, era una spia. E poi, dietro i modi raffinati e l'apparenza di uomo occidentalizzato, era un salafita, un estremista della jihad come il suo compagno di giovent in Somalia.

Ariel scopr anche dell'altro. Nei messaggi erano presenti alcuni refusi, ma non si trattava di errori casuali. Ben pochi tra coloro che non fanno i dattilografi sono in grado di battere lunghi passaggi senza commettere qualche errore di battitura. Per questo nel giornalismo e nell'editoria  prevista la correzione delle bozze. Ma, se il significato  chiaro, molti dilettanti non si preoccupano di rivedere il testo.

Il Troll lo faceva, ma Dardari no. perch gli errori erano intenzionali. C'erano solo uno o due refusi per ogni messaggio, ma ricorrevano con una cadenza regolare; non sempre nello stesso posto ma sempre in sequenza con quelli del messaggio precedente. Ariel dedusse che erano "segni rivelatori": piccoli indicatori che, se non fossero comparsi, avrebbero avvertito il destinatario che il suo corrispondente era minacciato, oppure che il suo computer era nelle mani di un nemico.

Ma quello scambio di e-mail non confermava le due informazioni che il Segugio aveva bisogno di avere. Nei messaggi compariva l'espressione "fratello mio", ma poteva essere una forma di saluto fra musulmani. Facevano riferimento al "nostro amico" ma non menzionavano mai Zulfiqar Ali Shah o Abu Azzam per nome. E non vi era la conferma che quel "fratello mio" non fosse a Chisimaio ma in un compound nel cuore di Merca.

L'unico modo di avere quelle due prove e ottenere l'autorizzazione a un attacco definitivo era arrivare a una precisa identificazione da parte di una fonte attendibile, oppure indurre il Predicatore a commettere un errore fatale spedendo un messaggio dal suo covo. Il Global Hawk che sorvolava ad alta quota il complesso recintato di Merca lo avrebbe colto all'istante e intercettato.

Per ottenere la prima prova ci voleva qualcuno con un'acconciatura prestabilita, o un berretto da baseball, che si piazzasse nel cortile, alzasse gli occhi al cielo e annuisse. Da Tampa avrebbero visto la sua faccia, come a Creech avevano visto Anwar al-Awlaki che alzava fatalmente lo sguardo al cielo, mentre il suo viso campeggiava su un grosso schermo televisivo in un bunker sotterraneo del Nevada.

Quanto alla seconda prova, il Segugio aveva ancora un asso da giocare.

La Malmo usc con cautela da Porto Suez e diede inizio alla navigazione nel Mar Rosso. Il capitano Eklund ringrazi e salut il pilota egiziano, che lasci la nave e s'imbarc sulla lancia in sua attesa. Nel giro di poche ore sarebbe stato su un altro mercantile diretto a nord.

Di nuovo autonoma, la Malmo fece rotta verso Bab el-Mandeb e a est in direzione del golfo di Aden. Il capitano Eklund era soddisfatto. Fino ad allora la tabella di marcia era stata rispettata.

Opal torn dal suo lavoro al molo del pesce, si assicur di essere completamente solo e inosservato e recuper la ricetrasmittente nascosta nel pavimento. Era consapevole che quei controlli quotidiani per verificare se fosse arrivato qualche messaggio erano i momenti pi pericolosi della sua vita da spia all'interno della roccaforte di Al-Shabaab.

Tir fuori l'apparecchio, lo attacc alla batteria carica, mise gli auricolari, prese penna e taccuino e si prepar a trascrivere. Il messaggio, una volta rallentato per essere comprensibile, durava solo un minuto e la sua penna lo appunt velocemente sul foglio in caratteri ebraici.

Era breve e andava subito al sodo. Fervide congratulazioni per aver seguito il pick-up dal magazzino di Chisimaio a Merca. Se fosse accaduto di nuovo, non doveva seguirlo subito ma tornare alla base e avvertirli che si stava dirigendo a nord. Quindi doveva nascondere il ricevitore e seguirlo. Fine.

Il peschereccio taiwanese si trovava a est della costa somala e non era stato fermato. Non c'era ragione per cui avrebbero dovuto fermarlo. Un aereo a bassa quota in cerca di un'unit delle forze navali internazionali che tentavano di proteggere il traffico dagli attacchi dei pirati somali si era abbassato per verificare, ma poi era volato via.

L'imbarcazione era chiaramente quello che sembrava: un peschereccio di Taipei che faceva pesca d'altura lontano da casa. Non aveva gettato la rete, ma non c'era niente di strano, probabilmente stava cercando acque pi ricche. Qualche settimana prima era stato catturato da Al-Afrit e la cosa era stata notata, ma con il suo vero nome. Adesso quel nome era cambiato. L'equipaggio cinese, sotto minaccia, era stato costretto a dipingere un nome nuovo sulla prua e a poppa.

Due pescatori, il minimo di cui c'era bisogno, erano adesso sul ponte. I dieci pirati somali erano acquattati e nascosti. Scrutando il peschereccio con i binocoli, dall'aereo che pattugliava il mare avevano visto gli orientali al timone e non avevano sospettato nulla. I due pescatori erano stati avvertiti che se avessero fatto segnali per chiedere aiuto sarebbero stati uccisi.

Il trucco non era nuovo, ma per le forze internazionali non era certo facile scoprirlo. Se avvistate e intercettate, le barche da pesca somale con a bordo finti pescatori venivano ben presto smascherate. Gli uomini potevano addurre la scusa che i kalashnikov AK-47 erano per difesa personale, ma difficilmente potevano giustificare i lanciarazzi. L'argomento decisivo era sempre la leggera scala di alluminio. Non serve per pescare, ma per abbordare una nave mercantile.

La pirateria somala aveva ricevuto batoste micidiali. Quasi tutti i bastimenti pi grandi e preziosi avevano a bordo una squadra di ex militari professionisti armati. Circa l'ottanta per cento delle navi viaggiava con scorte simili. I droni che sorvolavano Gibuti erano in grado di tenere sotto osservazione quarantamila miglia quadrate di mare al giorno. Le navi da guerra delle quattro flottiglie internazionali erano coadiuvate da elicotteri da ricognizione ad ampio raggio, e cos i pirati, catturati in gran numero, finivano per essere processati, condannati e detenuti alle Seychelles, con il sostegno internazionale. La pacchia era finita.

Ma c'era uno stratagemma che funzionava ancora: la nave d'appoggio. La Shan-Lee 08, come ora si chiamava, era una di quelle. Poteva rimanere in mare molto pi a lungo di una barca a remi aperta e la sua autonomia era immensa. Le barche d'assalto con i loro veloci motori fuoribordo erano nascoste sotto coperta. Aveva un'aria innocua, ma le barche d'assalto potevano essere tirate sul ponte e calate in acqua in pochi minuti.

Quando navigava nel Mar Rosso e nel golfo di Aden il capitano Eklund seguiva scrupolosamente il Corridoio internazionale di transito raccomandato allo scopo di offrire la massima protezione ai mercantili che transitavano nel pericoloso golfo di Aden.

Il Corridoio corre parallelo alla costa di Aden e dell'Oman dal 45esimoal 53esimogrado di longitudine est. Superati questi otto meridiani le navi mercantili si ritrovano oltre la costa settentrionale del Puntland, i rifugi da cui partono i pirati, e ben oltre Capo Horn. Le navi che vogliono doppiare l'estremit meridionale dell'India devono percorrere troppe miglia a nord prima di poter far rotta verso sud per la lunga traversata dell'Oceano Indiano. Ma la zona  strettamente pattugliata da navi militari ed  quindi sicura.

Il capitano Eklund segu il passaggio prescritto fino al 53esimo grado di longitudine, quindi, convinto di essere al sicuro, gir la prua a sudest, verso l'India. Certo, i droni potevano presidiare quarantamila miglia quadrate di mare al giorno, ma l'Oceano Indiano ne misura molti milioni, e in quella vastit una nave pu sparire. Le unit militari della NATO e le forze navali dell'Unione europea (EU NAVFOR) potevano essere presenti in gran numero nel Corridoio, ma nell'oceano risultavano sparpagliate e a notevole distanza tra loro. Solo i francesi hanno una forza speciale per l'Oceano Indiano. La chiamano L'Indien.

Il comandante della Malmo era sicuro di trovarsi troppo a est perch qualche imbarcazione potesse minacciarlo dalla costa somala. Il caldo era soffocante, di giorno e perfino di notte. Su quasi tutte le navi che solcano quelle acque gli ingegneri navali hanno installato una camera blindata protetta da porte d'acciaio con chiusura interna e rifornita di cibo, acqua, cuccette e articoli da toeletta sufficienti per diversi giorni. Vi sono poi sistemi per isolare i motori da manomissioni esterne e governarli dall'interno insieme al timone. E' anche previsto un segnale di allarme con un testo in codice che pu essere trasmesso dalla cima dell'albero maestro.

Al sicuro dentro la camera blindata, l'equipaggio, se fa in tempo a chiudersi dentro, pu attendere i soccorsi con la quasi assoluta certezza che arriveranno. I pirati, se pure s'impadroniscono della nave, non possono controllarla n minacciare la ciurma. Ma di certo tentano di fare irruzione nella camera blindata. L'equipaggio pu solo sperare nell'arrivo di una fregata o di un cacciatorpediniere.

Ma mentre la Malmo faceva rotta verso sud e superava le isole Laccadive, l'equipaggio dormiva comodamente nelle proprie cabine. Non videro n sentirono le imbarcazioni che sfrecciavano sulla scia della nave e non udirono le scale che sbattevano contro la poppa mentre i pirati somali salivano a bordo al chiarore della luna. Il timoniere diede l'allarme, ma troppo tardi. Agili figure scure armate irruppero nella gigantesca nave e salirono sul ponte. Nel giro di cinque minuti la Malmo era nelle loro mani.

Al tramonto Opal vide i cancelli del magazzino aprirsi e il camioncino uscire. Era lo stesso dell'altra volta e svolt nella stessa direzione. L'uomo inforc la moto fuoristrada e lo segu fino alla periferia settentrionale di Chisimaio, finch non fu sicuro che aveva preso la strada costiera verso Merca. Quindi torn nella sua baracca e recuper la ricetrasmittente dal nascondiglio nel pavimento. Aveva gi scritto il messaggio, comprimendolo in modo che venisse trasmesso istantaneamente, in una frazione di secondo. Dopo aver estratto la batteria dal caricatore fotovoltaico e averla collegata, premette solo il tasto INVIO.

Il messaggio fu ricevuto dal centro di ascolto permanente dell'Ufficio. Fu decifrato dall'agente di turno, che lo pass a Benny, ancora seduto alla scrivania; l c'era lo stesso fuso orario di Chisimaio. Lui scrisse una breve istruzione che venne cifrata e trasmessa a un'imbarcazione camuffata da peschereccio nel porto di Shalalah, a una trentina di chilometri dalla costa somala.

Qualche minuto dopo un gommone si stacc dalla fiancata del peschereccio e sfrecci verso la costa. A bordo vi erano sette membri di un commando agli ordini di un capitano. Solo quando le dune di sabbia del litorale furono in vista grazie al chiarore della luna il rombo dei motori venne diminuito per timore che qualcuno fosse in ascolto anche su quella desolata distesa sabbiosa.

Non appena la prua tocc terra il capitano e sei uomini balzarono a riva e si precipitarono verso la strada. Il posto lo conoscevano gi; l uno uadi asciutto scorreva sotto un ponte in cemento, con intorno un boschetto di casuarine. Uno degli uomini percorse trecento metri sulla strada verso Chisimaio, individu una siepe sul ciglio della strada, si stese e si aggiust i potenti occhiali per la visione notturna, puntando lo sguardo verso sud. Sapeva esattamente quale veicolo cercare, e perfino la targa. Alle sue spalle il commando pronto all'imboscata era nascosto sul ciglio della strada, in attesa.

Il capitano era steso con il trasmettitore in mano, cos da vedere immediatamente la spia rossa non appena avesse iniziato a lampeggiare. Passarono quattro veicoli, ma non quello che aspettavano.

Poi arriv. L'uomo del commando in agguato non poteva sbagliarsi. Il bianco sporco della carrozzeria non si notava nel bagliore verde dei visori notturni, ma si scorgeva la griglia malconcia del radiatore e il paraurti ritorto, che evidentemente era servito a poco. La targa anteriore era quella che stava cercando. Premette il tasto INVIO sul congegno che aveva al polso.

Il capitano vide la luce rossa lampeggiargli in mano e sibil la parola "Kadima" ai suoi uomini, che uscirono dal nascondiglio su entrambi i lati della strada, tenendo teso tra loro l'ampio nastro rosso e bianco. Al buio sembrava un palo orizzontale. Il capitano era in piedi l davanti, con una mano che proiettava a terra il raggio di una torcia schermata e l'altra sollevata, pronta a dare il segnale.

Gli uomini non indossavano la mimetica ma lunghe tuniche bianche e copricapi di foggia somala. Avevano tutti dei kalashnikov. Nessun somalo avrebbe osato forzare un blocco stradale presidiato dai devoti mutawa. Il motore del pick-up in arrivo scoppiett mentre il conducente scalava una marcia, poi un'altra.

I pirati avevano lasciato due uomini a sorvegliare lo skipper taiwanese e il suo secondo. Gli altri otto erano saliti a bordo della Malmo. Uno masticava un po' di inglese. Veniva dal covo dei pirati di Garacad ed era al suo terzo arrembaggio. Sapeva il da farsi. Il capitano Eklund no, malgrado le istruzioni che gli aveva fornito un ufficiale di marina svedese a Goteborg.

Aveva avuto il tempo di premere il pulsante per inviare un segnale continuo di SOS dalla sua cabina. Sapeva che sarebbe stato trasmesso dalla cima dell'albero maestro, avvisando chiunque fosse in ascolto che era prigioniero dei pirati.

Anche il loro capo, un ventiquattrenne di nome Jimali, lo sapeva e non gli importava. Che arrivassero pure le navi degli infedeli; ormai era troppo tardi. Non avrebbero mai attaccato e provocato una carneficina. Conosceva l'ossessione dei kuffar per la vita umana e la disprezzava. Un bravo somalo non teme n il dolore n la morte.

I cinque ufficiali e i dieci filippini erano riuniti sul ponte. Al capitano Eklund fu fatto presente che, se c'era qualcun altro nascosto, avrebbero gettato in mare uno degli ufficiali.

"Non c' nessun altro" rispose il capitano. "Cosa volete?"

Jimali indic i suoi uomini.

"Cibo. Ma niente maiale" disse. Il capitano Eklund ordin al cuoco filippino di scendere in cambusa e preparare da mangiare. Uno dei pirati lo segu.

"Tu. Vieni." Jimali fece un cenno al capitano, che lo segu sul ponte di comando. "Fa' rotta verso Garacad, se vuoi vivere."
Il capitano consult le mappe, studi la costa somala e trov il villaggio, a pi di un centinaio di chilometri a sud di Eyl, altro covo di pirati. Predispose una rotta di massima e manovr il timone.

Una fregata francese dell'Indien fu la prima a trovarli, poco dopo l'alba. Si posizion a notevole distanza dal porto e ridusse la velocit per mantenere lo schieramento. Il capitano francese non aveva intenzione di usare i suoi uomini per abbordare la Malmo e Jimali lo sapeva. Dal corridoio laterale del ponte spinse lo sguardo in mare, quasi a sfidare gli infedeli a farsi sotto.

Lontano da quello scenario marino apparentemente tranquillo, in cui una fregata francese scortava un cargo svedese con dietro un motopeschereccio taiwanese a grande distanza, si stava scatenando un turbinio di comunicazioni elettroniche.

Il sistema di identificazione automatica della Malmo era stato immediatamente intercettato. Era monitorato dal servizio operativo per il commercio marittimo inglese di Dubai e dall'americana MARLO, con sede in Bahrein. Circa venti navi da guerra della NATO e dell'Unione europea erano in allerta per la situazione, ma, come Jimali ben sapeva, nessuno avrebbe attaccato.

La Compagnia di navigazione Andersson a Stoccolma aveva una sala operativa funzionante notte e giorno, che fu subito avvisata. Il quartier generale della societ di spedizioni chiam la Malmo. Jimali fece cenno al capitano Eklund che poteva rispondere, ma doveva trasferire la chiamata sull'altoparlante del ponte e parlare solo in inglese. Ancora prima che aprisse bocca, Stoccolma sapeva che era ostaggio di somali armati e che doveva misurare ogni parola.

Il capitano Eklund conferm che la Malmo era stata catturata durante la notte. I suoi uomini erano tutti al sicuro e venivano trattati bene. Non c'erano feriti. Avevano l'ordine di dirigersi verso la costa della Somalia.

L'armatore Harry Andersson fu svegliato all'ora di colazione nella sua sontuosa residenza all'interno di un parco recintato da mura a stermalm, presso Stoccolma. Fin di vestirsi mentre gli portavano la macchina e si rec subito nella sala operativa. L'addetto al controllo della flotta del turno di notte era ancora l. Gli rifer tutto quello che i servizi di emergenza e il capitano Eklund erano stati in grado di dirgli.

Andersson era diventato un uomo di successo e quindi molto ricco grazie a due doti particolarmente utili, tra le altre che possedeva. Una era la capacit di afferrare al volo le situazioni e ideare in tempi rapidi un piano d'azione realistico, non utopico; l'altra era quella di metterlo in pratica.

Rimase in piedi in mezzo alla sala operativa, a riflettere. Nessuno osava disturbarlo. La sua nave era in mano ai pirati, ed era la prima volta che accadeva. Un attacco armato in mare avrebbe provocato un massacro, dunque era un'ipotesi da scartare. Quindi la Malmo avrebbe fatto rotta verso la costa somala e sarebbe rimasta ancorata laggi. Il suo primo dovere era garantire l'incolumit dei quindici membri dell'equipaggio, poi recuperare la nave e se possibile il carico. Ma c'era un altro problema: uno di quegli uomini era suo figlio.

"Fate venire qui la mia macchina" ordin. "Chiamate Bjorn, ovunque sia, e ditegli di preparare l'aereo per un decollo immediato. Devo atterrare all'aeroporto di Northolt, a Londra. Prenotatemi una suite al Connaught. Hannah, ha con s il passaporto? Allora venga con me."

Qualche minuto dopo, sul sedile posteriore della sua Bentley con accanto la segretaria Hannah, mentre correva verso l'aeroporto di Bromma si attacc al cellulare per affrontare le questioni pi urgenti.

Per il momento la faccenda riguardava gli assicuratori. Andersson aveva stipulato una polizza con un ramo specifico dei Lloyds. Erano loro ad avere il coltello dalla parte del manico perch il capitale a rischio era loro. Per questo ogni anno li pagava una fortuna.

Prima di decollare aveva appreso che il negoziatore dei suoi assicuratori - che di certo avevano gi affrontato situazioni simili - era lo studio legale Chauncey Reynolds, che vantava un lungo curriculum di trattative portate a buon fine. Sapeva di dover rimanere a lungo a Londra in attesa che la sua nave raggiungesse la costa somala. Prima che il suo Learjet sorvolasse la costa svedese aveva gi fissato un appuntamento con i legali per le sei del pomeriggio. Be', dannazione, avrebbero avuto da lavorare fino a tardi.

Mentre l'aereo scendeva di quota e si preparava ad atterrare a Northolt, lo studio Chauncey Reynolds stava predisponendo il da farsi. Telefonarono nel Surrey al loro negoziatore di fiducia, un fuoriclasse in quella strana professione, ormai in procinto di ritirarsi a vita privata. La moglie lo and a chiamare in giardino, in mezzo alle arnie delle api.

Si era fatto le ossa lavorando per polizia di Londra nei casi di sequestro di ostaggi. Era un gallese dalla parlantina ingannevolmente lenta, di nome Gareth Evans.

Il Troll era morto stecchito quando Opal arriv. Era stato avvistato dall'osservatore lungo la strada e riconosciuto perch il capitano lo aveva gi visto in occasione del precedente incontro sulla spiaggia con Benny. La spia rossa ricominci a lampeggiare sul trasmettitore in mano al capitano e fu predisposto il posto di blocco.

D'un tratto Opal vide alla luce fioca dei fari il gruppo di figure in tunica che agitavano le torce e puntavano i fucili d'assalto. Come tutti gli agenti segreti dietro le linee nemiche e destinati a una brutta sorte nel caso fossero stati smascherati, gli venne un leggero attacco di panico.

I suoi documenti erano in ordine? Avrebbero creduto alla storia che cercava lavoro a Merca? cosa potevano volere dei mutawa su quella strada nel cuore della notte?

L'uomo con la torcia si avvicin e lo guard in faccia. La luna spunt da un banco di nubi, messaggere dell'imminente monsone. Vide due visi neri, a pochi centimetri dal suo, uno realmente scuro di carnagione, l'altro ricoperto dalla crema che il commando usava per le azioni notturne.

"Shalom, Opal. Vieni, togliti dalla strada. Sta arrivando un camion."

Gli uomini scomparvero fra gli alberi e in mezzo all'erba, portandosi dietro la moto fuoristrada. Il camion pass. Poi il capitano mostr a Opal il luogo dell'incidente.

A quanto pareva al camioncino del Troll era scoppiata la gomma anteriore destra. Il chiodo sporgeva ancora dal battistrada dove qualcuno lo aveva piantato. Fuori controllo, il pick-up doveva essersi piegato su un fianco. Purtroppo per l'autista, l'incidente si era verificato sopra il ponte di cemento.

Il mezzo si era ribaltato a grande velocit ed era precipitato, piombando sullo scosceso argine opposto dello uadi. Per l'impatto il guidatore aveva sbattuto contro il parabrezza e il volante gli aveva schiacciato il petto con tale violenza da fracassargli la testa e il torace. Qualcuno doveva averlo tirato fuori dalla cabina di guida, adagiandolo accanto al veicolo. Nella fissit della morte aveva lo sguardo rivolto in alto, verso le cime sottili degli alberi di casuarina tra lui e la luna.

"Adesso parliamo" disse il capitano. Impart a Opal le stesse istruzioni che gli aveva comunicato Benny sulla linea sicura tra il peschereccio e Tel Aviv. Parola per parola. Poi gli diede una busta con dei documenti e un berretto rosso da baseball.

"Questa te l'ha data l'uomo prima di morire. Hai fatto il possibile, ma non aveva speranza. Era troppo grave. Domande?"

Opal scosse la testa. La storia era credibile. Infil la busta nella giacca a vento. Il capitano del Sayeret Maktal gli porse la mano.

"Dobbiamo tornare in mare. Buona fortuna, amico mio. Mazel tov."

Ci vollero pochi istanti per cancellare le ultime impronte sulla polvere, tranne quelle di Opal. Poi gli uomini andarono via, tornando sull'oceano oscuro, dove li aspettava il peschereccio. Opal trascin la moto sulla strada e prosegu verso nord.

Gli uomini riuniti nell'ufficio dello studio legale Chauncey Reynolds conoscevano alla perfezione quello che, dopo un decennio di pirateria, era divenuto un tacito rituale. I pirati erano capiclan del Puntland e operavano lungo un tratto di costa lungo oltre millecinquecento chilometri che andava da Bosaso a nord fino a Mareeg, oltre Mogadiscio.

Lo facevano per soldi, nient'altro. Si giustificavano affermando che anni prima flotte di pescherecci provenienti dalla Corea del Sud e da Taiwan avevano saccheggiato i mari che davano loro da vivere. Che avessero ragione o meno, si erano dati alla pirateria e da allora avevano fatto enormi guadagni, ben pi cospicui di quelli ottenuti con la vendita di qualche tonno.

Avevano cominciato abbordando navi mercantili che navigavano lungo la loro costa appena in acque internazionali. Con il tempo e l'esperienza si erano spinti sempre pi a est e a sud. All'inizio si accontentavano di piccoli bastimenti, i negoziati erano condotti in modo maldestro e valigette di dollari erano lanciate su un punto prestabilito in mare da velivoli leggeri che decollavano dal Kenya.

Ma su quella costa non ci si fidava di nessuno. Tra quei predoni non esisteva il concetto di onore. Le navi catturate da un gruppo venivano depredate da un altro mentre erano all'ancora. Bande rivali si contendevano le valigette piene di denaro che ondeggiavano sull'acqua. Alla fine si raggiungeva un qualche accordo.

L'equipaggio di un bastimento catturato non veniva quasi mai portato a riva. Per evitare che fossero trascinate via dai marosi, le navi venivano ancorate a tre chilometri dalle acque internazionali. Gli ufficiali e la ciurma rimanevano a bordo in condizioni appena accettabili con cinque o sei guardie a tenerli d'occhio mentre le trattative fra i loro principali - armatore e capoclan - si trascinavano con lentezza.

Da parte occidentale alcune compagnie di assicurazione, avvocati e negoziatori avevano sviluppato una certa esperienza. Da parte somala le trattative venivano condotte da negoziatori istruiti, appartenenti al clan giusto. Ormai si gestiva tutto con le moderne tecnologie: computer e iPhone. Anche il denaro ormai di rado veniva lanciato dall'alto come le bombe; i somali avevano conti bancari cifrati, dai quali il denaro spariva immediatamente.

Con il tempo i negoziatori delle due parti avevano cominciato a conoscersi, ciascuno impegnato a portare a termine il proprio compito. Ma i somali avevano il coltello dalla parte del manico.

Per gli assicuratori un carico che arrivava in ritardo era un carico perduto. Per gli armatori un bastimento che non produceva guadagni era una rovina. Poi c'era l'angoscia dell'equipaggio e dei loro familiari disperati, quindi si cercava in ogni modo una conclusione rapida. I pirati somali lo sapevano e tiravano la faccenda per le lunghe. Il ricatto si basava su questo: il tempo. Alcune navi erano ormeggiate davanti a quella costa da anni.

Gareth Evans aveva condotto una decina di trattative per il rilascio di navi e carichi di vario valore. Aveva studiato il Puntland e le sue complesse strutture tribali per il suo dottorato. Quando sent che la Malmo faceva rotta per Garacad fu in grado di capire quale trib controllava quel tratto di costa e da quanti clan era composta. Molti di loro si servivano dello stesso negoziatore, un somalo affabile e colto che si era laureato in un'universit americana del Midwest, un certo Ali Abdi.

Tutto questo venne spiegato a Harry Andersson a Londra quella sera d'estate, mentre a mezzo mondo di distanza la Malmo si dirigeva a ovest verso Garacad. Avevano piluccato del cibo take away sul lucente tavolo della sala conferenze mentre la signora Bulstrode, l'addetta alla ristorazione presso lo studio legale che aveva acconsentito a fermarsi fino a quell'ora, serviva una tazza di caff dopo l'altra.

Era stata allestita una sala operativa per Gareth Evans. Se i somali avessero incaricato un negoziatore, al capitano Eklund sarebbe stato comunicato da Stoccolma il numero londinese da chiamare per avviare le trattative. 

Gareth Evans studi i dettagli della Malmo e del carico di automobili destinate agli autosaloni e calcol che il suo valore doveva ammontare a circa cinque milioni di dollari. Sapeva anche che la prima richiesta sarebbe stata sproporzionatamente alta. E che accettare subito una richiesta sarebbe stato disastroso. L'avrebbero immediatamente raddoppiata. Anche insistere per arrivare presto a una conclusione sarebbe stato controproducente; avrebbero alzato ugualmente il prezzo. Quanto ai membri dell'equipaggio tenuto prigioniero, c'era ben poco da fare. Dovevano solo armarsi di pazienza e aspettare.

I marinai rimpatriati raccontavano che, mentre le trattative si trascinavano per settimane, i somali saliti a bordo, perlopi membri di trib delle montagne privi di istruzione, trasformavano il lindo bastimento in un letamaio pestilenziale. Non si servivano dei bagni, orinavano dovunque appena sentivano lo stimolo, sul ponte e nelle cabine. Il caldo faceva il resto. Il combustibile serviva per i generatori e cos l'aria condizionata non funzionava. I cibi non congelati marcivano e l'equipaggio era costretto a nutrirsi come i somali, che macellavano capre sul ponte. Le uniche distrazioni erano la pesca, i giochi da tavolo, le carte e la lettura, ma era difficile combattere la noia per periodi cos lunghi.

La riunione si concluse alle dieci di sera. Se procedeva a tutta velocit, com'era probabile, la Malmo sarebbe entrata nella baia di Garacad intorno a mezzogiorno, ora di Londra.

Di l a breve avrebbero saputo chi l'aveva presa e il nome del negoziatore. Allora Gareth Evans sarebbe entrato in scena, se era il caso, e le danze avrebbero avuto inizio.

Opal arriv a Merca mentre la citt sonnecchiava nella torrida calura pomeridiana. Si diresse al compound e buss al cancello. L dentro non si dormiva. Sent delle voci e dei passi frettolosi, come se stessero aspettando qualcuno che era in ritardo.

La serratura del pesante cancello di legno si apr e un volto fece capolino. Era un arabo, non un somalo. Gli occhi perlustrarono la strada ma non videro alcun pick-up. Poi si posarono su Opal.

"S?" disse bruscamente una voce, irritata nel vedere uno sconosciuto bussare.

"Ho dei documenti per lo sceicco" rispose Opal in arabo.

"Che documenti?" chiese l'uomo in tono ostile ma incuriosito.

"Non lo so" rispose Opal. "L'uomo sulla strada mi ha detto di dire cos ."

Dietro il cancello si sent parlottare. Il primo uomo venne scostato e apparve un altro individuo. N somalo n arabo, anche se parlava quella lingua. Pachistano?

"Da dove vieni? Di quali documenti parli?"

Opal armeggi sotto la giacca a vento e tir fuori una busta piena di fogli.

"Vengo da Merca. Ho incontrato un uomo sulla strada. Ha avuto un incidente con il suo pick-up. Mi ha chiesto di portare il pacchetto e mi ha spiegato come trovare questo posto. Non so altro."

Cerc di infilare il plico nell'apertura del cancello.

"No, aspetta" grid una voce, e il cancello si apr. 

Dietro c'erano quattro uomini dalle folte barbe. Afferrarono Opal e lo spinsero dentro. Un adolescente corse fuori a recuperare la moto. Il cancello si richiuse. Erano in due a tenere Opal. Quello che poteva essere pachistano svettava su di lui. Esamin la busta e tir un profondo sospiro.

"Dove lo hai preso, cane? cos'hai fatto al nostro amico?"

Opal simul la parte del povero diavolo terrorizzato, cosa che non gli riusc difficile.

"L'uomo guidava il camion, signore. Temo che sia morto..."

Non riusc a dire altro. Un colpo in piena faccia lo mand lungo disteso. Sent delle grida confuse in una lingua sconosciuta, anche se parlava inglese, somalo e arabo, oltre alla sua lingua madre, l'ebraico. Cinque o sei mani lo tirarono su e lo spintonarono via.

All'interno del compound c'era una sorta di baracca. Fu scaraventato l dentro, poi sent un catenaccio che si chiudeva. L'interno era buio e maleodorante. Sapeva che doveva continuare a recitare la parte. Si gett su un mucchio di vecchi sacchi e si prese la testa fra le mani, la posizione assunta da chi  in preda allo sconcerto e alla disperazione.

Tornarono dopo mezz'ora. Oltre ai due o tre uomini che per la stazza sembravano guardie del corpo ce n'era un altro. Era somalo e aveva l'aria di una persona istruita. Gli fece un cenno. Opal usc barcollando nella luce violenta del sole.

"Vieni" disse il somalo. "Lo sceicco vuole parlarti."

Fu condotto sotto scorta nell'edificio principale che sorgeva di fronte al cancello. Nell'atrio venne accuratamente perquisito da mani esperte. Gli presero il lacero portafoglio e lo consegnarono al somalo, che tir fuori i documenti e li esamin, confrontando la foto sgranata con il volto che aveva davanti. Poi annu, si mise in tasca il portafoglio, si volt e s'incammin. Opal venne spintonato dietro di lui.

Entrarono in un soggiorno ben arredato, dal cui soffitto pendeva un ventilatore acceso. C'era una scrivania con alcuni documenti e materiale per scrivere. Un uomo era seduto su una sedia girevole, con le spalle alla porta. Il somalo si avvicin e gli mormor qualcosa all'orecchio, dopodich gli consegn il portafoglio e i documenti d'identit. Opal era sicuro che gli si fosse rivolto in arabo.

Vide la busta che aveva portato, aperta, e diversi fogli sulla scrivania. L'uomo seduto si volt, alz gli occhi dal portafoglio e lo fiss. Aveva una folta barba nera e occhi color ambra.



10.


La Malmo aveva appena gettato l'ancora in acque profonde trentacinque metri nella baia di Garacad quando tre scafi di alluminio partiti dal villaggio vennero avvistati mentre si dirigevano verso di lei.

Jimali e i suoi sette pirati non vedevano l'ora di sbarcare a terra. Erano stati venti giorni in mare, la maggior parte di loro rinchiusi nel peschereccio taiwanese. Le provviste di cibo fresco erano terminate da un pezzo e per due settimane si erano dovuti accontentare della cucina europea e filippina, che non gradivano. Volevano tornare alla loro dieta a base di stufato di capra e sentire la sabbia sotto i piedi.

Le teste scure degli uomini accovacciati nelle barche che si avvicinavano dalla riva a un chilometro e mezzo di distanza erano quelle del gruppo che avrebbe dato loro il cambio e sorvegliato la nave alla fonda per tutta la durata delle trattative.

Solo uno non era un cencioso appartenente alla trib. In fondo alla terza barca sedeva con atteggiamento compassato un somalo vestito con cura, in pantaloni e sahariana marrone chiaro di buon taglio. Sulle ginocchia aveva una cartella di cuoio. Era il negoziatore scelto da Al-Afrit, il signor Abdi.

"Eccoli l" disse il capitano Eklund. Parl in inglese, lingua comprensibile agli svedesi, agli ucraini, al polacco e ai filippini che si trovavano a bordo. "Dobbiamo armarci di pazienza. Lasciate parlare me."

"Silenzio" intim Jimali. Non gli piaceva che i prigionieri parlassero, nemmeno in inglese, lingua che non padroneggiava.

Lungo la fiancata fu calata una scaletta e le guardie che dovevano dare il cambio, perlopi adolescenti, salirono a bordo con agilit sorprendente. Il signor Abdi, che non amava stare in mare, nemmeno a poca distanza dalla terraferma, sal lentamente, aggrappandosi ai cavi d'ancoraggio. Quando mise piede sul ponte gli fu restituita la cartella.

Il capitano Eklund non sapeva chi fosse, ma dall'abbigliamento e dai modi si rese conto che almeno era una persona istruita. Si fece avanti.

"Sono il capitano Eklund, comandante della Malmo" si present. Abdi gli tese la mano.

"Io sono Ali Abdi, il negoziatore scelto dalla parte somala" si present a sua volta. Parlava un inglese fluente, con un lieve accento americano. "Non  mai stato... come dire... ospite dei somali prima d'ora?"

"No" rispose il capitano. "E avrei preferito non esserlo."

"Naturalmente. E' piuttosto angosciante dal vostro punto di vista. Ma vi hanno dato istruzioni, vero? Bisogna sbrigare alcune formalit, dopodich potranno iniziare le trattative. Prima si raggiunge l'accordo, prima potrete andare via."

Il capitano Eklund sapeva che, lontano da l, il suo armatore si era riunito con assicuratori e avvocati, e che anche loro avrebbero designato qualcuno per condurre le trattative. Si augurava che i due negoziatori fossero abili ed esperti, per poter giungere in tempi brevi a un accordo per il riscatto e il rilascio della nave. Evidentemente non conosceva le regole. A quel punto solo gli europei avevano fretta di concludere.

Per prima cosa Abdi si fece accompagnare al telefono satellitare della nave per mettersi in contatto con il centro di controllo di Stoccolma e quindi con l'ufficio con cui avrebbe trattato, presumibilmente a Londra, nella sede dei Lloyds: quello sarebbe stato l'epicentro di qualsiasi negoziato. Esaminando il ponte dall'alto della plancia, mormor: "Sarebbe saggio tirare dei teloni sul carico di coperta. cos i suoi uomini potrebbero respirare l'aria di mare senza arrostire sotto il sole".

Stig Eklund aveva sentito parlare della sindrome di Stoccolma, per cui rapitori e rapiti stringevano un legame di amicizia dovuto alla promiscuit forzata. Lui non voleva attenuare la profonda avversione che provava per quella gente che si era impossessata della sua nave; d'altra parte quel somalo ben vestito, educato e che si esprimeva bene, era almeno una persona con cui comunicare su basi civili.

"Grazie" disse. Il primo e il secondo ufficiale erano dietro di lui. Avevano sentito e compreso. Fece loro un cenno del capo e i due lasciarono il ponte di comando per far stendere i teloni.

"E ora, se non le dispiace, vorrei parlare con la sua gente a Stoccolma" disse Abdi.

Il telefono satellitare lo mise in comunicazione con Stoccolma in pochi secondi. Abdi s'illumin in volto quando seppe che l'armatore era gi a Londra nello studio Chauncey Reynolds. Aveva gi trattato due volte con loro per il rilascio di navi, anche se per clan diversi, e in entrambe le occasioni avevano raggiunto un accordo in poche settimane. Si fece dare il numero e chiese al capitano Eklund di mettersi in contatto con gli avvocati di Londra. Julian Reynolds and all'apparecchio.

"Ah, signor Reynolds, eccoci di nuovo. Sono Ali Abdi, la chiamo dal ponte di comando della Malmo, accanto a me c' il capitano Eklund."

A Londra Julian Reynolds sembrava compiaciuto. Copr la cornetta e disse: "E' di nuovo Abdi". Tutti, incluso Gareth Evans, tirarono un sospiro di sollievo. A Londra conoscevano l'orrenda reputazione di Al-Afrit, il crudele vecchio tiranno che dettava legge a Garacad. Il fatto che avesse scelto il cortese Abdi accese un barlume di luce nelle tenebre.

"Buongiorno, signor Abdi. Salam aleikum."

"Aleikum salam" rispose Abdi dalla radio di bordo. Immaginava che svedesi e inglesi sarebbero stati ben felici di tirargli il collo se avessero potuto, ma il saluto musulmano era una forma gradita di cortesia. E lui apprezzava la cortesia.

"Le passo una persona che credo gi conosca" disse Reynolds. Porse il ricevitore a Gareth Evans e azion il vivavoce.

"Salve, signor Abdi. Sono Gareth. Ci incontriamo di nuovo, anche se solo per telefono. Qui a Londra mi hanno chiesto di trattare con voi."

A Londra cinque uomini, l'armatore, due avvocati, un assicuratore e Gareth Evans udirono la risatina soddisfatta di Abdi.

"Signor Gareth, amico mio. Mi fa piacere che sia lei. Sono certo che possiamo condurre questa faccenda a una felice conclusione." La voce del somalo giungeva chiarissima. E altrettanto chiara arrivava a Fort Meade e a Cheltenham, dove stavano registrando tutto.

L'abitudine di Abdi di premettere l'appellativo "signor" al nome di battesimo era un modo per tenere il giusto equilibrio tra la rigidezza e l'eccessiva confidenza. A Gareth Evans si rivolgeva apostrofandolo sempre "signor Gareth".

"Qui allo studio legale di Londra mi hanno messo a disposizione una stanza" disse Evans. "Mi sposto l, cos cominciamo le trattative?"

Era troppo presto per Abdi. Le formalit andavano rispettate. Bisognava far capire agli europei che erano solo loro ad avere fretta. Sapeva che Stoccolma aveva gi calcolato quanto costava al giorno la Malmo; idem gli assicuratori, che erano tre.

Una societ garantiva lo scafo e i macchinari, un'altra il carico e una terza copriva l'equipaggio dai rischi di guerra. Avrebbero elaborato stime diverse sulle perdite, in corso o future. Che cuocessero ancora un po' nel loro brodo di cifre, pens Abdi. Ma disse solo: "Ah, signor Gareth, amico mio, lei  pronto, io non ancora. Mi serve tempo per studiare la Malmo e il suo carico prima di proporre una cifra ragionevole che lei possa comunicare ai suoi capi per raggiungere un accordo".

Aveva gi fatto una ricerca su internet dalla sua stanza privata, allestitagli nella fortezza dai muri di fango sulle colline a ridosso di Garacad, il quartier generale di Al-Afrit. Sapeva di dover considerare fattori quali l'et e le condizioni della nave, la deperibilit del carico e la perdita di futuri guadagni.

Aveva gi fatto quella ricerca e aveva deciso per una cifra di partenza di venticinque milioni di dollari. Sapeva che probabilmente avrebbero chiuso a quattro, forse cinque milioni, se gli svedesi avevano fretta.

"Signor Gareth, le propongo di cominciare domani mattina. Diciamo alle nove ora di Londra, va bene? Qui sar mezzogiorno. E io sar tornato nel mio ufficio a terra."

"Va benissimo, amico mio. Sar qui quando chiamer."

Sarebbe stata una telefonata satellitare tramite computer. Usare Skype era fuori questione. Le espressioni facciali sono troppo rivelatrici.

"Un'ultima cosa prima di lasciarci. Ho la sua garanzia che l'equipaggio, inclusi i filippini, saranno trattenuti al sicuro a bordo e che non saranno molestati in alcun modo?"

Nessun altro somalo sent quelle parole, perch quelli sulla Malmo erano fuori portata d'orecchio dal ponte di comando e comunque non parlavano inglese. Ma Abdi colse il messaggio.

In generale i signori della guerra somali e i capiclan trattavano con umanit i loro prigionieri, ma c'era qualche eccezione. Una di queste, la peggiore, era rappresentata da Al-Afrit, che aveva fama di malvagio.

Abdi lavorava in esclusiva per Al-Afrit, e il suo compenso era del venti per cento. Il lavoro come negoziatore dei pirati per il rilascio degli ostaggi lo stava rendendo ricco, ed era molto pi giovane rispetto ad altri uomini facoltosi. Ma ci non significava che chi gli affidava l'incarico dovesse piacergli, e Al-Afrit non gli piaceva. Lo detestava. Ma lui non disponeva di guardie del corpo.

"Sono sicuro che tutto l'equipaggio rimarr a bordo e sar trattato bene" rispose con voce cantilenante, quindi chiuse la telefonata. Pregava che fosse cos .

Gli occhi color ambra fissarono il giovane prigioniero per una decina di secondi. Nella stanza regnava il silenzio. Opal avvertiva la presenza del somalo istruito che lo aveva condotto nel cortile e le due guardie del corpo pachistane alle sue spalle. Quando l'uomo parl, lo fece in arabo e in tono sorprendentemente gentile.

"Come ti chiami?"

Opal glielo disse.

"E' un nome somalo?"

Dietro di lui il somalo scosse la testa. I pachistani non capivano.

"No, sceicco, sono etiope."

"Questo  perlopi un paese di kuffar. Sei cristiano?"

"Sia ringraziato Allah, il Misericordioso, il Compassionevole, no, no, sceicco, non lo sono. Vengo da Ogaden, proprio al di l del confine. Siamo tutti musulmani e molto perseguitati per questo."

L'uomo dagli occhi color ambra approv annuendo con il capo.

"E perch sei venuto in Somalia?"

"Al mio villaggio correva voce che l'esercito etiope avesse mandato dei reclutatori per costringere la nostra gente ad arruolarsi e combattere per l'invasione della Somalia. Sono scappato e sono venuto qui per unirmi ai miei fratelli nel nome di Allah."

"Sei venuto da Chisimaio a Merca questa notte?"

"S."

"perch ?"

"Sto cercando un lavoro, sceicco. Faccio il controllore al molo del pesce, ma speravo di trovare qualcosa di meglio a Merca."

"Come hai avuto questi documenti?"

Opal raccont la storia imparata a memoria. Era partito con la moto di notte per evitare il sole accecante e le tempeste di sabbia del giorno. Si era accorto che il serbatoio era quasi vuoto e si era fermato a riempirlo con la tanica che aveva portato con s . Si era ritrovato per caso sopra un ponte di cemento su uno uadi asciutto.

Aveva udito come un debole grido. Aveva pensato che fosse il rumore del vento fra gli alberi del boschetto l vicino, ma poi lo aveva udito di nuovo. Sembrava provenire da sotto il ponte.

Era sceso lungo la scarpata verso lo uadi e aveva trovato un pick-up fracassato. Probabilmente era precipitato dal ponte finendo sull'argine. Al posto di guida c'era un uomo ferito gravemente.

"Ho cercato di aiutarlo, sceicco, ma non ero in grado di fare nulla. La mia moto non porta due persone e io non ce la facevo a trascinarlo su per la scarpata. L'ho tirato fuori nel caso il pick-up avesse preso fuoco. Ma stava morendo, inshallah."

Il moribondo lo aveva supplicato come un fratello di portare la sua borsa e di consegnarla a una persona a Merca. Aveva descritto il complesso recintato: vicino al mercato sulla strada, gi alla rotonda italiana, con un cancello di legno a due ante e un chiavistello.

"Sono rimasto con lui mentre moriva, sceicco, ma non ho potuto salvarlo."

L'uomo con la tunica riflett su quel racconto per un po', quindi si mise a esaminare le carte contenute nella borsa.

"L'hai aperta?"

"No, sceicco, non sono affari miei."

Gli occhi color ambra avevano uno sguardo pensieroso.

"Nella borsa c' del denaro. Forse abbiamo trovato un uomo onesto, che ne pensi, Jamma?"

Il somalo sogghign. Il Predicatore rivolse un fiume di parole in urdu ai pachistani. I due avanzarono e afferrarono Opal.

"I miei uomini torneranno nel posto che hai detto ed esamineranno il pick-up, che di certo  ancora l. E il corpo del mio servitore. Se hai mentito, sta' pur certo che ti pentirai di essere venuto. Nel frattempo rimarrai qui ad aspettare il loro ritorno."

Fu di nuovo imprigionato, per non nella decrepita baracca nel cortile, da cui un uomo agile sarebbe potuto scappare di notte, ma in uno scantinato con il pavimento di sabbia. Rimase l due giorni e una notte. Era buio pesto. Gli diedero una bottiglia di plastica d'acqua, che sorseggi con parsimonia nell'oscurit. Quando lo fecero uscire e lo portarono di sopra strinse gli occhi e sbatt violentemente le palpebre alla luce del sole che filtrava dalle imposte. Fu condotto di nuovo davanti al Predicatore.

L'uomo con la tunica teneva qualcosa nella mano destra, che si rigirava tra le dita. Gli occhi color ambra si alzarono e si fissarono sul terrorizzato Opal.

"A quanto pare avevi ragione, mio giovane amico" disse in arabo. "In effetti il mio servitore  caduto con il pick-up nella scarpata dello uadi ed  morto l. La causa..." mostr l'oggetto che stringeva tra le dita "questo chiodo. I miei uomini lo hanno trovato conficcato in una ruota. Hai detto la verit."

Si alz, attravers la stanza e si ferm davanti al giovane etiope, osservandolo dall'alto in basso, meditabondo.

"Come mai parli arabo?"

"L'ho studiato da solo, signore. Volevo leggere e capire meglio il Sacro Corano."

"Conosci qualche altra lingua?"

"Un po' d'inglese, signore."

"E come mai?"

"Vicino al mio villaggio c'era una scuola. La dirigeva un missionario inglese."

Il Predicatore assunse un atteggiamento impassibile, che faceva prevedere il peggio.

"Un infedele. Un kaffir. E da lui hai anche appreso ad amare l'Occidente?"

"No, signore. Al contrario. Mi ha insegnato a odiarli per i secoli di sofferenze che hanno inflitto alla nostra gente e a studiare solo le parole e la vita del nostro profeta Maometto, che possa riposare in pace."

Il Predicatore riflett su quelle parole e alla fine sorrise.

"E cos qui abbiamo un giovane" si stava rivolgendo al suo segretario somalo "abbastanza onesto da non rubare i soldi, abbastanza compassionevole da esaudire il desiderio di un moribondo e che desidera solo servire il Profeta. E poi parla somalo, arabo e un po' di inglese. Che ne pensi, Jamma?"

Il segretario cadde nel tranello. Volendo compiacere il suo padrone, convenne che era una scoperta davvero fortunata. Ma il Predicatore aveva un problema. Aveva perso il suo esperto informatico e l'uomo che da Londra gli portava i suoi messaggi scaricati da internet, in modo che non risultasse che si trovava a Merca e non a Chisimaio. Solo Jamma poteva sostituirlo a Chisimaio; gli altri suoi uomini non sapevano usare il computer.

In quel modo, per, gli veniva a mancare un segretario; ma adesso aveva davanti un giovane istruito che parlava tre lingue, oltre al suo dialetto di Ogaden, e che cercava lavoro.

Il Predicatore era sopravvissuto dieci anni grazie a una prudenza che rasentava la paranoia. Aveva visto la maggior parte dei suoi coetanei di Lashkar-e Taiba, la Brigata 313, i carnefici del Khorosan, la Rete Haqqani e Al-Qaeda nella penisola arabica, il gruppo dello Yemen, braccati, individuati ed eliminati. Pi della met erano stati traditi.

Aveva evitato le macchine fotografiche come la peste, si spostava in continuazione, aveva cambiato nome, nascosto la faccia, mascherato gli occhi. Ed era rimasto vivo.

Ammetteva nel suo entourage soltanto uomini di cui era convinto di potersi fidare. Le sue quattro guardie del corpo pachistane sarebbero morte per lui ma non avevano cervello. Jamma era intelligente, ma ora doveva occuparsi dei due computer a Chisimaio.

Il nuovo arrivato gli piaceva. Aveva dimostrato di essere onesto, sincero. Se lo avesse preso con s avrebbe potuto controllarlo notte e giorno. E aveva bisogno di un segretario personale. L'idea che il giovane davanti a lui fosse un ebreo e una spia era inconcepibile. Decise di correre il rischio.

"Ti piacerebbe diventare il mio segretario?" gli chiese gentilmente. Jamma rimase senza fiato, l'aria sgomenta.

"Sarebbe un privilegio enorme, signore. La servirei fedelmente, inshallah."

Furono impartiti gli ordini. Jamma doveva prendere uno dei pick-up del compound e andare a Chisimaio per occuparsi del magazzino della Masala e del computer da cui venivano diffusi i sermoni del Predicatore.

Opal avrebbe alloggiato nella stanza di Jamma e imparato i compiti che gli spettavano. Un'ora dopo indoss il berretto da baseball rosso vivo con il logo di New York che gli era stato dato. Apparteneva allo skipper israeliano del peschereccio che aveva dovuto consegnarlo quando da Tel Aviv erano arrivati nuovi ordini.

Nel cortile port la moto nella decrepita baracca e l'appoggi a una parete, al riparo dal sole. A met strada si ferm e alz la testa. Poi annu lentamente e riprese a camminare.

In una sala di controllo sotterranea nei pressi di Tampa la sua figura, lontanissima dal Global Hawk che volteggiava sopra quella zona, fu vista e notata. Venne dato l'allarme e l'immagine fu trasmessa in una stanza dell'ambasciata americana a Londra.

Il Segugio vide la snella figura in dishdasha e berretto rosso che fissava il cielo dalla remota Merca.

"Ottimo, ragazzo" mormor. L'agente Opal si trovava dentro la fortezza e aveva appena confermato tutto ci che il Segugio voleva sapere.

L'ultimo assassino non lavorava in un supermercato n in un'officina. Siriano di nascita, istruito e con un diploma di odontotecnico, era impiegato presso un noto laboratorio odontotecnico alla periferia di Fairfax, in Virginia. Si chiamava Tariq Hussein.

Era arrivato da Aleppo dieci anni prima e non era n un profugo n uno studente, ma un immigrato regolare che aveva superato tutti i test per l'ingresso nel paese. Non fu mai accertato se covasse gi in s l'odio feroce per l'America in particolare e per l'Occidente in generale che la polizia della Virginia e l'FBI trovarono nei suoi scritti quando perquisirono la sua linda villetta in periferia, o se lo avesse maturato durante la sua permanenza negli Stati Uniti. Dal passaporto si appur che in quei dieci anni era tornato tre volte in Medio Oriente, e si ipotizz che proprio durante quei viaggi fosse stato "contagiato" e avesse sviluppato tanta rabbia e avversione. Il suo diario e il computer chiarirono alcuni aspetti, ma non tutti.

I suoi datori di lavoro, i vicini e i conoscenti furono accuratamente interrogati, ma a quanto pareva l'uomo li aveva ingannati tutti. Dietro i modi educati e sorridenti si nascondeva un devoto salafita dedito al jihadismo pi violento e intransigente. Nei suoi scritti il disprezzo e l'avversione verso la societ americana trapelavano da ogni riga.

Come altri salafiti non sentiva il bisogno di indossare le tradizionali tuniche musulmane n di portare la barba, e nemmeno di recitare le preghiere cinque volte al giorno. Si rasava ogni mattina e portava i capelli neri corti e ben curati. Viveva da solo in una villetta indipendente in periferia, ma frequentava colleghi di lavoro e altre persone. Per gli americani, che amano i diminutivi, era Terry Hussein.

Con gli amici che incontrava al bar del posto giustificava l'astinenza dalle bevande alcoliche con il desiderio di "mantenersi in forma", e ci veniva comunemente accettato. Nessuno aveva notato che rifiutava di toccare la carne di maiale o di sedersi a un tavolo dove la si consumava.

Essendo scapolo, parecchie ragazze gli avevano messo gli occhi addosso, ma lui aveva sempre respinto con decisione ogni avance, anche se in modo gentile e garbato. Il bar vicino a casa era frequentato anche da un paio di omosessuali, che in pi di un'occasione gli avevano chiesto se lo fosse anche lui. Aveva negato educatamente, dicendo che stava aspettando la ragazza giusta.

Dal diario era chiaro che per lui gli omosessuali andavano lapidati e lasciati morire il pi lentamente possibile, e il pensiero di giacere accanto a una grassa, bianca vacca infedele che mangiava carne di maiale gli dava il voltastomaco.

Non era stato l'insegnamento del Predicatore a sviluppare in lui rabbia e odio, ma li aveva incanalati. Dal suo computer si scopr che seguiva avidamente i suoi sermoni da due anni, ma non si era mai tradito iscrivendosi al gruppo dei suoi fan, anche se desiderava ardentemente offrire il proprio contributo. Alla fine aveva deciso di seguire l'esortazione del Predicatore: perfezionare la sua adorazione di Allah e del Profeta con un atto di supremo sacrificio e raggiungerli nel paradiso eterno. Ma anche portare con s pi americani possibile e morire da shahid per mano della loro polizia infedele. Per questo aveva bisogno di una pistola.

Aveva gi una patente rilasciata dallo Stato della Virginia, con tanto di foto, ma era a nome di Hussein. Vista l'attenzione dei media per i numerosi omicidi commessi durante la primavera e l'estate, aveva pensato che ci poteva costituire un problema.

Guardandosi allo specchio si era reso conto che con quei capelli neri, gli occhi scuri e la pelle bruna tutti lo avrebbero riconosciuto come un mediorientale. E il cognome ne era la prova.

Ma un suo collega del laboratorio aveva un aspetto simile al suo ed era di origine ispanica. Tariq Hussein decise di procurarsi una patente con un nome ispanico e si mise a setacciare internet.

Rimase sorpreso da quanto fosse semplice. Non si era nemmeno dovuto presentare di persona, n scrivere una richiesta. Aveva semplicemente fatto domanda online a nome di Miguel "Mickey" Hernandez, del New Mexico. Aveva pagato una tassa, ovviamente: settantanove dollari versati alla Global Intelligence ID Card Solutions, pi cinquantacinque dollari per le spese di spedizione. Il duplicato di quella "smarrita" gli arriv per posta.

Ma su internet aveva cercato soprattutto il fucile che faceva al caso suo. Aveva trascorso ore a esaminare migliaia di pagine riguardanti armi e riviste del settore. Grosso modo sapeva che cosa gli serviva. Cercava solo qualche consiglio su quale fucile acquistare.

Inizialmente aveva pensato a un Bushmaster, l'arma usata a Sandy Hook, ma lo scart per il calibro troppo leggero, 5,6 millimetri. Voleva qualcosa di pi potente e con maggior potere perforante. Alla fine decise per l'Heckler and Koch G3, una variante del fucile militare d'assalto A4, calibro 7,62, usato dalle truppe NATO, le cui pallottole, gli era stato assicurato, erano in grado di bucare una lamiera di stagno senza frantumarla.

Dal motore di ricerca su internet apprese che in base alla legislazione americana sarebbe stato improbabile assicurarsi la versione interamente automatica, ma la semiautomatica faceva al caso suo. Sparava un colpo ogni volta che si premeva il grilletto, a una velocit sufficiente per quello che aveva in mente.

Se era rimasto sorpreso dalla rapidit con cui si era procurato la patente, fu sconcertato nel constatare quanto fosse semplice acquistare un fucile. Si rec a una fiera di armi a Manassas, nella contea di Prince William, a meno di un'ora da casa, sempre in Virginia.

Vag con aria perplessa tra gli stand, dove era esposta una quantit di armi letali sufficiente a scatenare diverse guerre. Alla fine trov l'HK G3. Mostr la patente al nerboruto venditore, che fu ben lieto di consegnargli il "fucile da caccia" dietro pagamento in contanti. And via con l'arma che mise nel bagagliaio della macchina. Nessuno batt ciglio.

Le cartucce per il caricatore da venti colpi se le procur facilmente in un negozio di armi a Church Falls. Acquist cento proiettili, un caricatore di riserva e un morsetto per fissare i due caricatori in modo da avere a disposizione quaranta colpi. Una volta trovato tutto ci che gli serviva torn tranquillamente nella sua casetta e si prepar a morire.

Fu nel pomeriggio del terzo giorno che Al-Afrit si rec a fare visita alla sua nuova preda. Dal ponte della Malmo il capitano Eklund scorse il grosso dohw quando era gi a met strada fra la costa e il cargo. Con il binocolo riconobbe l'abito di Abdi accanto a un uomo dalla tunica bianca sotto un tendone piazzato al centro dell'imbarcazione.

Jimali e i suoi pirati erano stati sostituiti da un'altra decina di giovani dediti a una pratica somala sconosciuta ai marinai svedesi. Quando era salito a bordo con il compito di sorvegliare gli occidentali, il nuovo equipaggio aveva portato con s grossi fasci di foglie verdi, non ramoscelli ma veri e propri cespugli. Si trattava del qat, una pianta originaria del luogo, che masticavano in continuazione. Stig Eklund not che al tramonto erano in preda agli effetti di quella sostanza, che provocava euforia o irritabilit.

Quando il somalo che gli stava accanto, seguendo il suo sguardo, scorse il dohw, torn subito in s e si fiond per la scala di boccaporto che scendeva sul ponte e avvert gridando i compagni che oziavano sotto il tendone.

L'anziano capoclan sal la scala di alluminio che portava sul ponte, si raddrizz e si guard intorno. Il capitano Eklund aveva il berretto in testa e lo salut. Meglio prevenire che curare, pens. Abdi, che era l in veste di interprete, fece le presentazioni.

Sotto il copricapo Al-Afrit aveva un viso rugoso nero come il carbone, ma era la bocca a rivelare la sua leggendaria crudelt. A Londra Gareth Evans era stato tentato di mettere in guardia il capitano Eklund, ma non poteva sapere chi ci fosse accanto a lui. Nemmeno Abdi aveva detto niente. cos il capitano non sapeva esattamente di chi era prigioniero.

Con Abdi che li seguiva per tradurre, fecero un giro sul ponte e nella sala ufficiali. Poi Al-Afrit ordin che tutti gli stranieri si allineassero sul ponte. Sfil lentamente davanti a loro, ignorando i filippini ma fissando i cinque europei.

Con lo sguardo indugi a lungo sul cadetto diciannovenne Ove Carlsson, vestito di tutto punto con i pantaloni bianchi di tela. Per bocca di Abdi gli ordin di togliersi il berretto. Fiss gli occhi celesti del giovane, poi allung la mano e accarezz i capelli biondi come il grano. Carlsson impallid e si ritrasse. Il somalo parve adirarsi, ma abbass la mano.

Solo quando il gruppo lasci il ponte diretto alla scala Al-Afrit pronunci un fiume di parole in somalo. Quattro delle sue guardie balzarono in avanti, afferrarono il cadetto e lo gettarono a terra.

Il capitano Eklund usc dalla fila per protestare. Abdi lo afferr per un braccio.

"Stia fermo" sibil. "Va tutto bene, sono certo che non accadr niente. Conosco quest'uomo. Non lo faccia irritare."

Il cadetto fu trascinato a forza per la scala e afferrato dagli uomini rimasti a bordo del dohw.

"Capitano, mi aiuti!" grid.

Il capitano Eklund aggred verbalmente Abdi, l'ultimo uomo a lasciare la nave. Era paonazzo di rabbia.

"La ritengo responsabile dell'incolumit di quel ragazzo" scatt. "E' un comportamento incivile."

Abdi, gi con i piedi sulla scala, era pallido per l'angoscia.

"Parler con lo sceicco" promise.

"Informer Londra" minacci il capitano.

"Non posso permetterglielo. Ci sono in ballo i negoziati. E' una questione molto delicata. Lasci che me ne occupi io."

Poi and via. Mentre tornava a riva navigando sulle onde, sedeva in silenzio maledicendo il vecchio demonio che aveva al fianco. Se pensava di rapire il cadetto per fare pressione su Londra e alzare il prezzo del riscatto, avrebbe rovinato tutto. Il negoziatore era lui; sapeva cosa stava facendo. Inoltre temeva per il ragazzo. Al-Afrit aveva una brutta reputazione con i prigionieri.

Quella sera il Segugio chiam Ariel nella soffitta di Centreville.

"Ricordi il breve filmato che ti ho lasciato?"

"S, tenente colonnello Jackson."

"Voglio che lo mandi sul canale internet jihadista, quello che usa sempre il Predicatore."

Un'ora dopo le immagini fecero un giro sul web. Il Predicatore sedeva sulla solita sedia, parlava con gli occhi rivolti alla telecamera e quindi al mondo musulmano. Preavvisato un'ora prima, l'intero gruppo dei sostenitori era in ascolto, oltre a milioni di persone non convertite ma interessate, pi tutte le agenzie antiterrorismo del mondo.

Rimasero tutti sorpresi, poi affascinati. La figura che videro era quella di un uomo dall'espressione severa, sui trentacinque anni, ma questa volta parlava a viso scoperto. Aveva una folta barba nera e gli occhi di uno strano color ambra.

Solo uno tra coloro che seguivano il filmato sapeva che quel colore era dovuto alle lenti a contatto e che quell'uomo era Tony Suarez, il quale viveva in una casa di Malibu occupata abusivamente e non capiva una parola delle iscrizioni coraniche sul lenzuolo alle sue spalle.

La voce aveva un accento perfetto ed era quella dell'imitatore inglese, cui erano bastate due ore di studio dei sermoni autentici per imitarla alla perfezione. Le immagini poi erano a colori, non in bianco e nero. Ma i fedeli non dubitarono un attimo che si trattasse del Predicatore.

"Amici miei, fratelli e sorelle in Allah,  un po' di tempo che non mi sentite. Ma non ho sprecato il mio tempo. L'ho trascorso a leggere, a studiare la nostra bellissima fede, l'Islam, e a meditare su molte cose. E sono cambiato, inshallah.

"Mi chiedo quanti di voi abbiano sentito parlare del Muraaja'aat, le Revisioni della causa salafita-jihadista. E' questo che ho studiato.

"Molte volte in passato vi ho esortato a dedicarvi non solo all'adorazione di Allah, che il suo nome sia lodato, ma anche a odiare gli altri. Tuttavia le Revisioni ci insegnano che ci  sbagliato, che il nostro meraviglioso Islam in realt non  una fede basata sul rancore e sull'odio, nemmeno per quelli che la pensano diversamente da noi.

"Le Revisioni pi famose sono quelle della Serie per la correzione dei concetti. Come coloro che ci inculcarono l'odio, anche i fratelli di Al-Gama'at Al-Islamiyya autori delle Correzioni venivano dall'Egitto, e ora ho capito che erano loro, e non i maestri che ci hanno educato all'intolleranza e al rancore, ad avere ragione."

Il telefono del Segugio nella stanza dell'ambasciata squill. Era Volpe Grigia dalla Virginia.

"Ho sentito bene o  accaduto qualcosa di molto strano?" chiese.

"Ascolta ancora un po'" disse il Segugio e attacc.

Sullo schermo, senza capire cosa stesse dicendo, Tony Suarez continu.

"Ho letto le Revisioni parecchie volte nella traduzione inglese, che raccomando a tutti voi che non sapete l'arabo, mentre a quelli che lo conoscono raccomando di leggerle in lingua originale.

"perch adesso mi  chiaro che quello che i nostri fratelli di Al-Gama'at dicono  vero. Il sistema di governo conosciuto come democrazia  perfettamente compatibile con il vero Islam, sono l'odio e la sete di sangue a essere contrari a ogni parola mai pronunciata dal profeta Maometto, possa riposare in pace.

"Coloro che adesso affermano di essere i veri credenti e che chiedono omicidi di massa, crudelt, torture e la morte di migliaia di uomini sono in realt come i ribelli kharigiti che combatterono contro i Compagni del Profeta.

"Ora noi dobbiamo considerare tutti i jihadisti e i salafiti come quei kharigiti, e noi che adoriamo l'unico vero Allah e il Suo santo profeta Maometto dobbiamo distruggere gli eretici che hanno condotto fuori strada il suo popolo in tutti questi anni.

"Noi veri credenti dobbiamo distruggere senza incertezze coloro che propugnano l'odio e la violenza cos come i Compagni del Profeta distrussero i kharigiti tanto tempo fa.

"Ma adesso  venuto il momento di dichiarare chi sono veramente. Nacqui con il nome di Zulfiqar Ali Shah a Islamabad e sono stato cresciuto come un buon musulmano. Ma caddi nell'errore e divenni Abu Azzam, assassino di uomini, donne e bambini."

Il telefono squill di nuovo.

"Chi diavolo  quello?" url Volpe Grigia.

"Ascolta fino in fondo" replic il Segugio. "E' quasi finito."

"E cos davanti al mondo, specialmente davanti a voi, fratelli e sorelle in Allah, pronuncio la mia tawba, il mio profondo pentimento per tutto quello che ho fatto e detto per una falsa causa. E dichiaro la mia completa baraa'a. Ripudio tutto quello che ho divulgato e predicato contro i veri insegnamenti di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole.

"Io che non ho mai mostrato alcuna piet n compassione ora vi imploro di mostrarmi quella piet e quella compassione che, come il Sacro Corano ci insegna, si pu accordare al peccatore che si pente con sincerit dei suoi peccati. Che Allah vi benedica e sia con voi."

Lo schermo si oscur. Il telefono squill di nuovo. In effetti stavano squillando in tutta la umma, la comunit musulmana sparsa nel mondo, molti per dare sfogo alla rabbia.

"Segugio, cosa diavolo hai combinato?" chiese Volpe Grigia.

"Spero di averlo distrutto" rispose il Segugio.

Si ricord quello che gli aveva detto tanti anni prima, quando studiava al Cairo, il vecchio e saggio studioso dell'universit di Al-Azhar.

"Per i mercanti dell'odio esistono quattro livelli di individui cui rivolgere la loro avversione. Forse penserai che i cristiani siano al livello pi alto. Non  cos, perch anche voi credete nell'unico vero Dio e quindi, come gli ebrei, siete un Popolo del Libro.

"Sopra di voi ci sono gli atei e gli idolatri che non hanno dio ma solo idoli scolpiti. Ecco perch i mujaheddin dell'Afghanistan odiano i comunisti pi di voi. perch sono atei.

"Ma ancora pi sopra, per i fanatici, vengono i musulmani moderati che non seguono i loro insegnamenti, ed  per questo che cercano di rovesciare ogni governo musulmano filoccidentale facendo esplodere bombe nei mercati e uccidendo altri fratelli che non hanno commesso alcun male.

"Ma al di sopra di tutti, come un cane tra coloro che non possono essere perdonati, c' l'apostata, colui che abbandona o condanna il jihadismo e abiura, tornando alla fede dei suoi padri. costui non pu assolutamente essere perdonato, e lo aspetta solo la morte."

Poi si era versato il t e aveva iniziato a pregare.

Abdi sedeva da solo nell'appartamento dove dormiva e lavorava, dentro il forte che sorgeva alle spalle di Garacad, le mani con le nocche bianche poggiate sul tavolo. I muri spessi sessanta centimetri erano insonorizzati, ma non le porte, e dal corridoio giungevano gli schiocchi delle frustate. Si chiese chi fosse lo sventurato servitore che era incorso nelle ire del suo padrone.

Si udiva, inconfondibile, il suono secco dello strumento di tortura, probabilmente un frustino semirigido in pelle di cammello, che si alzava e ricadeva, e dalle porte di legno grezzo arrivavano le grida stridule che seguivano a ogni colpo.

Ali Abdi non era una persona crudele, e pur consapevole che malgrado l'angoscia dei marinai imprigionati nella loro nave all'ancora sotto il sole non c'era alcuna fretta, perch se le cose andavano a rilento si poteva estorcere pi denaro, non vedeva alcuna ragione per infliggere maltrattamenti, anche se si trattava di servitori somali. Cominciava a pentirsi di avere accettato di fare da negoziatore per quel pirata. Quell'uomo era un bruto.

Impallid quando, interrottasi per un attimo la fustigazione, la vittima implor piet. Parlava svedese.

Il Predicatore reag in maniera quasi isterica alle immagini trasmesse online in tutto il mondo con le devastanti parole di Tony Suarez.

Poich da tre settimane non metteva in rete i suoi sermoni, non vide il post jihadista quando venne diffuso. Fu avvertito da una delle sue guardie pachistane che masticava un po' di inglese. Ne sent la fine sbalordito e incredulo, poi lo riascolt dall'inizio.

Sedeva davanti al suo computer, inorridito. Era falso, ovviamente si trattava di un impostore, ma era convincente. La somiglianza era sorprendente, la barba, il volto, l'abito, il lenzuolo alle spalle, persino gli occhi: aveva di fronte a s il proprio sosia. E stava ascoltando la propria voce.

Ma questo era niente in confronto alle parole che pronunciava; l'abiura formale era una condanna a morte. Ci sarebbero volute settimane per convincere i devoti che erano stati ingannati da un abile imbroglio. Fuori dallo studio i suoi servitori lo sentivano gridare contro l'uomo che campeggiava sullo schermo, che la tawba era una falsit, l'abiura un'infame menzogna.

Quando il volto dell'attore americano scomparve, rimase in uno stato di prostrazione per quasi un'ora. Poi commise un errore. Nel disperato desiderio che qualcuno gli credesse, contatt l'unico vero amico, il suo alleato a Londra. Per e-mail.

Cheltenham e Fort Meade erano in ascolto. E cos un silenzioso tenente colonnello dei marine in un ufficio dell'ambasciata americana a Londra. Come anche Volpe Grigia in Virginia, che aveva la richiesta del Segugio sulla scrivania. Il Predicatore ormai era finito, gli aveva detto. Ma non bastava. Le sue mani erano lorde di sangue. Doveva essere ucciso, e il Segugio proponeva diverse opzioni. Volpe Grigia avrebbe consegnato personalmente quella richiesta all'ammiraglio McRaven, comandante del JSOC, confidando che sarebbe stata discussa e valutata direttamente nello Studio Ovale.

Pochi minuti dopo che l'e-mail part da Merca, furono accertati il testo esatto e l'ubicazione precisa dei due computer e dei loro possessori. Il luogo in cui si trovava il Predicatore venne certificato senza ombra di dubbio, come anche la complicit a ogni livello di Mustafa Dardari.

Volpe Grigia contatt il Segugio ventiquattr'ore dopo, sulla linea sicura dalla TOSA all'ambasciata.

"Ho provato, Segugio, ma la risposta  negativa. C' un veto presidenziale sul lancio di missili su quel compound. Sia perch la zona  densamente popolata, sia per la presenza di Opal."

"E l'altra proposta?"

"Respinta anche quella. Non ci sar alcuno sbarco sulla spiaggia. Ormai gli uomini di Al-Shabaab hanno ripreso Merca e non sappiamo quanti sono n come sono armati. Il Capo teme che il Predicatore possa sgattaiolare in quel dedalo di vicoli e cos lo perderemmo per sempre.

"Idem per le truppe aviotrasportate sul tetto stile Bin Laden. Niente da fare per i ranger, per i SEAL e anche per i Night Stalkers. E' troppo lontano da Gibuti e dal Kenya, troppo sotto gli occhi di Mogadiscio. E poi c' il rischio di un disastro. Le parole Blackhawk Down sono ancora un incubo.

"Mi dispiace, Segugio. Hai fatto un ottimo lavoro. Lo hai identificato, localizzato, screditato. Ma ora  finita. Il bastardo  asserragliato a Merca ed  improbabile che ne venga fuori, a meno che tu non trovi una bella esca. E poi c' il problema di Opal. A questo punto  meglio se fai i bagagli e torni a casa."

"Non  ancora morto, Volpe Grigia. Ha sparso troppo sangue. Non pu pi predicare, ma rimane un pericoloso bastardo. Potrebbe fuggire a ovest, nel Mali. Fammi portare a termine la missione."

Segu un silenzio all'altro capo del filo. Poi Volpe Grigia rispose.

"Okay, Segugio. Ti do un'altra settimana. Poi fai le valigie."

Il Segugio si rese conto di aver fatto un errore di calcolo. Pensava che distruggendo la credibilit del Predicatore nel mondo islamico fondamentalista avrebbe costretto il suo bersaglio a uscire dal proprio rifugio e venire allo scoperto. Voleva che fuggisse dalla sua gente, senza protezioni, che tornasse a essere un rifugiato. Non si aspettava certo che i propri superiori gli ordinassero di non dargli pi la caccia.

Ebbe una crisi di coscienza. Comunque la pensasse in quanto cittadino, come ufficiale, perdipi della marina americana, doveva completa lealt al suo comandante in capo. E questo significava obbedienza. Ma a quell'ordine non poteva obbedire.

Gli era stato affidato un compito. E non era ancora terminato. Gli era stata assegnata una missione. Non l'aveva ancora conclusa. E i termini erano cambiati. Era diventata una vendetta personale. Aveva un obbligo verso il suo amato padre, se l'era assunto quando lui giaceva in un letto nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Virginia Beach, e intendeva adempierlo.

Per la prima volta da quando frequentava la scuola dei cadetti, contempl l'idea di rassegnare le dimissioni dal corpo. La sua carriera fu salvata qualche giorno dopo da un odontotecnico di cui non aveva mai sentito parlare.

Per due giorni Al-Afrit tenne per s la foto con la prova delle torture, ma quando all'improvviso comparve sullo schermo del centro operativo presso lo studio legale Chauncey Reynolds, l'immagine caus impressione e sconcerto. Gareth Evans aveva iniziato le trattative con Abdi. Le questioni ovviamente riguardavano l'ammontare del riscatto e i tempi. Abdi aveva ridotto la richiesta da venticinque a venti milioni di dollari, ma per gli europei la trattativa procedeva a rilento. Era trascorsa una settimana, per i somali una frazione di secondo. Al-Afrit insisteva su quella cifra e la pretendeva subito. Abdi gli aveva spiegato che l'armatore svedese non intendeva sborsare venti milioni. Evans restava dell'idea che alla fine si sarebbero accordati per cinque milioni.

Poi Al-Afrit aveva assunto il controllo della situazione e aveva mandato la foto. Per caso in quel momento nell'ufficio c'erano sia Reynolds sia Harry Andersson, cui era stato consigliato di tornare a casa e attendere gli eventi a Stoccolma. Davanti all'immagine i tre ammutolirono per il disgusto.

Il cadetto era tenuto a faccia in gi su un tavolaccio di legno da un grosso somalo che gli stringeva i polsi. Aveva le gambe divaricate, legate a quelle del tavolo. Non aveva n pantaloni n mutande.

Era stato frustato a sangue sulle natiche. Aveva la faccia poggiata sul legno e girata di lato, si capiva che stava gridando.

Evans e Reynolds si resero conto di avere a che fare con un folle sadico. Una cosa del genere non era mai accaduta. La reazione di Harry Andersson fu pi esasperata. Lanci un grido e si precipit nel bagno adiacente alla stanza. Gli altri due avvocati sentirono i conati di vomito dell'armatore. Torn pallido come un cencio, a parte due chiazze rosse sulle guance.

"Quel ragazzo  mio figlio" url. "Mio figlio, che si  imbarcato con il nome della madre." Afferr Gareth Evans per il bavero e lo tir su dalla sedia finch i loro visi si sfiorarono.

"Faccia tornare mio figlio, Gareth Evans, lo faccia tornare. Dia a quel maiale tutti i soldi che vuole. Qualsiasi cifra, ha capito? Glielo dica, pagher cinquanta milioni di dollari per il mio ragazzo, glielo dica."
Si precipit fuori dalla stanza, lasciando i due inglesi pallidi e scossi, con l'orrida foto che campeggiava ancora sullo schermo.


11.

Il giorno del suo martirio Tariq "Terry" Hussein si alz molto prima dell'alba. Dietro le tende chiuse si purific il corpo come prescrivevano gli antichi rituali, si sedette davanti al lenzuolo che drappeggiava il muro con gli appropriati versetti del Corano, accese la telecamera e registr le sue ultime parole rivolte al mondo. Poi si connett al canale della jihad e diffuse in rete il suo messaggio. Quando le autorit lo avessero notato, sarebbe stato troppo tardi.

Guid nell'alba di una splendida giornata estiva insieme ai primi pendolari, alcuni provenienti dal Maryland e diretti in Virginia, altri che procedevano in senso inverso, e molti diretti nel Distretto di Columbia. Non aveva fretta, ma voleva calcolare i tempi giusti.

Non poteva sostare troppo a lungo sulla corsia pi a sinistra di una grossa arteria stradale. Se fosse arrivato con troppo anticipo avrebbe bloccato i pendolari, che si sarebbero messi a strombazzare attirando l'attenzione. Uno degli elicotteri che volteggiano su quella zona avrebbe potuto chiedere l'intervento di un'autopattuglia della polizia statale. Questa si sarebbe fatta largo a fatica nell'ingorgo, ma alla fine sarebbe arrivata con due agenti armati. Era quello che Hussein voleva, ma a tempo debito.

D'altronde, se fosse arrivato troppo tardi l'obiettivo che aveva in mente poteva essere gi passato, e non era il caso di aspettare a lungo il successivo. Alle sette e dieci arriv al Key Bridge.

Il ponte, un punto di riferimento nel panorama di Washington, ha otto arcate. Cinque si protendono sul fiume Potomac, che segna il confine tra la Virginia e il quartiere di Georgetown, nel Distretto di Columbia. Altre due, dal lato di Washington, attraversano il C&O Canal e K Street. L'ottava, sulla sponda della Virginia, sovrasta la George Washington Memorial Parkway, un'altra strada costantemente intasata dal traffico dei pendolari.

Hussein, che si trovava sulla Route 29, si avvicin al ponte tenendosi sulla carreggiata di sinistra della strada a sei corsie. Giunto al centro sopra la GW Parkway, spense il motore. L'utilitaria rallent fino a fermarsi. Immediatamente gli autisti infuriati degli altri veicoli sterzarono per superarlo. Lui scese, si diresse verso il bagagliaio e lo apr. Prese due triangoli rossi per la segnalazione di un guasto e li piazz sull'asfalto.

Apr entrambe le portiere dal lato di guida per creare una piccola zona protetta fra la macchina e il parapetto. Si allung nell'abitacolo, prese il fucile con i due caricatori, si chin sul parapetto e con il mirino punt l'arma verso i pilastri sottostanti. Se pure gli automobilisti che sopraggiungevano da dietro avessero visto cosa stava facendo appostato fra i due sportelli aperti, o non avrebbero creduto ai loro occhi o sarebbero stati troppo impegnati a superare il veicolo fermo sulla strada e a evitare di essere investiti mentre cambiavano corsia.

A quell'ora, le sette e un quarto, nel traffico che scorre sotto il ponte pi o meno ogni dieci veicoli passa un autobus di pendolari. Ci sono molte corse che collegano le linee della metropolitana nel Distretto di Columbia, della linea blu e della linea arancio. Gli autobus della linea arancio seguono il percorso 23C, che si snoda dalla stazione della metro di Rosslyn fino a Langley, in Virginia, dove fanno capolinea davanti ai cancelli di un enorme complesso noto semplicemente come CIA, o l'Agenzia.

Il traffico sotto il ponte non era particolarmente sostenuto, ma scorreva lentamente, con le macchine incolonnate. Tariq Hussein aveva fatto una ricerca su internet e sapeva qual era l'autobus che stava aspettando; aveva quasi perso le speranze quando da lontano scorse un tetto arancione. Un elicottero volteggiava e girava in tondo sul fiume. Da un momento all'altro avrebbe notato il veicolo fermo sul ponte. Lui attendeva solo che l'autobus arancione si avvicinasse.

I primi quattro proiettili perforarono il parabrezza e uccisero l'autista. Il pullman sband, fin contro una macchina, il motore si spense e il mezzo si ferm. L'uomo con la divisa di servizio della metropolitana si accasci sul volante, stecchito. Ci furono le prime reazioni.

Sotto il ponte, anche la macchina colpita sulla fiancata si ferm. Il guidatore salt fuori dal veicolo e si mise a inveire contro l'autobus che gli era finito addosso. Poi scorse il conducente accasciato, immagin che avesse avuto un attacco di cuore e prese il cellulare.

I guidatori delle macchine dietro i due veicoli fermi presero a strombazzare. Alcuni smontarono. Uno di loro guard in alto, vide la figura sul parapetto e grid allarmato. L'elicottero vir su Arlington e torn verso il Key Bridge. Hussein fece fuoco ripetutamente mirando al tetto dell'autobus fermo. Dopo venti colpi il caricatore era vuoto. Lo sfil, lo capovolse e inser l'altro. Poi ricominci a sparare.

Sotto di lui c'era il caos. Si era sparsa la voce. I guidatori erano balzati fuori e si erano accovacciati dietro le auto. Almeno due di loro gridavano al cellulare.

Sul ponte due donne in fondo alla colonna di macchine si misero a urlare. Il tetto dell'autobus che faceva servizio sulla linea 23C era un colabrodo. L'interno stava diventando un carnaio di sangue, cadaveri e persone in preda all'isteria. Poi anche il secondo caricatore si esaur.

Non fu il tiratore sull'elicottero a mettere fine alla tragedia ma un poliziotto fuori servizio che si trovava incolonnato sulla Route 29, dieci vetture dietro la macchina ferma. Aveva il finestrino aperto per far uscire il fumo della sigaretta per timore che la moglie lo sentisse. Ud gli spari e riconobbe i colpi di un potente fucile. Balz fuori dalla macchina, impugn la pistola automatica di servizio e si mise a correre, non per fuggire dagli spari ma nella loro direzione.

Tariq Hussein si accorse di lui soltanto quando il finestrino della portiera aperta accanto a lui and in frantumi. Si volt, vide l'uomo che correva e punt l'arma. Era scarica. Ma l'agente non poteva saperlo. A sei metri dall'uomo si ferm, accovacciandosi, impugn la pistola a due mani e svuot il caricatore sulla portiera e sull'uomo che vi stava dietro.

In seguito si accert che il killer era stato raggiunto da tre colpi, sufficienti ad ammazzarlo. Quando l'agente raggiunse la macchina l'uomo era steso sul bordo della strada e ansimava debolmente. Spir dopo trenta secondi.

Per il resto della giornata sulla Route 29 regn la confusione pi totale; venne chiusa al traffico mentre gli uomini della Scientifica rimuovevano il cadavere, il fucile e da ultimo l'utilitaria. Ma non era niente in confronto a quanto stava accadendo l sotto, sulla GW Parkway.

L'interno dell'autobus di pendolari che collegava Rosslyn a Langley era un macello. Le cifre rese note in seguito riferirono di sette morti, nove feriti gravi, cinque sottoposti ad amputazioni e venti feriti pi lievi. Nell'autobus non era stato possibile trovare riparo dai proiettili che arrivavano dall'alto.

A Langley lo shock che colp le migliaia di dipendenti quando giunse la notizia fu come una dichiarazione di guerra, ma da un nemico ormai morto.

La polizia della Virginia e l'FBI non persero tempo. L'auto del killer venne facilmente identificata tramite la motorizzazione. I reparti scelti perquisirono la casa di Fairfax. Era vuota, ma gli uomini della Scientifica, con indosso le loro tute, la passarono completamente al setaccio.

Nel giro di ventiquattr'ore la rete degli investigatori si era allargata a dismisura. Esperti di antiterrorismo esaminarono attentamente il computer portatile e il diario. L'annuncio del sacrificio venne riprodotto in stanze piene di uomini e donne silenziosi nello Hoover Building dell'FBI, e delle copie furono trasmesse alla CIA.

Non tutte le persone a bordo dell'autobus colpito lavoravano per l'Agenzia, poich il mezzo faceva anche altre fermate. Ma la maggior parte dei pendolari era diretta al capolinea, Langley-McLean.

Prima del tramonto il direttore della CIA esercit le sue prerogative e ottenne un incontro a quattr'occhi con il presidente nello Studio Ovale. Degli impiegati nei corridoi dissero che era ancora pallido per l'ira.

E' molto raro che il capo di un'organizzazione spionistica di un paese abbia stima per il proprio omologo in campo avverso, ma accade. Durante la Guerra fredda molti in Occidente nutrivano a malincuore ammirazione per l'uomo che comandava il servizio spionistico della Germania Est.

Markus "Mischa" Wolf aveva un piccolo budget e un grande nemico: la Germania Ovest e la NATO. Non tentava nemmeno di far passare dalla sua parte i ministri di Bonn. Il suo obiettivo erano i trasandati, timorosi, invisibili topi che lavoravano negli uffici di quanti ricoprivano incarichi di rilievo e dei potenti, senza i quali nessun ufficio pu funzionare: le segretarie personali dei ministri.

Ne studiava le grigie vite private - non di rado si trattava di donne nubili e sole - e incaricava giovani avvenenti di concupirle. Quegli emuli di Romeo tessevano la loro tela lentamente e con pazienza, insinuandosi con caldi abbracci in quelle aride esistenze, promettendo a quelle donne un futuro insieme in paesi caldi dopo la pensione; e tutto solo per poter dare un'occhiata a quegli stupidi documenti che passavano sulla scrivania del ministro.

E loro, le Ingrid e le Waltraud, ci cascavano. Fornivano ai propri amanti le copie dei documenti confidenziali rimaste sulla scrivania del ministro quando questi usciva impettito dall'ufficio per andare a pranzare a quattro palmenti. A un certo punto si era penetrati cos a fondo nel governo che gli alleati della NATO non osavano dire a Bonn nemmeno che giorno della settimana fosse, perch nel giro di ventiquattr'ore l'informazione sarebbe arrivata a Berlino Est e a Mosca.

Alla fine arrivava la polizia, il Romeo di turno si dileguava e il topo d'ufficio, una donna avvizzita e in lacrime, veniva portata via da due robusti agenti. E da un appartamentino solitario finiva in isolamento nell'angusta cella di una prigione.

Era uno spietato bastardo, Mischa Wolf, ma dopo il crollo della Germania Est si stabil in Occidente e mor nel suo letto per cause naturali.

Quarant'anni dopo il SIS britannico avrebbe fatto carte false per origliare negli uffici dello studio legale Chauncey Reynolds, ma Julian Reynolds faceva perlustrare regolarmente tutte le stanze da una squadra di abilissimi tecnici, veri maghi dell'elettronica, alcuni dei quali avevano lavorato per il governo.

Cos quell'estate non c'erano sofisticati microfoni nascosti nell'ufficio di Gareth Evans, ma c'era Emily Bulstrode. La donna vedeva tutto, leggeva tutto e ascoltava tutto, e nessuno la notava quando portava il vassoio con il t.

Il giorno che Harry Andersson url in faccia a Gareth Evans, la signora Bulstrode compr come al solito un sandwich al negozio di gastronomia all'angolo della strada e si chiuse nella sua cabina telefonica preferita. Non le piacevano quegli apparecchi moderni che la gente portava in tasca e che squillavano in continuazione durante le riunioni. Preferiva servirsi di una delle ultime cabine telefoniche rimaste, quelle rosse di ghisa, dove si infilavano i soldi in una fessura. Dopo aver composto il numero di Vauxhall Cross si fece passare un interno, disse poche parole e torn alla sua scrivania.

Smontata dal lavoro and a piedi a St James's Park, si sedette sulla panchina convenuta e mentre aspettava il suo contatto diede alle anatre le briciole del sandwich che aveva messo da parte. Tanto tempo prima, meditava, il suo amato Charlie era l'agente a Mosca che ogni giorno si recava al Parco Gorkij per incontrare il traditore sovietico Oleg Penkovskij, il quale gli consegnava segretissimi microfilm. Quei segreti di Stato venivano comunicati al presidente Kennedy, che grazie a essi nel 1962 aveva messo nel sacco Nikita Chruscev facendo ritirare quei dannati missili da Cuba.

Un giovane si avvicin e si sedette accanto a lei. La consueta innocente conversazione l'assicur della sua vera identit. Lo guard e sorrise. Uno sbarbatello, pens, probabilmente alle prime armi, che non era nemmeno nato quando lei passava clandestinamente la Cortina di ferro diretta in Germania Est per conto dello studio legale.

Il giovane fingeva di leggere l'"Evening Standard". Non prendeva appunti perch nella tasca della giacca aveva un registratore acceso ma silenzioso. Nemmeno Emily Bulstrode prendeva appunti; aveva due punti di forza: un'aria assolutamente innocua e una memoria eccezionale.

Cos rifer in maniera dettagliata al novizio tutto quello che era successo negli uffici dello studio legale, parola per parola. Poi si alz e si diresse alla stazione per prendere il treno che l'avrebbe portata nella sua piccola casa di Coulsdon. Era seduta da sola a guardare i sobborghi meridionali che scorrevano dal finestrino. Una volta era riuscita a ingannare la temibile Stasi; adesso aveva settantacinque anni e preparava il caff agli avvocati.

Al tramonto il giovane agente di Vauxhall Cross torn alla base e compil il suo rapporto. Not un appunto con cui si avvertiva che il Capo autorizzava a condividere con i cugini dell'ambasciata americana le notizie concernenti la Somalia. Non capiva cosa c'entrasse un brutale signore della guerra di Garacad con la caccia al Predicatore, ma un ordine  un ordine, cos inoltr una copia del rapporto alla CIA.

Nel suo rifugio a meno di un chilometro dall'ambasciata, il Segugio aveva quasi finito di fare le valigie quando il suo BlackBerry vibr discretamente. Guard il messaggio, lo lesse e si mise a riflettere. Dopo un po' disfece le valigie. Una divinit benigna gli aveva fornito l'esca che gli serviva.

La mattina seguente Gareth Evans chiese un colloquio con Abdi. Il somalo aveva un tono sommesso.

"Signor Abdi, amico mio, l'ho sempre considerata una persona civile" esord Evans.

"Lo sono, signor Gareth, lo sono" rispose il negoziatore da Garacad. Nella sua voce Evans percep una certa angoscia. Non credeva che fingesse. Naturalmente non poteva esserne certo. Dopo tutto lui e Al-Afrit appartenevano alla stessa trib, gli Habar Gidir, altrimenti ad Abdi non sarebbe stato affidato quell'incarico di fiducia.

Evans si ricord del consiglio che aveva ricevuto anni prima, quando lavorava all'Ufficio dazio e dogana ed era stato inviato nel Corno d'Africa. Il suo assistente era un vecchio impiegato residente da tempo nelle colonie, con la pelle incartapecorita e gli occhi gialli per la malaria. I somali, gli aveva spiegato, hanno una scala di valori immutabile.

Prima di tutto viene l'interesse personale. Dopo la famiglia, quindi il clan, poi la trib. In ultimo c' la nazione, infine la religione. Alle ultime due si appellano solo per combattere contro gli stranieri. Se li si lascia soli iniziano a farsi guerra tra loro, cambiano in continuazione alleanze e vincoli di fedelt a seconda dei vantaggi e cercano la vendetta per i torti che ritengono di aver subito.

L'ultima cosa che disse a Gareth Evans prima di farsi saltare le cervella quando il Servizio coloniale aveva minacciato di rimpatriarlo nella piovosa Inghilterra fu: "Non si pu comprare la lealt dei somali, ma di solito la si pu affittare".

In quella tarda mattinata d'estate nella mente di Gareth Evans frullava un'idea: capire se la lealt di Ali Abdi a un membro della sua stessa trib fosse maggiore di quella che nutriva per s .

"Quello che  accaduto a uno dei prigionieri del suo capo  vergognoso, inaccettabile. Potrebbe compromettere i nostri negoziati. E pensare che all'inizio ero davvero contento di trattare con lei, perch ritengo che siamo entrambi uomini d'onore."

"Ne sono convinto anch'io, signor Gareth."

Evans non poteva sapere fino a che punto quella linea era sicura. Non si preoccupava di Fort Meade e di Cheltenham - era scontato che li stessero intercettando -, ma che qualche servitore del signore della guerra che parlava bene inglese fosse in ascolto. Comunque doveva rischiare, sperando che Abdi capisse quella certa parola.

"Vede, amico mio, credo che forse siamo a Thuraya."

Segu un lungo silenzio. L'auspicio di Evans consisteva nel fatto che, se qualche altro somalo meno istruito stava ascoltando quella conversazione, non avrebbe capito a cosa si riferiva, a differenza di Abdi.

Alla fine Abdi rispose.

"Penso che abbia ragione, signor Gareth."

Thuraya  un sistema di telecomunicazione che prevede l'uso di satelliti geostazionari. In Somalia ci sono quattro gestori di telefonia mobile: Nation Link, Hormud, Semafone e France Telecom. Hanno tutti proprie antenne. Solo Thuraya si serve dei satelliti americani che orbitano lentamente nello spazio.

Evans stava dicendo ad Ali Abdi che se aveva, o riusciva a procurarsi, un telefono Thuraya poteva andare nel deserto da solo e chiamare Evans da dietro una roccia per parlare lontano da orecchie indiscrete. La risposta di Abdi lasciava intendere che lui aveva capito e ci avrebbe provato.

I due negoziatori prolungarono la trattativa per altri trenta minuti, abbassando la cifra del riscatto a diciotto milioni e assicurando che si sarebbero risentiti dopo aver consultato i rispettivi committenti.

Il pranzo era a carico del governo americano; il Segugio aveva insistito. Ma il ristorante lo aveva scelto il suo contatto nel SIS, Adrian Herbert. Aveva prenotato allo Shepherd's in Marsham Street, chiedendo espressamente un spar per esigenze di privacy.

Fu un incontro affabile, amichevole, ma entrambi sapevano che sarebbero venuti al punto dopo il caff e le caramelle alla menta. Quando l'americano fece il suo discorsetto, Herbert pos la tazza, sorpreso.

"Cosa intende con "prelevare"?"

"Prelevare in senso lato: catturare, portare via."

"Vuole dire rapire. Per le strade di Londra? Senza un mandato o un'imputazione?"

"Sta aiutando un noto terrorista che ha istigato quattro omicidi nel suo paese, Adrian."

"S, ma un sequestro di persona creerebbe uno scompiglio, se venisse fuori. Per fare una cosa del genere ci serve l'autorizzazione, con la firma del ministro dell'Interno. Consulter degli avvocati, che richiederanno un'imputazione formale."

"Ci avete gi aiutato consegnandoci criminali senza processo, Adrian."

"S, ma sono stati rapiti per le strade di paesi completamente al di fuori della legge. Vede, Knightsbridge non  Karachi. In apparenza Dardari  un rispettabile uomo d'affari."

"Ma noi sappiamo che non  cos ."

"S, lo sappiamo. Ma solo perch abbiamo violato la sua abitazione, gli abbiamo piazzato delle cimici in casa e abbiamo ficcato il naso nel suo computer. Pensi che meraviglia se tutto ci saltasse fuori in un processo. Mi spiace, Segugio, vogliamo aiutarvi, ma questo non possiamo farlo."

Si mise a riflettere, fissando il soffitto.

"No, non si pu proprio fare, vecchio mio. Per ottenere una cosa del genere dovremmo agire come i troiani."

Pagarono il conto e usciti sul marciapiede presero due direzioni diverse. Adrian Herbert torn nel suo ufficio a Vauxhall. Il Segugio ferm un taxi. Seduto sul sedile posteriore, rimugin su quell'ultima frase.

Che significava quel riferimento classico? Una volta a casa fece qualche ricerca su internet. Gli ci volle un po', ma la trov. La Troian Horse Outcomes, una piccola ditta specializzata in vigilanza che aveva sede a Hamworthy, nel Dorset.

Quello era territorio della marina reale, lo sapeva. Avevano una grossa base nei pressi di Poole e molti militari, dopo aver lavorato una vita nelle forze speciali, quando andavano in pensione si stabilivano vicino alle loro vecchie basi. Spesso si mettevano in societ con qualche ex commilitone e creavano una ditta di sicurezza privata, la solita roba: guardie del corpo, sorveglianza, scorte. Anche se non ci guadagnavano molto, lavoravano da casa. Fece ulteriori ricerche e scopr che la Troian Horse Outcomes aveva sede in un quartiere residenziale.

Il Segugio chiam il numero che aveva trovato e fiss un appuntamento per la mattina seguente. Poi telefon a un autonoleggio di Mayfair e prenot una Golf, che avrebbe ritirato tre ore prima dell'appuntamento. Spieg che era un turista americano di nome Jackson, precisando di avere la patente americana, e che gli serviva una macchina per un giorno perch voleva andare a trovare un amico sulla costa meridionale.

Dopodich il BlackBerry vibr. Era un messaggio dalla TOSA, al riparo da intercettazioni. Il display rivelava che veniva da Volpe Grigia. Ma non diceva che il generale a quattro stelle a capo del JSOC aveva appena lasciato lo Studio Ovale con nuovi ordini.

Volpe Grigia non aveva perso tempo. Il suo messaggio era di quattro parole. Diceva: "Il Predicatore. Niente prigionieri".

In pratica ormai Gareth Evans alloggiava nello studio legale. Nella sala operativa era stata portata una brandina. Adiacente alla stanza c'era un bagno con doccia, gabinetto e lavandino. I pasti arrivavano dal negozio di gastronomia all'angolo, che forniva cibi pronti e insalate. Evans aveva abbandonato la consueta procedura delle telefonate a orari fissi con il suo omologo in Somalia. Voleva trovarsi nella sala operativa se Abdi, seguendo il suo consiglio, avesse chiamato dal deserto. Probabilmente non aveva la possibilit di stare a lungo da solo. Infatti poco prima di mezzogiorno squill il telefono. Era Abdi.

"Signor Gareth? Sono io. Ho trovato un apparecchio satellitare. Ma non ho molto tempo."

"Allora sbrighiamoci, amico mio. Quello che il suo capo ha fatto al ragazzo ci dice una cosa: vuole spingerci a trovare in fretta un accordo. Il che non  normale. Di solito sono i somali a prendersela comoda. Stavolta entrambe le parti sono interessate a una conclusione rapida. Non  cos ?"

"Credo di s" rispose la voce dal deserto.

"Il mio capo la vede allo stesso modo. Ma non a causa del ragazzo. Era un ricatto, ma troppo rozzo per funzionare. Il mio capo rivuole la sua nave in mare. L'importante  il prezzo finale del riscatto, e su questo punto il consiglio che dar al suo capo sar fondamentale."

Evans sapeva che sarebbe stato un suicidio lasciar trapelare che il ragazzo valeva dieci volte la nave e il carico.

"Cosa propone, signor Gareth?"

"L'ultima offerta  cinque milioni di dollari. Sappiamo entrambi che  assolutamente equa. E comunque probabilmente fra tre mesi ci saremmo accordati su questa cifra. Penso che sia d'accordo anche lei."

Abdi, con il telefono all'orecchio, accovacciato a terra nel deserto a quasi due chilometri dalla fortezza alle spalle di Garacad, ne convenne, ma non disse nulla. Sentiva che poteva ricavarne qualche vantaggio.

"La mia proposta  questa" prosegu Evans. "Su cinque milioni la sua fetta sarebbe circa un milione. Io le offro un milione subito, da versare sul suo conto corrente. E un altro milione quando la nave salper. La cosa rimarr tra me e lei. L'importante  che si arrivi a una conclusione rapida. Ed  quello che spero di ottenere."

Abdi ci riflett. Un terzo milione glielo avrebbe dato Al-Afrit. Era tre volte la sua tariffa abituale. Poi fece altre considerazioni. Voleva uscire da quella situazione a tutti i costi.

I giorni dei bottini e dei riscatti facili erano finiti. C'era voluto un bel po' prima che gli occidentali e le potenze marittime si coalizzassero, ma ora stavano diventando sempre pi aggressivi.

C'erano gi stati due attacchi sulla costa da parte di commando occidentali arrivati via mare. Una nave all'ancora era stata liberata da marine calatisi con delle corde da un elicottero. Le guardie somale avevano ingaggiato un combattimento. Due marine erano morti, ma anche tutti i somali tranne due, ora detenuti alle Seychelles.

Ali Abdi non era un eroe e non aveva la minima intenzione di diventarlo. Impallidiva per il terrore al pensiero di quei mostri vestiti di nero con i visori notturni e i mitra crepitanti che espugnavano la fortezza di mattoni di fango dove era ospite in quel momento. E poi voleva ritirarsi dall'attivit; con una grossa fortuna e il pi lontano possibile dalla Somalia. In un posto civile e soprattutto sicuro.

"Affare fatto, signor Gareth" disse al telefono satellitare, e gli dett il suo numero di conto. "Adesso lavoro per lei. Per cerchi di capire, spinger per accordarci rapidamente a cinque milioni di dollari, ma dobbiamo comunque prevedere una trattativa di quattro settimane."

Ne erano gi passate due, pens Evans, e in ogni caso sei settimane potevano considerarsi tra i periodi pi brevi intercorsi fra il sequestro e il rilascio.

"Grazie, amico mio. Lasciamo perdere questo lavoro infame e torniamo a una vita civile..."

Attacc. All'altro capo, Abdi fece lo stesso e rientr alla fortezza. I due non avevano usato la rete telefonica somala, ma la cosa era del tutto ininfluente per gli uomini di Fort Meade o di Cheltenham, che avevano intercettato ogni parola.

Seguendo gli ordini Fort Meade pass il testo oltre il confine di Stato alla TOSA, che ne inoltr una copia al Segugio, a Londra. Un mese, pens. Il tempo scorre. Si mise in tasca il BlackBerry mentre cominciavano a profilarsi i sobborghi settentrionali di Poole e aguzz la vista per non perdere il cartello che indicava Hamworthy.

"E' un mucchio di soldi, capo."

La Troian Horse Outcomes era chiaramente una societ molto piccola. Il Segugio immaginava che avesse preso nome da uno dei pi grandi inganni della storia, ma le forze che l'individuo davanti a lui poteva chiamare a raccolta erano ben pi sparute dell'esercito greco.

Aveva sede in una modesta casa a schiera in periferia, e il Segugio stim l'organico in due o tre persone. L'uomo che aveva di fronte, seduto dietro un tavolo da sala da pranzo, doveva essere il principale, e il Segugio lo battezz subito come un ex militare della marina reale, un sottufficiale. Aveva ragione in entrambi i casi. L'uomo si chiamava Brian Weller.

Weller si riferiva a una mazzetta di banconote da cinquanta dollari grossa come un mattone.

"Quindi cosa vuole, esattamente?"

"Voglio che un tale venga prelevato senza dare nell'occhio da una strada di Londra, sia portato in un posto tranquillo e isolato, tenuto l per circa un mese e poi rilasciato dov'era stato preso. Niente maniere forti, dev'essere una bella vacanza fuori citt e senza telefono."

Weller ci riflett. Non aveva il minimo dubbio che quel sequestro fosse illegale, ma la sua filosofia era semplice e militaresca. C'era gente buona e gente cattiva, e quest'ultima se la cavava sempre a buon mercato.

Anche la pena di morte era illegale, ma lui aveva due bambine che andavano a scuola e se qualche maiale le avesse molestate non avrebbe esitato a spedirlo all'altro e forse migliore mondo.

"Che ha fatto questo tipo?"

"Aiuta i terroristi. Li finanzia sottobanco. Quello che sta aiutando ora ha ucciso quattro inglesi e quindici americani. Un terrorista."

Weller grugn. Aveva partecipato a tre spedizioni a Helmand, in Afghanistan, e aveva visto morire dei cari amici.

"Guardie del corpo?"

"No. Ogni tanto noleggia una limousine con autista. Pi spesso prende un taxi per strada."

"Ha un posto dove portarlo?"

"Non ancora. Lo trover."

"Prima di decidere vorrei effettuare una ricognizione completa."

"Se non lo facesse me ne andrei immediatamente" comment il Segugio.

Weller distolse lo sguardo dal blocchetto di banconote e osserv l'americano al di l del tavolo. Non si dissero altro. Non ce n'era bisogno. L'ex sottufficiale era convinto che anche lo yankee avesse combattuto, sentito le pallottole fischiare, visto i compagni morire. Annu.

"Far una scappata a Londra. Va bene domani, capo?"

Il Segugio trattenne un sorriso. Riconobbe il modo in cui i soldati delle forze speciali britanniche si rivolgevano a un ufficiale. Alle spalle lo chiamavano "capoccia", se non peggio.

"Domani  perfetto. Prenda mille dollari per il disturbo. Se accetta, si prende anche il resto. Altrimenti me li restituir."

"E come sa che glieli restituir?"

Il Segugio fece per andarsene.

"Signor Weller, credo che entrambi conosciamo le regole. Non siamo due pivelli."

Quando il Segugio se ne fu andato, dandogli appuntamento a una congrua distanza dall'ambasciata, Brian Weller prese in mano la mazzetta. Venticinquemila dollari. Cinquemila per le spese; al nascondiglio avrebbe pensato lo yankee. Aveva due figlie da tirare su, una moglie da mantenere, dunque tre bocche da sfamare, e si guadagnava da vivere in maniera poco ortodossa.

Fece il sopralluogo con un vecchio compagno del suo commando e pass una settimana a studiare il lavoro. Poi accett.

Ali Abdi si fece coraggio e and da Al-Afrit.

"Le cose procedono bene" gli rifer. "Ricaveremo un bel riscatto dalla Malmo."

Poi affront un altro argomento.

"Per c' quel ragazzo biondo. Se muore le cose si complicheranno, andranno per le lunghe, il prezzo del riscatto si ridurr."

Non menzion l'eventualit che un commando europeo sbarcasse sulla costa per liberare il prigioniero, l'incubo che lo assillava. Rischiava solo di provocare l'ira dell'uomo.

"perch dovrebbe morire?" bofonchi il signore della guerra.

Abdi scroll le spalle.

"Chi lo sa? Un'infezione, un avvelenamento del sangue."

Ottenne ci che voleva. A Garacad c'era un dottore, se non altro in grado di prestare le cure di base. Le ferite del cadetto vennero disinfettate e bendate. Lo tenevano ancora rinchiuso nel sotterraneo e Abdi non poteva n osava obiettare.

"Qui  il regno della caccia al cervo" disse l'uomo dell'agenzia immobiliare. "Ma tra poco inizia il periodo degli accoppiamenti, quindi la stagione si chiuder."

Il Segugio sorrise. Stava di nuovo recitando la parte dell'innocuo turista americano.

"Oh, io non vado a caccia di cervi. No, voglio solo scrivere il mio libro e ho bisogno di pace e tranquillit assolute. Niente telefoni, niente strade, niente visite, niente interruzioni. Una bella baita lontano da tutto dove possa lavorare al mio grande romanzo americano."

L'agente immobiliare conosceva un po' gli scrittori. Tipi strani. Digit di nuovo sulla tastiera e guard lo schermo.

"Abbiamo un piccolo chalet" disse. "E' libero fino alla prossima stagione di caccia."

Si alz per avvicinarsi a una mappa sulla parete. Studi un reticolo di coordinate e picchiett con il dito su un punto privo di indicazioni, dove non erano segnati citt, villaggi e nemmeno strade. Da l si diramavano solo sentieri. Nella zona settentrionale della contea di Caithness, l'ultimo territorio scozzese prima del selvaggio Pentland Firth.

"Ho delle foto."

Torn davanti al computer e pass in rassegna una cartella di fotografie. Era una baita in buone condizioni, immersa in un mare di lussureggiante erica, in una stretta valle incorniciata da colline; il tipo di posto dove un damerino in fuga con due marine alle calcagna farebbe cinquecento metri prima di stramazzare al suolo.

Aveva due stanze da letto, un ampio salone, cucina e bagno con doccia, un enorme camino e una catasta di ciocchi di legno.

"Mi sa che ho trovato il mio paradiso" comment il turista-scrittore. "Non ho avuto tempo di aprire un conto corrente. Vanno bene i contanti?"

Andavano benissimo. Tra qualche giorno avrebbero mandato le chiavi e le spiegazioni per arrivare, ma a Hamworthy.

Mustafa Dardari non aveva la macchina e non guidava per Londra. Il parcheggio era un incubo di cui faceva volentieri a meno. Dalle sue parti, a Knightsbridge, i taxi erano frequenti e comodi, anche se costosi. Non era un problema. Ma per le serate di gala e le cene eleganti si serviva di una societ che noleggiava limousine; sempre la stessa ditta e di solito lo stesso autista.

Aveva cenato da amici a un chilometro e mezzo da casa e mentre si congedava aveva chiamato con il cellulare l'autista per dirgli di venirlo a prendere davanti al portico, dove la doppia linea gialla proibiva il parcheggio giorno e notte. L'autista, che aspettava dietro l'angolo, mise in moto e part. L'auto percorse un metro, poi una gomma posteriore si afflosci.

L'autista scese a controllare e si accorse che mentre sonnecchiava al volante qualche farabutto aveva piazzato un chiodo aguzzo sotto la ruota. L'autista chiam il suo cliente e lo avvert del contrattempo. Avrebbe cambiato la ruota, ma essendo la limousine una vettura grossa e pesante ci sarebbe voluto del tempo.

Mentre il signor Dardari era nel portico insieme agli altri ospiti che si stavano accomiatando, dall'angolo della strada fece capolino un taxi, libero. Lo chiam. La macchina accost. Che fortuna. L'uomo sal sulla vettura e diede l'indirizzo. Il taxi si avvi in quella direzione.

A Londra i tassisti hanno l'obbligo di chiudere le portiere posteriori quando hanno un cliente a bordo. Questo per impedire che scappino senza aver pagato, ma anche per evitare che vengano molestati da qualche piantagrane che monti dietro, accanto a loro. Ma quel cretino al volante pareva essersene dimenticato.

Avevano appena superato l'autista della limousine accovacciato sul cric quando il taxi accost al marciapiede e una figura corpulenta apr lo sportello e sal. Dardari protest che il taxi era occupato, ma l'uomo sbatt la porta e disse: "Certo, signore. Da me".

Poi mise un braccio intorno alla spalla dell'uomo d'affari pachistano e con l'altra mano gli premette sulla bocca e sul naso un grosso tampone imbevuto di cloroformio. Nel giro di pochi secondi l'uomo smise di lottare.

Un chilometro e mezzo pi oltre venne trasferito su una monovolume, alla cui guida c'era il terzo uomo, un altro ex membro del commando. Parcheggiarono il taxi, preso in prestito da un commilitone che per vivere faceva il tassista, e come convenuto lasciarono le chiavi sotto il sedile.

Due degli uomini presero posto sul sedile posteriore, ai lati del loro ospite addormentato, fino a quando oltrepassarono la zona nord di Londra. Poi lo stesero dietro i sedili. Due volte fu sul punto di svegliarsi, ma venne rimesso a nanna.

Il tragitto era lungo ma lo percorsero senza intoppi, guidati da un localizzatore GPS e da un navigatore satellitare. Ci misero un po' per superare l'ultimo tratto del sentiero, ma alla fine arrivarono, e Brian Weller fece la telefonata. In quella zona non c'erano antenne, ma lui aveva un telefono satellitare.

Il Segugio chiam Ariel dalla linea sicura che aveva a disposizione, in modo che n Fort Meade n Cheltenham ascoltassero. A Centreville, in Virginia, era met pomeriggio.

"Ariel, ricordi il computer di Londra in cui sei entrato qualche tempo fa? Sei in grado di spedire delle e-mail che sembrino inviate da l?"

"Certo, tenente colonnello."

"E senza lasciare la Virginia, giusto?"

Ariel non si capacitava che esistesse qualcuno cos ignorante in termini di informatica. Con gli strumenti a sua disposizione poteva "diventare" Mustafa Dardari che trasmetteva da Pelham Crescent, a Londra.

"E ricordi il codice basato sui prezzi di frutta e verdura che veniva usato per i messaggi? Potresti criptare il testo usando lo stesso codice?"

"Certo, signore. L'ho decifrato, quindi posso ricrearlo."

"Esattamente com'era? Come se chi lo usava fosse di nuovo al computer?"

"Identico."

"Fantastico. Voglio che invii un messaggio dal protocollo di Londra al ricevente a Chisimaio. Hai un foglio e una matita?"

"Cosa dovrei avere?"

"Lo so che  roba antiquata, ma non vorrei che per e-mail rimanesse qualche traccia, non si sa mai."

Ariel scese la scala per andare a prendere degli oggetti che sapeva a malapena usare. Il Segugio gli dett il messaggio.

Il testo venne criptato con lo stesso codice usato da Dardari e fu inviato. Visto che tutto ci che Dardari inviava in Somalia veniva registrato, fu intercettato da Fort Meade e da Cheltenham e quindi di nuovo decrittato.

I tecnici di entrambe le postazioni rimasero sorpresi, ma le disposizioni erano di intercettare senza interferire. Come da ordini vigenti, Fort Meade ne mand copia alla TOSA, che la pass al Segugio, il quale l'accolse impassibile.

A Chisimaio non c'era pi il Troll a ricevere il messaggio, bens il suo sostituto, Jamma. Lo decodific parola per parola impiegando il "bigino" lasciato dal Troll. Ma, non essendo esperto, se pure ci fossero stati degli errori non se ne sarebbe accorto. Comunque non c'erano. Persino gli errori tipografici convenuti erano dove dovevano essere.

Poich era scomodo spedire e-mail in urdu o in arabo, Dardari, il Troll e il Predicatore avevano sempre usato l'inglese. Il nuovo messaggio era in inglese, lingua che Jamma, un somalo, non padroneggiava. Tuttavia la conosceva abbastanza da capire che quel messaggio era importante e doveva essere subito recapitato al Predicatore.

Lui era uno dei pochi a sapere che l'abiura da parte del Predicatore di tutti i suoi insegnamenti, che girava su internet, era falsa, perch da tre settimane il suo padrone non trasmetteva niente. Ma sapeva che, tra i numerosissimi musulmani sparsi in Occidente, quasi tutti i gruppi di sostenitori erano rimasti disgustati. Aveva letto i loro commenti, ora dopo ora. Ma la sua lealt rimaneva assoluta. Avrebbe intrapreso il lungo e faticoso viaggio verso Merca per recare il messaggio giunto da Londra.

Cos come Jamma era convinto che il messaggio provenisse da Dardari, Fort Meade e Cheltenham credevano che il re dei sottaceti fosse davanti alla sua scrivania per aiutare l'amico in Somalia.

Invece il vero Dardari stava guardando sconsolato l'insistente pioggia settembrina mentre alle sue spalle tre ex commando della marina se ne stavano davanti a un fuoco scoppiettante a rievocare tra una risata e l'altra i combattimenti cui avevano partecipato. Grosse nubi grigie si addensavano sulla valle, scaricando acqua sul tetto della baita.

Nella calura asfissiante di Chisimaio il leale Jamma riempiva il serbatoio del pick-up per il lungo viaggio notturno verso Merca.

A Londra Gareth Evans trasferiva il primo milione di dollari di Harry Andersson sul conto segreto di Abdi a Grand Cayman, calcolando che nel giro di tre settimane la Malmo con il suo carico e l'equipaggio avrebbe ripreso il mare scortata da un cacciatorpediniere della NATO.

In un luogo sicuro dell'ambasciata il Segugio si chiedeva se il pesce avrebbe abboccato. Mentre l'oscurit calava sulla Virginia chiam il quartier generale della TOSA.

"Volpe Grigia, avrei di nuovo bisogno del Grumman. Puoi mandarmelo a Northolt?" disse.


12.

Il Predicatore sedeva nello studio nel compound di Merca a riflettere sui suoi nemici. Non era uno stupido e sapeva che da qualche parte ne aveva uno. Prova ne era il falso sermone postato sul suo sito web, che di fatto gli aveva distrutto la reputazione.

Per dieci anni era riuscito a essere il terrorista di Al-Qaeda pi inafferrabile. Si era spostato da un rifugio all'altro nelle montagne del Nord e del Sud del Waziristan. Aveva cambiato identit e aspetto. Non si era mai lasciato avvicinare da una telecamera.

A differenza di almeno una decina di altri terroristi, ormai tutti morti, non aveva mai usato un cellulare, poich conosceva la straordinaria capacit degli americani di intercettare anche il minimo bisbiglio nel cyberspazio, rintracciarne la fonte persino in una capanna e ridurre in polvere edifici e occupanti.

Con una sola eccezione, di cui ora si pentiva amaramente, non aveva mai spedito e-mail a nessuno dal luogo in cui si trovava. Aveva sempre fatto in modo che i suoi discorsi incitanti all'odio fossero trasmessi a chilometri di distanza dalla sua residenza.

Malgrado ci, qualcuno lo aveva scovato. L'attore del falso sermone gli assomigliava troppo. L'uomo che pareva lui e parlava come lui aveva annunciato al mondo il suo vero nome di nascita e lo pseudonimo che aveva usato quando era carnefice nel Khorosan.

Ignorava come e perch, o chi lo aveva tradito, ma doveva riconoscere che colui che gli dava la caccia probabilmente aveva violato il vero IP del suo computer a Chisimaio. Non capiva come avesse fatto, perch il Troll gli aveva assicurato che era impossibile. Ma il Troll era morto.

Sapeva dei droni. Aveva letto dei libri stampati in Occidente su quegli apparecchi e su ci che erano in grado di fare. Ma presumibilmente alcuni dettagli non erano mai stati divulgati nemmeno nelle pubblicazioni tecniche. Doveva supporre che lo avessero rintracciato e che sopra la sua testa, invisibile, silenzioso, volteggiasse un apparecchio che spiava la sua citt e anche il suo complesso recintato.

Tutto ci lo aveva portato alla convinzione che doveva recidere ogni legame con la vita che stava conducendo e sparire di nuovo. Poi arriv Jamma da Chisimaio con un messaggio del suo amico Mustafa da Londra che cambiava tutto. Parlava di cinquanta milioni di dollari. Fece chiamare il suo ex segretario, che aveva preso il posto del Troll.

"Jamma, fratello mio, sei stanco. Hai fatto un lungo viaggio. Riposa, dormi, rifocillati. Non tornerai a Chisimaio. Abbandoniamo quel posto. Ma farai un altro viaggio. Domani, o forse dopodomani."

Volpe Grigia era perplesso. La sua voce sulla linea sicura dal quartier generale della TOSA alla sala operativa del Segugio presso l'ambasciata americana a Grosvenor Square lo rivelava.

"Segugio, sei in grado di dare un'accelerata ai contatti tra l'uomo di Londra e il suo amico a Merca?"

"Assolutamente s. perch ?"

"Ha passato l'informazione al Predicatore. L'ha avuta da uno stupido avvocato durante una cena a Belgravia."

Il Segugio riflett sulla risposta. C' una sottile differenza tra mentire e quello che un ex sottosegretario britannico una volta aveva definito "essere reticenti".

"E' cos afferma Dardari."

"E gli inglesi cosa pensano?"

"Pensano" rispose il Segugio in tutta sincerit "che il bastardo se ne sta nella sua casa di Londra a spifferare voci di corridoio al suo amico al Sud. A proposito, i piani alti continuano a rifiutare le mie richieste?"

Voleva sviare il discorso dalla faccenda di Mustafa Dardari che spediva messaggi da Londra, mentre in realt l'uomo era a Caithness a guardare la pioggia in compagnia di tre ex militari.

"Categoricamente, Segugio. Niente missili per via dell'agente Opal e niente sbarco. E nemmeno un attacco di forze aviotrasportate dalla nostra base di Mogadiscio. Basta che un missile a spalla centri un elicottero in volo pieno di Delta Boys e avremmo una nuova catastrofe somala. Dovrai escogitare un altro modo."

"D'accordo, capo" disse il Segugio prima di riagganciare.

Il Predicatore aveva ragione nel ritenere che il computer di Chisimaio non garantisse pi la segretezza dei messaggi, ma non si era reso conto che anche il suo alleato a Londra, compagno di giovent e occulto sostenitore, era stato smascherato e che i messaggi in codice che gli inviava, nascosti tra i prezzi delle verdure, erano stati decrittati. cos infranse di nuovo le regole di sicurezza e mand a Dardari una richiesta da Merca. Che fu intercettata e decifrata.

"Tenente colonnello Jackson?"

"S, Ariel."

"Sta accadendo una cosa molto strana tra Merca e Londra."

"Dovresti saperlo, Ariel. Stai spedendo messaggi a nome di Dardari."

"S, ma Merca ha appena risposto. Ha chiesto al suo amico di mandargli un milione di dollari."

Avrebbe dovuto prevederlo. Certamente la spesa rientrava nel budget. La somma era una minima parte del costo di un solo missile. Ma perch sprecare i dollari dei contribuenti?

"Dice come li vuole?"

"Tramite una certa Dahabshiil."

Solo, nel suo ufficio di Londra, il Segugio annu. La conosceva. Un modo per spostare denaro ingegnoso, sicuro e difficilmente rintracciabile. Era basato sul vecchio sistema hundi usato dagli antichi mercanti indiani.

Il terrorismo costa un mucchio di denaro. Dietro i gonzi che piazzano bombe, spesso poco pi che bambini, ci sono i capi, di solito uomini maturi che non hanno alcuna intenzione di morire. E dietro di loro ci sono i capitrib e dietro ancora i finanziatori, che spesso conducono vite apparentemente rispettabili.

Per le agenzie antiterrorismo le fonti di denaro del terrorismo si sono dimostrate un terreno fertile per seguire a ritroso il percorso da un conto corrente all'altro, fino all'origine. perch i movimenti di denaro lasciano tracce. Ma il metodo hundi no. Nel Medio Oriente quel sistema si usa da secoli.

Ebbe inizio perch all'epoca era troppo pericoloso spostare ricchezze su un territorio brulicante di banditi senza avere un piccolo esercito. Con questo sistema un uomo prende il denaro nel paese A e autorizza un suo parente a sborsare la stessa somma, meno la commissione, al beneficiario nel paese B. Non c' alcun movimento finanziario tra le frontiere; solo chiamate telefoniche in codice o e-mail.

Fondata a Burao, in Somalia, nel 1970, la Dahabshiil ha attualmente sede a Dubai. In lingua somala il termine significa "fonditore d'oro", e perlopi la societ trasmette le rimesse delle centinaia di migliaia di somali che lavorano all'estero alle loro famiglie in patria. Molti emigranti si sono stabiliti in Inghilterra, e questo spiega la presenza a Londra di un fiorente ufficio di quella societ.

"Puoi accedere alla situazione bancaria di Dardari?" chiese il Segugio.

"Non vedo perch no, tenente colonnello. Mi concede un giorno?"

Al settimo cielo, Ariel torn davanti al suo schermo sfavillante. Scav a fondo negli investimenti del pachistano e nelle modalit di acquisto che lo portarono ad alcuni conti offshore, tra cui il pi cospicuo si trovava a Grand Cayman. Era protetto da firewall complessi e sofisticati. L'adolescente con la sindrome di Asperger confinato in una soffitta in Virginia li aggir in dieci ore, trasfer un milione di dollari sul conto personale di Dardari a Londra e usc senza lasciare traccia salvo la conferma che l'operazione era stata effettuata dallo stesso Dardari.

Il trasferimento dalla banca londinese all'ufficio di Londra della Dahabshiil fu una formalit, corredata com'era dai dati del beneficiario, specificati dal Predicatore nell'e-mail che Ariel aveva intercettato e decodificato. Ma l'agenzia somala avvert che ci sarebbero voluti tre giorni per trasferire una tale somma in dollari americani all'interno della Somalia. E s, avevano una filiale a Merca.

Fort Meade e Cheltenham registrarono le comunicazioni in uscita e in entrata dal computer di Londra, ma diedero per scontato che fosse stato Dardari a spedirle e a riceverle. Avevano istruzioni di continuare a intercettare senza interferire.

"Jamma, devo affidarti un compito estremamente delicato. Pu essere svolto solo da un somalo perch coinvolge persone che non parlano altre lingue."

Malgrado la sua sofisticatezza, la tecnologia occidentale raramente  di grado di intercettare emissari personali. Per dieci anni Bin Laden, che non viveva in una caverna ma si spostava da un covo all'altro, ha comunicato con i sostenitori in tutto il mondo senza mai usare un cellulare o essere intercettato. Si serviva di messaggeri. E' stato l'ultimo di loro, Al-Kuwaiti, dopo essere stato smascherato e rintracciato all'altro capo del pianeta, a condurre finalmente chi gli stava alle calcagna in un complesso recintato nella citt di Abbottabad.

Il Predicatore rifer il messaggio in arabo a Jamma, che gli stava davanti. Il servitore lo tradusse mentalmente in somalo e lo ripet fino a quando non lo impar alla lettera. Prese con s una delle guardie del corpo pachistane e part.

Us lo stesso pick-up con cui era venuto da Chisimaio due giorni prima con il messaggio da Londra. Dall'alto occhi indiscreti osservavano mentre veniva caricato con taniche di plastica piene di carburante.

In un bunker fuori Tampa videro stendere un telone per coprire le taniche di benzina, ma quella era una normale precauzione. Due uomini salirono a bordo, ma non erano n il Predicatore avvolto nella sua veste n il giovane smilzo con il berretto da baseball rosso. Il pick-up part dirigendosi verso Chisimaio, a sud. Quando spar dalla vista, al Global Hawk fu data istruzione di riprendere la sorveglianza del compound. Poi il pick-up si ferm; gli uomini rimossero il telone e dipinsero di nero il tettuccio della cabina di guida. cos mascherato, torn indietro, aggir Merca a ovest e si diresse a nord. Al tramonto costeggi l'enclave di Mogadiscio e prosegu verso il Puntland e i suoi numerosi covi di pirati.

Su strade piene di buche e di solchi, spesso guidando su piste desertiche di ciottoli aguzzi, cambiando pneumatici e facendo rifornimento, il viaggio verso Garacad dur due giorni.

"Signor Gareth, sono io."

Ali Abdi era al telefono da Garacad. Sembrava eccitato. Gareth Evans si sentiva stanco e teso. L'incessante sforzo di cercare di trattare con persone prive del pi elementare concetto di fretta, e persino della nozione del tempo, era sempre snervante per un europeo. Motivo per cui i pi abili negoziatori per il rilascio di ostaggi erano pochi e ben remunerati.

Inoltre Evans era oggetto di continue pressioni da parte di Harry Andersson, che telefonava anche pi volte al giorno per avere notizie del figlio. Evans aveva cercato di spiegargli che se avessero fatto capire anche solo lontanamente che avevano fretta, o peggio che erano disperati, la situazione si sarebbe aggravata ancora di pi. Il multimilionario svedese era un uomo d'affari e in parte accettava quella logica. Ma era anche padre, e continuava a telefonare.

"Buongiorno, amico mio" lo salut Evans con calma. "Cosa dice il suo principale in questa bella giornata di sole?"

"Credo che presto chiuderemo la trattativa, signor Gareth. Potremmo accordarci per sette milioni di dollari." Poi aggiunse: "Sto facendo del mio meglio". Un'osservazione che, pur se udita per caso da un somalo che parlava inglese al servizio di Al-Afrit, non sarebbe risultata offensiva. Evans cap il senso della frase: il negoziatore di Garacad stava cercando di guadagnarsi il suo secondo milione di mazzetta. Ma a nord e a sud del Mediterraneo la parola "fretta" aveva un significato ben diverso.

"Molto bene, signor Abdi, ma ancora non ci siamo" replic Evans. Due giorni prima l'offerta minima che Al-Afrit era disposto ad accettare era di dieci milioni di dollari. Evans ne aveva offerti tre. Sapeva che Harry Andersson avrebbe immediatamente chiuso a dieci. E sapeva anche che in quel modo i somali avrebbero drizzato le antenne, poich per loro la somma giusta era quattro o cinque milioni.

Un improvviso cedimento da parte degli europei avrebbe denotato panico e probabilmente avrebbe fatto risalire il riscatto a quindici milioni.

"Ascolti, signor Abdi, ho passato quasi tutta la notte al telefono con Stoccolma e il mio principale ha accettato con estrema riluttanza di versare quattro milioni di dollari sul conto internazionale del suo entro un'ora, a patto che la Malmo salpi un'ora dopo. E' un'ottima offerta, signor Abdi, lo sappiamo entrambi, e il suo principale lo capir di certo."

"Lo informer subito della nuova offerta, signor Gareth."

Chiusa la telefonata Gareth Evans si mise a riflettere sulle trattative con i pirati somali andate a buon fine. I profani rimanevano sempre sorpresi del fatto che il denaro venisse versato prima del rilascio della nave. cosa impediva ai pirati di prendere i soldi senza rilasciare i prigionieri?

Ma era quella la stranezza. Su centottanta accordi scritti scambiati per fax o per e-mail tra i negoziatori, tutti debitamente siglati, solo in tre casi i somali non avevano mantenuto la parola.

In sostanza lo scopo ultimo dei pirati del Puntland era estorcere denaro. Non volevano n avevano bisogno di navi, bastimenti o prigionieri. Se avessero infranto uno dopo l'altro gli accordi, avrebbero compromesso i loro affari. Pur se infidi e spietati, il tornaconto era la cosa pi importante.

Di norma. Ma quella non era una trattativa normale. Dei tre casi in cui non si era tenuto fede ai patti, in due c'era di mezzo Al-Afrit. Aveva una pessima fama, come la sua gente. Apparteneva ai Sacad, un sottoclan della trib Habar Gidir. Era un Sacad anche Farrah Aidid, il crudele signore della guerra che rubava i viveri inviati dalle organizzazioni umanitarie alla popolazione che moriva di fame - circostanza che aveva determinato l'intervento americano in Somalia nel 1993 -, che aveva abbattuto il Blackhawk e massacrato i ranger, trascinando i loro corpi per le strade.

Nel loro colloquio segreto con il telefono satellitare, Ali Abdi e Gareth Evans si erano accordati per chiudere a cinque milioni, sempre che il vecchio mostro asserragliato nel suo fortino di fango avesse accettato e senza nutrire sospetti che il suo negoziatore si era fatto comprare. In ogni caso cinque milioni era una cifra assolutamente ragionevole per entrambe le parti. I due milioni che Harry Andersson avrebbe versato come mazzetta ad Abdi servivano solo ad accelerare al massimo la trattativa, se possibile.

Sulla Malmo, sotto il sole cocente, le condizioni igieniche cominciavano a peggiorare. Il cibo degli europei era finito, lo avevano consumato o si era guastato quando i frigoriferi erano stati spenti per risparmiare combustibile. Le guardie somale avevano portato delle capre vive a bordo e le avevano macellate sui ponti.

Il capitano Eklund li avrebbe fatti innaffiare, ma le pompe elettriche erano alimentate dal combustibile, come l'impianto di aria condizionata, cos aveva ordinato ai marinai di riempire dei secchi con acqua di mare e di usare le scope.

Per fortuna il mare brulicava di pesci, attirati dalle interiora di capra gettate fuori bordo. Sia gli europei sia i filippini apprezzavano il pesce fresco, ma stava diventando una dieta monotona.

Da quando non c'era pi energia elettrica, dai rubinetti dei bagni e delle docce usciva acqua salata, e quella dolce era preziosa come l'oro, la si usava solo per bere e comunque era disgustosa per via delle pastiglie che servivano a purificarla. Per il capitano Eklund era gi tanto che fino ad allora nessuno si fosse ammalato seriamente; c'era stato solo qualche isolato caso di diarrea.

Ma si chiedeva quanto avrebbero potuto ancora andare avanti cos . Ai somali non importava di mostrare il sedere quando defecavano, sporgendosi dal bordo del coronamento. I filippini, fulminandoli con lo sguardo, dovevano spazzare tutto fuori dagli ombrinali in quel caldo martellante, snervante.

Il capitano Eklund non poteva pi nemmeno parlare con Stoccolma. Il suo telefono satellitare era stato staccato per ordine dell'uomo che chiamava "il bastardello in giacca e cravatta." Ali Abdi non voleva interferenze da parte di dilettanti nei suoi negoziati con lo studio Chauncey Reynolds.

Lo skipper svedese stava pensando a questo quando il suo vice ucraino grid che stava arrivando una lancia. Con il binocolo scorse il dohw e a poppa l'elegante figura in sahariana. Era lieto di quella visita. Avrebbe di nuovo chiesto come stava il cadetto della marina mercantile di nome Carlsson. Laggi solo lui sapeva chi era in realt il ragazzo.

Ma non sapeva che il giovane era stato frustato. Abdi gli aveva solo detto che Ove Carlsson stava bene ed era detenuto nella fortezza come garanzia per il buon comportamento dell'equipaggio rimasto sulla nave. Il capitano Eklund aveva inutilmente chiesto che fosse rimandato a bordo.

Mentre Abdi era sulla Malmo, un pick-up polveroso entr nel cortile della fortezza dietro il villaggio. A bordo c'era un grosso e corpulento pachistano che non parlava n inglese n somalo, e un altro uomo.

Il pachistano rimase a presidiare il veicolo. L'altro fu condotto da Al-Afrit, che lo riconobbe come appartenente al clan Harti Darod, di Chisimaio. Al signore della guerra Sacad gli Harti non piacevano, come tutti quelli del Sud.

Bench musulmano, in pratica Al-Afrit non andava mai alla moschea e pregava di rado. Secondo lui tutti quelli del Sud appartenevano ad Al-Shabaab ed erano folli. Loro torturavano in nome di Allah, lui per suo diletto.

L'ospite si present come Jamma e gli rese omaggio come si conveniva a uno sceicco. Disse di venire in qualit di emissario personale di uno sceicco di Merca con una proposta che poteva riferire solo al signore della guerra di Garacad.

Al-Afrit non aveva mai sentito parlare di un predicatore jihadista chiamato Abu Azzam. Aveva un computer, ma solo il pi giovane dei suoi uomini sapeva come funzionava, e anche se avesse saputo usarlo non gli sarebbe mai venuto in mente di collegarsi al sito jihadista. Ma ascolt con crescente interesse.

In piedi davanti a lui Jamma recit il messaggio che aveva imparato a memoria. Cominci con i consueti lunghi saluti e poi venne al dunque. Quando fin, il vecchio Sacad rimase a fissarlo per diversi minuti.

"Vuole ucciderlo? Tagliargli la gola davanti alla telecamera e poi mostrarlo al mondo?"

"S, sceicco."

"E mi pagher un milione di dollari? In contanti?"

"S, sceicco."

Al-Afrit ci riflett su. Ammazzare l'infedele bianco, quello lo capiva. Ma mostrarlo al mondo era una pazzia. Loro, gli occidentali infedeli, sarebbero venuti per vendicarsi, e avevano molte armi. Lui, Al-Afrit, prendeva le loro navi e il loro denaro, ma non era cos folle da scatenare una faida tra lui e l'intero mondo dei kuffar.

Infine prese la decisione, cio si riserv di pensarci. Dispose che gli ospiti fossero accompagnati in stanze dove potevano riposare. Quando Jamma fu uscito, ordin di togliere ai due le chiavi del veicolo, le eventuali armi e ogni tipo di telefono. Lui portava alla cintura un jambiya, un pugnale a lama ricurva, ma non gli piaceva avere armi intorno.

Ali Abdi torn dalla Malmo un'ora dopo, ma essendo stato via non vide il pick-up arrivare da sud n i due visitatori, uno dei quali latore di una bizzarra proposta.

Le trattative con Gareth Evans si svolgevano sempre alla stessa ora, e poich a Londra erano tre ore in anticipo rispetto al Corno d'Africa, a Garacad avevano luogo a met mattinata. Quindi il giorno dopo non aveva motivo di lasciare presto la sua stanza.

Non era presente quando Al-Afrit, poco dopo l'alba, si dilung a impartire istruzioni a uno degli uomini pi fidati del suo clan, un selvaggio orbo da un occhio di nome Yusuf, n vide il pick-up con il tettuccio nero uscire dal cancello del cortile un'ora dopo.

Aveva sentito parlare di un fanatico jihadista che diffondeva sermoni su internet predicando morte e odio, ma non sapeva che fosse stato totalmente screditato, n lo aveva udito protestare con veemenza di essere stato vilmente diffamato da un complotto dei kuffar. Ma come Al-Afrit, seppure per ragioni diverse, disprezzava salafiti e jihadisti, come tutti gli altri maniaci estremisti, e osservava i precetti islamici il minimo indispensabile.

Rimase sorpreso e pi che lieto di trovare il suo principale ragionevolmente ben disposto quando si present all'incontro di quella mattina. Tanto che sugger di abbassare la loro richiesta da sette a sei milioni di dollari, poich in quel modo probabilmente avrebbero chiuso. E il capoclan accett.

Quando parl con Gareth Evans trasudava autocompiacimento. Fu tentato di dire "Ci siamo quasi", ma si rese conto che quella frase poteva solo significare che loro due si erano segretamente accordati sul prezzo. Pens tra s : ancora una settimana, forse solo cinque giorni, e il mostro lascer salpare la Malmo.

Con quel secondo milione di dollari che si aggiungeva ai suoi risparmi, intravedeva la possibilit di un confortevole ritiro in qualche luogo civilizzato.

Il Segugio cominciava a preoccuparsi. Impiegando una metafora della pesca, aveva gettato in acqua un amo con una grossa esca e aspettava che la preda abboccasse. Ma il galleggiante era immobile sulla superficie. Non si muoveva neanche un po'.

Dal suo ufficio all'ambasciata era in collegamento costante con il bunker fuori Tampa dove un sergente maggiore dell'aeronautica sedeva in silenzio, comandi in mano, "pilotando" un Global Hawk sopra un complesso recintato a Merca. Vedeva ci che vedeva il sergente maggiore: un gruppo di tre case all'interno di un muro di cinta su una stradina intasata con un mercato della frutta a un'estremit.

Ma l dentro non c'era segno di vita. Nessuno usciva n entrava. Lo Hawk non solo vedeva, ma sentiva. Avrebbe captato il minimo bisbiglio elettronico proveniente da quel complesso; avrebbe colto una manciata di sillabe nel cyberspazio se fossero state pronunciate, al computer o al cellulare. E lo stesso avrebbe fatto l'Agenzia per la sicurezza nazionale a Fort Meade con i suoi satelliti orbitanti.

Per tutta quella tecnologia era inutile. Il Segugio non aveva visto il pick-up guidato da Jamma cambiare aspetto dopo che il tettuccio della cabina di guida era stato dipinto di nero, non lo aveva visto tornare indietro e dirigersi a nord invece che a sud. Non sapeva che stava tornando. Non poteva sapere che avevano abboccato alla sua esca, e che un sadico Sacad a Garacad e un disperato pachistano a Merca avevano stretto un accordo. Nella singolare filosofia di Donald Rumsfeld, stava fronteggiando cose che non sapeva di non sapere.

Poteva solo sospettare, e lo sospettava, che stava perdendo la partita, messo nel sacco da barbari pi intelligenti di lui. La linea sicura squill.

Era il sergente maggiore Orde da Tampa. "Tenente colonnello, signore, c' una tecnica che si sta avvicinando all'obiettivo." Il Segugio riprese a esaminare lo schermo. Il complesso recintato campeggiava al centro, occupandone circa un quarto. Davanti al cancello c'era un pick-up. Aveva il tettuccio nero. Non lo riconobbe.

Una figura con un dishdasha bianco usc dalla casa su un lato del piazzale, attravers lo spazio sabbioso e apr il cancello. Il pick-up entr. Il cancello si richiuse. Tre figure minute scesero dal veicolo ed entrarono nell'edificio principale. Il Predicatore aveva visite.

Il Predicatore ricevette il trio nel suo ufficio. La guardia del corpo venne congedata. Opal introdusse l'emissario che veniva dal Nord. Il Sacad, Yusuf, lanciava sguardi torvi con l'unico occhio. Anche lui aveva imparato a memoria le istruzioni. Con un gesto il Predicatore gli fece segno che poteva parlare. Le condizioni di Al-Afrit erano semplici e chiare. Era pronto a consegnare il prigioniero svedese dietro il pagamento di un milione di dollari, in contanti. Il suo servitore Yusuf doveva contare il denaro e dare conferma al suo padrone.

Quanto al resto Al-Afrit non avrebbe messo piede nella terra di Al-Shabaab. Lo scambio sarebbe avvenuto al confine. Yusuf conosceva il luogo e avrebbe guidato i veicoli con il denaro e le guardie. La delegazione del Nord li avrebbe raggiunti portando il prigioniero.

"E dov' questo posto?" chiese il Predicatore. Yusuf si limit a guardarlo e a scuotere la testa.

Il Predicatore aveva visto membri di trib come quell'uomo nei territori lungo il confine pachistano, tra i pathan. Avrebbe potuto strappargli le unghie delle mani e dei piedi, ma sarebbe morto prima di parlare. Annu e sorrise.

Era consapevole che non esisteva un vero confine tra Nord e Sud, su nessuna mappa. Ma le mappe le usavano i kuffar, le trib le avevano in testa. Sapevano esattamente dove, una generazione prima, un clan aveva combattuto contro uno rivale per il possesso di un cammello e dove i suoi uomini erano morti. Quel punto segnava il luogo dov'era cominciata la vendetta. Sapevano che se un uomo del clan sbagliato avesse superato quel limite sarebbe morto. Non avevano bisogno delle mappe dei bianchi.

Il Predicatore era anche consapevole di rischiare un agguato per il denaro. Ma a che scopo? Il capoclan di Garacad avrebbe comunque avuto i suoi soldi, a che cosa gli sarebbe servito il ragazzo svedese? Soltanto lui, il Predicatore, conosceva il reale valore del cadetto della marina mercantile di Stoccolma, glielo aveva rivelato il suo buon amico di Londra. E quell'immensa somma avrebbe procurato un rinnovato slancio alla sua fortuna, anche tra i presunti devoti di Al-Shabaab. Al Nord come al Sud, il denaro era sempre denaro.

Bussarono alla porta.

Al compound arriv un altro veicolo, stavolta una piccola berlina. A quindicimila metri d'altezza lo Hawk si librava e volteggiava, osservando e ascoltando. La stessa figura vestita di bianco attravers il cortile sabbioso e parl con l'uomo alla guida. A Tampa e a Londra, gli americani assistevano alla scena.

La berlina non entr nel complesso. Una grossa valigetta fu consegnata e venne firmata una ricevuta. La figura in bianco si diresse verso l'edificio principale.

"Segua la macchina" ordin il Segugio. I contorni del compound scivolarono via dallo schermo mentre la telecamera su nella stratosfera metteva a fuoco la berlina. L'auto non and lontano; circa un chilometro. Si ferm davanti a un palazzetto di uffici.

"Faccia un primo piano. Voglio dare un'occhiata all'edificio."

L'immagine del palazzetto s'ingrand sempre pi. A Merca il sole era allo zenith, per cui non c'erano ombre. Avrebbero fatto la loro comparsa, lunghe e nere, quando il sole sarebbe tramontato a ovest, nel deserto. Il palazzetto era di un verde chiaro alternato al verde scuro; c'era un'insegna con un logo e una scritta a caratteri latini che cominciava con la D. Dahabshiil. Il denaro era arrivato ed era stato consegnato. Le immagini riprese dall'alto tornarono a inquadrare il compound del Predicatore.

Mazzetta dopo mazzetta di banconote da cento dollari, i soldi furono tolti dalla valigetta e piazzati su un lungo tavolo lucido. Il Predicatore si trovava a migliaia di chilometri dal suo luogo d'origine a Rawalpindi, ma anche l amava circondarsi di arredi tradizionali.

Yusuf aveva gi annunciato che doveva contare i soldi del riscatto. Jamma continuava a tradurre dall'arabo al somalo, l'unica lingua parlata da Yusuf. Anche Opal, che aveva portato la valigetta, era presente, nella veste di secondo segretario personale. Vedendo Yusuf maneggiare in modo maldestro il denaro, gli chiese in somalo: "Posso aiutarti?".

"Cane etiope" ringhi il Sacad. "Faccio da me."

Ci mise due ore. Poi grugn.

"Devo fare una telefonata" disse. Jamma tradusse. Il Predicatore annu. Yusuf prese un cellulare dalla sua veste e prov a comporre il numero. L'edificio aveva mura spesse, l dentro non si riusciva a prendere la linea. Fu accompagnato fuori.

"C' un tizio nel cortile con un cellulare" avvert il sergente maggiore Orde da Tampa.

"Lo intercetti, devo sapere" scatt il Segugio.

Il telefono squill in un forte di fango e mattoni a Garacad. La conversazione fu brevissima. Quattro parole da Merca e due in risposta.

"Allora?" chiese il Segugio.

"Parlavano in somalo."

"Chieda all'NSA."

A quasi sedicimila chilometri a nord, nel Maryland, un somalo americano si tolse le cuffie.

"Un uomo ha detto: "I dollari sono arrivati". L'altro ha risposto: "Domani sera"."

Tampa chiam il Segugio a Londra.

"Abbiamo i due messaggi" annunciarono i tecnici addetti alle intercettazioni. "Ma hanno usato una rete cellulare locale che si chiama Hormud. Sappiamo dov'era quello che ha chiamato: a Merca. Ma non sappiamo chi ha risposto e da dove."

Non ti preoccupare, pens il Segugio. Lo so io.



13.


"Tenente colonnello, signore, si stanno muovendo."

Il Segugio sonnecchiava seduto alla scrivania nell'ufficio all'ambasciata di Londra davanti allo schermo che gli mostrava le immagini riprese dal drone volteggiante su Merca. La voce proveniva dal telefono in collegamento con il bunker di controllo fuori Tampa. Era quella del sergente maggiore Orde, nuovamente di turno.

Il Segugio si svegli di soprassalto e sbirci l'orologio. Erano le tre ora di Londra, le sei a Merca, dov'era ancora buio prima dell'alba.

Il Global Hawk era stato sostituito da un altro apparecchio con i serbatoi pieni e un'autonomia di molte ore. Sulla costa somala apparve un tenue chiarore rosa verso l'orizzonte, a est. L'Oceano Indiano era ancora nero, come i vicoli di Merca avvolti dalle ultime tenebre.

Ma nel compound del Predicatore le luci erano accese e minuscole macchie rosse si muovevano tutto intorno: le fonti di calore captate dai sensori corporei del drone. Le sue telecamere erano ancora nella modalit a infrarossi, che permetteva di vedere al buio ci che accadeva diecimila metri pi in basso.

Mentre il Segugio seguiva la scena, con il sorgere del sole aument la luce; i puntini rossi divennero ombre scure che si muovevano gi nel cortile. Trenta minuti dopo la porta di un garage si apr e ne usc un veicolo.

Non era un polveroso e ammaccato pick-up, il mezzo di trasporto buono per ogni uso, utilizzato in Somalia. Era un'elegante Toyota Land Cruiser nera con i finestrini oscurati, il mezzo preferito da Al-Qaeda fin dalla prima apparizione di Bin Laden in Afghanistan. Il Segugio sapeva che poteva trasportare dieci persone.

I due uomini che osservavano la scena, a seimilacinquecento chilometri di distanza, da Londra e dalla Florida, videro salire a bordo del SUV solo otto ombre scure. Non erano abbastanza vicini per notare che davanti si erano sedute due delle guardie del corpo pachistane, una al volante, l'altra accanto e armata fino ai denti.

Dietro di loro sedeva il Predicatore, irriconoscibile sotto i vestimenti somali e con la testa coperta, Jamma, il suo segretario somalo, e Opal. Alle loro spalle c'erano le altre due guardie pachistane; il Predicatore poteva davvero fare affidamento solo su quelle quattro guardie. Erano con lui dai tempi in cui era con il gruppo di assassini Khorosan. Dietro c'era anche Yusuf, il Sacad venuto dal Nord.

Alle sette, ora di Merca, altri servitori aprirono il cancello e la Land Cruiser usc. Il Segugio si trov davanti a un dilemma. Era un diversivo? L'obiettivo si trovava ancora in casa, pronto a sgusciare via mentre il drone di cui certo non ignorava la presenza seguiva il SUV?

"Signore?"

L'uomo nel bunker di Tampa attendeva istruzioni.

"Segua il SUV" decise il Segugio.

La Land Cruiser percorse il labirinto di strade e vicoli fino alla periferia della citt, poi entr in un grosso magazzino con il tetto di amianto. L dentro non era pi visibile.

Lottando per tenere a bada il panico, il Segugio ordin al drone di tornare alla residenza, ma il compound e il suo cortile erano avvolti nell'oscurit e nel silenzio. Non si muoveva una foglia. Il drone torn sul magazzino. Venti minuti dopo ne usc il grosso SUV nero, che torn lentamente nel complesso.

Doveva aver suonato il clacson perch un servitore usc dalla casa e apr il cancello. La Land Cruiser entr e si ferm. Non scese nessuno. perch ? si chiese il Segugio. Poi comprese. Non era sceso nessuno perch dentro c'era solo l'autista.

"Torni sul magazzino, presto" ordin al sergente maggiore Orde. Il manovratore si limit ad allargare il raggio del telescopio dall'immagine ravvicinata a un'angolazione maggiore, e cos inquadr l'intera citt ma meno in dettaglio. Appena in tempo.

Dal magazzino uscirono ben quattro pick-up con il pianale aperto, uno dopo l'altro. Il Segugio aveva quasi abboccato a quel semplice tranello.

"Segua il convoglio" ordin a Tampa. "Ovunque vada. Forse dovr uscire, ma sono raggiungibile al cellulare."

A Garacad, Ali Abdi fu svegliato dal rombo dei motori sotto la sua finestra. Guard l'orologio. Le sette del mattino. Mancavano quattro ore al consueto colloquio mattutino con Londra. Sbirci tra le persiane e vide due tecniche lasciare il cortile del forte.

Non importava. Era molto soddisfatto. La sera prima si era definitivamente assicurato l'assenso di Al-Afrit alla sua mediazione. Il pirata si sarebbe accordato con lo studio Chauncey Reynolds e con gli assicuratori per il rilascio della Malmo, con il carico e l'equipaggio, dietro il pagamento di cinque milioni di dollari americani.

Malgrado quel piccolo contrattempo, Abdi era certo che Gareth avrebbe gioito nell'apprendere che, due ore dopo la conferma dell'accredito dei dollari da parte della banca del pirata a Dubai, la Malmo avrebbe potuto salpare. Poi, una volta in acque internazionali, un cacciatorpediniere avrebbe di sicuro scortato la nave. Numerosi clan rivali avevano gi mandato le loro barche ad aggirarsi intorno al cargo svedese nel caso non fosse stato protetto per sequestrarlo di nuovo.

Abdi pensava al futuro. Il secondo milione della sua mazzetta era assicurato. Gareth Evans non lo avrebbe ingannato, immaginando che avrebbero potuto di nuovo negoziare insieme. perch soltanto lui, Abdi, poteva sapere che stava per tirare i remi in barca e stabilirsi in una splendida villa in Tunisia dove vivere al sicuro e in pace, lontano dal caos e dai massacri della sua terra natia. Controll di nuovo l'ora e si gir per sonnecchiare ancora un po'.

Il Segugio era ancora in ufficio e stava valutando una serie limitata di opzioni. Aveva scoperto molte cose, ma non tutto.

Aveva un agente infiltrato nel campo nemico, a pochi metri dal Predicatore, probabilmente a bordo di una delle quattro tecniche che stavano attraversando il deserto diecimila metri sotto il Global Hawk. Ma non poteva comunicare con il suo uomo, n questi con lui. La ricetrasmittente di Opal era sempre nascosta nella baracca sulla spiaggia fuori Chisimaio. Sarebbe stato un suicidio tentare di portare qualcosa con s a Merca, oltre a quell'oggetto dall'aria innocente che gli era stato consegnato presso il boschetto di casuarine.

Il Segugio presumeva che ci sarebbe stato un incontro da qualche parte per la consegna del denaro in cambio del prigioniero svedese. Non aveva rimorsi per quello che aveva fatto, poich era convinto che il cadetto di Stoccolma corresse un pericolo maggiore in mano all'uomo che persino i membri del suo clan chiamavano "Il diavolo", piuttosto che in quelle del Predicatore, il quale lo avrebbe tenuto in vita e in salute per i soldi.

Una volta effettuato lo scambio, il Predicatore sarebbe presumibilmente tornato a Merca, dov'era intoccabile. L'unica possibilit di eliminarlo sarebbe stata nel deserto somalo, in quegli ampi spazi selvaggi dove non c'era pericolo di colpire dei civili.

In ogni caso i missili erano proibiti. Volpe Grigia l'aveva ribadito in maniera chiara la sera prima. Mentre a Londra spuntava la prima luce del sole che adesso sfavillava sulla Somalia, il Segugio consider le opzioni a sua disposizione. Malgrado la sua buona volont, non ne aveva molte.

La squadra 6 dei SEAL era di stanza a Little Neck, in Virginia, e non c'era tempo di trasportarla per mezzo mondo. I Night Stalkers con i loro elicotteri a lungo raggio si trovavano a Fort Campbell, nel Kentucky. E comunque sospettava che gli elicotteri avrebbero fatto troppo rumore. Era stato nella giungla e nel deserto. Sapeva che di notte, nella giungla, tra rane e insetti risuona un frastuono infernale, mentre il deserto  avvolto da un inquietante silenzio e le creature che lo abitano hanno l'udito delle volpi dalle orecchie di pipistrello che si aggirano anch'esse sulla sabbia. Il rumore sordo delle pale d'elicottero, diffuso dalla brezza notturna, risuona lontano chilometri.

Aveva sentito parlare di una certa unit, anche se non l'aveva mai vista in azione n incrociata. Ma ne conosceva la fama. Non erano nemmeno americani. Esistevano due unit americane che, per reputazione, erano alla sua altezza; ma i SEAL e i D-Boys erano al di l dell'Atlantico.

La voce del sergente maggiore Orde lo distolse dai suoi pensieri.

"Tenente colonnello, sembra che si stiano separando."

Torn a guardare lo schermo e di nuovo una sensazione di panico incipiente lo colp come un pugno allo stomaco. Gi nel deserto le quattro tecniche erano incolonnate, ma distanti. Procedevano a quattrocento metri l'una dall'altra.

Con quella precauzione il Predicatore voleva assicurarsi che gli americani non osassero lanciare un missile, per timore di non centrare il mezzo su cui si trovava. Non poteva sapere che era salvo grazie al giovane etiope seduto dietro di lui. Ma adesso i mezzi non solo erano lontani; stavano prendendo direzioni diverse.

Il convoglio si trovava a nord dell'enclave di Mogadiscio protetta dai soldati, diretto a nordovest nella valle dello Scebeli. Per attraversare il fiume c'erano cinque o sei ponti praticabili tra l'Etiopia e il mare. Ora le quattro tecniche si stavano dividendo come se fossero dirette verso ponti diversi. Il drone non poteva seguirle tutte.

Anche se il sergente maggiore Orde allargava al massimo la panoramica ne avrebbe inquadrate solo due, ma cos l'immagine dei pick-up si sarebbe rimpicciolita troppo. Da Tampa giunse la voce pressante dell'osservatore.

"Quale devo seguire, signore?"

Gareth Evans entr nell'ufficio poco dopo le otto. Di rado gli avvocati si alzano presto e lui era sempre il primo ad arrivare. Il guardiano notturno era ormai abituato a uscire dalla guardiola e aprire le porte con i vetri a specchio per far entrare il negoziatore, quando questi non passava la notte sulla sua branda nell'ufficio al piano superiore.

Si era portato il thermos di caff dall'albergo nelle vicinanze dove Chauncey Reynolds gli aveva riservato una stanza per la durata delle trattative. Pi tardi sarebbe arrivata la cara signora Bulstrode, che sarebbe andata al negozio di gastronomia per prendergli una bella colazione e portargliela prima che si raffreddasse. Gareth ignorava che ogni passo della negoziazione che stava conducendo era riferito fedelmente al Secret Intelligence Service.

Alle otto e mezzo una spia rossa intermittente gli indic che Abdi era in linea. A Gareth Evans non piaceva farsi prendere dall'ottimismo; troppe volte era rimasto deluso. Eppure pensava che lui e l'intermediario somalo fossero vicini all'accordo sul prezzo del riscatto fissato a cinque milioni, cifra per la quale aveva piena autorizzazione. Il trasferimento del denaro non era un suo problema, era compito altrui. E sapeva che non lontano, in acque internazionali, c'era una fregata inglese che a tempo debito avrebbe scortato la Malmo per garantirne l'incolumit.

"S, signor Abdi, parla Gareth Evans. Ha delle novit per me? Mi ha chiamato prima del solito."

"S, le ho, signor Gareth. E sono buone nuove. Le migliori. Il mio principale ha accettato la proposta di cinque milioni di dollari."

"Benissimo, amico mio." Si sforz di non far trapelare la sua esultanza. Era il rilascio pi veloce che fosse mai riuscito a ottenere. "Credo che possiamo effettuare il bonifico oggi stesso. L'equipaggio sta bene?"

"S, benissimo. C' stato... come dite voi in inglese... un controtempo, niente di grave."

"Forse intendeva un contrattempo, un inconveniente. Ma non importa. Che  successo, signor Abdi?"

"Il ragazzo svedese, il cadetto..."

A Evans si gel il sangue. Alz la mano per fermare la signora Bulstrode che portava la colazione.

"Si riferisce a Ove Carlsson. Che problema, signor Abdi?"

"Non pu venire, signor Gareth. Il mio principale... temo... io non c'entro niente... ha ricevuto un'offerta..."

"Cos' accaduto al signor Carlsson?" Dalla voce di Evans era scomparso il buonumore.

"Temo che sia stato venduto a quelli di Al-Shabaab nel Sud. Ma non si preoccupi, signor Gareth. Era solo il cadetto."

Gareth Evans mise a posto il ricevitore, si chin in avanti e si prese la testa fra le mani. La signora Bulstrode pos la colazione e usc.

L'agente Opal sedeva tra Jamma e la portiera. Il Predicatore era nel lato opposto. La tecnica, che non aveva le sospensioni della Land Cruiser, procedeva a strappi, rollava e vibrava a ogni sasso e buca. Viaggiavano da cinque ore; era quasi mezzogiorno e il caldo era soffocante. L'impianto di aria condizionata del veicolo era fuori uso da tempo.

Il Predicatore e Jamma stavano sonnecchiando. Se non fosse stato per gli scossoni, Opal si sarebbe addormentato e non si sarebbe accorto di quello che stava accadendo.

Il Predicatore si dest, si chin in avanti, diede un colpetto sulla spalla del conducente e disse qualcosa. Aveva parlato in urdu, ma il significato fu subito chiaro. Dopo aver lasciato Merca i quattro veicoli si erano incolonnati, e quello su cui viaggiavano loro era il secondo. Subito dopo quel comando, il conducente smise di seguire il veicolo che lo precedeva e prese un'altra direzione.

Opal guard fuori e dietro. I due pick-up che seguivano stavano facendo lo stesso. Si erano seduti disponendosi diversamente rispetto alla Land Cruiser. Davanti c'era solo l'autista, mentre il Predicatore, Jamma e lui sedevano dietro. Le tre guardie del corpo e il Sacad Yusuf erano sul pianale all'aperto.

Dall'alto le quattro tecniche sarebbero apparse uguali tra loro e all'ottanta per cento dei pick-up che circolavano in Somalia. Gli altri tre del convoglio appartenevano a mercenari di Merca. Opal sapeva dell'esistenza dei droni; gliene avevano parlato a lungo durante l'addestramento alla scuola di spionaggio del Mossad. Cominci a vomitare.

Jamma lo guard allarmato.

"Stai bene?"

"Sono i sobbalzi" spieg.

Il Predicatore lo guard. "Se stai male, vai fuori" disse.

Opal apr la portiera e sporse il torso in fuori. Il vento del deserto gli scompigli i capelli sul viso. Allung una mano verso il pianale e un robusto pachistano lo afferr. Dopo qualche convulso momento in bilico sulla ruota che girava, fu issato sul pianale. Jamma si sporse e chiuse la portiera.

Opal fece un debole sorriso alle tre guardie del corpo pachistane e al guercio Yusuf. Lo ignorarono. Dal dishdasha tir fuori l'oggetto che gli avevano dato sotto gli alberi di casuarina e che aveva gi usato una volta. Se lo mise in testa.

"Quale devo seguire, signore?" La domanda stava diventando sempre pi urgente. Mentre il Global Hawk allargava l'inquadratura il deserto si allontan, con i quattro pick-up ai bordi dell'immagine. Il Segugio not dell'agitazione su una delle tecniche.

"Che cosa sta facendo quel tizio?" chiese. "Sul secondo pick-up."

"A quanto pare  uscito a prendere aria" disse il sergente maggiore Orde. "Si  messo qualcosa in testa. Un berretto da baseball, signore. Rosso vivo."

"Inquadralo" scatt il Segugio. "Lascia perdere gli altri. Sono dei diversivi. Segui il secondo."

La telecamera inquadr il secondo pick-up e ingrand l'immagine. I cinque uomini sul pianale diventarono sempre pi grandi. Uno indossava un berretto rosso. Il logo di New York si distingueva appena.

"Dio ti benedica, Opal" mormor il Segugio.

Il Segugio raggiunse il collega, l'addetto alla difesa, mentre l'uomo tornava dai suoi dieci chilometri di corsa mattutina lungo i viottoli di campagna intorno a Ickenham, dove viveva. Erano le otto. L'addetto era un colonnello dell'82esima aviotrasportata. La domanda che gli pose il Segugio fu semplice e concisa.

"Certo che lo conosco. E' un tipo in gamba."

"Ha il suo numero privato?"

L'addetto scorse la rubrica del BlackBerry e gli diede il numero. Tempo pochi secondi e il Segugio aveva in linea la persona che cercava, un generale di divisione inglese, e gli chiese un incontro.

"Nel mio ufficio. Alle nove."

"D'accordo" disse il Segugio.

L'ufficio del direttore delle forze speciali dell'esercito britannico si trova nella caserma di Albany, ad Albany Street, nell'elegante quartiere residenziale di Regent's Park. Un muro alto tre metri divide il gruppo di edifici dalla strada e il doppio cancello presidiato da guardie si apre di rado agli estranei.

Il Segugio era in borghese e arriv in taxi, che conged. La sentinella esamin il permesso dell'ambasciata che riportava il suo grado militare, telefon a qualcuno e poi lo fece passare. Un altro soldato lo condusse dentro l'edificio principale e nell'ufficio del direttore al secondo piano, in fondo al corridoio.

I due avevano pi o meno la stessa et e si assomigliavano anche per altri aspetti. Erano entrambi uomini duri e pronti all'azione. L'inglese, di due gradi superiore al tenente colonnello, era in maniche di camicia, ma su una giacca appesa in un angolo spiccavano le mostrine rosse da generale di stato maggiore. Entrambi avevano l'aria indefinibile di chi ha assistito a un buon numero di aspre battaglie.

Will Chamney aveva iniziato la carriera nelle Guardie, poi era stato trasferito al SAS, il Servizio aereo speciale. Era sopravvissuto al micidiale corso di selezione e aveva trascorso tre anni come comandante di truppa nello squadrone D, plotone 16: cio i paracadutisti in caduta libera.

Nel "Reggimento", come viene semplicemente chiamato il SAS, un ufficiale o "capoccia" non pu scegliere di tornare; dev'essere richiamato. Chamney torn in qualit di comandante di squadrone appena in tempo per prendere parte alla liberazione del Kosovo e poi alla missione in Sierra Leone.

Si trovava con la squadra SAS quando, con i par, aveva tratto in salvo un gruppo di soldati irlandesi catturati da una folla di ribelli che volevano farli a pezzi nella loro base nel cuore della giungla. I West Side Boyz, come si autodefinivano i rivoltosi, completamente fatti di droga, riportarono un centinaio di perdite in meno di un'ora prima di sparire nella giungla. Nel suo terzo incarico alla base del SAS, a Hereford, aveva comandato il Reggimento con il grado di colonnello.

All'epoca dell'incontro dirigeva le quattro unit ufficiali delle forze speciali: il Servizio aereo, il Servizio navale, il Reggimento di ricognizione e il Gruppo di supporto.

Vista l'estrema flessibilit da lui dimostrata come ufficiale delle forze speciali, fra i tre incarichi a Hereford, aveva comandato le unit di Assalto aereo (paracadutisti) nel Regno Unito e a Helmand, in Afghanistan.

Aveva sentito parlare del Segugio, sapeva che era in citt e perch . Anche se era la TOSA a gestire le operazioni, eliminare il Predicatore era ormai da tempo un obiettivo condiviso. Quell'uomo aveva istigato quattro omicidi sul suolo britannico.

"Cosa posso fare per lei?" chiese dopo la consueta stretta di mano e i saluti.

Il Segugio si profuse in spiegazioni. Voleva un favore e la cosa doveva rimanere segreta. Il generale di stato maggiore ascolt in silenzio. Quando parl and dritto al punto.

"Quanto tempo ha?"

"Credo fino a domani all'alba, e tra qui e la Somalia il fuso orario  di tre ore. Adesso l  gi primo pomeriggio. O lo prendiamo stanotte o ci sfuggir di nuovo, e probabilmente per sempre."

"Lo state seguendo con un drone?"

"Mentre parliamo un Global Hawk  proprio sopra di lui. Credo che si fermer per la notte. Laggi hanno dodici ore di buio. Dalle sei alle sei."

"Non potete usare un missile?"

"Assolutamente no. Con lui, nel suo entourage, c' un agente israeliano. Deve uscirne vivo. Se lo perdiamo, il Mossad ne sarebbe molto dispiaciuto. Per usare un eufemismo."

"E' comprensibile. E lei non vuole agitare troppo le acque. Allora cosa vuole da noi?"

"I ricognitori."

Il generale Chamney inarc lentamente un sopracciglio.

"Gli HALO?"

"Credo siano l'unica cosa che pu funzionare. Al momento ne avete in quel teatro di operazioni?"

I ricognitori, probabilmente l'unit meno nota delle forze armate britanniche, con soli trentasei elementi  anche la pi piccola. Provenienti perlopi dal reggimento paracadutisti, quei soldati, gi sottoposti a un addestramento severo, devono superare un'ulteriore, massacrante selezione.

Operano in sei gruppi da sei elementi. Anche considerando l'unit di supporto non superano i sessanta uomini, e nessuno li vede mai. Possono precedere di chilometri le forze convenzionali: durante l'invasione dell'Iraq nel 2003 erano schierati a cento chilometri di distanza dalle linee americane pi avanzate.

Sulla terra usano Land Rover, modelli di base rinforzati, mimetizzati in un colore rosa deserto, chiamati "pinkies". Una unit di combattimento consiste di due "pinkies" e tre uomini per veicolo. La loro specialit  piombare sull'obiettivo lanciandosi con il paracadute da grande altitudine e bassa apertura, da cui il nome, HALO (High Altitude Low Opening).

Oppure possono entrare in una zona di guerra da grande altitudine e alta apertura (HAHO: High Altitude High Opening), aprendo il paracadute subito dopo essersi lanciati dal velivolo e "pilotando" la calotta per chilometri entro il territorio nemico; silenziosi, invisibili, atterrano come passeri che si posano su un ramo.

Il generale Chamney rivolse lo schermo di un computer verso il Segugio e digit per diversi secondi sulla tastiera. Poi esamin i risultati.

"Guarda caso abbiamo un'unit a Thumrait. Per un corso di addestramento nel deserto."

Il Segugio conosceva Thumrait, una base aerea nel deserto dell'Oman. Era stato un importante centro di raccolta durante la prima invasione dell'Iraq nel 1990-91. Fece un calcolo mentale. Un Hercules C-130, il velivolo usato dalle forze speciali, impiegava circa quattro ore per raggiungere Gibuti, sede di un'enorme base aerea americana.

"Che tipo di autorizzazione vi serve per prestarla allo Zio Sam?"

"Dall'alto" rispose il generale. "Molto in alto. Credo proprio dal nostro primo ministro. Se ci d l'okay, partiamo. Chiunque altro passerebbe la richiesta al suo superiore."

"E chi ha pi possibilit di convincere il primo ministro?"

"Il vostro presidente" replic il generale.

"E se lo fa?"

"In quel caso l'ordine scender secondo la catena di comando. Al ministro della Difesa, al capo delle forze armate, al capo di stato maggiore dell'esercito, al comandante delle operazioni militari e infine a me. E io provveder."

"Ci vorr tutto il giorno. E io non ho tutto questo tempo."

Il generale riflett.

"Senta, i ragazzi stanno tornando a casa. Via Bahrein e Cipro. Potrei farli passare da Gibuti prima di arrivare a Cipro." Guard l'orologio. "In Somalia sono circa le tredici. Se decollano entro due ore possono atterrare a Gibuti verso il tramonto. Pu fare in modo che siano accolti e riforniti?"

"Certamente."

"Paga la ditta?"

"Sta a noi."

"Pu trovarsi l per le istruzioni necessarie? Foto e obiettivi?"

"Lo far personalmente. Ho un Grumman della CIA a Northolt."

Il generale Chamney sorrise.

"E' l'unico modo decente di volare." Entrambi avevano trascorso molte ore su sedili duri come pietra nel retro di beccheggianti aerei da trasporto. Il Segugio si alz.

"Devo andare. Ho un mucchio di telefonate da fare."

"Comunico il cambio di rotta agli Hercules" disse il generale. "E rimarr in ufficio. Buona fortuna."

Il Segugio arriv all'ambasciata mezz'ora dopo. Si precipit nel suo ufficio e si mise a esaminare al computer le immagini registrate a Tampa. La tecnica del Predicatore stava ancora sgroppando sul deserto ocra e marrone. I cinque uomini erano sempre seduti dietro nel pianale, uno con un berretto rosso scarlatto. Guard l'orologio. Le undici ora di Londra, le due del pomeriggio in Somalia, ma solo le sei del mattino a Washington. Al diavolo il sonno ristoratore di Volpe Grigia. Chiam. Una voce insonnolita rispose al settimo squillo.

"Cos' che vuoi?" url quando il Segugio gli ebbe spiegato cos'era successo a Londra.

"Per favore, chiedi al presidente di pregare il primo ministro britannico di farci questo piccolo favore. E di autorizzare la piena collaborazione della nostra base a Gibuti."

"Dovr svegliare l'ammiraglio" disse Volpe Grigia. Si riferiva al comandante del JSOC.

"E' un marinaio. Non sar la prima volta che viene svegliato. Fra poco da voi saranno le sette. E il comandante in capo si alza presto per tenersi in forma. Risponder. Chiedigli di parlare con il suo amico a Londra perch ci accordi il favore. E' a questo che servono gli amici."

Il Segugio doveva fare altre telefonate. Ordin al pilota del Grumman a Northolt di preparare un piano di volo per Gibuti. Dall'autoparco nel garage dell'ambasciata sotto Grosvenor Square chiese una macchina che lo portasse a Northolt entro trenta minuti.

L'ultima chiamata fu a Tampa, in Florida. Pur non essendo un mago dell'elettronica, sapeva ci che voleva e che si poteva fare. Voleva un collegamento dalla cabina del Grumman al bunker di controllo del Global Hawk che volteggiava sul deserto somalo. Non avrebbe potuto vedere le immagini, ma voleva essere costantemente aggiornato sul tragitto del pick-up nel deserto e sul luogo dove si sarebbe fermato.

Al centro comunicazioni della base a Gibuti voleva una linea diretta, audio e video, con il bunker di Tampa. E la massima collaborazione di Gibuti con lui e con i paracadutisti britannici in arrivo. Grazie all'influenza che il JSOC esercitava sulle forze armate americane, ottenne tutto.

Il presidente degli Stati Uniti rispose alla chiamata del comandante del JSOC dopo essere uscito dalla doccia al termine degli esercizi mattutini.

"perch abbiamo bisogno di loro?" chiese dopo aver ascoltato la richiesta.

"L'obiettivo  tra quelli da lei designati in primavera, signore. All'epoca lo chiamammo semplicemente il Predicatore. E' l'ispiratore di otto assassinii sul suolo americano, oltre al massacro nell'autobus dei dipendenti della CIA. Adesso sappiamo chi  e dove si trova. Ma probabilmente all'alba fuggir."

"Mi ricordo di lui, ammiraglio. Ma all'alba mancano quasi ventiquattr'ore. Non possiamo arrivare l in tempo con i nostri uomini?"

"In Somalia non  l'alba, signor presidente. E' quasi il tramonto. Gli inglesi hanno un'unit laggi. Stanno effettuando un addestramento in quelle zone."

"Non possiamo usare un missile?"

"Nel suo entourage c' un membro di un'agenzia alleata."

"Quindi  una questione personale e riservata?"

"Non c' altro modo, signore. cos riferisce il nostro uomo sul posto."

Il presidente esitava. Da politico sapeva che un favore  come una cambiale, e le cambiali prima o poi si pagano.

"Va bene" disse. "Telefoner."

Il primo ministro britannico era nel suo ufficio a Downing Street. Erano le tredici. Come d'abitudine consumava un pranzo leggero a base di insalata prima di andare alla Camera dei Comuni attraverso Parliament Square. Dopo non sarebbe stato pi raggiungibile. La sua segretaria personale prese la chiamata dal centralino, copr il ricevitore con la mano e disse: "E' il presidente degli Stati Uniti".

I due si conoscevano bene anche personalmente, elemento non fondamentale ma estremamente utile. Entrambi avevano consorti eleganti e figli piccoli. Ci fu il consueto scambio di saluti e domande sulle rispettive famiglie. Operatori invisibili a Londra e a Washington registrarono ogni parola.

"David, devo chiederti un favore."

"Dimmi pure."

Il presidente spieg quello che voleva in cinque frasi. Era una richiesta inconsueta che colse il premier britannico alla sprovvista. La chiamata era in vivavoce; il segretario di Gabinetto, il funzionario statale pi alto in grado nel paese, guard in tralice il suo capo. I burocrati detestano le sorprese. Bisogna pensare alle possibili conseguenze. Lanciare paracadutisti su un paese straniero poteva essere interpretato come un atto di guerra. Ma chi aveva giurisdizione sul deserto somalo? Non un governo degno di questo nome. Mosse un dito con fare ammonitorio.

"Dovr consultare i nostri. Ti richiamo tra venti minuti. Parola di scout."

"Potrebbe essere molto pericoloso, primo ministro" ammon il segretario di Gabinetto. Non intendeva pericoloso per gli uomini coinvolti nell'azione, ma per le ripercussioni internazionali.

"Mi passi, nell'ordine, il capo delle forze armate e il comandante del Sei."

Il primo fu il militare di professione.

"S, conosco il problema e sono al corrente della richiesta" disse. "Will Chamney me lo ha comunicato un'ora fa."

Dava per scontato che il premier sapesse chi era il comandante delle forze speciali.

"Allora, siamo in grado di farlo?"

"Ovviamente s. Purch ci forniscano istruzioni estremamente accurate prima di intervenire. Questo tocca ai nostri cugini. Ma se hanno un drone sulla zona dovrebbero vedere chiaramente l'obiettivo."

"Dove sono adesso i ricognitori?"

"Sopra lo Yemen. A due ore dalla base americana di Gibuti. Atterreranno l e faranno rifornimento. Poi riceveranno le istruzioni. Se il giovane ufficiale che li guida le riterr soddisfacenti lo comunicher a Will alla caserma di Albany e chieder l'autorizzazione. Che pu concedere solo lei, primo ministro."

"Ve la posso dare entro un'ora. Cio, la mia  una decisione politica. Quella tecnica spetta a voi professionisti. Devo fare altre due telefonate, poi ci sentiremo di nuovo."

A parlare per conto del SIS, o MI6, o semplicemente "Sei", non era il comandante bens Adrian Herbert.

"Il comandante si trova all'estero, primo ministro. Ma questa faccenda la sto gestendo personalmente con i nostri amici da qualche mese. Come posso essere utile?"

"Sa cosa ci chiedono gli americani? Di prestargli un'unit dei nostri ricognitori."

"S" rispose Herbert. "Lo so."

"In che modo?"

"Teniamo le orecchie sempre dritte, primo ministro."

"Vi risulta che gli americani non possono usare un missile perch nella cerchia di quel bastardo c' un agente occidentale?"

"S."

"E' uno dei nostri?"

"No."

"C' qualcos'altro che devo sapere?"

"Verso il tramonto probabilmente nei dintorni ci sar anche un ufficiale della marina mercantile svedese, un ostaggio."

"Come diavolo fa a saperlo?"

"E' il nostro lavoro, primo ministro" rispose Herbert. Prese nota mentalmente che doveva dare un premio alla signora Bulstrode.

"Si pu fare? Salvare entrambi gli uomini e annientare l'obiettivo?"

"E' una questione militare. Queste cose le lasciamo a loro."

Il premier britannico era un politico molto attento a valutare i benefici che poteva ottenere. Se i ricognitori britannici avessero tratto in salvo l'ufficiale svedese, i suoi connazionali sarebbero stati oltremodo riconoscenti. Il re Carlo Gustavo in persona avrebbe espresso la sua gratitudine, magari chiamando la regina Elisabetta. Non c'era niente di male, assolutamente.

"Ho deciso di concedere l'autorizzazione, soggetta all'inderogabile giudizio militare di fattibilit" inform il capo delle forze armate dieci minuti dopo. Poi richiam lo Studio Ovale.

"Accordo raggiunto" comunic al presidente. "Se i militari dicono che si pu fare, i ricognitori sono tuoi."

"Grazie, a buon rendere" disse l'uomo alla Casa Bianca.

Mentre i due capi di Stato a Londra e a Washington chiudevano la telefonata, il bireattore Grumman entr nello spazio aereo egiziano. Doveva attraversare l'Egitto e il Sudan prima di scendere verso Gibuti.

A diecimila metri d'altezza il cielo era ancora azzurro, ma il sole era un'ardente palla di fuoco sull'orizzonte a occidente. In Somalia e a terra stava per tramontare. Nelle cuffie del Segugio risuon una voce da Tampa.

"Si sono fermati, tenente colonnello. La tecnica  entrata in un piccolo borgo sperduto, tra la costa e la frontiera etiope. E' solo una manciata di casupole di fango con qualche alberello rinsecchito e uno stagno per le capre. Non compare nemmeno sulle carte."

"E' sicuro che non stiano per muoversi?"

"Pare di no. Sono scesi e si stanno stiracchiando. Sto zumando. Vedo uno degli obiettivi che sta parlando con un paio di persone del villaggio. E l'uomo con il berretto rosso. Se l' tolto. Aspetti, altre due tecniche si stanno avvicinando da nord. E il sole sta per tramontare."

"Prenda la posizione GPS del villaggio. Prima di passare agli infrarossi scatti una serie di fotografie a scala diversa con l'ultima luce del giorno, da pi angolazioni possibile. Poi le mandi alla sala di comando della base di Gibuti."

"Certo, signore. Sar fatto."

Il copilota usc dalla cabina di pilotaggio.

"Tenente colonnello, abbiamo appena ricevuto una chiamata dalla torre di controllo di Gibuti. Un Hercules C-130 della RAF proveniente dall'Oman  appena atterrato."

"Dica a Gibuti di occuparsi di loro e di fare rifornimento all'aereo. E agli inglesi che sar l tra breve. A proposito, fra quanto arriveremo?"

"Abbiamo appena superato Il Cairo, signore. Circa un'ora e mezza all'atterraggio."

Fuori il sole tramont. Pochi minuti e il Sudan meridionale, l'Etiopia orientale e tutta la Somalia sarebbero stati avvolti da una notte senza luna.


14.

Di solito i deserti sono roventi come fornaci di giorno e gelidi di notte, ma Gibuti  sul caldo golfo di Aden e la temperatura rimane mite. Quando il Grumman si ferm sulla pista, il Segugio fu accolto ai piedi della scaletta da un colonnello dell'aeronautica americana inviato dal comandante della base per dargli il benvenuto e cedergli la guida delle operazioni. L'uomo indossava una mimetica leggera da deserto, e mentre seguiva il colonnello sulla pista verso l'edificio che ospitava le due sale messe a sua disposizione il Segugio rimase sorpreso dalla gradevole temperatura notturna.

Al comandante della base il quartier generale dell'aeronautica negli Stati Uniti aveva detto ben poco, salvo che quella era un'operazione segreta del JSOC e che lui doveva fornire la massima collaborazione all'ufficiale della TOSA, di cui conosceva solo grado e nome: tenente colonnello Jamie Jackson. Il Segugio aveva scelto quel nome perch tutti i documenti necessari erano intestati cos .

Passarono davanti all'Hercules C-130 britannico. A parte le coccarde con la bandiera sulla coda non aveva altri stemmi. Il Segugio sapeva che apparteneva al 47esimosquadrone dello stormo forze speciali. Nella cabina di pilotaggio si scorgeva un luccichio; l'equipaggio si era radunato l per prepararsi un vero t e non sorbirsi la sbobba americana.

Sfilarono sotto l'ala, superarono un hangar da cui proveniva il chiacchiericcio del personale di terra ed entrarono nell'edificio con le sale operative. Le istruzioni ricevute in ordine alla "massima collaborazione" prevedevano l'accoglienza dei sei paracadutisti britannici; erano radunati l dentro, l'aria trasandata, e stavano osservando una serie di fotografie affisse alla parete.

Un sergente maggiore con le mostrine da specialista in comunicazioni si volt verso di lui con espressione di sollievo e fece il saluto. Il Segugio ricambi.

La prima cosa che il Segugio not nei sei inglesi era che indossavano la mimetica da deserto, ma senza insegne di grado o di unit. Avevano il viso e le mani molto abbronzati, la barba lunga e i capelli arruffati, eccetto uno che aveva la testa calva e liscia come una palla da biliardo.

Il Segugio sapeva che uno di loro doveva essere il giovane ufficiale al comando dell'unit. Prefer andare subito al sodo.

"Signori, sono il tenente colonnello Jamie Jackson del corpo dei marine americani. Il vostro governo, nella persona del primo ministro,  stato cos gentile da affidarmi la vostra unit e i vostri servizi per questa notte. Chi di voi  il comandante?"

Se pensava che il riferimento al primo ministro ammorbidisse quegli uomini, si sbagliava. Uno dei sei uomini fece un passo avanti. Quando parl, il Segugio riconobbe il tipo di voce di chi ha trascorso anni in un college privato, che gli inglesi, con il loro talento per chiamare le cose al contrario, definiscono scuola pubblica.

"Sono io, tenente colonnello. Ho il grado di capitano, mi chiamo David. Nella nostra unit non usiamo mai il cognome o il grado, n facciamo il saluto. Salvo alla Regina, ovviamente."

Il Segugio cap che non avrebbe mai potuto competere con una regina dai capelli bianchi, e cos disse: "Okay, a me interessa solo che portiate a termine la missione di stanotte. Io mi chiamo Jamie. Vuole presentarmi i suoi compagni, David?".

Tra gli altri cinque c'erano due sergenti, due caporali e un soldato semplice. Ognuno aveva una specialit. Il sergente Pete aveva cognizioni mediche, ben oltre quelle di primo soccorso. Barry, l'altro sergente, era esperto in ogni tipo di armi. Sembrava un incrocio tra un rinoceronte e un carro armato. Era gigantesco e aveva un'aria davvero tosta. I caporali erano Dai, il Mago gallese addetto alle comunicazioni che avrebbe messo in atto le sue stregonerie affinch i ricognitori, una volta sul campo, rimanessero in contatto con Gibuti e con Tampa, e allestito il collegamento satellitare che avrebbe permesso loro di vedere le riprese dall'alto del drone. Quello calvo, ovviamente, si chiamava Curly, "Riccio", un genio meccanico.

Il pi giovane, di et e di grado, era Tim; aveva cominciato nei corpi logistici ed era un esperto in esplosivi e nel disinnesco di ordigni.

Il Segugio si rivolse al sergente maggiore americano.

"Mi metta in collegamento" disse, indicando il display sulla parete.

Era un grosso schermo che mostrava esattamente quello che vedeva il manovratore del drone nella base aeronautica di McDill fuori Tampa. Il sottufficiale diede al Segugio un auricolare con un microfono attaccato.

"Qui tenente colonnello Jackson dalla base di Gibuti" disse. "Parlo con Tampa?"

Durante il volo era rimasto costantemente in contatto con Tampa, dove c'era il sergente maggiore Orde. Ma a otto ore di fuso orario a ovest il turno era cambiato. Rispose una voce femminile, dalla marcata e stucchevole pronuncia strascicata del Sud.

"Qui Tampa, signore. Parla la specialista Jane Allbright al quadro di comando."

"Com' la situazione, Jane?"

"Poco prima del tramonto il veicolo obiettivo  arrivato in un piccolo villaggio in mezzo al deserto. Abbiamo contato gli uomini a bordo quando sono scesi. Cinque sul pianale, incluso quello con il berretto rosso. E tre in cabina.

"Quello che li comanda  stato salutato da una specie di capovillaggio, poi  calata l'oscurit e con gli infrarossi le figure umane appaiono come macchie di calore.

"Ma appena prima, da nord, sono arrivati altri due pick-up con il pianale scoperto. Sono scesi in otto, di cui uno quasi trascinato da altri due. Sembra che il prigioniero abbia i capelli biondi. Il buio  calato all'improvviso e uno degli uomini arrivati da sud si  unito a quelli venuti da nord. Il prigioniero biondo  rimasto con il gruppo arrivato da nord.

"A giudicare dai segnali di calore sono alloggiati in due case, entrambe ai lati della zona centrale dove sono parcheggiati i tre veicoli. Il segnale emesso dai motori  svanito e ora non si vede pi nulla. Sembra che nessuno sia uscito dalle case. Gli unici segnali di calore provengono da uno stagno dove si abbeverano le capre su un lato della piazza, poi ce n' qualche altro pi piccolo, che si muove, crediamo siano cani."

Il Segugio la ringrazi e si piazz davanti allo schermo a parete. Il villaggio era sorvegliato in tempo reale da un Global Hawk decollato da poco. Era un RQ-4 con trentacinque ore di autonomia, pi che sufficienti, e con un radar ad apertura sintetica e telecamera elettro-ottica a infrarossi in grado di cogliere qualsiasi movimento a terra.

Il Segugio osserv per qualche minuto i punti rossi, probabilmente cani randagi che si aggiravano tra le sagome squadrate delle case immerse nel buio.

"Come vi regolate con i cani da guardia, David?"

"Gli spariamo."

"Troppo rumoroso."

"Non sbagliamo."

"Basta un guaito e gli altri scapperanno mettendosi ad abbaiare."

Si volt verso il sergente maggiore.

"Pu mandare qualcuno all'infermeria? Si faccia dare il sonnifero pi forte e dall'azione pi rapida che hanno. E dalla mensa un po' di bistecche crude."

Il sergente si attacc al telefono e i ricognitori si scambiarono delle occhiate. Il Segugio si avvicin alle fotografie, le ultime scattate con la luce naturale.

Le case del borgo erano talmente incrostate di sabbia del deserto che, essendo costruite con pietra locale dello stesso colore, si distinguevano a fatica. Intorno c'erano degli alberi scheletrici e al centro della piazza la fonte di vita del villaggio, un pozzo.

Il sole al tramonto gettava ombre lunghe e nere verso est. Le tre tecniche erano ancora visibili, parcheggiate l'una accanto all'altra vicino al pozzo. Intorno c'erano delle figure, ma non sedici. Alcuni dovevano essere subito entrati in qualche casa. C'erano otto foto scattate da angoli diversi, ma nessuna aggiungeva particolari nuovi. Era fondamentale stabilire da dove conveniva attaccare: da sud.

La casa in cui erano entrati gli uomini provenienti da Merca sorgeva da quella parte e da l partiva una stradina che si perdeva nel deserto. Il Segugio si spost verso la mappa a grande scala affissa alla parete accanto alle fotografie. Qualcuno aveva opportunamente segnato con una crocetta rossa il punto nel deserto dove sarebbero atterrati. Il Segugio radun i sei ricognitori intorno a s e per trenta minuti illustr loro le sue deduzioni. I ragazzi avevano gi studiato quasi ogni dettaglio prima che lui arrivasse.

Ma il Segugio si rendeva conto che avrebbero dovuto assimilare in tre ore quello che avrebbe richiesto giorni di studio approfondito. Guard l'orologio. Erano le nove di sera. Dovevano decollare al massimo entro la mezzanotte.

"Io consiglio di lanciarci a cinque click a sud dell'obiettivo e poi tab fino al villaggio."

Conosceva abbastanza il gergo usato nell'esercito britannico: "click" stava per chilometro e "tab" per marcia forzata. Il capitano inarc un sopracciglio.

"Ha detto "lanciarci", Jamie."

"Esatto. Non sono venuto fino a qui solo per darvi istruzioni. Il comando  suo, ma io vengo con voi."

"Di solito non ci lanciamo con dei passeggeri. A meno che il passeggero sia in tandem, assicurato con la cinghia al qui presente Barry."

Il Segugio guard il gigante, che torreggiava su di lui. Non gli piaceva l'idea di gettarsi da ottomila metri di altezza nelle tenebre gelide attaccato a un mastodonte umano.

"David, io non sono un passeggero. Sono un marine ricognitore. Ho combattuto in Iraq e in Afghanistan. Ho fatto immersioni profonde e paracadutismo. Potete mettermi dove vi pare nell'ordine di lancio, ma mi butter con il mio paracadute. Intesi?"

"Intesi."

"A che altezza volete lanciarvi?"

"Settemilacinquecento."

C'era un senso. A quell'altezza il rombo delle turboeliche Allison sarebbe stato quasi impercettibile e un'eventuale sentinella avrebbe pensato a un normale aereo di linea. Se fosse volato alla met di quell'altezza avrebbe fatto scattare l'allarme. Lui si era lanciato solo da cinquemila metri, e c'era una bella differenza. A cinquemila metri non c' bisogno di indumenti termici n della bombola dell'ossigeno; a settemilacinquecento s.

"Bene, allora siamo d'accordo" concluse il Segugio.

David disse al pi giovane, Tim, di andare a prendere altre attrezzature dall'Hercules fermo sulla pista. Portavano sempre dell'equipaggiamento di scorta, e poich stavano tornando a casa dopo due settimane nell'Oman lo scafo dell'Hercules era pieno di oggetti che di solito si lasciavano a terra. Dopo qualche minuto Tim torn con tre soldati in tuta da lavoro; uno di loro portava un BT80 di riserva, il paracadute di fabbricazione francese preferito dai ricognitori. Come tutte le forze speciali britanniche, avevano il privilegio di scegliere gli "articoli" disponibili sul mercato mondiale. E cos, oltre al paracadute francese, avevano scelto il fucile d'assalto americano M4, la pistola belga Browning a tredici colpi e il coltello da combattimento in dotazione al SAS, il K-bar.

Dai, lo specialista delle comunicazioni, avrebbe imballato la radio portatile PRC 152 TacSat (satellite tattico) americana e il Firestorm britannico, un video per il collegamento satellitare a sensore ottico.

Mancavano due ore al decollo. Nella sala operativa i sette uomini indossarono, pezzo dopo pezzo, l'equipaggiamento con cui, come cavalieri medievali con le armature, avrebbero avuto difficolt a muoversi senza aiuto.

Fu trovato un paio di anfibi da lancio per il Segugio. Per fortuna era di corporatura media e il resto degli indumenti non present alcun problema. Poi gli procurarono uno zaino Bergen che conteneva visore notturno, acqua, munizioni, pistola e altro.

Furono aiutati, soprattutto il Segugio, da altri tre uomini che si occupavano della distribuzione dell'equipaggiamento. Questi soldati, come gli scudieri di un tempo, avrebbero scortato i ricognitori fino alla rampa di lancio, assicurandoli con dei cavi nel caso scivolassero, e li avrebbero visti lanciarsi nel vuoto.

Si verific il funzionamento dei paracadute e degli zaini, i primi sistemati sulla schiena, gli altri sul petto, e strinsero le cinghie fino a sentire dolore. Poi vennero prese le carabine, le canne puntate verso il basso, i guanti, le bombole di ossigeno e i caschi. Il Segugio fu sorpreso di constatare che quelli usati dai ricognitori erano simili al suo casco da motociclista; l'unica differenza era che vi era appesa una maschera per l'ossigeno di gomma nera e gli occhiali assomigliavano a quelli da immersione. Poi si svestirono di nuovo.

Erano le dieci e mezzo. Dovevano decollare entro la mezzanotte, il punto di atterraggio nel deserto somalo distava ottocento chilometri da Gibuti. Il Segugio aveva calcolato due ore di volo e altre due per raggiungere a piedi l'obiettivo. Arrivando alle quattro del mattino avrebbero sorpreso i loro nemici nel sonno pi profondo, quindi i loro tempi di reazione sarebbero stati molto lenti. Impart le ultime istruzioni sulla missione ai suoi sei compagni.

"L'obiettivo  quest'uomo" spieg facendo girare un ritratto formato cartolina. I ricognitori studiarono il viso e lo memorizzarono, consapevoli che tra sei ore avrebbe potuto materializzarsi come un'immagine luminescente davanti ai loro visori notturni in una maleodorante baracca somala. La foto era quella di Tony Suarez, che probabilmente in quel momento si stava godendo il sole della California a undici fusi orari a ovest di l. Ma serviva comunque allo scopo.

"E' un obiettivo prioritario di Al-Qaeda, un assassino incallito che odia ardentemente i nostri due paesi."

Si avvicin alle fotografie affisse alle pareti.

"E' arrivato da Merca, che si trova a sud nel territorio controllato dagli Al-Shabaab, con un pick-up, una tecnica. Questa. Aveva con s sette uomini, inclusa una guida che poi si  riunita ai suoi, di cui parleremo dopo. Ci riduce la banda del nostro obiettivo a sette componenti. Ma uno non combatter. Nel gruppo del bastardo c' un agente straniero che lavora per noi. E' questo qui."

Prese un'altra foto, pi grande, un ingrandimento del volto di Opal, scattata mentre nel compound di Merca guardava verso il cielo, dritto nell'obiettivo della telecamera dell'Hawk. In testa aveva il berretto rosso da baseball.

"Con un po' di fortuna sentir i colpi e si nasconder. Speriamo che si ricordi di mettersi il berretto rosso che vedete qui. Non si unir allo scontro a fuoco. Non dovete sparargli in alcun caso. Quindi rimangono sei in tutto, loro combatteranno."

I ricognitori osservarono il viso nero dell'etiope e lo memorizzarono.

"E l'altro gruppo, capo?" chiese Curly il calvo, il motorista.

"Giusto. Il drone ha appurato che il nostro obiettivo e la sua banda alloggiano in questa casa qui, nel lato sud della piazza del villaggio. Al di l della piazza c' il gruppo che sono venuti a incontrare. Sono pirati del Nord. Appartengono tutti al clan Sacad. Con loro hanno un ostaggio, un giovane cadetto della marina mercantile svedese. Questo qui."

Il Segugio fece girare l'ultima foto. L'aveva avuta da Adrian Herbert del SIS, che a sua volta l'aveva ricevuta dalla signora Bulstrode. Era quella acclusa alla domanda per il rilascio del documento d'identit della marina mercantile, fornita da suo padre, Harry Andersson. Ritraeva un bel giovane biondo con l'uniforme della compagnia, che fissava con sguardo innocente l'obiettivo.

"Che ci fa l?" chiese David.

"E' l'esca che ha attirato l'obiettivo in questo posto. L'obiettivo vuole comprare il ragazzo e ha portato un milione di dollari per lo scambio. Forse lo hanno gi effettuato, nel qual caso il ragazzo si trova nella casa dell'obiettivo e il malloppo al di l della piazza. Oppure  previsto per domani mattina prima della partenza. Comunque sia, tenete gli occhi aperti, e se vedete una testa bionda non sparategli."

"Che ci fa l'obiettivo con un cadetto svedese?" chiese Barry il gigante. Il Segugio formul con attenzione la risposta. Non c'era bisogno di mentire, bastava osservare la regola della riservatezza.

"Ai Sacad che lo hanno catturato in mare qualche settimana fa  stato detto che l'obiettivo vuole decapitarlo davanti a una telecamera. E' una minaccia per noi occidentali."

Sulla stanza cal il silenzio.

"E i pirati combatteranno?" chiese di nuovo David, il capitano.

"Sicuramente. Ma credo che quando si sveglieranno per gli spari avranno i riflessi annebbiati per effetto del qat assunto in dosi massicce. Sappiamo che quella sostanza li inebetisce o scatena in loro la violenza. Se spariamo una bella scarica di colpi contro le loro finestre, non penseranno che si tratta di paracadutisti venuti dall'Occidente ma che sono assaliti dai loro soci che cercano di sottrargli il ragazzo o di riprendersi il denaro. Mi piacerebbe che attaccassero una volta all'aperto, nella piazza."

"Quanti sono i pirati, capo?"

"Ne abbiamo contati otto quando sono scesi dalle loro tecniche, prima del tramonto."

"Quindi quattordici nemici in tutto?"

"S, e mi piacerebbe vederne morti la met prima che si mettano in piedi. E niente prigionieri."

I sei britannici si radunarono intorno alle immagini, alle fotografie e alle mappe. Parlottarono fra loro. Il Segugio li sent pronunciare parole come "carica cava" e "frag". Ne sapeva abbastanza da capire che le prime due si riferivano a uno strumento in grado di far saltare una massiccia porta sprangata e la seconda a una granata a frammentazione. Indicarono vari punti sulla foto ingrandita del villaggio scattata al tramonto. Dopo dieci minuti la riunione si sciolse e il giovane capitano si avvicin sorridente.

"D'accordo" disse. "Vestiamoci."

Il Segugio cap che accettavano di procedere nell'operazione richiesta dal presidente degli Stati Uniti e autorizzata dal loro primo ministro.

"Benissimo" replic semplicemente. Lasciarono la sala operativa e uscirono fuori, dove l'aria era ancora mite. Mentre loro studiavano la missione i tre addetti non erano rimasti con le mani in mano. La luce proveniente dalla porta aperta dell'hangar illumin sette equipaggiamenti allineati, secondo l'ordine in cui sarebbero entrati nella pancia dell'Hercules e quello (al contrario) in cui si sarebbero lanciati nella notte a pi di settemilacinquecento metri di altezza.

Aiutati dagli addetti, cominciarono a vestirsi. Il pi anziano, un sergente veterano che chiamavano Jonah, pose particolare attenzione al Segugio.

Era arrivato con l'uniforme estiva da tenente colonnello dei marine, che aveva indossato nel Grumman, e gli fu detto di infilarsi la mimetica scura usata per i lanci che gli altri sei gi indossavano. Poi cominci a caricarsi dei pesanti equipaggiamenti, uno dopo l'altro.

Jonah gli mise sulle spalle il paracadute da trenta chili e gli agganci la serie di grosse bretelle di tela. Dopo averle assicurate le strinse a tal punto che il Segugio ebbe l'impressione di essere stritolato. Due passavano proprio sull'inguine.

"Si liberi i testicoli, signore" sugger Jonah. "Quando ci si lancia con i gioielli di famiglia stretti in quella morsa e il paracadute si apre di scatto c' poco da ridere."

"Lo far di certo" rispose il Segugio, tastandosi il basso ventre per assicurarsi che i genitali non fossero intrappolati nelle cinghie.

Poi gli passarono lo zaino, che agganci al petto. Pesava quaranta chili e lo costringeva a stare curvo. Anche quelle cinghie furono strette al massimo, fino quasi a schiacciargli il torace. Ma alla scuola di paracadutismo dei marine aveva imparato che tutto ci aveva un senso.

Con lo zaino sul petto il paracadutista andava gi in picchiata in avanti. Quando il paracadute infine si apriva, lo faceva da dietro e verso l'alto. Se l'uomo fosse caduto di schiena il paracadute si sarebbe impigliato e lo avrebbe avvolto come un sudario, facendolo sfracellare al suolo.

Il peso dello zaino consisteva perlopi in cibo, acqua e munizioni, cio caricatori extra per la carabina e qualche granata. Ma conteneva anche una pistola e gli occhiali per la visione notturna. Era fuori questione indossarli durante il lancio; sarebbero stati strappati via dal flusso d'aria.

Jonah attacc alla maschera il filtro e i tubi dove sarebbe passato l'ossigeno. Poi diede al Segugio il casco e una maschera aderente a protezione degli occhi, che altrimenti sarebbero schizzati via quando si fosse lanciato nel vuoto alla velocit di duecentoquaranta chilometri l'ora. Infine gli tolsero lo zaino in attesa del lancio.

I tecnici degli effetti speciali avevano trasformato i sette paracadutisti in extraterrestri. Pi che camminare, procedevano dondolando, lentamente e con cautela. A un cenno del capitano David si avviarono sulla pista di cemento fino al retro dell'Hercules, che li aspettava con il portellone aperto e la scaletta abbassata.

Il capitano aveva deciso l'ordine di lancio. Per primo Barry, il gigante, per il semplice motivo che era il pi esperto. Poi il Segugio e subito dopo il capitano. Dei rimanenti quattro, l'ultimo sarebbe stato l'altro sergente, Curly, che non avrebbe avuto nessuno a guardargli le spalle ma era anche lui un veterano.

Grazie agli addetti, a uno a uno i sette paracadutisti salirono faticosamente a bordo del C-130 dalla scaletta. Mancavano venti minuti a mezzanotte.

Presero posto su una fila di sedili di tela rossa allineati su una fiancata dell'aereo mentre gli addetti ultimavano i controlli. Jonah si occup personalmente del capitano e del Segugio.

Il Segugio not che dentro il velivolo era molto pi scuro, l'unica luce era quella riflessa dalle lampade ad arco sopra le porte dell'hangar, e sapeva che quando avrebbero ritirato la scaletta sarebbero rimasti completamente al buio. Not anche alcune casse, assicurate con delle funi, contenenti altri equipaggiamenti in dotazione all'unit per il viaggio di ritorno in Inghilterra, e due sagome confuse vicino alla parete che divideva la stiva dalla cabina di pilotaggio. Erano i due incaricati dell'imballaggio, che seguivano l'unit ovunque andasse, piegando e ripiegando i paracadute. Il Segugio si augur che chi aveva piegato quello che portava ora sulla schiena sapesse bene il fatto suo. Fra i paracadutisti c' un vecchio adagio: mai litigare con chi ti imballa il paracadute.

Jonah si chin su di lui e alz la parte superiore dello zaino per assicurarsi che i due cordoni di cotone rosso fossero al loro posto. Le cuciture erano integre. Il sergente veterano della RAF colleg la maschera all'erogatore di ossigeno del velivolo e annu. Il Segugio verific che la maschera aderisse bene al viso e non ci fossero perdite d'aria, poi fece un respiro.

Inal una boccata di ossigeno quasi puro. L'avrebbero respirato per tutto il tempo della salita in quota per eliminare le ultime tracce di azoto nel sangue. In quel modo avrebbero scongiurato il pericolo di embolia (per le bolle di azoto) quando durante il lancio avrebbero attraversato rapidamente zone a pressione diversa. Jonah chiuse l'ossigeno e si avvicin al capitano per compiere la stessa operazione.

Da fuori risuon un sibilo acuto quando il motorino d'avviamento accese le quattro turboeliche Allison, che presero a scoppiettare. Jonah avanz di un passo e assicur la cintura di sicurezza sulle ginocchia del Segugio. In ultim colleg la maschera dell'ossigeno alla riserva di bordo del C-130.

Il motore aument i giri fino a rombare, mentre la scaletta a poppa veniva ritirata e il portellone si chiudeva sulle ultime luci della base aerea di Gibuti, sbattendo con un sordo suono metallico mentre la tenuta stagna si attivava. Adesso dentro era buio pesto. Jonah accese dei bastoncini di luce chimica in modo che lui e i due colleghi prendessero posto, in fondo alla fusoliera, mentre l'Herc cominciava a rollare sulla pista.

Gli uomini seduti, chini all'indietro con il paracadute sulla schiena e uno zaino di quaranta chili in grembo, parevano sonnecchiare in quel terribile frastuono sordo, unito al sibilo delle pompe idrauliche mentre l'equipaggio provava i flap e al fischio degli iniettori.

Non potevano vedere, ma solo sentire, il quadrimotore che accelerava al massimo della potenza, si fermava, si accovacciava e balzava in avanti. Malgrado l'ingannevole mole, l'Herc acceler velocemente, sollev il muso e dopo cinquecento metri si stacc da terra, prendendo subito quota.

Il retro di un C-130 non  nemmeno paragonabile ai pi spartani aerei passeggeri. Non c' insonorizzazione, impianto di riscaldamento, pressurizzazione n, ovviamente, servizio di ristorazione. Il Segugio sapeva che il rumore non sarebbe diminuito e che con l'altitudine l'aria sarebbe diventata terribilmente gelida. Nel retro del C-130 nemmeno la tenuta stagna  perfetta. Malgrado le maschere dell'ossigeno, si sentiva odore di gas di scarico e di olio.

Accanto a lui il capitano si sganci l'elmetto, se lo tolse e si mise delle cuffie. Dallo stesso alloggiamento ne pendeva un altro paio, che offr al Segugio.

Jonah, appoggiato alla fusoliera, le aveva gi. Doveva rimanere in collegamento con la cabina di pilotaggio per sapere quando prepararsi per l'ora P; P stava per paracadute, il momento del lancio. Il Segugio e il capitano sentivano i commenti dalla cabina di pilotaggio, la voce del comandante dello squadrone britannico, un veterano del 47esimo che aveva volato ed era atterrato con il suo "uccello" nelle zone pi impervie e pericolose del mondo.

"Siamo a quota tremila" annunci, e poi: "Ora P meno cento". Un'ora e quaranta minuti al lancio. Pi tardi disse: "Assetto di volo settemilacinquecento". Erano trascorsi ottanta minuti dal decollo.

Le cuffie attutivano il frastuono del motore, in compenso la temperatura era scesa quasi a zero. Jonah slacci la cintura e si avvicin, tenendosi a un corrimano fissato alla fusoliera. Era impossibile fare conversazione; si comunicava a gesti.

Fece la sua pantomima davanti a tutti e sette. La mano destra alzata, pollice e indice a formare una O. Come i sommozzatori. Tutto okay? I ricognitori risposero anche loro a gesti. Poi strinse la mano a pugno, soffi dalle labbra e apr le dita, quindi mostr il cinque. Vento sul luogo dell'atterraggio, stimato a cinque nodi. Infine mostr il cinque quattro volte. Venti minuti all'ora P.

Prima che finisse la sua trafila, David gli afferr il braccio e gli porse un involto piatto. Jonah annu e sorrise. Prese il pacchetto e scomparve nell'area del ponte di lancio. Quando torn sorrideva ancora nell'oscurit e si rimise a sedere.

Dopo dieci minuti si riavvicin. Stavolta fece a ognuno dei sette il segno dieci. Annuirono tutti. Si alzarono con i loro zaini, si voltarono e li poggiarono sui sedili. Poi sollevarono quei quaranta chili e se li assicurarono sul petto.

Jonah si fece avanti per aiutare il Segugio e strinse le cinghie finch l'americano non pens che gli avrebbe schiacciato il torace. Ma quando si precipita a duecentoquaranta chilometri all'ora non si deve spostare nulla, neanche di un centimetro. Poi si pass dall'ossigeno di bordo alle bombole dell'equipaggiamento personale.

In quel momento il Segugio ud un nuovo rumore. Dagli altoparlanti si diffuse una musica a volume altissimo che sovrast il rombo dei motori. Il Segugio cap cosa David aveva dato a Jonah perch fosse diffuso sul ponte di lancio. Era un CD. La cavernosa fusoliera del C-130 risuonava del martellante clamore della Cavalcata delle Valchirie di Wagner. L'attacco del suo brano preferito era il segnale: tre minuti all'ora P.

I sette uomini erano in piedi sul lato di dritta della fusoliera quando il sordo rumore metallico di una chiusura ermetica che si apriva annunci la discesa della scaletta. Jonah e i suoi due aiutanti avevano fissato i loro cavi per assicurarsi di non scivolare fuori.

Mentre la scaletta scendeva rivelando un'apertura sul cielo grande quanto la porta d'un fienile, entr una folata di vento gelido e un puzzo di combustibile e olio bruciato.

Il Segugio, secondo nella fila dietro Barry il gigante, guard oltre, nel vuoto. L fuori non c'era niente, solo tenebre turbinanti, un freddo glaciale, un frastuono martellante, e dentro la fusoliera l'imperversare degli ottoni delle Valchirie nella loro folle cavalcata verso il Walhalla.

Venne effettuato un ultimo controllo. Il Segugio vide Jonah aprire la bocca ma non sent una parola. In fondo alla fila Curly, l'ultimo a lanciarsi, controll l'equipaggiamento di Tim, il soldato semplice che era davanti a lui, per assicurarsi che il paracadute del compagno e il tubo dell'ossigeno non avessero grovigli. Poi grid: "Sette okay".

Jonah dovette sentirlo perch annu a Tim, che fece lo stesso con Pete, il medico, davanti a lui. E cos via, gli uomini si controllarono l'uno con l'altro gli equipaggiamenti. Il Segugio sent una pacca sulla spalla e fece lo stesso con Barry, che lo precedeva.

Jonah era davanti al gigante, girato verso di lui. Annu mentre il Segugio effettuava l'ultimo controllo, e si fece da parte. Non c'era altro da fare. Dopo tutti quegli scossoni, quelle pressioni, quei grugniti, per i sette paracadutisti era arrivato il momento di lanciarsi nella notte a ottomila metri sopra il deserto somalo.

Barry fece un passo in avanti, pieg il busto e si tuff. La ragione per cui dovevano rimanere strettamente in gruppo era evitare di disperdersi durante il volo, eventualit che si sarebbe rivelata disastrosa. Se non si fossero lanciati nel buio a meno di tre secondi l'uno dall'altro sarebbero stati cos distanti da non vedersi n trovarsi pi. Come gli era stato raccomandato, il Segugio si lanci subito dopo Barry.

Il cambio di sensazioni fu immediato. Dopo mezzo secondo il frastuono scomparve; il rombo dei quattro Allison del C-130, la musica di Wagner: non sentiva pi niente, era immerso nel silenzio della notte, rotto solo dal lieve, crescente sibilo del vento mentre il suo corpo in caduta libera accelerava a pi di centosessanta chilometri all'ora.

Sent la scia dell'Hercules che si allontanava tentare di rovesciarlo, le caviglie sulla testa, poi di schiena, e lott contro quella forza. Era una notte senza luna e le stelle del deserto, severe e luminose, dalla luce fredda e costante, incontaminate dall'inquinamento fino a pi di tremila chilometri, illuminavano flebilmente il cielo.

Guard gi e vide una sagoma scura, lontano, in basso. Sapeva che vicino a lui c'era il capitano dei par, David, con gli altri disposti in fila pi in alto, nel cielo.

David gli apparve di lato, le braccia lungo i fianchi, nella posizione a freccia per aumentare la velocit e raggiungere Barry. Il Segugio lo imit. Lentamente la grossa sagoma scura si avvicin. Barry era nella posizione stella marina, i pugni inguantati chiusi, braccia e gambe semiaperte per rallentare la caduta a duecento chilometri l'ora. Quando lo raggiunsero, il Segugio e il capitano assunsero la stessa posizione.

Scendevano grosso modo in formazione a stormo, mentre a uno a uno venivano raggiunti dagli altri quattro. Vide il capitano controllare l'altimetro che aveva al polso, regolato sulla pressione atmosferica del deserto.

Anche se non poteva leggerlo, l'altimetro segnalava che si trovavano a quattromilacinquecento metri. Una volta giunti a millecinquecento avrebbero aperto i paracadute. Poich si era lanciato per primo, era compito di Barry fare strada e, in base all'esperienza e con la flebile luce delle stelle, cercare una zona di atterraggio il pi possibile piana e senza rocce. Il Segugio si preoccupava di rimanere vicino al capitano e fare quello che faceva lui.

Anche da ottomila metri la caduta libera dur solo novanta secondi. Adesso Barry si trovava lievemente pi in basso degli altri sei e scrutava il terreno che si avvicinava a grande velocit. Gli altri si disposero a poco a poco in una tremolante formazione allineata, senza mai perdersi d'occhio.

Il Segugio infil la mano nella tasca del paracadute per assicurarsi di trovare il meccanismo di apertura. I ricognitori non usano la corda a strappo. Possono scegliere un dispositivo di sgancio con un grilletto a pressione aneroide, ma non di rado i congegni meccanici si inceppano. Quando si precipita a duecento chilometri l'ora non c' tempo per scoprire che l'aggeggio non funziona. David e gli altri preferivano un dispositivo manuale.

Era quello che il Segugio stava controllando. Si tratta di un pezzo di stoffa a forma di piccolo paracadute attaccato a una cordicella e alloggiato in una tasca facilmente accessibile sulla parte superiore. Quando viene esposto al flusso d'aria, libera il paracadute dal suo imballaggio e lo apre.

Sotto di s il Segugio vide Barry raggiungere i millecinquecento metri e il paracadute che si apriva in un lampo, grigio nell'oscurit circostante. Con la coda dell'occhio vide David esporre alla corrente d'aria il paracadute ritardatore e poi sparire sopra di lui.

Il Segugio fece lo stesso e quasi istantaneamente avvert lo strappo dell'enorme paracadute che lo strattonava all'indietro e verso l'alto, o cos gli parve. In realt stava solo rallentando la caduta. Era un po' come quando un'auto finisce a gran velocit contro un muro e scatta l'airbag. Ma dur solo tre secondi, poi si ritrov a fluttuare in aria.

Il BT80  completamente diverso dai paracadute a cupola usati durante le esercitazioni militari. E' un colossale rettangolo di seta, a forma di materasso, un'ala volante che, se aperta a grandi altitudini, permette al soldato di planare per chilometri dietro le linee nemiche, invisibile a radar o occhio umano.

I ricognitori lo preferivano per quello e per un'altra ragione. Si apriva silenziosamente, mentre gli altri facevano un rumore come di scudisciata, che poteva mettere in allarme una sentinella a terra.

A duecentocinquanta metri il capitano dei par lasci lo zaino che cadde a piombo e rimase appeso alla sua cordicella a tre metri e mezzo da lui. Il Segugio fece lo stesso. E cos, pochi metri sopra di loro, gli altri.

Il marine americano vide il suolo, ora rischiarato dalla luce delle stelle, che si avvicinava sempre pi, sent il lieve tonfo dello zaino che colpiva la sabbia e comp l'ultima manovra di frenata. Si allung verso l'alto, afferr i due bottoni che controllavano la calotta del paracadute e tir. Il paracadute si allarg e rallent la caduta, permettendogli di atterrare di corsa. Poi il paracadute perse forma, si ripieg e si afflosci al suolo in un groviglio di seta e corde di nylon. Il Segugio sganci le cinghie sul petto e l'imbragatura sulle gambe, e ci che era rimasto del paracadute cadde sulla sabbia. Era servito allo scopo. Intorno a lui i sei ricognitori erano impegnati nella stessa operazione.

Controll l'orologio. Le due e quattro minuti. Erano in perfetto orario. Ma avrebbero impiegato del tempo a prepararsi e mettersi in marcia.

Bisognava recuperare i paracadute, i caschi e le maschere dell'ossigeno ormai inutili, oltre alle bombole. Il materiale venne ammucchiato e tre ricognitori lo nascosero tra le rocce.

Dagli zaini presero le pistole e i visori notturni, gli NVG. Si vedeva abbastanza alla luce delle stelle, potevano evitare di portarli durante la marcia, ma quando avrebbero attaccato il villaggio gli avrebbero assicurato un vantaggio incomparabile, trasformando il buio della notte in una pallida luce diurna verdastra.

Dai, il mago gallese delle comunicazioni, stava esaminando le sue attrezzature. Grazie alla moderna tecnologia il loro compito era facilitato rispetto ai tempi in cui non esistevano i droni.

Da qualche parte sopra di loro volteggiava un Global Hawk RQ-4 manovrato da un operatore del JSOC nella base aeronautica di MacDill, a Tampa. Stava guardando in basso loro e il villaggio, li vedeva entrambi. Era in grado di individuare qualsiasi creatura vivente grazie al calore corporeo, che appariva come una chiazza di luce pallida sullo sfondo.

Le immagini audiovisive riprese dal drone venivano trasmesse dal quartier generale del JSOC alla sala comunicazione di Gibuti. Dai stava predisponendo e testando il collegamento radio diretto con Gibuti, grazie al quale avrebbe determinato la loro esatta posizione e quella del villaggio, la direzione di marcia e se nell'area interessata era in corso qualche attivit.

Dopo aver parlato a bassa voce con Gibuti, Dai rifer agli altri. Da entrambe le basi li vedevano, sette macchioline nel deserto. Nel villaggio non si muoveva foglia, a quanto pareva era immerso nel sonno. Davanti al gruppo di case non c'erano esseri umani, all'interno non potevano essere individuati. Ma i beni del villaggio, un gregge di capre, quattro asini e due cammelli, erano chiusi in un recinto o legati all'aperto e si vedevano chiaramente.

C'era qualche altra macchia pi piccola che si muoveva intorno: i cani randagi. Si trovavano a quattro chilometri e ottocento metri e la direzione di marcia ottimale sulla bussola era esattamente 0.2.0.

Il capitano dei par disponeva di una bussola Silva e di una termocamera SOPHIE. Malgrado le assicurazioni giunte da Tampa, l'accese e la punt tracciando un cerchio intorno a loro. Si bloccarono di colpo quando una piccola macchia comparve sulla sommit di un crinale lungo il margine del bacino sabbioso che Barry aveva scelto come punto di atterraggio.

Troppo piccolo per essere un uomo, ma poteva trattarsi di qualcuno che li osservava nascosto dietro le rocce. Poi si sent un basso uggiolio e la creatura scomparve. Uno sciacallo del deserto. Alle 2.22 si misero in marcia verso nord in fila indiana.


15.

Procedevano incolonnati tenendosi a una certa distanza, con Curly in testa pronto a dare l'allarme al minimo segno di pericolo. Non c'era nessuno. Il capitano David era il secondo della fila. Puntava la termocamera da un lato all'altro, ma non si vedevano creature a sangue caldo.

Dai aveva messo la strumentazione al sicuro in una sacca sopra lo zaino che portava sulle spalle e aveva un auricolare per sentire le istruzioni da Tampa e Gibuti, che li stavano seguendo dalla stratosfera. Alle quattro meno dieci raggiunse David e bisbigli: "Ottocento metri, capo".

Percorsero quella distanza chini sotto i quaranta chili che gravavano sulla schiena. Mentre marciavano, nel cielo erano comparse delle nubi e l'oscurit era aumentata.

Il capitano si ferm e con un gesto morbido ordin ai suoi uomini di abbassarsi. Gli altri si appiattirono sulla sabbia. David tir fuori un visore notturno monoculare e scrut l'orizzonte. Poi la vide, la prima delle tozze case cubiche del villaggio. La bussola Silva li aveva portati a breve distanza dall'obiettivo.

Ripose il monoculare e si infil gli occhiali per la visione notturna. Gli altri fecero lo stesso. La luce stellare sempre pi flebile si trasform in un'immagine tubolare pi luminosa ma di un verde quasi acquatico. E' cos che funzionano gli NVG: catturano ogni minimo barlume di luce e lo concentrano in una visione tubolare proiettata in avanti. Chi li indossa perde la nozione dello spazio e deve girare la testa per vedere di lato.

Con l'obiettivo in vista gli uomini non avevano pi bisogno degli zaini, ma delle munizioni e delle granate che contenevano. Li poggiarono a terra, si sfilarono le cinghie e si riempirono le tasche della giubba di munizioni. I fucili M4 e le pistole erano gi carichi.

David e il Segugio strisciarono in avanti. Stavano guardando esattamente lo stesso punto ritratto in una fotografia vista a Gibuti scattata dal Global Hawk. Dal centro dell'abitato una stradina portava al deserto, dove loro stavano acquattati. Sulla sinistra, a una certa altezza, c'era la casa pi grande identificata come quella del capovillaggio, per l'occasione concessa agli uomini del Predicatore.

Un piccolo cane randagio trotterell nella stradina, si ferm e inizi a fiutare. Fu raggiunto da un altro. Erano entrambi spelacchiati, forse idrofobi, abituati a cercare cibo nelle immondizie, a nutrirsi di escrementi o, nei giorni di festa, delle interiora di una capra macellata. Annusarono di nuovo, sospettando che l fuori ci fosse qualcosa, ma non ancora tanto in allarme da mettersi ad abbaiare e scatenare una cagnara.

Il Segugio prese una cosa da una tasca sul petto e la gett come un lanciatore di baseball verso i cani. Atterr con un sibilo sulla sabbia della stradina. I due cani sobbalzarono, poi annusarono di nuovo prima di abbaiare. Era una bistecca cruda. Si avvicinarono, annusarono ancora, e il cane che era pi avanti ingoi la ghiottoneria in un solo boccone. Il suo compagno ne ricevette subito un'altra. Anche questa leccornia scomparve.

Il Segugio gett una sfilza di grossi pezzi di carne verso l'imbocco della stradina. Accorsero altri cani, nove in tutto, videro i capibranco divorare la carne e si unirono al banchetto. C'erano venti bocconi, pi di due a testa. Ogni cane ne mangi almeno uno. Poi si misero ad annusare intorno per vedere se ce n'erano ancora.

I primi due cani cominciarono a inciampare. Le zampe gli vennero meno e caddero a terra, stesi sui fianchi, scalciando debolmente. Alla fine rimasero immobili. Gli altri sette fecero la stessa fine. Dopo dieci minuti dal lancio del primo boccone erano tutti privi di sensi.

David si accovacci e fece segno di muoversi, quindi imbracci il fucile, il dito sul grilletto. Lo seguirono in cinque. Barry rimase a controllare le case. Dall'interno del villaggio un asino ragli. Non si muoveva una foglia. I loro nemici dormivano o erano appostati. Il Segugio propendeva per la prima ipotesi. Gli uomini provenienti da Merca erano stranieri e i cani avrebbero abbaiato anche a loro. Non si sbagliava.

Il commando imbocc la stradina e si avvicin alla casa sulla sinistra. Era la terza costruzione con una porta di vecchie assi massicce portate l da chiss dove, visto che nei dintorni crescevano solo tisici alberelli di acacia. Aveva due maniglie ad anello ma niente serratura. David la tocc con la punta delle dita. Non si mosse. Era sprangata dall'interno, in maniera rudimentale ma efficace. Per abbatterla ci sarebbe voluto un ariete. Fece segno a Tim, l'esperto di munizioni, indic la porta e si scans.

Tim aveva in mano una specie di coroncina. La infil nella fessura tra i due battenti. Se la porta fosse stata di metallo avrebbe usato delle calamite o del mastice. Essendo di legno us delle puntine da disegno. Non c'era bisogno del martello, bastava premere con i pollici. Una volta fissata la coroncina, accese la miccia corta e fece segno agli altri di allontanarsi.

Si ritrassero a cinque metri e si accovacciarono. Si trattava di una carica sagomata, quindi non sarebbe esplosa verso l'esterno. Tutta l'energia del plastico alla pentrite si sarebbe scaricata in avanti, affettando il legno come una motosega in una frazione di secondo.

Quando esplose, il Segugio rimase sorpreso da quanto fosse silenziosa: si ud solo un secco schiocco, come un rametto che si spezza. A quel punto i primi quattro uomini del commando balzarono verso la porta; l'uscio cedette docilmente, la sbarra era divelta e in pezzi. Tim e Dai rimasero fuori, a coprire la piazza dove c'erano i tre pick-up parcheggiati, gli asini legati e le capre chiuse in un recinto.

Il capitano dei par entr per primo, con a fianco il Segugio. Tre uomini stesi sul pavimento si stavano alzando, assonnati. Il silenzio della notte fu squarciato dal tiro automatico di due fucili M4. I tre appartenevano al gruppo giunto da Merca. Erano le guardie del corpo del Predicatore. Rimasero stecchite prima ancora di riuscire a mettersi in piedi. Da una stanza interna con la porta chiusa si udirono delle grida.

Il capitano si ferm un attimo per assicurarsi che i tre fossero morti; Pete e Curly entrarono dalla stradina; il Segugio apr la porta con un calcio e fece irruzione. Si augur che Opal, ovunque fosse, avendo sentito la prima scarica si fosse acquattato a terra, meglio se sotto un letto.

Nella stanza c'erano due uomini. A differenza dei loro compagni nell'ingresso, avevano requisito due letti della famiglia che viveva l, dei charpoy fatti di rozze tavole con coperte in pelo di cammello. Erano svegli, ma nel buio pesto non vedevano nulla. Quello corpulento, la quarta guardia del corpo, forse stava solo sonnecchiando; sarebbe dovuto rimanere sveglio perch evidentemente era di sentinella. In piedi, con una pistola in mano, spar.

La pallottola sibil sopra la testa del Segugio, ma la vampa esplosa dalla canna dell'arma da fuoco, molto accentuata dai visori notturni, lo accec. Fu come se gli avessero puntato in faccia un riflettore. Spar a casaccio, ruotando verso sinistra. La raffica centr i due uomini, il quarto pachistano e quello che in seguito fu identificato come Jamma, il segretario personale del Predicatore.

Fuori, all'ingresso della piazza, come convenuto, Tim e Dai spararono diversi colpi sulla parte opposta della casa, quella dove alloggiavano gli uomini del clan di Sacad giunti da Garacad. I par sventagliarono lunghe raffiche contro le finestre. Non erano chiuse da vetri, ma solo da teli inchiodati. Sapevano che le pallottole sarebbero passate a un'altezza maggiore rispetto ai letti, cos si affrettarono a ricaricare e attesero la reazione. Che non tard ad arrivare.

Nella casa del capovillaggio si ud un lieve scalpiccio e un accenno di movimento. Il Segugio si volt in quella direzione. C'era una terza brandina, sistemata nell'angolo. Sotto c'era qualcuno, il Segugio vide il lembo di un berretto da baseball.

"Rimani l" grid. "Non muoverti. Non uscire."

Non si ud pi lo scalpiccio e il berretto spar.

Il Segugio si volt verso i tre uomini alle sue spalle.

"Usciamo. Diamo una mano agli altri."

Sulla piazza sei uomini del gruppo di Garacad, convinti di essere stati traditi da quelli di Merca, andarono alla carica imbracciando i kalashnikov, schivando gli asini, che ragliavano cercando di liberarsi dalla cavezza, e i tre pick-up parcheggiati.

Ma era buio. Le nubi avevano coperto le stelle. Tim e Dai ne presero di mira uno a testa e li stesero. Vedendo le fiammate gli altri quattro reagirono di conseguenza e puntarono le armi di fabbricazione russa. Tim e Dai si gettarono immediatamente a terra. Alle loro spalle Pete, Curly e il loro capitano uscirono nella stradina e si buttarono anche loro a terra.

In posizione prona i cinque par abbatterono altri due uomini che correvano. Il quinto, che aveva esaurito i colpi, si ferm per ricaricare. Era ben distinguibile vicino al recinto delle capre e due raffiche di M4 lo decapitarono.

L'ultimo se ne stava accovacciato dietro una delle tecniche e non era visibile. Gli spari cessarono. Nel tentativo di individuare un bersaglio nel buio sporse la testa davanti al muso del pick-up, dove c'era il motore. Non sapeva che i suoi nemici avevano i visori notturni; la sua testa sembrava un pallone verde. Una scarica gli fece saltare le cervella.

Poi cal un silenzio di tomba. Dalla casa dov'erano alloggiati i pirati non ci fu pi alcuna reazione, ma ai par ne mancavano due all'appello. Sapevano che i pirati erano in otto, e loro ne avevano abbattuti sei. Si prepararono ad attaccare, ma non ce ne fu bisogno. Da qualche parte dietro il villaggio risuonarono degli spari, tre in tutto, nell'arco di qualche secondo.

Vedendo che il villaggio si era svegliato, Barry aveva abbandonato l'inutile guardia davanti all'imbocco della stradina ed era accorso arrivando dalla parte opposta dell'abitato. Grazie ai visori notturni scorse tre figure che uscivano di corsa dal retro della casa dei pirati. Due indossavano delle tuniche, il terzo, che inciampava e implorava mentre veniva spintonato dai somali, aveva una zazzera bionda.

Barry non intim l'altol agli uomini in fuga. Quando furono a una ventina di metri usc dalla macchia di acacie dov'era appostato e fece fuoco. Abbatt prima quello con il kalashnikov, Yusuf l'orbo; il pi anziano, che in seguito fu identificato come Al-Afrit, il diavolo, si becc due pallottole in petto.

Il gigantesco par si avvicin agli uomini cui aveva sparato. Il biondo era tra loro, steso di fianco, in posizione fetale, e piangeva sommessamente.

"Va tutto bene, figliolo" lo rassicur il sergente veterano. "E' finita. Te ne torni a casa."

Cerc di mettere in piedi il giovane, ma le gambe non lo reggevano. cos lo prese in braccio come un bambolotto, se lo mise sulle spalle e torn al villaggio.

Il Segugio stava scrutando con i visori notturni la stanza dov'era morto l'ultimo del gruppo di Merca. Ne mancava uno. Di lato c'era un'altra stanza, senza porta ma con una coperta appesa.

Si precipit roteando il corpo, tenendosi sotto la linea di tiro nel caso ci fosse qualcuno armato. Una volta dentro balz accanto alla soglia e spian l'M4. Nessuno fece fuoco.

Perlustr con lo sguardo la stanza, l'ultima della casa, la migliore, quella del capovillaggio. C'era un letto con una coperta, ma vuoto; la coperta era stata gettata da una parte.

Vide un camino con un mucchietto di braci che rilucevano bianche nei visori notturni, ferendogli gli occhi, e una grossa sedia di legno su cui era seduto un vecchio che lo osservava. Si fissarono per diversi secondi. Poi l'uomo parl, con voce ferma.

"Puoi spararmi. Sono vecchio e il mio tempo  venuto."

Aveva parlato in somalo ma, conoscendo l'arabo, il Segugio riusc a capire. Rispose in arabo.

"Non voglio spararti, sceicco. Non  te che sto cercando."

Il vecchio lo fissava senza paura. Davanti a s aveva un mostro in mimetica grigia con occhi da rana.

"Sei un kaffir, ma parli la lingua del Sacro Corano."

"E' vero, e cerco un uomo. Un uomo davvero malvagio. Ha ucciso molte persone. Anche musulmani, donne e persino bambini."

"L'ho visto?"

"L'hai visto, sceicco. Era qui. Ha..." probabilmente il vecchio non conosceva l'ambra "occhi del colore del miele fresco."

"Ah." Il vecchio fece un gesto sprezzante con la mano, come per allontanare una cosa molesta. "E' andato via vestito da donna."

Per un attimo il Segugio avvert una fitta di disappunto. Fuggito avvolto in un burka, nascosto nel deserto, impossibile da scovare. Poi not che il vecchio stava guardando verso l'alto, e cap.

Quando le donne di un villaggio lavano le loro vesti con l'acqua del pozzo, non le appendono ad asciugare in piazza perch le capre, che banchettano con le spine degli alberi di acacia, potrebbero lacerarle. cos mettono degli stenditoi sui tetti piani.

Il Segugio usc dalla stanza. C'era una rampa di scale che saliva lungo il fianco della casa. Appoggi l'M4 alla parete e impugn la pistola. Gli anfibi da lancio con i tacchetti di gomma non facevano rumore mentre saliva i gradini di mattoni. Spunt sul tetto e si guard intorno. C'erano sei stenditoi.

Li esamin alla fioca luce. Sulle bacchette erano appese delle jilbab, vesti da donna, e dei macawis di cotone, indumenti maschili. Uno sembrava pi lungo e sottile. Aveva una lunga salwar kamiz bianca pachistana, una testa, una folta barba e si muoveva. Poi accaddero tre cose con tale rapidit che quasi gli costarono la vita.

La luna spunt da dietro le nubi. Era piena, di un bianco abbacinante. In un attimo il Segugio non vide pi niente, la luce concentrata dei visori notturni lo aveva accecato.

L'uomo che aveva davanti stava per lanciarsi all'attacco; il Segugio si strapp i visori e punt la Browning a tredici colpi. L'assalitore aveva il braccio destro alzato, qualcosa che luccicava in mano.

Il Segugio premette il grilletto. Il cane batt a vuoto. Fece di nuovo fuoco, ancora niente. La pistola si era inceppata. Un'eventualit molto rara ma non impossibile. Sapeva che il caricatore era pieno, ma la camera di scoppio era vuota.

Con la mano libera, la sinistra, afferr un sarong, lo aggomitol e lo lanci contro la lama che stava calando su di lui. L'acciaio colp il panno svolazzante e la stoffa si avvolse intorno al metallo, cos quando raggiunse la sua spalla il colpo arriv spuntato. Il Segugio gett via la pistola e dal fodero sulla coscia destra estrasse il coltello da combattimento in dotazione ai marine americani, in pratica l'unica cosa che si era portato da Londra.

L'uomo con la barba non impugnava un jambiya - il pugnale yemenita dalla lama corta e ricurva usato perlopi a scopo ornamentale - ma un billao, un grosso e affilatissimo coltello usato dai somali. Bastano due fendenti di quell'arma per recidere un braccio; un affondo, e la punta acuminata penetra il torace da parte a parte.

L'aggressore cambi impugnatura, in modo da tenere gi la lama per menare un fendente dal basso, come fanno i delinquenti nelle risse da strada. Il Segugio aveva riacquistato la vista. Not che il suo avversario era scalzo, quindi aveva un'ottima presa sul tetto in mattoni d'argilla. Ma ce l'aveva anche lui, con le suole di gomma.

Il nuovo affondo del billao giunse rapido e basso da sinistra, diretto al ventre, una mossa che si aspettava. Con la mano sinistra blocc il polso dell'assalitore, fermando la punta d'acciaio a pochi centimetri dal suo corpo. Ma l'uomo gli aveva bloccato il polso dell'altra mano.

Il Predicatore aveva dodici anni meno di lui e la forza di chi ha passato una vita di privazioni in mezzo alle montagne. In uno scontro basato sulla pura forza fisica forse avrebbe avuto la meglio. La punta del billao si avvicin ulteriormente al ventre del Segugio. Lui si ricord dell'istruttore di paracadutismo al corso di Fort Bragg, un esperto lottatore oltre che istruttore di lancio.

"A est di Suez e a sud di Tripoli non sono abili negli scontri corpo a corpo" gli aveva detto una volta mentre sorseggiavano qualche birra al circolo. "Fanno affidamento sui loro pugnali. Ignorano le palle e il ponte."

Intendeva il ponte del naso. Il Segugio ritrasse la testa e subito dopo la proiett con forza in avanti. Avvert un acuto dolore sulla fronte, ma sent il rumore del setto nasale del suo aggressore che si rompeva.

L'uomo allent la presa sul suo polso. Il Segugio liber la mano, arretr e sferr una coltellata. La lama s'infil tra la quinta e la sesta costola nel fianco sinistro del Predicatore. A poca distanza dal suo volto vide gli occhi color ambra carichi d'odio, l'espressione d'incredulit che lentamente si dipingeva sul viso dell'uomo mentre la lama affondava nel cuore, e la luce spegnersi in quello sguardo.

L'ambra svan lasciando il posto al nero, sotto il chiarore della luna, e l'uomo si accasci. Il Segugio pens a suo padre nel letto del reparto di terapia intensiva; si chin in avanti finch le sue labbra non furono proprio sopra la barba nerissima e mormor: "Semper fi, Predicatore".

I ricognitori si disposero a cerchio in formazione difensiva mentre aspettavano l'alba, ma da Tampa li rassicurarono che non c'erano pericoli. Gli unici a scorrazzare nel deserto erano gli sciacalli.

Recuperarono gli zaini rimasti nel deserto e il kit di pronto soccorso di Pete, che si prese cura del cadetto Ove Carlsson. Il ragazzo aveva un'infezione da parassiti dopo le settimane passate nella prigione sotterranea a Garacad, malnutrito e traumatizzato com'era. Pete gli prest le prime cure, tra cui un'iniezione di morfina. Il giovane cadde in un sonno profondo, il primo da settimane, steso su un letto davanti a un bel fuoco.

Curly esamin con una torcia le tre tecniche ferme sulla piazza. Una era crivellata di colpi sparati dagli M4 e dai kalashnikov e chiaramente era fuori uso. Le altre due, dopo che ci mise le mani, furono in condizioni di riprendere la strada; contenevano taniche di benzina sufficienti a percorrere diverse centinaia di chilometri.

Alle prime luci David chiam Gibuti e assicur che potevano usare le due tecniche per dirigersi a ovest verso il confine etiope. L c'era la pista d'atterraggio nel deserto che avevano indicato come miglior "punto di estrazione", se fossero riusciti ad arrivarci. Curly stim che distava trecentoventi chilometri, dieci ore di guida calcolando le soste per il rifornimento ed eventuali cambi di gomme, sempre che non fossero stati attaccati. Gli fu assicurato che avrebbero trovato l'Hercules C-130, ora a Gibuti.

L'agente Opal, l'etiope nero come l'ebano, fu immensamente sollevato di non dover pi inscenare quella finzione sempre pi pericolosa. I par aprirono le razioni di viveri e prepararono una colazione passabile, il cui momento culminante fu un bel fuoco sotto una graticola e numerose tazze di t forte con zucchero e latte.

I cadaveri vennero trascinati sulla piazza, ci avrebbero pensato gli abitanti del villaggio a seppellirli. Sul corpo del Predicatore fu trovato un grosso mazzo di banconote somale, che donarono al capovillaggio per il disturbo arrecato.

La cassa contenente il milione di dollari in contanti fu rinvenuta sotto il letto dove dormiva il Predicatore prima di fuggire sul tetto. Il capitano dei par chiese un rimborso per il reggimento dal bottino di guerra, visto che avevano abbandonato nel deserto mezzo milione di dollari in paracadute ed equipaggiamenti vari, anche perch tornare indietro a recuperarli non era una buona idea. Gli fu accordato.

All'alba montarono una brandina sul vano di carico di una delle tecniche, visto che Ove Carlsson dormiva ancora, caricarono i sette zaini sull'altra, salutarono il capovillaggio e partirono.

La previsione di Curly si dimostr abbastanza esatta. Otto ore dopo essere partiti da quel minuscolo villaggio arrivarono all'invisibile frontiera etiope. Fu Tampa ad avvertirli quando l'attraversarono e a dare loro le indicazioni per raggiungere la pista di atterraggio. Difficile definirla tale. Non c'era una pista di cemento ma una striscia lunga un chilometro di ghiaia perfettamente spianata. Niente torre di controllo, niente hangar; solo una manica a vento che garriva a sprazzi nella brezza del giorno rovente che volgeva al tramonto.

Sul limitare si profilava la confortante mole di un Hercules C-130 con le insegne del 47esimo squadrone della RAF. Fu la prima cosa che videro, da un chilometro e mezzo di distanza nel deserto di Ogaden. Mentre si avvicinavano, in coda venne calata la scaletta e Jonah scese ad accoglierli, insieme ai due addetti ai paracadute e ai due incaricati dell'imballaggio. Non dovevano fare nulla: i sette paracadute, del valore di cinquantamila sterline l'uno, erano andati persi.

Accanto all'Herc li attendeva una sorpresa: un Beech King Air bianco con le insegne del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Nei pressi c'erano due uomini abbronzatissimi in mimetica da deserto. Sulle spalline spiccavano delle mostrine con una stella a sei punte.

Non appena i due pick-up si fermarono, Opal, che aveva viaggiato sul pianale del primo veicolo, balz gi e corse verso di loro. Gli uomini lo abbracciarono calorosamente.

Incuriosito, il Segugio si avvicin.

Il maggiore israeliano, Benny, non si present ma sapeva benissimo chi era quell'americano.

"Solo una domanda veloce" disse il Segugio. "Poi vi saluto. Come mai avete assoldato un etiope?"

Il maggiore parve sorpreso, la risposta era ovvia.

"E' un falasci" spieg. "E' ebreo tanto quanto me."

Il Segugio ricordava vagamente la storia di una piccola trib etiope ebrea che, una generazione prima, era stata portata in blocco fuori dall'Etiopia per strapparla dalle grinfie di un brutale dittatore. Si volt verso il giovane agente e gli fece il saluto militare.

"Be', grazie Opal. Todah rabah... e mazel tov."

Il Beech decoll per primo, con un rifornimento sufficiente per arrivare a Eilat. Poi anche l'Hercules prese il volo, lasciando i due pick-up tutti ammaccati ai nomadi del deserto che li avessero trovati.

Seduto in un bunker sotto la base aeronautica di MacDill a Tampa, il sergente maggiore Orde li osserv andare via. Vide anche un convoglio di quattro veicoli, parecchio a est, diretti verso la frontiera. Un reparto degli Al-Shabaab all'inseguimento, ma troppo tardi.

A Gibuti Ove Carlsson fu trasportato all'attrezzatissimo ospedale della base americana, dove rimase fino a quando il jet del padre non arriv con il magnate a bordo per riportarlo a casa.

Il Segugio salut i sei ricognitori prima di imbarcarsi sul Grumman diretto a Northolt, vicino Londra, e da l alla base militare aeronautica di Andrews, a Washington. L'equipaggio della RAF aveva dormito tutto il giorno. Una volta fatto rifornimento erano pronti a partire.

"Se mai dovessi rifare una pazzia simile, posso chiedervi di accompagnarmi, ragazzi?" disse il Segugio.

"Nessun problema, amico" rispose Tim. Era una vita che il colonnello americano non si sentiva chiamare in quel modo, "amico", da un soldato semplice, e la cosa gli piacque.

Il Grumman decoll poco dopo mezzanotte. Il Segugio dorm fino a quando non attraversarono la costa libica inseguendo il sole nascente in direzione Londra. Era autunno. Nella Virginia settentrionale le foglie erano rosse e dorate, e lui moriva dalla voglia di rivederle.


EPILOGO.

Quando la notizia della morte del loro capoclan giunse a Garacad, gli uomini della trib dei Sacad a bordo della Malmo lasciarono la nave e tornarono a riva. Il capitano Eklund approfitt dell'inaspettata occasione, lev l'ancora e fece rotta verso il mare aperto. Due imbarcazioni di un altro clan cercarono di intercettarlo, ma fuggirono quando un elicottero decollato da un cacciatorpediniere britannico apparve all'orizzonte e qualcuno con un megafono li indusse a ripensarci. Il cacciatorpediniere scort la Malmo nel porto di Gibuti, dove pot fare rifornimento e riprendere il viaggio, ma sempre sotto scorta.

Anche il signor Abdi venne a sapere della morte del capo pirata e inform Gareth Evans. La notizia della liberazione del ragazzo si era gi diffusa; poi arriv quella della fuga della Malmo. Evans blocc immediatamente il pagamento dei cinque milioni di dollari, appena in tempo.

Abdi aveva gi ricevuto il suo secondo milione. Si ritir in una bella villa sulla costa tunisina. Sei mesi dopo alcuni ladri fecero irruzione in casa e quando lui intervenne lo uccisero.

Mustafa Dardari fu liberato dal suo soggiorno forzato a Caithness. Lo riportarono, con gli occhi bendati, in una via di Londra e lo rilasciarono. Dopodich gli capitarono due cose. Le autorit si rifiutarono garbatamente di credere che non fosse rimasto nella sua villa, dal momento che non poteva dimostrare il contrario. La sua versione dei fatti fu ritenuta del tutto inverosimile. E ricevette un decreto di espulsione.

I ricognitori tornarono alla loro base di Colchester e ognuno riprese la propria carriera.

Ove Carlsson si ristabil completamente e decise di prendere una laurea in gestione aziendale. Inizi a lavorare nella societ del padre, ma non torn pi in mare.

Ariel divenne famoso nel suo piccolo e, per la maggior parte della gente, incomprensibile mondo quando invent un firewall che nemmeno lui avrebbe saputo forzare. Il sistema fu largamente adottato da banche, contractor della Difesa e dipartimenti governativi. Su consiglio del Segugio si rivolse a un accorto e oesto amministratore il quale gli assicur l'incasso di royalty che gli permisero di vivere di rendita.

I suoi genitori poterono trasferirsi in una casa pi grande, una villetta con terreno, anche se Ariel continu a vivere con loro e a rifiutarsi di uscire.

Il colonnello Christopher "Kit" Carson, alias "Jamie Jackson", alias "il Segugio", concluse la sua carriera militare, si conged dal corpo dei marine, spos un'avvenente vedova e fond una societ di sicurezza personale per nababbi che viaggiavano all'estero. Fece una bella vita, ma non torn pi in Somalia.
...
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...
FINE.